
Il Taj Mahal Hotel è la
Eiffel, è le Twin Towers dell’India. Che il mega-evento terroristico sia stato
fatto apposta per impressionare spettatori occidentali, e specialmente
americani, è un fatto. E’ possibile ipotizzare collegamenti tra terroristi
nazionalisti indù e lo spionaggio israeliano. I nazionalisti indù sono alleati naturali del programma stilato da Ben Gurion nel 1967. Pakistan contro India dunque, che costituirebbe un precedente, legittimante futuri attacchi atomici ad altri paesi. La «prova» che attende Obama?
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«Terrore a Mumbai», di Steven Spielberg |
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Due o tre rapide considerazioni: la natura inequivocabilmente militare dell’attacco a Mumbai. Qui, non sono stati ordigni piazzati in supermercati o stazioni, roba facile alla portata di militanti qualunque. Qui, abbiamo visto commandos numerosi, freddi, ben armati, perfettamente coordinati in attacchi simultanei. Probabilmente giunti dal mare con motoscafi.
Un’azione di questo tipo costa molto - decine di milioni di dollari - e richiede esercitazioni e prove a dimensione reale, ossia in campi d’addestramento dove - come minimo - sia allestita una replica a grandezza naturale della hall dell’hotel Taj Mahal.
E contrariamente a quel che ci fanno credere, terroristi così preparati e disposti al suicidio non si trovano all’angolo delle strade; che basti il sogno del paradiso con le urì a convincere dei giovani fanatici a morire, è una cosa che può dire Magdi Allam.
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