
Sembra fortemente che a Mumbai
abbiano agito due gruppi distinti con il chiaro scopo tattico di ampliare e
diffondere la confusione e il terrore. Attentati speculari, uno in Pakistan e
uno in India: tipiche stragi indiscriminate contro obbiettivi facili, sono cose
da «strategia della tensione». Il governo pakistano si discolpa disperatamente;
forse non sa che è diventato il nuovo «vero fronte centrale» di guerra.
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«Due giovani dall’aria vivace, vestiti di nero, stranieri di aspetto, di pelle chiara»: così Pappu Mishra, il padrone del caffè della stazione ferroviaria Chattrapati Shivaji, ha descritto i due che si sono messi a sparare nel suo bar con i kalashnikov. Erano coordinati, stavano attenti a non finire i caricatori insieme: quando uno innestava il caricatore nuovo, l’altro sparava.
Al Leopold Cafè, un testimone oculare di nome Gaffar Abdul Amir (un iracheno di Baghdad), ha visto almeno due uomini che hanno cominciato a sparare da fuori del locale: «Non sembravano indiani, sembravano stranieri. Uno, mi pare, aveva capelli biondi. L’altro una pettinatura punk. Erano ben vestiti».
Altri testimoni - ascoltati dalla BBC (1) - hanno parlato di quegli uomini che «sono entrati nel caffè, hanno bevuto delle birre, pagato il conto e sono usciti. Poi( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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