
C’è da tremare a pensare al
«federalismo compiuto», a come renderebbe l’Italia. Altro che potere locale ai
locali; ci vorrebbe, per ogni Paese o città di provincia, un podestà estraneo
alla calda rete familista cafona. L’enigma italiano - luogo del potere del
cafone che pullula nella dimensione «locale» - è la persistenza
dell'incompetente, e la sua ascesa là dove non dovrebbe. E nel terremoto
abruzzese l’opera del cafone si rivela assassina. E' la ridicola tragedia
italiana di cui già Dante lamentava la presenza nella Firenze trecentesca.
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Il cafone sismico. E cosmico |
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Nella profluvie mediatico-televisiva indecente e lacrimosa che è stata versata sul terremoto dell’Aquila, le notizie vere vengono dai non-giornalisti.
In una radio sento l’intervento un ascoltatore, giovane ingegnere. Dice: noi ingegneri sappiamo come si costruisce in zona sismica; ma il problema sono gli impresari edili, quelli che hanno vinto l’appalto, e che di fatto sono i padroni da cui dipendiamo. Questi, costruiscono «come sanno»; ossia come hanno imparato, al massimo, in un corso di geometra in cui si sono diplomati trent’anni orsono...
Non trovo ritratto più folgorante del sistema dirigente italiano, la causa vera della nostra sciagura ricorrente, sismica e urbanistica. Siamo un Paese che non solo non permette che i competenti comandino, ma nemmeno se ne serve; nemmeno ascolta i loro suggerimenti, nemmeno dà loro voce in capitolo. Prima che la disonestà dell’impresario, viene( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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