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La Chiesa può accogliere ancora una vocazione?
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Ricevo questa lettera:

«Egregio Direttore

Le scrivo perché vorrei condividere con Lei e i lettori del Suo giornale un’esperienza che nei giorni scorsi mi ha turbato l’animo e che rischia di demoralizzare lo slancio della mia piccola fede.

Premetto che sono un giovane in cammino di discernimento vocazionale ormai da qualche anno. Mi piace definirmi un “peccatore convertito”.

Sono nato e cresciuto in un ambiente laico, scristianizzato e tendenzialmente nichilista. Mio padre è cattolico, tutte le domenica va a Messa e dice qualche preghiera la sera prima di andare a dormire, ma da buon cattolico moderno non crede nella Presenza Reale nell’Eucaristia, ha un’idea vaga e tutta spirituale del paradiso, non crede nella risurrezione della carne e simpatizza per la reincarnazione: dubita anche che Gesù sia effettivamente Dio, preferisce pensarlo come un Buddha o un Gandhi, cioè un uomo santo che ha ricevuto l’illuminazione, ma pur sempre un uomo, come tutti noi. Mia madre invece è atea, ma paradossalmente più coerente di mio padre, perfino più cattolica, nel senso che rigetta tutte queste confusioni sincretiste e non ha simpatia per le religioni orientali, ma soprattutto nutre un profondo e direi innato rispetto per la Chiesa riconoscendo in essa un mistero che lei non è in grado di comprendere. Mia madre è atea nel senso più sano del termine: è un’atea che cerca. Ciò che la turba maggiormente è lo scandalo del dolore e della sofferenza nel mondo, e in definitiva la paura della morte. Come diceva Pascal “Bisogna compiangere gli atei che cercano: non sono infatti abbastanza infelici? Inveire invece contro coloro che ne fanno ostentazione” (Pensieri, n. 190).

Da bambino ho ricevuto i Sacramenti, ma non appena ho raggiunto l’età della ragione, verso i dodici o i tredici anni, mi sono allontanato dalla Chiesa e ho perso ogni interesse per la faccenda.
Sono cresciuto, come dicevo, in un ambiente laico e secolarizzato: dei tanti amici che ho, tutti sono laureati, sani e intelligenti, ma nessuno di loro è credente e nemmeno coltiva un vago e generico interesse per Dio: semplicemente, non gli frega niente. Alcuni bestemmiano, come intercalare. Nessuno intende sposarsi, o in generale a prendere decisioni definitive nella vita. Tutti sono precari e il loro maggiore interesse sono le vacanze e come occupare il weekend. La maggior parte di loro fuma le canne la sera come passatempo. Questo è il mondo dal quale provengo e al quale prima della conversione assomigliavo.

A differenza dei miei coetanei però, fin da adolescente, ho iniziato un cammino di ricerca in modo del tutto autonomo e personale. Questo cammino di grazia è iniziato verso i diciassette anni, sebbene allora non sapessi riconoscere la mano di Dio che già segnava i passi che avrei dovuto compiere. La conversione vera e definitiva è arrivata verso i ventitré anni, mentre frequentavo il terzo anno di filosofia nella laicissima Università degli Studi di Milano e per pagarmi gli studi facevo il guardarobiere di notte in una discoteca. Mi sono convertito mentre stavo dentro la discoteca.

Un paio di anni fa, ormai laureato e già impiegato in un museo d’arte contemporanea come responsabile della logistica, ho sentito però il bisogno urgente e irrinunciabile di approfondire il senso della mia fede e il rapporto personale con Gesù Cristo. Ho cercato su internet il numero di telefono di un convento di frati francescani e sono partito con lo zaino in spalla in pieno inverno (due anni fa esatti) per vivere una settimana di silenzio e di preghiera. Mi sono sentito subito a casa. Il convento che ho trovato è del settecento, semplice e povero, su tutte le porte ci sono incise frasi in latino, i soffitti sono alti e i corridoi freddi, le celle molto piccole e spoglie. Da allora è iniziato il mio cammino di discernimento vocazionale: da due anni, ogni mese prendo il treno e ritorno in quel convento abbarbicato in cima a un colle silenzioso. Voglio molto bene alla fraternità che vi abita: si tratta di otto fraticelli, alcuni anziani altri più giovani, i quali mi hanno accolto, ascoltato, seguito, consigliato, insegnato la Liturgia delle Ore e, sapendo delle mie difficoltà economiche, non mi hanno mai chiesto un euro. Tutto gratis.

Così adesso mi ritrovo a pochi mesi dal prendere una scelta importante e definitiva come quella della consacrazione, e prego il Signore (chiedo anche a Lei e ai lettori una preghiera di sostegno e intercessione) perché possa compiere la Sua volontà fino in fondo, sorretto da quella grazia che non mi ha mai abbandonato, specialmente nei momenti più difficili.

Tra le tante fatiche e momenti difficili che un giovane può incontrare in un cammino di discernimento vocazionale, una buona parte deriva però dalla stessa vita religiosa così come viene interpretata, proposta e testimoniata ai giorni nostri. Nell’ambiente francescano purtroppo è rimasto molto poco di quella tensione alla vita mendicante e contemplativa, insegnata dall’esempio radicale di san Francesco e dei tanti frati minori che nei secoli hanno cristianizzato le terre di mezzo pianeta. Oltre a qualche convento antico, l’abito con il cappuccio e la liturgia delle ore, tutto il resto è diventato insipido, per non dire contraddittorio e fuorviante: i digiuni sono stati sostituiti da dolciumi e piatti abbondanti e prelibati, sotto l’abito quasi tutti i frati portano la camicia e il telefonino, la sera si guarda la televisione fino a tardi, e la predicazione del Vangelo si è ridotta a un catechismo oratoriale che non serve a nessuno. Certo, continuano inesorabili le opere di carità (mense per i poveri, visite nelle carceri, accompagnamenti personali, preghiere di intercessione, ecc.), ma a causa della diminuzione vertiginosa dei religiosi, anche queste attività risentono della crisi attuale. Non ne faccio certo una colpa ai singoli frati, men che meno a quelli che ho conosciuto personalmente, che ripeto mi hanno accolto e ai quali devo alcune delle esperienze di fede più importanti che hanno determinato il mio cammino.

Il problema a parer mio si trova a monte, ed è anche la causa principale del calo vertiginoso delle vocazioni. Negli ultimi due anni, in tutta la Lombardia (la regione nella quale vivo) non c’è stato nessun nuovo postulante. Non uno o due o tre: nessuno. Durante il mio cammino inoltre, i pochi giovani che ho incontrato e che hanno fatto richiesta come me di seguire un discernimento vocazionale (due in tutto, più che trentenni), erano mossi più da problemi personali e psicologici che da una vera chiamata alla vita religiosa, e hanno abbandonato il cammino dopo pochi mesi. La situazione, ripeto, è molto grave e desolante.

I frati minori si rendono conto del problema, ma non sanno o non vogliono vederne le cause. Anzi, se possono, perseverano nel ripetere schemi pastorali sterili e inutili, difendendo le proprie scelte con orgoglio. Credo che la causa di ciò risieda nella formazione che essi stessi hanno ricevuto (o subito) a loro tempo. Ho provato più volte a suggerire un punto di vista diverso, il punto di vista di un “peccatore convertito”, che ha bisogno solo di vivere il Vangelo senza troppi condimenti. Ma ho trovato sempre una forte resistenza anche solo ad affrontare l’argomento. Sembra che l’unica strada da percorrere sia la fantomatica apertura verso il mondo, intesa come un adeguamento di mentalità al secolo corrente: discorsi generici sulla pace che non sanno tenere conto della realtà concreta della guerra, l’accoglienza e l’approvazione di tutte le religioni a discapito della propria, Gesù dipinto come un amico immaginario più che come Redentore personale e universale. Insomma, la costruzione e l’edificazione costante di un mondo fittizio e immaginario, in salsa buonista, che anziché rendere il cristianesimo più popolare e amato, lo corrode dalle fondamenta e riduce in briciole la conoscenza stessa del Vangelo. Così vanno le cose, purtroppo.

Quest’estate sono stato ad Assisi per la festa del Perdono, e ho assistito all’arrivo delle marce francescane di tutta Italia, che tradizionalmente si danno appuntamento davanti a Santa Maria degli Angeli con striscioni e cappellini colorati. Ho potuto vedere in diretta il deprimente spettacolo di frati e suore francescane che ballavano sul palco, agitando braccia e gambe, al ritmo di una musica rockettara con testi di infantile ispirazione cristiana, facendomi ricordare il video che impazzava su youtube qualche anno fa, il tristemente famoso “waka waka francescano”. Poi si stupiscono che i giovani che partecipano alle marce francescane si dimezzano ogni anno.

Potrei fare una carrellata infinita di esempi di questo genere, ai quali ho assistito personalmente.
Nel chiostro del convento che frequento, l’anno scorso, i frati avevano esposto una serie di fotografie per una mostra dal titolo “I colori di Dio”. Non ricordo il nome del fotografo, ma ricordo che le didascalie delle “opere” erano di Carlo Maria Martini. Ogni fotografia raffigurava un momento di preghiera di una religione diversa: una statua d’oro del Buddha obeso, ebrei piangenti davanti al Muro del Pianto, una donna musulmana che legge il Corano, una bambina africana con la croce sul petto, una statua induista colorata e multiforme immersa nella foresta. C’era anche l’immagine di una maschera africana spaventosa, intitolata “Diablo”: insomma, c’era pure la firma. Il tutto corredato da questi miseri discorsi pseudo ecumenici che non vogliono dire niente, se non un vago apprezzamento di tutto ciò che non è cattolico. Meno è cattolico, più è bello. Lo scarso pubblico che ha visto la mostra era formato da qualche anziano pensionato del paesino ai piedi del colle, che ancora frequenta il convento, e gruppi oratoriali portati appositamente con il pullman. Al termine del giro della mostra, dopo aver visionato tutte le fotografie esposte nel chiostro, i partecipanti erano invitati a prendere un pezzetto di stoffa colorato e un pennarello, scrivere una preghiera generica e categoricamente non confessionale, e appenderla a un filo con la molletta, insieme a tanti altri pezzetti di stoffa come panni stesi. Ecco i “colori di Dio”: una confusione totale, il cui unico effetto è di portare avanti l’inesorabile scristianizzazione dei pochi ragazzini che ancora crescono nelle parrocchie.

In quei giorni poi sono arrivati in foresteria una decina di ragazzi e ragazze della mia età accompagnati da un paio di frati giovani, appartenenti al gruppo “pizza e Vangelo” di Pavia (“pizza e Vangelo”, ecco le grandi idee della pastorale giovanile, che dovrebbero attirare gli studenti universitari). Erano tutti ragazzi del sud che studiano al nord: di pavesi manco uno. Hanno visitato la mostra de “I colori di Dio”, poi siccome erano stanchi del viaggio hanno preferito fare un aperitivo in giardino anziché partecipare alla Messa vespertina. Si stanno lentamente scristianizzando anche loro.

La sera, dopo il karaoke, abbiamo deciso di vedere un film tutti insieme: io ho proposto “Uomini di Dio”, che è un buon film e narra la storia vera di una comunità di monaci uccisi dal fondamentalismo di alcuni gruppi islamici armati. Altro che “i colori di Dio” con i testi di Carlo Maria Martini e le statue del Buddha d’oro. La mia proposta non è stata nemmeno presa in considerazione: troppo cristiano, troppo serio, troppo responsabilizzante. I frati invece hanno proposto di proiettare “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì: alla seconda scena di sesso esplicito, mi sono alzato e sono andato nella mia cella a dormire.

Un altro esempio, abbastanza destabilizzante, mi è capitato in un confessionale nella parrocchia della mia città, sempre parlando con un frate. Il quale, dopo avermi spiegato che i peccati che gli avevo confessato non erano poi così gravi, che era una questione psicologica e personale (di fatto, rendendo inutile lo stesso Sacramento della Riconciliazione), ha tenuto a confessarmi che a suo parere l’inferno non esisteva, e se esisteva era vuoto.

Mi fermo qui con gli esempi, sperando di aver dato un’idea generale del clima che si respira in questi tempi di confusione e di smarrimento della fede, e mi soffermo su quanto accaduto pochi giorni fa.

Sono tornato in convento approfittando delle feste natalizie, per riprendere il mio cammino e vivere dei momenti di preghiera e di silenzio, a cavallo dei giorni in cui si festeggia il Capodanno. Per noi cristiani l’anno non inizia il 31 del mese di dicembre, ma il giorno di Natale, o ancor meglio, la prima domenica del tempo di Avvento. L’anno cristiano è anno liturgico e l’evento che ne determina l’inizio è il Bambino Gesù che nasce. Il Capodanno civile invece non ha nessun connotato religioso. Inoltre, si frappone alla celebrazione della Madre di Dio, solennità già mescolata e offuscata dalla “giornata della pace”.

La fraternità francescana non ha fortunatamente organizzato nulla di particolare in merito al Capodanno: nessuna festicciola fuori luogo, nessun karaoke, nessun petardo. Se ne avessi ricevuto notizia, credo avrei posticipato il mio viaggio di qualche giorno. Tuttavia, data la mia presenza in convento e quella di un altro ragazzo, ci è stato proposto verso le undici di sera di cantare l’Ufficio della Madre di Dio in forma vigiliare. Abbiamo accettato con piacere. Ma prima, cioè tra la cena e l’orario stabilito per l’Ufficio, qualcuno ha lanciato l’idea di vedere un film. Ho evitato di suggerire qualsiasi titolo, sapendo che avrei ricevuto in risposta solo qualche sorriso di compatimento: guai a proporre qualcosa in “tema”. Così mi sono limitato ad accettare l’invito senza alcun entusiasmo e mi sono accomodato in una poltrona soffice e comoda in fondo alla saletta tv. Abbiamo visto “Qualunquemente” di Antonio Albanese: novanta minuti di comicità volgare e di oscenità, a tratti divertente, a tratti noioso e scontato: io l’avevo già visto, infatti, con i miei amici, quelli laureati che bestemmiano e non gli frega niente (è il contesto giusto per questo genere di film). Al termine della proiezione ho notato un certo imbarazzo anche tra i frati, che si è accentuato ulteriormente quando abbiamo spento il lettore dvd e ci siamo recati in chiesa per cantare l’Ufficio dedicato alla Madre di Dio. Il contrasto non poteva essere più violento: il passaggio dal motto “più pilu per tutti” all’antifona “Maria meditava tutte queste cose nel suo cuore” era talmente netto che gli stessi frati facevano quasi fatica a cantare.

Al termine dell’Ufficio, i frati più anziani sono andati a dormire, mentre quelli più giovani si sono recati su un terrazzino dal quale si può vedere tutto il panorama della pianura e dei paesi intorno al convento, ansiosi di contare gli innumerevoli fuochi d’artificio fatti esplodere allo scoccare della mezzanotte nelle piazze e nei giardini del mondo sottostante (centinaia di migliaia di euro andati in fumo in pochi istanti, alla faccia della crisi). Io invece, non essendomi ancora liberato del brutto vizio delle sigarette, mi sono ritrovato da solo nel chiostro del convento a fumare, in silenzio. E ho potuto così assistere ad un altro spettacolo, ben più straordinario di quello dei fuochi d’artificio, del quale sono stato l’unico privilegiato spettatore: la luna piena e bianca, nel chiarore e nel silenzio dell’inverno (i botti infatti nel chiostro non si sentivano). E questa immagine magnifica, bianca, sferica, nel bagliore della notte, mi ricordava tanto l’immagine candida della Madre di Dio, la sua presenza costante, materna e consolante, verso la quale avevo appena cantato le mie lodi.

Gli altri, come dicevo, stavano in un’altra zona del convento, su un terrazzo a mangiare pandoro e guardare i fuochi d’artificio. Terminata la sigaretta sono rimasto nel chiostro in silenzio, aspettando che scoccasse la mezzanotte, da solo, in compagnia soltanto di quell’immagine bianca e protettiva. Soltanto dopo ho raggiunto gli altri, quando ero sicuro che lo spettacolo dei fuochi d’artificio fosse ormai giunto verso il termine. Ma appena giunto sul terrazzo, la sensazione di pace e di meraviglia provata fino a pochi istanti prima è stata velocemente sostituita da una desolante sensazione di solitudine e inutilità. Ad un certo punto ho fatto accenno alla luna piena, visibile dal centro del chiostro; ho anche voluto commentare lo spreco di soldi che si stava compiendo sotto ai nostri occhi in mille luci brevi e artificiali. Ma l’ho fatto a bassa voce, sapendo di risultare il solito noioso bacchettone che non sa godersi le cose belle della vita. Poi, senza fare gli auguri a nessuno, sono ritornato nella mia cella, come al solito, a dormire.

Il punto è che io so godermi le cose belle della vita, e forse a differenza di tanti altri ho già sparato mille fuochi d’artificio, ho già passato notti intere e scherzare e ridere sul niente, ho già avuto esperienze sessuali disordinate e inutili da non aver bisogno di guardare film volgari per sapere come si fa. E so che non sono queste le cose belle della vita, anzi, sono le peggiori.

Oggi mi ritrovo più confuso che mai. Ho paura. Oltre a tutte le normali e potenti paure che si possono presentare davanti a scelte così radicali come quella della consacrazione nella vita religiosa, si aggiungono quelle legate a questi vuoti di senso religioso che provocano ulteriore disorientamento.

Quando un giovane si accosta a un cammino di discernimento vocazionale va incontro a una serie di fatiche sovrumane, che solo con l’aiuto della grazia di Dio possono essere contrastate e superate: l’abbandono della vita laica e degli affetti, la resistenza e la pressione di amici e parenti, la scelta della castità, della povertà e dell’obbedienza, in un mondo più che mai lontano da scelte di questo genere. Non solo: c’è sempre l’inesorabile opera del nemico, dell’avversario, che cerca in ogni occasione di insinuare dubbi e tentazioni per farti abbandonare il proposito, colpendo i punti più sensibili e fragili della tua persona.

E tutte queste difficoltà, con le quali è necessario fare i conti se si vuole davvero seguire Cristo, devono essere sostenute e affrontate come dicevo con l’aiuto della grazia di Dio, la quale però non opera come se fosse un vago sentimento interiore, ma ha bisogno di essere incarnata, mediante la fedeltà e la perseveranza della persona in cammino, e contemporaneamente da una comunità di altre anime che prima di te hanno compiuto la tua stessa scelta, le quali con la propria testimonianza e la loro stessa pratica religiosa quotidiana ti aiutano e ti sorreggono nei momenti di maggiore difficoltà.
Per un “peccatore convertito” come me che vive in questo tempo, manca sia l’uno che l’altro sostegno: manca cioè una struttura interiore solida, che ancora non possiedo, e allo stesso tempo una comunità di altri “peccatori convertiti”, che sono morti al mondo e che sono in grado con l’esempio e la comunione di rinfrancare gli animi e i cuori, avendo ben presente la speranza che testimoniano nella propria vita.

Non mi resta altro in questa confusione e in questo deserto che guardare a Maria, l’unica che può ancora adesso generare in questo mondo e nella nostra vita il Salvatore, modellare la mia vita sul suo esempio, e la mia speranza nella sua stessa speranza. Affidare a lei me stesso e tutti noi, i fraticelli, gli amici, gli atei in cerca e perfino mia madre, e sopportare in silenzio le varie difficoltà. E se davvero il Signore mi vorrà in convento, insieme agli altri frati, proverò a testimoniare con umiltà e pazienza il bisogno di Cristo, sapendo che quando il Signore chiama un’anima a Sé, lo fa per raggiungere anche tutte le persone che le stanno intorno.

Offrendo me stesso, come “sacrificio santo e gradito a Dio”, per quanto poco possa valere.

Pace e bene

Stefano A».

p.s.: Più volte, durante la notte, ho trovato mia madre su internet a fare ricerche sulla sacra Sindone, a contemplare dipinti religiosi raffiguranti la Madonna, a leggere la vita di Padre Pio, e mi ha confessato che alcune sere, uscendo dal lavoro (è avvocato) è entrata in qualche chiesa, di quelle antiche, buie e deserte, e si è messa in un angolo in silenzio in attesa di qualcosa.


Blondet:

Cedo l’apertura del sito a questa lettera e al suo autore, così consapevole e limpido della sua vocazione. Personalmente, mi ha sgomentato apprendere che in un convento francescano (o in tutti?) si guardi la tv fino a tardi, e ai giovani ospiti da fuori si proponga il karaoke e un filmetto sporco, come non ci fosse niente di meglio da offrire. Frati che hanno abbandonato il mondo non sono più capaci di quella semplice forma di digiuno che è il digiuno dalla tv, così evidentemente salutare? Non esercitano quella forma elementare di povertà che consiste nel non avere un televisore, un lettore di dvd?

Viene subito in primo piano – e Stefano lucidamente lo indica – il motivo di tanta sconfortante banalità, e degrado spirituale: la dilagante “pastoralità”, ultima risacca del Concilio Vaticano Secondo che si volle solo e tanto “pastorale”, che ha segnato questo tragico rovesciamento: non più Dio, ma l’uomo è divenuto il fulcro dell’azione ecclesiale. Il vecchio catechismo insegnava: Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e goderlo nell’altra in Paradiso. Nella temperie in cui si sviluppò il Concilio, atmosfera di ottimismo antropologico e progressismo venati di marxismo che indicava “la direzione della storia”, quella dichiarazione di radicale servitù dell’uomo da Dio non parve più proponibile. Fu tutto un esaltare “la dignità pressoché infinita della persona umana”, questa perla preziosa della creazione... Il risultato è quello che Stefano descrive.

La perla preziosa si dà al karoke fra le mura di un convento che ha visto generazioni di eroici “servi” di Dio. Prima, si raccomandava come sforzo primario ed essenziale la propria santificazione personale, e solo dopo la “pastoralità”, la ricerca delle pecorelle da portare all’ovile di Cristo. Oggi, a quanto pare, i buoni fraticelli si dedicano più che possono a tale “pastorale”: accolgono i giovani. Lo sforzo di attrarli è evidente; ma a cosa? Al karaoke. A qualche filmetto. A “pizza e Vangelo”. Tutto è così desolatamente sciocco: pizze, karaoke e filmetti sconci li fanno meglio fuori, nel mondo, che in un convento. Non c’è concorrenza. Non capirlo, come pare facciano i buoni e ben intenzionati frati, vuol dire forse che hanno abbandonato la santificazione personale? Lo sforzo ascetico quotidiano, di cui dovrebbero essere “specialisti”, e che solo potrebbe attrarre vere vocazioni? Ma allora, perché stanno lì?

Non so. Ma mi son posto il problema: vale la pena di incoraggiare il giovane Stefano nella sua vocazione, perché poi finisca a dover obbedienza a superiori di quel livello spirituale? D’altra parte, chi sono io per dare questo genere di consigli? La mia personale santità non è sicuramente all’altezza, anzi è – come ciascuno può constatare – molto più in basso di quella di Stefano. Gli ho chiesto dunque il permesso di pubblicare la sua lettera, e farla vedere ad amici del cui parere mi fido.

Stefano mi ha risposto:

«Leggerò con molto interesse le risposte e i commenti di tutti, sia in privato che sul Suo giornale. Anzi, ho proprio bisogno di un confronto ed è per questo che Le ho scritto.
Le confesso che il “pizza e Vangelo” c’è anche nella città in cui vivo, Busto Arsizio, e ogni tanto mi costringo ad andarci. Da noi però si chiama “pasta e Vangelo”. Lo faccio perché dopo aver mangiato la pasta e bevuto cocacola, si legge un brano del Vangelo (quest’anno, quello di Marco) e viene lasciato uno spazio di condivisione. Cerco di approfittare di quello spazio per dire qualcosa di diverso, anche solo raccontando la mia esperienza. È un esercizio faticoso, di pazienza e di equilibrio, ma sta portando i suoi frutti.

È capitato più volte agli incontri di “pasta e Vangelo” che la pasta fosse troppa e avanzasse nella pentola più di mezzo chilo di spaghetti conditi, che venivano senza troppi scrupoli buttati nella spazzatura. Ho chiesto perché la pasta avanzata non potesse essere conservata per la piccola mensa dei poveri del convento (che tiene al massimo 8 poveri), mi è stato detto che non è possibile perché devono tutti e 8 mangiare la stessa cosa, altrimenti c’è il rischio che i poveri si arrabbiano. Volevo suggerire: “perché allora non la mangiate voi frati domani? Anche voi vi arrabbiate se non mangiate tutti la stessa cosa?”. Ho evitato di insistere sull’argomento, e ho chiesto in prestito un contenitore per portare la pasta avanzata a casa mia, dove non si butta via niente”.

Uno degli amici a cui ho posto il caso di Stefano, consiglia che bussi alla porta di gruppi religiosi in vario grado tradizionalisti: come i Frati Francescani dell’Immacolata (casa madre a Frigento) fondati da padre Stefano Manelli. Si ispirano a padre Pio e a san Massimiliano Kolbe e sono antimodernisti per definizione, data la loro forte sensibilità mariana. Oppure la Fraternità San Pio X ad Albano Laziale: sono in contatto anche con ordini tradizionalisti di cappuccini e domenicani in Francia. “Sono tutte persone di grande valore che conosco personalmente e con cui un giovane assetato di santità può fare un grande cammino”.

Ma sono esperienze che Stefano già conosce. E frattanto, ho ricevuto un’altra mail da lui, che risponde alla domanda: incoraggiare la vocazione francescana, visto lo stato dell’ordine che lui stesso descrive?:

“Se davvero avrò la fede e le palle (perdoni il termine) di andare fino in fondo, e scegliere la via della consacrazione, ho già messo in conto di andare a sbattere contro questo muro invisibile che è la “pastoralità” post conciliare di cui abbiamo accennato. Con tutte le sue brutture.

Quest’estate mi trovavo in un eremo sperduto tra le montagne, una piccola baita di pietra senza corrente né riscaldamento, costruita accanto ad una minuscola chiesetta dedicata a san Michele Arcangelo, con un frate (il mio accompagnatore/padre spirituale) e altri tre ragazzi e una ragazza. Lo scopo di quella esperienza era il “deserto”. Secondo il carisma di san Francesco, la mendicità della vita minoritica deve essere alternata a periodi di silenzio e isolamento, dove sperimentare non soltanto il digiuno e la purificazione del proprio rapporto con Dio, ma vivere anche quella dimensione di lotta testimoniata nel Vangelo dalle tentazioni, che Gesù stesso dovette subire prima di iniziare la sua missione. Questo luogo si chiama “deserto”. Inutile dire che non abbiamo vissuto niente di tutto ciò: il silenzio è stato ridotto a poche ore di meditazione pomeridiane, con quadernetto e penna dove scrivere le proprie riflessioni, da condividere poi la sera; il digiuno invece l’abbiamo fatto un solo giorno, soltanto a pranzo, ma chi voleva poteva comunque mangiare un panino e della frutta, naturalmente dopo una colazione abbondante; durante il resto della settimana invece ci siamo alternati in cucina a pranzo e a cena per essere sicuri che tutti mangiassimo in abbondanza, fino alla grigliata di carne conclusiva il giorno prima della partenza. Le risparmio ulteriori dettagli.

Fatto sta che quello che più mi infastidiva in quei giorni, non era tanto un “deserto” vissuto mangiando e chiacchierando fino a notte fonda (un sera abbiamo giocato a carte). Quello che più mi metteva a disagio e che quasi facevo fatica a sopportare, erano le canzoncine da oratorio suonate con la chitarra durante la Messa. Le lascio immaginare la situazione: una chiesetta spoglia, povera, con le panche di legno divorate dai tarli e un piccolo altare di pietra grezza; il silenzio assoluto delle montagne e luce chiara e limpida che filtra da una finestrella laterale; un’icona dedicata a san Michele Arcangelo e una crocifisso di san Damiano; quattro ragazzi seduti a semicerchio appena sotto l’altare; nostro Signore che si offriva nel pane e nel vino in un’intimità difficilmente sperimentabile nelle chiese di città. Bene. Prima della Messa uno dei ragazzi che era con me aveva l’incarico di scegliere i canti (selezionandoli dal solito libretto di canzoncine fotocopiate, portato appositamente dalla città). Quando eravamo pronti, attaccava con una chitarra scordata il canto d’ingresso, che gli altri miei compagni di viaggio compreso il frate conosceva già a memoria. Melodie scontate e testi da rimbambiti. Io mi rifiutavo di cantare: non solo perché non conoscevo nessuna canzoncina da oratorio, ma perché frasi del tipo “quello che farò sarà soltanto amore” oppure “resta con noi Gesù, dentro il nostro cuore”, e via dicendo, urtano profondamente il mio animo e rompono quella contemplazione semplice e devozione immediata, che non ha bisogno di fare rima con cuore-amore-emozione. E il vedere con quanta passione gli altri seguivano quelle parole, in particolare il frate di fronte a noi con l’abito sacerdotale, non faceva che aumentare a dismisura il mio disagio. Anche l’Alleluja prima del Vangelo o il Santo prima della liturgia eucaristica erano supportati dallo strimpellare stonato della chitarra.

Devo confessarle che io suono la chitarra da quindici anni, e sono capace di accordarla a orecchio in pochi secondi. Più volte mi è stato chiesto di suonare: ma il mio rifiuto è sempre stato netto. Non ho voluto nemmeno toccarla. Durante il giorno, nelle inutili chiacchierate dopo pranzo e dopo cena, ho provato a condividere questo mio disagio, a spiegarlo con tutta la pazienza di cui sono capace. Ma non c’è stato niente da fare: mi guardavano come si guarda un ritardato, uno da prendere in giro bonariamente e da compatire, con la speranza che un giorno potrà cambiare e conoscere la bellezza delle rime cuore-amore-emozione. Ho parlato anche del canto gregoriano, un tesoro di inestimabile valore, che è veramente un canto liturgico, con monodie che accompagnano perfettamente la tensione contemplativa senza bisogno di chitarra né di battere le mani a tempo, e conducono l’attenzione là dove essa deve spingersi, cioè verso Dio, con parole che anche se in latino nessuno ha mai fatto fatica a comprendere, nemmeno quando l’analfabetismo era largamente diffuso.

Non c’è stato niente da fare. Anzi, la mia passione per il latino era sintomo di qualcosa ancora da purificare, non in sintonia con la semplicità e l’umiltà francescana, che al Te Deum preferisce “Te al centro del mio cuore” (il ritornello: “Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore, di trovare te, di stare insieme a te....”): una pappetta dolciastra che non significa nulla.

Il vero problema di questi canti è che anziché mettere Gesù “al centro del nostro cuore” mettono in realtà semplicemente noi stessi: sono musiche che, indipendentemente dalla scarsissima qualità artistica e letteraria di chi le ha composte, cantano la nostra bellezza più che la Sua, le nostre emozioni più che le Sue, la nostra felicità più che la Sua santità. Quello che mi metteva a disagio, in definitiva, era osservare con quanto autocompiacimento gli altri cantavano se stessi, quasi che avessero nostalgia della propria infanzia oratoriale, frate compreso.

Arrivo al punto. Questo disagio mi ha seguito per tutti i giorni. Mi dicevo: se entrerò in convento, dovrò cantare queste canzoni anche io. Non solo in chiesa, magari durante le Messe più frequentate, ma anche durante i giorni feriali, nelle Messe conventuali a porte chiuse. È impressionante rendersi conto come un aspetto che sembra così secondario (come le canzoni di chiesa) sia in grado di mettere in crisi una vocazione.

Fatto sta che l’ultimo giorno ho capito una cosa. E quando l’ho capita, ho iniziato a cantare anche io quelle canzoni, e l’ho fatto con leggerezza e con piacere. Ho capito che se il Signore si degnava di farsi Pane e Vino in un contesto del genere, tutti i giorni, nonostante queste brutture inutili e gratuite, non limitate certo alle canzoni ma allo stesso impianto della Messa di rito ordinario, allora io non potevo permettermi di disprezzare il contesto al punto da voler andare via. Se Lui compiva ugualmente il miracolo di farsi presente, io non potevo essere assente.

Se voglio stare con Lui, devo stare dove sta anche Lui. Insomma, mentre gli altri cantavano con gli occhi a forma di cuoricino, io vedevo improvvisamente il Signore solo, a disagio come me, in attesa come me che finisse quel canto stonato, abbandonato più che dall’indifferenza del mondo anche dalle mille distrazione dei suoi. Eppure, Lui, il Signore, non ha mai smesso di essere presente, di offrirsi a modo suo: cioè senza alzare la voce, senza protestare, umiliandosi. E questa visione, mi ha riempito il cuore più di tutti i canti gregoriani messi insieme.

Quello che voglio dire è che bisogna stare nel mondo, pur non essendo del mondo. E se il mondo ha invaso i conventi, gli oratori, le parrocchie, perfino gli eremi sperduti tra le montagne, questo non giustifica un nostro rifiuto. Per questa ragione non sono un lefebvriano e non potrò mai diventarlo, né ho mai pensato fino ad oggi di accostarmi a qualche altro Ordine o Istituto. San Francesco ha riparato la casa del Signore, non ne ha costruita un’altra. Si è beccato insulti dalla famiglia, ha vissuto in solitudine, è stato abbandonato in carcere, si è sentito incompreso come un lebbroso: e ha vissuto tutto questo con gioia. Lui la chiamava “perfetta letizia”.

Pace e bene.

Stefano»


Dunque, Stefano ha sciolto il nodo. E credo, nel modo migliore: umiltà e povertà, oggi, è anche accettare una Chiesa karaoke. Lo segue la mia preghiera e la speranza che Gesù l’abbia scelto e lo chiami a “riparare la mia Casa”, come disse a San Francesco.

Il caso sarebbe chiuso. Ma ho poi ricevuto la lettera di un altro amico, Enrico G.; anche a lui – che come vedrete non è cristiano – avevo posto la questione: è da incoraggiare l’entrata di Stefano in convento?

Ecco la risposta di Enrico:

«Sì, è il caso di rafforzare il suo proposito, se con questo s’intende seguire una “via” in maniera rigorosa e sincera. Poi, che la sua particolare “via” sia quella di quel particolare monastero con quei particolari “superiori”, non lo so. Questo per dire che di fronte a certe “delusioni” (che vengono sempre dopo le “illusioni”), non si deve franare completamente o indietreggiare schifati, né rinchiudersi in un solipsismo controproducente.

Nella “via” che seguo io si usa dire: “Tarîqatu-nâ as-Suhba wa l-khayr fî l-jam’iyya”, che tradotto alla buona significa “la nostra ‘via’ è il ‘compagnonaggio’ [curioso, ma non troppo] ed il bene sta nell’associarsi (nello stare insieme)”. Questo per dire che anche nel Tasawwuf – che, lo ricordo, è il cuore dell’Islam, nella persona dei suoi ”maestri”, senza il quale tutto va a rotoli, non essendovi “chiesa” con relativa gerarchia – s’insiste particolarmente sulla necessità di “camminare assieme”, sia perché così è più facile (si pensi ad un’ascesa in cordata), sia perché c’è sempre da imparare dagli altri (anche in negativo), sia perché da soli si rischia di prendere delle cantonate (le illusioni dell’ego), sia perché il “maestro”, lo shaykh, considera tutti suoi “figli” (e per definizione i figli sono tutti uguali davanti ad un padre).

Poi va detto che nella “via” islamica, benché siano contemplati periodi di ritiro, fino a quello davvero molto duro, di quaranta giorni, non è previsto il monachesimo (cosa che saprà già). Cioè, ognuno se ne sta a casa sua, o se preferisce si crea una “comunità” in qualche luogo protetto, ma comunque ci si sposa e si hanno figli. Ora, sinceramente, non so se privarsi anche di questo sia una cosa auspicabile. Diverse “vie” lo prevedono, quindi sarà una questione di opportunità. È vero senz’altro che, com’ebbi occasione di notare frequentando un ordine religioso cattolico, c’è un rapporto “irrisolto” col “mondo” da parte di chi, per usare le parole del ragazzo, non è un “peccatore convertito”. Chi non ha sperimentato nulla non sa nulla, nel bene e nel male (il che è ovviamente cosa diversa dalla cosiddetta “via della mano sinistra” e simili!).

Ma siccome il ragazzo ha scelto la via del monachesimo francescano, bisognerà che si adegui, altrimenti starà solo male. Cosa gli si può dire? Intanto, che se sente davvero di avere una “marcia in più”, con tutta l’umiltà del caso, starà a lui essere di sprone e d’esempio per i suoi fratelli, che mica sono tutti dei novelli San Francesco! Poi, sicuramente, c’è anche da dire che sottostare a determinate prove di “pazienza”, compresa l’obbedienza ad un superiore ritenuto “inadeguato” è pur sempre un insegnamento spirituale. Se non è del tutto irrecuperabile, saprà comprendere chi ha davanti: ha visto quel bellissimo film, “Ostrov - L’isola”, sulla spiritualità ortodossa?

Poi, va detto che quel che si pretende da noi stessi non lo si può pretendere da tutti gli altri. Questo l’ho imparato col tempo. Io ad esempio so l’arabo e so “un sacco di cose”, ma non si deve confondere la “via” con un’accademia di “eruditi”. Per l’erudizione c’è una marea di posti in cui sfogare il proprio ego.

Parlando per me, non me la sentirei - o meglio non me la sarei mai sentita (perché con moglie e bambino sarebbe una cosa irresponsabile!) - di chiudermi in un convento. Per come la vedo, è una “rinuncia” troppo grossa, e non perché la rinuncia non ha senso, anzi, ma perché non vedo quel tipo di rinuncia adatto alla nostra natura profonda (la fitra, “la natura connaturata”: si dice che Allâh fatara l-insân, cioè l’ha creato con una sua natura profonda), che comunque, fatti salvi periodi più o meno lunghi di distacco dal mondo, è sociale e comunitaria. E poi “il mondo” non è solo qualcosa da rifuggire come la lebbra! Altro detto sufi: “al-khalwa fî l-jalwa”, che pressappoco significa “ (praticare) il ritiro nella mescolanza (con gli altri)”, dove per “altri” s’intende tutti, ma proprio tutti, non dei pretesamente “uguali” animati da “uguale” tensione. Per questo poi si prendono delle ‘scottature’... perché “uguali” non siamo!

Di certo c’è che se uno si vuole dedicare anima e corpo al “lavoro” interiore, il monastero è la condizione più ottimale: distrazioni zero, perdite di tempo zero, tentazioni (ordinarie) zero. Ma poi, siamo sicuri che non s’insinuino altri problemi in quella che si credeva una “oasi protetta”? Pare di sì, a leggere questa profonda lettera.

Dunque, una risposta certo non gliela darò, ché la questione, esistendo da quando mondo è mondo, è sempre aperta, ma se proprio un consiglio glielo devo dare è di non scoraggiarsi, di tenere sempre dritta la barra senza adagiarsi come magari fa chi s’è abituato alla vita in convento, e, soprattutto, di essere “misericordioso” nei confronti del prossimo e dei suoi “limiti”. La Rahma (da cui i due nomi ar-Rahmân e ar-Rahîm, della stessa radice di “rahim”, utero), guarda un po’, è una delle più grandi qualità ‘divine’ che il mutasawwif (non un sûfî, come erroneamente spesso scrivono) deve puntare a realizzare nel suo cammino.

Un’ultima cosa: in un certo senso, se la “porta del Paradiso” è stretta, le “vie” sono tante quante sono gli esseri, quindi diciamocelo francamente: è vero che si deve seguire una via regolare, sotto il controllo di un maestro che a sua volta ha ricevuto il suo “carisma” da una catena ininterrotta di suoi pari che giunge alla “fonte”, ma alla fine la “realizzazione spirituale” è qualcosa d’insondabile e d’inesprimibile, che non può essere ridotta né ad un “tecnicismo” (qui sta secondo me il rischio del “guénonismo”) né ad un qualsivoglia “metodo” o “atteggiamento spirituale” prestabilito per tutti quanti indistintamente.

La ringrazio molto per aver condiviso questa bella testimonianza, su cui ovviamente manterrò il più stretto riserbo.

Che il Signore guidi questo giovane e perdoni noialtri se gli avremo dato dei consigli sbagliati.”

Enrico G.»


Una storia che mi è parsa troppo bella, importante e ricca di insegnamenti perché restasse privata. La offro a voi lettori, e alla vostra riflessione.

Maurizio Blondet




 
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Commenti  

 
# gianluca 2013-01-08 12:46
Caro Stefano, grazie per la tua lettera. Mi permetto un consiglio, forse è quello che cerchi. Si tratta di Padre Danilo, un ex prete diocesano della diocesi di Milano che, stufo di un (non)cristianes imo mediocre, ha iniziato a vestire il saio e girare a piedi nudi. La Provvidenza gli ha donato una casa e una piccola comunità di suore, vivono nei pressi di Assisi, non ti so dire esattamente dove.
Potresti chiedere informazioni al priorato di Rimini della FSSPX, so che qualche loro sacerdote è in rapporti di amicizia con Padre Danilo.
Se posso permettermi, ti consiglio di non escludere neanche un corso di esercizi spirituali di S.Ignazio presso un priorato della FSSPX, scopriresti magari che non hanno costruito nessuna nuova "casa". Niente tv, niente pizze.

Fraternamente in Cristo e Maria,
Gianluca
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# charette 2013-01-08 18:10
Citazione gianluca:
Caro Stefano, grazie per la tua lettera. Mi permetto un consiglio, forse è quello che cerchi. Si tratta di Padre Danilo, un ex prete diocesano della diocesi di Milano che, stufo di un (non)cristianes imo mediocre, ha iniziato a vestire il saio e girare a piedi nudi. La Provvidenza gli ha donato una casa e una piccola comunità di suore, vivono nei pressi di Assisi, non ti so dire esattamente dove.
Potresti chiedere informazioni al priorato di Rimini della FSSPX, so che qualche loro sacerdote è in rapporti di amicizia con Padre Danilo.
Se posso permettermi, ti consiglio di non escludere neanche un corso di esercizi spirituali di S.Ignazio presso un priorato della FSSPX, scopriresti magari che non hanno costruito nessuna nuova "casa". Niente tv, niente pizze.

Fraternamente in Cristo e Maria,
Gianluca

Anche io mi sento di darti lo stesso consiglio di Gianluca.
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# Nahars 2013-01-11 20:18
Citazione charette:
Citazione gianluca:
Caro Stefano, grazie per la tua lettera. Mi permetto un consiglio, forse è quello che cerchi. Si tratta di Padre Danilo, un ex prete diocesano della diocesi di Milano che, stufo di un (non)cristianes imo mediocre, ha iniziato a vestire il saio e girare a piedi nudi. La Provvidenza gli ha donato una casa e una piccola comunità di suore, vivono nei pressi di Assisi, non ti so dire esattamente dove.
Potresti chiedere informazioni al priorato di Rimini della FSSPX, so che qualche loro sacerdote è in rapporti di amicizia con Padre Danilo.
Se posso permettermi, ti consiglio di non escludere neanche un corso di esercizi spirituali di S.Ignazio presso un priorato della FSSPX, scopriresti magari che non hanno costruito nessuna nuova "casa". Niente tv, niente pizze.

Fraternamente in Cristo e Maria,
Gianluca

Anche io mi sento di darti lo stesso consiglio di Gianluca.


Concordo con entrambi, e ti segnalo anche i Frati Minori Rinnovati, sono a Monreale (PA), il loro numero è 091/6730658. Pax et bonum...
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# edmond11 2013-01-09 13:41
Grazie Gianluca. Proverò a informarmi, specialmente per il corso di esercizi spirituali di sant'Ignazio.

Pace e bene
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# gianluca 2013-01-10 11:24
Dio ti benedica.
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# astrorosa1 2013-01-09 20:51
Da l'Imitazione di Cristo:

Gesù:
1. O figlio, molte cose occorre che tu le ignori, considerandoti come morto su questa terra, come uno per cui il mondo intero è crocifisso; molte altre cose, occorre che tu vi passi in mezzo, senza prestare ascolto, meditando piuttosto su ciò che costituisce la tua pace. Giova di più distogliere lo sguardo da ciò che non approviamo, lasciando che ciascuno si tenga il suo parere, piuttosto che metterci in accanite discussioni. Se sarai in regola con Dio e terrai conto del suo giudizio, riporterai più facilmente la vittoria.

La comunione
1. A questa sorgente della grazia e della misericordia divina, a questa sorgente della bontà e di ogni purezza devi ricorrere frequentemente, fino a che tu non riesca a guarire dalle tue passioni e dai tuoi vizi; fino a che tu non ottenga di essere più forte e più vigilante contro tutte le tentazioni e gli inganni del diavolo. Questi, il nemico, ben sapendo quale sia il beneficio e il rimedio grande insito nella santa Comunione, tenta in ogni modo e in ogni momento di ostacolare, per quanto può, le anime fedeli e devote, distogliendole da essa. Taluni, infatti, quando vogliono prepararsi alla santa Comunione, subiscono i più forti assalti del demonio. Lo spirito del male - come è detto nel libro di Giobbe (1,6; 2,1) - viene in mezzo ai figli di Dio, per turbarli, con la consueta sua perfidia, e per renderli troppo timorosi e perplessi, finché non abbia affievolito il loro slancio o abbia loro strappato, di forza, la fede: nella speranza che essi lascino del tutto la Comunione o vi si accostino con poco fervore. Ma non ci si deve curare per nulla delle sue astuzie e delle sue suggestioni, per quanto turpi e terrorizzanti, Su di lui bisogna ritorcere le immaginazioni che provengono da lui. Va disprezzato e deriso, quel miserabile. Per quanti assalti egli compia e per quante agitazioni egli susciti, la santa Comunione non deve essere tralasciata. Talora avviene che siano di ostacolo alla Comunione persino una eccessiva preoccupazione di essere sufficientement e devoti e una certa angustia dubbiosa sul confessarsi. Ma tu agisci secondo il consiglio dei saggi, tralasciando ansie e scrupoli, che costituiscono impedimento alla grazia divina e distruggono lo spirito di devozione. Non lasciare la santa Comunione, per ogni piccola difficoltà o stanchezza. Ma va subito a confessarti e perdona di cuore agli altri ogni offesa ricevuta; che se tu hai offeso qualcuno e chiedi umilmente scusa, il Signore prontamente avrà misericordia di te.

2. Che giova ritardare tanto la confessione o rimandare la santa Comunione? Purificati al più presto; sputa subito il veleno; corri a prendere il rimedio: ti sentirai meglio che se tu avessi differito tutto ciò. Se oggi, per una piccola cosa, rinunci, domani forse accadrà qualcosa di più grave: così ti potrebbe essere impossibile per lungo tempo, la Comunione e potresti diventare ancora più indegno. Scuotiti al più presto dalla stanchezza e dall'inerzia, in cui oggi ti trovi: non serve a nulla restare a lungo nell'ansietà e tirare avanti nel turbamento, separandoti, in tal modo, per questi quotidiani ostacoli, dalle cose divine. Anzi è molto dannoso rimandare tanto la Comunione, perché ciò suole anche ingenerare grave torpore. Avviene persino - cosa ben dolorosa - che taluni, nella loro tiepidezza e leggerezza, accettino di buon grado questi ritardi della confessione, e desiderino di ritardare così la santa Comunione, proprio per non essere obbligati a una più severa custodia di sé. Oh!, come è scarso l'amore, come è fiacca la devozione di coloro che rimandano tanto facilmente la Comunione. E come è felice e caro a Dio colui che vive in modo da custodire la sua coscienza in una tale limpidezza da essere pronto e pieno di desiderio di comunicarsi anche ogni giorno, se gli fosse consentito e se potesse farlo senza essere criticato. Se uno qualche volta si astiene dalla Comunione per umiltà, o per un giusto impedimento, gli va data lode, a causa del suo rispettoso timore. Se invece fa questo per una sorta di torpore, che si è insinuato in lui, deve scuotersi e agire, quanto gli è possibile: il Signore aderirà al suo desiderio, grazie alla buona volontà, alla quale Dio guarda in modo speciale.

Pace e bene
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# Barry 2013-01-08 13:15
Sono contento che ci sia gente come Stefano. Lo invito a continuare la sua strada, anche andando contro corrente. La Chiesa ha bisogno di persone come lui, che sappiano anche gioire per la visione della Luna e quindi delle bellezze del Creato che ci è stato donato da DIO. Forza Stefano!!
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# Vitoparisi3 2013-01-08 13:20
San Francesco non volle operare fuori della chiesa di allora; ma, la chiesa di oggi sta in condizioni differenti; senza vocazioni nuove sta morendo, e vertici infiltrati la stanno sviando.Per cui, mi pare necessario proseguire, si, ma con selezione, ovviamente sotto la guida di chierici tradizionalisti , come potrebbero essere alla comunità di san Pio decimo. Costoro, ad esempio, operando il discernimento, nelle disposizioni, ingiungeranno di arpeggiare la chitarra, invece che suonarla a corde quattro alla volta, di vestire lungo e pulito, di mangiare di magro, di contemplare i misteri divini secondo i criteri dei padri, et cetera. Peccare insieme non mi sembra sia umiltà; peggio, sarebbe un moltiplicare la deviazione.
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# musicus barocchus 2013-01-09 15:22
Citazione Vitoparisi3:
San Francesco non volle operare fuori della chiesa di allora; ma, la chiesa di oggi sta in condizioni differenti; senza vocazioni nuove sta morendo, e vertici infiltrati la stanno sviando.Per cui, mi pare necessario proseguire, si, ma con selezione, ovviamente sotto la guida di chierici tradizionalisti , come potrebbero essere alla comunità di san Pio decimo. Costoro, ad esempio, operando il discernimento, nelle disposizioni, ingiungeranno di arpeggiare la chitarra, invece che suonarla a corde quattro alla volta, di vestire lungo e pulito, di mangiare di magro, di contemplare i misteri divini secondo i criteri dei padri, et cetera. Peccare insieme non mi sembra sia umiltà; peggio, sarebbe un moltiplicare la deviazione.

Pienamente d'accordo.E questo andrebbe ripetuto anche a tutti coloro che rimproverano allla FSSPX e all'IMBC di starsene in disparte senza combattere la loro battaglia all'interno delle parrocchie.é completamente inutile cercare appigli nella storia della Chiesa citando i casi di Cluny,San Francesco,San Domenico,la Compagnia di Gesù e quant'altro; se essi fecero quel che fecero,fù perchè avevano il pieno sostegno dei Pontefici di allora,nonchè un certo seguito popolare;condiz ioni oggi totalmente assenti.Può anche darsi che i costumi della maggioranza del clero di allora fossero addirittura peggiori di quelli di oggi,ma non era dato vedere Papi impegnati nelle giornate ecumeniche di Assisi,nè Vescovi e Cardinali tratti dalla schiera dei massoni e/o dei modernisti sfornare ettari cubi di documenti equivoci quando non eretici tout court;in altre parole,la dottrina era intatta,ed era questo a rendere possibile la riscossa.Perchè secondo voi Lefebvre,De Lauriers e altri scelsero di autoesiliarsi? Perchè l'unica alternativa per chi come loro voleva combattere seriamente gli abomini generati dalla peste modernista era la resa senza condizioni all'infasto cvII che del Modernismo fù l'apoteosi e non riconoscendo il quale bisogna considerarsi fuori dalla Chiesa,come ha affermato il mese scorso in maniera truce il tristo Muller.Parole indirizzate non solo e non tanto alla FSSPX quanto piuttosto a tutti quelli che all'interno della Chiesa in questi ultimi anni hanno cominciato a mettere in crisi l'idola fori del VatII come Mons.Gherardini e De Mattei.Rebus sic stantibus,mi sembra perlomeno molto problematico sperare in un risanamento senza il sostegno papale e operando in una posizione di nicchia.
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# gustavo d 2013-01-08 13:22
Caro Stefano, se non lo fai tu chi può farlo? Dico sempre a mia moglie che se non ci fosse stata lei quella sarebbe stata la mia strada, un bel convento dove c'è la regola del silenzio. Solo pregare, cantare, meditare, leggere e qualche lavoretto manuale (per mantenere l'equilibrio). Certo che se l'ambiente è quello che hai descritto avrei avuto qualche problemino, sono un tipo solitario e pacifico, ma anche piuttosto risoluto ... temo che avrei infranto la regola con qualche vaffa ogni tanto. Mah!Forse non ho una vera vocazione,però tu sì. Non farlo per te stesso, fallo per il tuo prossimo, aprirai la strada ad altri, i primi cristiani convertivano con l'esempio, così farai anche tu.
Hai avuto la fortuna di "convertirti" attraverso un percorso interiore, non sei stato scolarizzato (cioè indottrinato), meglio così, non trovi?
Che Dio ti benedica!
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# MINICIT 2013-01-08 13:56
A Stefano, a cui va tutta la mia ammirazione per il coraggioso percorso che ha deciso di intraprendere, offre un consiglio Sant'Alfonso Maria de Liguori nella "Risposta ad un giovane che dimanda consiglio circa lo stato di vita che deve eleggere" (http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2YM.HTM. Il Santo Vescovo suggerisce tra l'altro al suo corrispondente di scegliere un " monasterio di osservanza, perché se voleste entrare in alcun altro, dove si vive alla larga, è meglio che restiate in casa vostra, ed attendiate ivi a salvarvi l'anima, come meglio potrete; poiché, entrando in una comunità, ove sta rilasciato lo spirito, vi metterete in pericolo di perdervi. Quantunque vi entraste con risoluzione di attendere all'orazione, e di pensare solo a Dio; nondimeno, strascinato poi da' mali esempj de' compagni, e vedendovi in oltre deriso ed anche perseguitato, se non volete vivere a modo loro, lascerete tutte le vostre divozioni, e farete come fanno gli altri, secondo l'esperienza che se ne vede."
Un saluto e una preghiera
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# gianluca 2013-01-08 16:17
Difficile smentire un Dottore della Chiesa.
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# Robincook 2013-01-08 14:01
Grazie, Direttore.
E'un raggio di luce in mezzo al buio totale del mondo di oggi, che ha smarrito ogni valore. Stefano ce la farà - ma da solo - deve restare solo per sapere quale sia la scelta giusta per lui.
Non deve ascoltare nessuno, ma affidarsi alla Madre di tutti noi, Maria, alle sue braccia amorose, rifugiandosi nel silenzio della Natura, solo, con un sacco a pelo, con un minimo di cibo, di acqua per la sua sopravvivenza.
Via da lui ogni apparecchio radio o TV, via il telefono cellulare (sua madre capirà), via tutti gli amici e i falsi profeti.
Migliore sarebbe per Stefano la compagnia di un animale, anche randagio, che quella di un essere umano spento, vinto e già frantumato in mille inutili pezzi.
Solo, nella pace dell'Universo, guardando il Cielo,la Luna e le Stelle per ritrovare se stesso e veri valori, che ognuno di noi possiede e conosce da sempre, e che ha seppellito nel punto più profondo di stesso. Solo con i suoi libri, da leggere a voce alta e da meditare nel silenzio, che lo circonda.
Chi scrive una lettera come questa non ha bisogno di nessuno per prendere la decisione giusta. Io sono ateo.
Forza Stefano. Da solo.
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# gianluca 2013-01-08 16:19
Un padre francescano "buono" disse che ogni ateo nasconde un delitto.
Tale si professa perchè sa benissimo che altrimenti dovrebbe rinunciare a qualcosa di peccaminoso, a cui non vuole rinunciare.
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# acquario 2013-01-08 14:02
Sono un peccatore non convertito, purtroppo, a differenza di Stefano. Continuo a pregare e lottare per la mia conversione che, al pari della fede, finirà per essere l'ennesimo dono del Signore, se, quando e come a Lui piacerà accordarmi, vista la mia misera incapacità. Frequento la messa anche feriale ed un piccolo gruppo di preghiera, quando posso. Avverto acutamente la difficoltà di concentrarmi, e non solo con la mente, quando entrando in chiesa cerco di lasciarmi fuori il mondo, che invece mi rimbalza prepotente in mente coi suoi disparati pensieri. Proprio a causa di questa difficoltà ho cominciato a comprendere ed apprezzare l'aiuto che la liturgia offre, insieme ad un atteggiamento di composta e consapevole umiltà, per seguire anche solo nel loro letterale significato le parole che il celebrante ed i fedeli recitano durante la celebrazione della messa. L'apice di questo "sforzo" lo raggiungo al momento del sacrificio eucaristico, questo mistero insondabile ed affascinante per la ragione, confortante e rassicurante per lo spirito: il Dono dei doni. Ebbene, per farla breve, anche nella mia parrocchia, si fa di tutto per accrescere le già esposte difficoltà che, credo, possano essere comuni a molti altri fedeli. La celebrazione è sistematicament e appesantita da tutto un rituale accessorio, che ne dilata tempi e modi, con coreografie variabili, complessino musicale che accompagna il coro, orribili arrangiamenti rock, sarabanda finale per il segno della pace e l'immancabile tg di avvisi letto prima della benedizione-liberazione finale. Ho provato con delicatezza a far osservare queste cose ad un addetto ai lavori vicino al parroco, che tra l'altro mi sembra una gran brava persona ed un colto sacerdote con una bella fede, ma mi sono accorto che è come sbattere contro un muro. E' più facile discutere della presenza reale di Cristo nella particola, che della presenza della batteria elettrica in chiesa. Di fatto, col tempo, la chiesa è diventata teatro, la liturgia è diventata sceneggiatura, il canto di preghiera un musical, la particola consacrata un salatino da portare alla bocca mentre si torna al proprio banco. Anch'io, come Stefano, non ho cambiato chiesa, pensando però che magari il Signore gradisce di più quei canti un po' troppo rockettari per il mio gusto, piuttosto che la mia compostezza di peccatore recidivo. Ho imparato a cercare di evitare di osservare gli altri fedeli, concentrandomi sulla mia inadeguatezza e sul mio bisogno di misericordia.
Di una cosa sono persuaso, che i giovani vadano interessati offrendo loro la riscoperta del sacro, nelle sue forme più vere, autentiche e solenni. Inseguirli a colpi di chitarra o riproporre durante la messa l'atmosfera e i canti di un campo scout, può funzionare finché i ragazzi sono piccoli. Quando poi questi crescono, il mondo li risucchia con i suoi irresistibili acidi, onnipresenti ed onniproposti, che le famiglie si trovano a dover disperatamente fronteggiare, lasciate sole da una scuola latitante e da una chiesa schitarrante. Se si osserva bene la composizione dei fedeli che partecipano alle messe domenicali più affollate, non sarà difficile accorgersi della proporzione in base all'età dei partecipanti: da 16-18 anni fino a 30-35 anni di età, c'è quasi più nessuno!
In questo contesto, non ho la presunzione di dare consigli a Stefano. E' vero però che la chiamata del Signore è l'unica cosa che conta, non il contesto nel quale essa viene avvertita. Pertanto essa va incoraggiata e non lasciata attutire dai chiassi del mondo. Infine credo che la vocazione sia un atto di amore e, una volta che si è capito di che Amore si tratta, tutto il resto non conta più: nessuna struttura o stortura potrà avvizzirlo, perché chi lo ricambia ne è l'essenza stessa, suprema ed incommensurabil e, Dio Amore.
Stai lieto Stefano, per farsi prete non occorre una ricerca di mercato, basta amare e lasciarsi amare dal Signore in modo speciale, poi a tutto penserà lo Spirito e la Divina Provvidenza.
Confida in Lui!
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# montecrap 2013-01-08 14:05
Tantissimi auguri e un grande grazie a Stefano, soprattutto per la risposta dove dice "vedevo improvvisamente il Signore solo, a disagio come me, in attesa come me che finisse quel canto stonato, abbandonato più che dall’indifferen za del mondo anche dalle mille distrazione dei suoi."

Un mio carissimo amico, mio testimone di nozze, è da poco più di un anno nel seminario di Wigratzbad della fraternità di san Pietro. A ottobre 2012 ha ricevuto la tonsura (quante cose dimenticate nei seminari moderni, quanti tesori perduti...) e ora, per sempre, il suo abito sarà la talare. Ha lasciato un buon lavoro da ingegnere, la sua famiglia e le sue passioni per seguire la sua vocazione, tra l'altro dovendo andare a studiare in un seminario dove si parla solo latino, francese e tedesco, ma devo dire che tutte le volte che lo sento parlo con la persona più felice del mondo.

Il mio amico è di Bergamo, e Stefano di Milano. Le loro vocazioni, così mature e consapevoli da far impallidire parecchi porporati, nascono in una terra, la Lombardia, ormai sterile dal punto di vista vocazionale (casuale frutto di Giovanni XXIII e Poalo VI?). C'è dunque Speranza!
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# Mitrandir 2013-01-08 14:22
Due conventi carmelitani del 1500, uno di frati e l'altro di suore, si lanciarono una sfida spirituale, promettendo certi meriti a chi si fosse sottoposto a taluni mirabolanti impegni (ad esempio pregare ogni giorno per ottenere di partecipare ai dolori sofferti dalla Vergine sotto la Croce). Questo l'impegno proposto dalla priora delle suore:
"Teresa di Gesù, poi, al cavaliere della Vergine che una volta al giorno prenderà la ferma decisione di sopportare per tutta la vita un Superiore assolutamente inetto, vizioso, ghiottone e del peggior carattere possibile, dona la metà dei meriti che nello stesso giorno acquisterà con la comunione e con le sue molte sofferenze, benché in fondo non siano gran cosa. Egli però dovrà considerare l'umiltà con cui Nostro Signore stette innanzi ai suoi giudici e come sia stato obbediente fino alla morte di croce.
L'impegno è per un mese e mezzo"
(Santa Teresa d'Avila)
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# montecrap 2013-01-08 14:27
Vorrei aggiungere un consiglio e un'esortazione a Stefano: giustamente dice che "mentre gli altri cantavano con gli occhi a forma di cuoricino, io vedevo improvvisamente il Signore solo, a disagio come me, in attesa come me che finisse quel canto stonato...Eppure, Lui, il Signore, non ha mai smesso di essere presente... Quello che voglio dire è che bisogna stare nel mondo, pur non essendo del mondo. E se il mondo ha invaso i conventi, gli oratori...questo non giustifica un nostro rifiuto." Dunque che non sfugga il mondo abbandonandolo, ma cerchi con il suo esempio di alleviare le sofferenze di nostro Signore, e per quanto possibile eliminare le storture che denuncia con tanta lucidità nelle sue lettere.
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# aloisius 2013-01-08 14:33
Altro che la torre di Babele, il massacro è stato totale. Con la pregiera incessante e di fede incondizionata Stefano troverà la "sua" via, e non si stanchi di bussare a più porte. In quanto alla FSSPX, stanno attraversando una crisi che ha già portato a una scissione, poiché il loro superiore generale Bernard Fellay, pare abbia accettato il Concilio VatII, causa della
atroce situazione odierna e i suoi devastanti risultati descritti da Stefano.
Comunque ci sono anche coloro che resistono e stanno lottando contro le deviazioni. San Pio da Pietralcina, il Santo martire protegga Stefano e interceda per lui presso Gesù il quale è e rimane il solo MAESTRO.
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# spagyria 2013-01-08 14:46
se posso dare un consiglio di dove rivolgersi lo trova nel sito www.sodalitium.it, qui troverà quello che cerca.
SIA LODATO GESU' CRISTO
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# alex70a 2013-01-08 14:52
Carissimo Stefano, ti ringrazio tanto per averci edificato con le tue riflessioni ma soprattutto con il racconto a cuore aperto del tuo cammino di fede.

Ti siamo tutti vicini e da parte mia (ma penso che anche altri lettori lo faranno)pregher ò per te e farò dire delle Messe per le tue intenzioni. Questo affinchè tu possa presso diventare un Degno e Santo Ministro di Dio.

Detto questo penso di conoscere dei Religiosi qui in Lombardia che fanno al caso tuo. Se vuoi ulteriori informazioni richiedi pure la mia mail alla redazione e contattami in privato sarò felice di poter fare qualcosa per te come tu l'hai fatta per me scrivendo la tua lettera.
Grazie di cuore
Alex
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# Doroteo83 2013-01-08 15:10
Un episodio paradigmatico. L'ambiente francescano è purtroppo il modello in negativo del degrado intellettuale di un grande Ordine. Ma simili esperienze si verificano nella maggior parte degli ordini e istituti. Ricordo dall'interno la reazione tiepida da parte di alcuni superiori di un istituto missionario alla decisione di Benedetto XVI di mandare per i seminari attenti e severi osservatori, o di caldeggiare una più seria formazione teologica dei vocati. Scoprii che di queste cose è permeato tutto l'ambiente vocazionale - unica eccezione forse i domenicani e quasi certamente gli ordini di stretta osservanza. Mai e poi mai metterei in dubbio la tua vocazione, caro Stefano. La risposta che hai ricevuto tra i rumorosi canti è illuminante e piena di virtù, ma altrettanto luminosi sono i pensieri di tenere ordine nella liturgia e nella pratica. Dovrai sostenere il conflitto, continuando a pensare altamente di Dio. Altrimenti si perde l'orientamento e ci si rende responsabili del disorientamento degli altri. Questo era il mio più gran timore. Tieni duro finché la Grazia ti sostiene, poi s'adeguerà la volontà e il desiderio. Ti consiglierei di frequentare anche altri ambienti, sempre che la via francescana per te non sia quella giusta. Su questo punto bisognerebbe essere chiari e non dispersivi. Presto o tardi troverai comunque un valido interlocutore, perché i veri religiosi esistono e bastano a sostenere quel che resta della Chiesa. Stai sereno fratello e ricorda di non condividere troppo queste esperienze se non con chi le ha passate, ché anche questa è disciplina. Ti sostengo da lontano. VALE IN DOMINO
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# madmax 2013-01-08 15:19
Grazie Maurizio, grazie Enrico, grazie Stefano.
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# signal 2013-01-08 15:27
Caro Stefano,
ho un amico che ha intrapreso la Sua stessa strada. Stesse lamentele, con la differenza che mi dice che i 2/3 dei padri spirituali che ha incontrato sono pure invertiti. E passi, ma neppure si controllano.
Io dopo anni di riflessioni, esperienze e di studi, sono giunto alla conclusione che il genere di contraddizioni in cui è incappato il cattolicesimo derivi dal fatto che non è bilanciato. Cioè non ha sviluppato un equilibrio tra la dimensione temporale ed esistenziale e quella trascendente. Se c'è (o meglio ci fu) qualche equilibrio è solo di tipo giuridico.
Inoltre non c'è equilibrio nemmeno sulla differenziazion e dei diversi tipi di anime a cui si rivolge. Cioè ha un ideale di perfezione assolutamente slegato dalla realtà e monolitico.
E quando la realtà gli cambia attorno e non si piega, quel tipo di cristianesimo con la sua perfezione di marmo non ha più niente da dire.
Le danno fastidio i film in cui ci sono scene di sesso? E perchè mai ? La sessualità è per il 90 % delle persone il senso della loro vita. Dovrebbe insegnare le arti amatorie alle coppie che incontra, spiegando (indiani e arabi sono pieni di questi trattati) che senza una donazione spirituale anche il sesso dà molto piacere in meno. Chi non capisce questo, non potrà mai diventare cristiano. La dottrina cristiana è una dottrina guerriera che si fonda su una certa estetica. L'estetica non si insegna, si può al massimo stimolare con l'esempio. Col saio e scalzo non stimola nulla oggi; stimolerrebbe molto di più sposato con una bellissima donna sottomessa con 4 figli. vedasi ortodossia e islam. Ovvio che Lei ha scelto una forma di religione (oltre alla dogmatica di cui non si discute qui) in cui il matrimonio è inteso come un modo per non fare peccato per coloro che non sanno contenersi.(mi domando se San Paolo fosse ebreo o marziano a volte).
Lo stesso tipo di schema si applica a tutto il resto, cioè a tutti i campi della vita. Il cattolicesimo è sempre vissuto come una fuga dalla colpa, mai come una percezione estetica.
Questo fa sì che il cristianesimo cattolico perda tempo con quelle anime da cui non si può ricavare nulla. Come fa a spiegare a un sordo che Mozart è bello? Ovvio, finchè funziona il gioco può al massimo convincerlo che se non ascolta Mozart non va in paradiso...ma non funziona.
Non le piace giocare a carte? Sbaglia secondo me; la buona parte della morale cristiana può essere spiegata con la teoria matematica dei giochi, cioè col poker. Dovreste allenarvi col gioco del poker texano, specialmente perchè allena/educa il ragionamento contro volontà avversarie. Al pari degli scacchi.

le vocazioni diminuiscono? Inevitabile, il cristianesimo è diventato una forma di religione per le vecchiette, le quali credono che, pregando, il nipote starà lontano dalla droga. Chi è che rinuncia a fare l'amore tutta la vita per intrattenre vecchiette e ragazzi complessati che suonano la chitarra?
Al massimo uno che si rende conto che il matrimonio è oggi semi impossibile. IN ogni caso si tratta di un diversivo.
Ovvio che chi fa questa scelta sia molto spesso spinto da nevrosi personali o da problemi sessuali/affettivi.Lei si trova in mezzo a questi casi umani.
LA Chiesa è diventata una combricola concentrata di nevrotici, repressi e affettivamente handicappati. gente che abbassa lo sguardo quando si parla di donne. Le capiterà prima o poi qualcuno che ha problemi con la moglie; la prima cosa da accertare è come funziona la sessualità. E' un indice fondamentale.Per farlo distendedere magari qualche battuta di Antonio Albanese aiuta, se magari ha davanti una persona di poca cultura.

C'è solo una forma che potrebbe assumere in questa fase terminale barbarica il cristianesimo per salvare almeno la faccia: una forma guerriera.
Lasci perdere i francescani. Metta in piedi un ordine "guerriero" che al posto di dire solo il rosario o raccogliere monete impari anche a paracadutarsi, a uccidere un aggressore con una penna, a produrre medicine senza brevetti in laboratori fantasma in africa, da dare ai negri in faccia ai cani bastardi che le fanno pagare (nessun fratello cane o fratello lupo). Tutte le altre forme sono un imbastardimento della dottrina cristiana.
E gli imbastardimenti dello spirito sono destinati a estinguersi.

La Pace di Dio sia con Lei,

L
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# Maurizio Blondet 2013-01-08 16:01
Si metta lei, "Signal", a mettere in piedi un ordine guerriero...così smetterà di dire sciocchezze. Almeno spero.

Blondet
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# rublev 2013-01-09 03:07
L'ordine "guerriero" era una provocazione, che di sicuro nessuno si aspetta da Stefano.E che sarebbe stato l'unico scopo dell'esistenza di un'ecclesia.
Quanto alla decadenza del cattolicesimo, l'antifona tradizionalista di un'epoca d'oro è pura fantasia.
Dentro alla vita ecclesiale c'è sporcizia e idiozia oggi; ma molta meno rispetto al passato. Il che è tutto dire. Non conosco nessuna persona che abbia tentato la vita consacrata che non abbia incontrato superiori o colleghi perversi. Inoltre tra i miei conoscenti laici anziani ho almeno 5 persone (maschi e femmine) a cui suore e preti hanno allungato le mani.Ciò significa per semplici considerazioni statistiche che la densità di sessualmente handicappati deve essere stata molto alta. Non credo che in epoche in cui lo stesso pontefice andava a prostitute ci fosse maggiore disciplina nei conventi di provincia.
Le cronache parlano abbastanza chiaro.

Ad ogni modo, se uno ha problema a vedere due scopate in un film o si infastidisce a sentire "più pilu per tutti", significa che ha dei problemi con sè stesso che non sono il massimo per una vita di vocazione. Così come se ha problemi a stare con gente che suona la chitarra. Purtroppo siamo in un epoca in cui Bach è fuori moda, per non parlare del canto gregoriano.
Ora, ci sono due linee: o la linea Giovanni Paolo II, che fa marketing, apre alla cultura laica e rende la dottrina più pop. (e sui numeri funziona). I francesacani oggi sono famosi per questo, e infatti la gente ha simpatia per i francescani e li sta a sentire qualche minuto. IN questo senso uno più scafato come Stefano potrebbe giocare di fino.
Oppure c'è la linea combattente intransigente, che però non significa pregare in una lingua morta. Non basta. Se uno ha predisposizione verso questa linea nel 2013 forse potrebbe tentare di andare in Iran ed entrare nella Guardia Rivoluzionaria. Purtroppo non sono cristiani.

Un percorso di discernimento vocazionale va alla malora perchè non c'è di fatto nessun traguardo. Castità e obbedienza per fare l'animatore dell'oratorio estivo alle zoccolette porta a inevitabili frustrazioni.
Specialmente se si pensa che anche le zoccolette possono andare in paradiso.
CAstità e obbedienza per realizzare qualcosa di grande come sabotare la Big Pharma, sarebbe molto più stimolante. Anche perchè in quel caso non ci si sposerebbe per ovvi motivi pratici.

Saranno sciocchezze sicuramente, specialmente se a rimproverarmelo è Lei Direttore, però l'andamento storico della vita cristiana (anche consacrata) parla chiaro. E sinceramente non credo che basterebbe pregare in latino per risollevare la situazione. Nè basterebbe bandire la masturbazione a qualunque giovane che bussi alla porta.
Non ha funzionato in condizioni storiche più favorevoli; non vedo perchè dovrebbe funzionare adesso.
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# gianluca 2013-01-08 16:24
...il cristianesimo è diventato una forma di religione per le vecchiette, le quali credono che, pregando, il nipote starà lontano dalla droga.

Succede, succede, benedette nonne!
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# pelzen 2013-01-09 01:14
Beh, il concentrato di cose dette che mi lasciano attonito.
Passi dalla morale al banale come il passare dall'inverno all'estate. Qualcosa non funziona!
Nella lettera del giovane l'impressione che ho tratto, al di là delle considerazioni prettamente cattoliche che pur non condividendole ne comprendo il significato, è una ricerca interiore che non è solo finalizzata ad una stupida rappresentazion e sessuale di qualche deficente da 4 soldi (ammette di avere avuto esperienze in tal senso, quindi già conosce i misteri del sesso, forse anche quelli della droga o di altre "malefatte") e nemmeno sulle metodiche conventuali. La sua, come forse quella di molti altri, è la ricerca della semplicità, delle cose pure per quel che sono, pure per come vengono concepite.
L'esempio del capodanno con l'immagine della sera con la luna, nel silenzio e nella sua infinita e magnifica solitudine sono l'esempio più chiaro da apprezzare. Anche a me capita spesso questo, purtroppo in città, ma aspetto le ore più tarde, quelle in cui il silenzio avvolge, l'oscurità nasconde tutte le umane brutture, in cui suppongo di avere un unico dialogo con quel dio che mi ha voluto in questa parte dell'infinito universo. Non credo in nessun dio umano (tanto meno in quelli che si sono distaccati da quel libraccio che è la bibbia), ma credo in un immenso creatore, quello che tutto può e tutto no. Egli è l'insieme ed è il nulla. Egli governa, ma accoglie.
Così, suppongo, che Stefano, abbia visto quella sera.
Le piccole cose semplici, un monastero come isola dove poter contare per qualcuno e con qualcuno, un luogo dove poter essere utile a lenire i mali degli altri e dove imparare ciò che fino a quel momento non s'è imparato, nella semplicità, così come semplice è il pane: acqua, sale e farina. Semplicità, non è sinonimo di arroganza, e nemmeno di ostentazione, ma solo il desiderio di vedere l'uomo per quel che è: debole, infinamente solo e infinitamente soggiogato da mille tentazioni.
La falsità, l'ipocrisia e l'enunciazione di alcuni prelati è oltraggio non solo ai dettami di povertà di Cristo, ma all'intera umanità. Cogliere queste è come lordarsi le mani con lo sterco del Diavolo e l'uomo facilmente scambia la propria semplicità per impiccarsi.
Stefano, non ho mai aprezzato i preti e tanto meno la chiesa, questa chiesa, ma ho sempre rispettato le regole della semplicità, almeno credo. Ho denunciato anche in questo sito l'indifferenza dei prelati per le questue che un tempo si usavano, ho denunciato che i preti odierni, armati di attrezzature tecnologiche, non sanno parlare con la gente. Qualche giorno fa è mancata mia madre e il prete non la conosceva nonostante lei andasse in chiesa. Mi ha telefonato per sapere qualcosa di lei: sono rimasto interdetto, rispondendo....che vuole che le dica padre, faccia quel che crede, ora mia madre si risparmierà la fatica di venire in chiesa ad ascoltarla.
I preti di oggi, di questi ultimi 40 anni hanno perso tutto il vigore, l'animosità e l'amore per i fedeli. Unica cosa che a loro sta a cuore è il denaro. Ed è per questo che apprezzo la tua scelta, dura, faticosa e nella quale troverai ostacoli mostruosi sopratutto dentro di te, ma abbi fede, l'animo che ti porta è più forte e tutto avrà soluzione. Quel Dio al quale noi dobbiamo la nostra esistenza è il calore che anima i nostri sforzi.
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# zampano 2013-01-09 23:12
secondo me effedieffe dovrebbe evitare di pubblicare questo tipo di interventi
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# rublev 2013-01-10 03:43
"evitare di pubblicare" si chiama censura; in genere si usa quando non si sa rispondere. Un'antica tecnica che giacobini e marxisti hanno ereditato e perfezionato dalla storia ecclesiastica. Ma su questo sito ci sono persone che sanno rispondere molto bene. Non si preoccupi.

Ad ogni modo, capisco sempre di più perchè il cattolicesimo sia scomparso.
Stefano si lamenta del fatto che nel confessionale alcuni peccati vengono liquidati come psicologici. Si riferisce alla masturbazione?
Non esiste nè è mai esistito nessun consacrato con voto di castità che non sia ricorso alla masturbazione, tranne probabilmente nel caso dei santi veri e propri (probabilmente predisposti da fortunati difetti o componenti genetiche e mentali innate). Nei conventi lo sanno tutti da sempre. COn la differenza che oggi lo dicono.
E' una questione fisiologica. Non esiste nessuna volontà in grado di eliminare le funzioni corporee e le pressioni mentali derivanti. Di sicuro non ci è noto nella tradizione occidentale. In Oriente hanno diversi esercizi che puntano al controllo mentale del corpo. Funzionano in parte. Ma nel caso del cattolicesimo si fondano soltanto sulla volontà e sulla preghiera (cioè sul pensare ad altro). Cioè non funzionano. Diciamo che ogni persona ha il suo limite, oltre al quale deve necessariamente cedere. Ovviamente ciò che fa la differenza è il controllo della mente, quello sì che è determinabile dalla volontà.
Forzare la componente fisiologica con la semplice volontà comporta che non ci si riesca mai del tutto e in secondo luogo fa sì che a lungo andare una grande percentuale di praticanti finisca in paranoie e nevrosi che sono più "dannose" all'ascesi della vita coniugale.
Il tasso di pervertiti tra consacrati si spiega proprio così.

Il punto è semplice, lo ripeto, se non ce la si fa a guardare un film di Paolo Virzi con due amplessi dipinti da cinema per scuole medie, non vedo come si possa pensare di controllare la libido per i prossimi 35 anni e tantomeno di parlare con i ragazzi di oggi. Dire il rosario in latino, non serve a nulla: nè per il controllo della libido nè per catturare i selvaggi col telefonino. CHi non ci crede faccia pure un esperimento.

Io credo che si confonda la vocazione sacerdotale con l'assunzione del bromuro. Non importa se fa male dirlo, sta di fatto che tra pochi anni na ci saranno più sacerdoti e consacrati, il che significa che avete torto.
E che anche dietro alle critiche di Stefano si nasconde un malessere personale, a mio avviso.
Traspare dal tipo di frustrazione che esprime nella lettera.
E i sacerdoti che ci furono, vorrei proprio vedere se erano tutti meno scadenti di quelli attuali.
Ma non disturbo, può tranquillamente continuare a credere alle favole.
Il concilio vaticano II può sicuramente essere responsabile dell'ignoranza dottrinale e scientifica dei consacarati.
Ma dire che sia responsabile dello svuotamento delle chiese o del crollo delle vocazioni, è una pura fantasia.

Se uno vuole scappare dal mondo, tanto vale che si prenda una baita e tanto bromuro. Ma lo scopo della vocazione sacerdotale è proprio l'inverso: cioè scendere in mezzo alla sporcizia o alla stupidità per diluirla.
Chi teme la mondanità (un film di Virzi !!) credo stia cercando di crearsi un'isola felice in cui rifugiarsi. E' pur sempre una vocazione nobile di un'anima superiore, dp'accordo. Ma si vede che abbiamo una diversa concezione della vocazione sacerdotale.

Se invece la vocazione sacerdotale è intesa solo come un potenziare il dominio della mente sul corpo, allora consiglio -pur restando cristiano - di fare un viaggio in India. In Occidente non esiste nulla di simile e di così efficace.

Quello che dico a Stefano è semplicemente questo: la vocazione sacerdotale può essere intesa come un percorso dell'ego per crescere oppure una modalità per far crescere l'ego degli altri e solo derivatamente il proprio. La prima modalità è a mio avviso autocontradditt oria per tanti motivi.
Dalle frustrazioni da lui espresse mi pare si muova però proprio all'interno di questa modalità.
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# Doroteo83 2013-01-13 17:45
Lei tira fuori interessanti osservazioni che forse saranno utili a Stefano nella sua riflessione personale. Ma certo interpretare il desiderio di purezza dalle immagini come una forma di repressione che poi comporterà nevrosi è di fatto una semplificazione illecita. Questo si verifica se, come teme giustamente Stefano, non v'è disciplina. Questa è pratica di virtù e ascesi, e mi pare che Lei ne parli ignorando anche i trattati di scienza spirituale, e ce ne sono di bellissimi. Il problema dell'impoverimento intellettuale degli ultimi anni si traduce proprio nell'aver dimenticato che è l'orto-doxia (il retto pensiero) a guidare l'orto-prassi; questo è alla base di ogni visione spirituale (il Buddha per esempio insegnava così). Se invece prendiamo l'insegnamento pratico, esso è ascesi in se stesso, penitenza, e mi creda, non leggerà tra le parole dei grandi asceti la dichiarazione che furono alieni dal peccato. Il problema consiste quindi nel trovare uomini che abbiano davvero compiuto il percorso spirituale e che possano istruire gli altri. Da questo, a mio modesto parere, dipende lo sconforto di Stefano, proprio non da frustrazioni di sorta. Stefano forse anela a Dio nel Sacerdozio eterno, può benissimo lasciar perdere l'India.
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# zullo 2013-01-08 16:06
Caro Stefano,
hai gia’ ricevuto tante risposte, ne riceverai altre chiedendole a Nostro Signore.
Io provengo da un ambiente simile al tuo e provo il tuo stesso dispiacere nel constatare ogni giorno la diffusa ignoranza religiosa. Quale dispiacere poi se coloro che dovrebbero predicare e testimoniare con tutte le loro forze il Vangelo sembrano rifiutarlo? Ma non sei solo. Quando S. Antonio da Padova ando’ a Rimini trovo’ una citta’ sorda alle sue prediche ma aperta alle eresie catare. Ando’ allora a predicare ai pesci del mare. Se a quell’epoca si doveva far fronte a tanta fatica, quanto lavoro ha innanzi la Chiesa oggi? Vogliamo per questo tirarci indietro? Come scriveva il Direttore qualche tempo fa "al punto in cui siamo, occorreranno molti santi. Probabilmente molti martiri". Preghero’ perche’ tu possa fare la scelta che Lui ti indica.
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# PATRIV 2013-01-08 16:11
confesso di essermi commosso. è un piacere che conforta il cuore sapere che esistano degli "stefano", al quale non mi permetto di fare auguri, nè di dare consigli, se non quello di stare tranquillo e affidarsi a Dio che, mi sembra, su di lui sta lavorando e non mancherà di indicargli la strada, perchè stefano sta ascoltando.
mi ha colpito soprattutto leggere quanto stefano sia disturbato dalle stesse cose che disturbano me, le chitarre, i canti insulsi durante la Messa, la mondanità di certi sacerdoti (o frati) che non capiscono di non poter competere col mondo se offrono le stesse cose (e, come è stato giustamente osservato, le offrono peggio di come le offra il mondo).
e mi ha colpito la sua frase, quella in cui lui stesso si meraviglia di quanto una cosa tanto insignificante quanto la musica squinternata, possa far vacillare una vocazione; eppure è così.
su fedi meno forti di quella di stefano, come la mia, "l'apertura al mondo" produce danni incalcolabili. abito a roma circondato da Chiese in cui chitarre, bonghi, ministri in jeans e maglietta che impartiscono la comunione, e altre amenità, contribuiscono fortemente a trasformare la Messa in una sorta di incontro di scemi del paese che non vedono l'ora di scambiarsi la pace e recitare il Padre Nostro tenendosi per mano. In una di queste Chiese non ci sono nemmeno gli inginocchiatoi, i confessionali sono delle stanze con sedia e scrivania con sacerdote dall'altra parte (mi ha raccontato mia moglie che una volta uno l'ha confessata col cellullare in mano che ogni tanto sbirciava), come se uno dovesse sbrigare una pratica in un ufficio, l'edificio è di cemento armato lasciato a vista, modello case popolari, il Santissimo è rigorosamente piazzato in un angolo con vicino la statua di quello che dovrebbe essere un angelo (credo in bronzo) ma che sembra un essere demoniaco; in un altro angolo è confinata quella che dovrebbe essere una statua della Madonna, e che in realtà è una sorta di alieno androgino, terrificante. Ora passi per l'architetto che ha voluto manifestamente approfittare dell'occasione per offendere Cristo e la sua Chiesa creando un simile obbrobrio, ma mi chiedo come dei sacerdoti possano accettare cose simili nella propria Chiesa.
il fatto che stefano sia arrivato a capire che deve accettare tutto ciò, mi sembra molto significativo. soprattutto credo che alla Chiesa servano degli stefano.
con stima.
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# italiano borbonico 2013-01-08 16:14
Grazie Direttore per non aver conservato gelosamente per Lei e per i Suoi amici fidati questa storia edificante.


Mi piacerebbe trovare un direttore spirituale come te, Stefano, che correggesse con pazienza, comprensione e fermezza tutti i miei difetti: ti consiglio quindi ovviamente di perseverare e di offrirti alla Chiesa di Cristo, senza tornare indietro sulle scelte che hai fatto dopo la tua conversione.

Proprio ieri con alcune colleghe (consulenti e selezionatrici di personale) si parlava in pausa pranzo della scelta di una loro amica di farsi monaca di clausura: non esagero nel dire che mi sono impressionato a vedere i loro volti e gesti, normalmente professionali e composti, deformarsi in smorfie e atteggiamenti diabolici, carichi di disprezzo e sarcasmo verso una persona che "certamente è un'immatura, un'egoista". Non spiegandosi come la sua cultura universitaria scientifica e i suoi peccati ("ne ha avuti di spasimanti! Chissà che cosa avrà combinato... ora si ridurrà a diventare una cagna in calore!") non la fermino da un proposito tanto oscurantista e improduttivo ("figurarsi che crede di aiutare gli altri con le sue preghiere! Se proprio proprio, cHe si faccia piuttosto missionaria...").

Ecco, io ti auguro con tutto il cuore che la tua personale offerta a Cristo susciti non semplicemente la bonaria insofferenza che hai descritto, ma altrettanta salivante e rumorosa ribellione satanica: la Chiesa ha tanto bisogno di sale che sala!
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# alecity 2013-01-08 16:22
La gratitudine verso chi ti ha accolto non deve tramutarsi nel tuo sudario: se il menu che senti di essere capace di offrire al Signore è migliore di quello che viene servito nel posto che frequenti attualmente, è tuo dovere offrirlo, eventualmente altrove. Diversamente, farai torto a te stesso (perché vivrai al di sotto delle tue possibilità) e darai a Lui meno di quello che potrebbe ricevere.
Non so se è pertinente, ma ti dico che due anni fa ho frequentato un corso collettivo di sci, nel quale c'era un principiante come me ma che dopo due giorni ha manifestato delle qualità di apprendimento notevoli: ebbene, ha cambiato corso (pur essendo amico di tanti) ed in breve tempo è diventato agonista. Io continuo a sbattere le chiappe sulla neve.
Altro esempio: per far fare un buon catechismo a mia figlia di otto anni l'ho portata in una parrocchia che dista parecchio da quella che abbiamo sotto casa, ma non mi interessano le pastorali del tipo "mondano" che tu hai descritto e che vengono applicate nella parrocchia di competenza. Vola alto e vedrai che tanti vorranno vedere il sole a cui tu punti, mentre se striscerai sulla terra nessuno avrà voglia di seguirti: il mondo propone mille modi alternativi di strisciata.
Infine: è vero che il Signore non si fa scrupolo di essere presente ovunque nel mondo, ma è anche vero che a chi è dato tanto verrà chiesto tanto: sii luce nelle tenebre, sale per la terra!
Che la luce dello Spirito Santo, la forza degli angeli e le preghiere dei Santi ti accompagnino.
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# Sergio64 2013-01-08 16:36
Quando la crisi economica avrà raggiunto l'apice, e noi toccato il fondo, credo che vedremo fioccare le conversioni.

La povertà ci costringerà a tornare alla semplicità.

Allora forse capiremo.
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# zampano 2013-01-09 23:12
no, non è detto. Si ricordi che uno dei due ladroni bestemmiava sulla croce
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# Annhilus 2013-01-08 16:47
Caro Stefano La invito a guardare questo video:
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http://www.youtube.com/watch?v=o9fDs9_eWY4
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Invito che rivolgo anche a tutti i lettori.

Io sono aquilano, è come Lei posso definirmi peccatore convertito. Non parlerò di me però, voglio invece parlare a Lei.

Il video non lo commento per niente perchè si commenta da solo, dirò solo
che essendo abbastanza vicino geograficamente ho partecipato alla loro compieta e alla messa solenne di Pentecoste lo scorso anno e sono rimasto
segnato per la vita da questa esperienza.

Lei neppure immagina quanto servirebbe un confratello italiano a questi poveri e santi monaci, comprendo le difficoltà
a raggiungere Norcia, ma sono niente di fronte alle sofferenze dell'anima che la paura può infliggere.
Se ha bisogno dei soldi per il viaggio
mi scriva attraverso la redazione e provvederò io a mie spese, se utile o necessario mi offro anche di alloggiarla
quale pellegrino di vera fede.

So che essendo a norcia benedettini e non francescani anche questo è ovviamente
un ulteriore problema (non tutti comprendono o neppure sospettano quali e quante difficoltà vengono frapposte a chi vuole cambiare ordine o semplicemente sede una volta inserito in una comunità religiosa a corto di vocazioni).

Da quello che scrive mi rendo conto che la attraversa una profonda vocazione e sensibilità mariana, quindi mi permetto anche un'altro suggerimento che posso offrire su base "geografica".

Forse ne ha già sentito parlare, forse no, ma qui vicino ci sono anche i Francescani dell'Immacolata. Loro sono francescani (primo vantaggio) e con un orientamento spiccatamente mariano (secondo aspetto non marginale) e tradizionale, officiano sempre (come i bendettini di Norcia) in latino in rito Extraordinario e conosco personalmente i loro superiori locali
e potrei farle raggiungere senza difficoltà un loro convento (qui intorno ce ne sono diversi ma su internet non troverà molto). Anche i Francescani dell'Immacolata sono poverissimi e santi monaci e anche loro avrebbero grandissimo bisogno di un confratello italiano (sono quasi tutti stranieri anche loro). Vale parimenti l'offerta anche per i francescani dell'Immacolata. Se desidera provare mi contatti ripeto attraverso la redazione o attraverso il Direttore.

Che Dio la benedica e la accompagni. Non ceda allo sconforto perchè le virtù cardinali includono la Fortezza e le virtù teologali la Speranza.
Lo sconforto
invece viene dal maligno.

Un'altro consiglio spassionato, quale che sarà la sua strada lasci stare queste comunità che non servono a nulla e non producono nulla in termini di vera crescita di Fede, è roba scaduta e inutile, i figli dei fiori sono un'esperienza fallimentare, mentre il francecanesimo o comunque la vita religiosa e consacrata è cosa serissima
e radicale, Lei lo ha capito, i saltimbanchi di Assisi no e probabilmente non lo capiranno mai....
non getti le sue perle ai porci.

La saluto, ringraziandoLa per la sua
testimonianza preziosa (grazie anche al direttore una volta di più!!).
Che Nostro Signore le sia di stella nella notte e che la Vergine Immacolata interceda a protezione contro ogni cedimento. Io e la mia famiglia indegnamente certo...pregheremo per Lei.
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# dommivincenti 2013-01-08 16:47
Ho conosciuto personalmente un padre di famiglia normalissimo che con la moglie e altri amici è stato a Medjugorie e là davanti al grande Crocifisso ha pregato: Gesù, posso aiutare i sacerdoti in qualche modo? Tornando a casa e andando a Messa ha cominciato a sentire come un peso che lo schiaccia a terra e non può fare a meno di piegarsi ed emettere lamenti, e ciò gli procura anche il disagio di critiche del parroco e di chi non sa o non crede che gli dice: "ma si alzi, ma la smetta.."
Finita Messa, finisce la sua pena, salvo i venerdì e specie quelli di quaresima... e ciò è proseguito per parecchio... ora mi dicono che Dio Padre gli avrebbe dettato frasi perchè siano divulgate, specie ai sacerdoti. Ne posto qui alcune...

* Sacerdoti, perché voi, che per primi siete chiamati a nutrire le anime dei fedeli, mettete in dubbio la Presenza viva e vera del Mio Figlio Gesù nell’Eucarestia ?
Non vi sono bastati i vari episodi (I miracoli Eucaristici) che vi sono stati donati per infiammare i vostri cuori di fede e di amore? Perché allora siete indifferenti ai miei richiami?

* Sacerdoti, perché permettete che mani non consacrate, scenograficamen te tese per accoglierla, offendano il Figlio Mio, morto e risorto per voi e resosi Pane per nutrire i vostri cuori, prendendo l’Ostia Consacrata come fosse un oggetto senza valore?

* Sacerdoti, perché quando qualcuno si accosta al Sacramento della Riconciliazione , sminuite la gravità delle colpe, in nome di un buonismo che non Mi identifica?
Io Sono il Padre Buono, e come un padre che ama i propri figli, voglio correggerli quando sbagliano, perché ogni vita da Me creata è preziosa ai Miei occhi. Nessuno deve andare perduto.

* Sacerdoti,  proprio per questo ho dato a voi l’incarico di custodire il mio gregge. Non siate come gli operai della vigna che, presi da avidità, uccisero quanti il padrone aveva inviato loro, compreso il figlio. Perché volete mettere alla prova la Mia Pazienza?
Devo forse fare come il padrone della vigna e mandare i Miei angeli affinché Mi restituiscano ciò che è Mio, ossia il cuore dei Miei figli?

* Sacerdoti, quante vite spezzate, quante perdute per mancanza di amore e di verità!

* Sacerdoti, quanti figli lasciati allo sbaraglio, gridano silenziosamente chiedendo aiuto; e invece di trovare chi, a braccia aperte, li accoglie come il padre buono della parabola, trovano l’accoglienza fredda e ostile del fratello maggiore.

* Sacerdoti,  l’Invidia, la gelosia e le rivalità non vi appartengano. Collaborate amorevolmente tra di voi e diffondete nel mondo la gioia di essere figli di Dio.

* Sacerdoti miei, non usate la definizione di “Dio è Amore” per giustificare l’abominio che in questi tempi, si sta compiendo nel mondo. Io sono sì Amore, ma non sopporto l’ipocrisia e il peccato. Amo l’uomo, mia creazione, ma rigetto l’infamia del peccato. Oggi, invece, vedo il mondo in preda alla superbia, la lussuria e l’invidia.
Egoismo e falsità strappano i cuori dei Miei figli alla preghiera a Me dovuta, li allontanano dai Miei precetti e dai miei ammonimenti che, sempre più raramente arrivano dai miei sacerdoti.
Pertanto sappiate, cari figli miei, che le colpe dei miei figli, non ammoniti da voi, che Io ho preposti per la salvezza delle anime, ricadrà su di voi. A voi chiederò conto dell’operato del gregge che vi era stato affidato.

* Rivedo in voi Sacerdoti, l’atteggiamento che il Mio Figlio ha spesso rimproverato ai sacerdoti e agli scribi del Suo tempo. A parole mi siete fedeli ma, ahimè, il vostro cuore non mi appartiene. Siete troppo legati al mondo in cui state vivendo. Le vostre esistenze non sono più proiettate verso la Promessa di Gioia Eterna cui vi avevo chiamati. E nemmeno più la proclamate ai miei figli.

* Sacerdoti quante volte, durante la celebrazione della Santa Messa vedo, da parte vostra, la recita di uno sterile copione.

* E quante volte, ad un figlio in crisi spirituale, viene negato l’opportuno sostegno.
Ma ora mi sto stancando. Non c’è più molto tempo per la conversione dei cuori.
E come fu per gli ebrei, che a causa della durezza dei loro cuori, persero il primato per la corsa alla salvezza, così sarà per voi sacerdoti.

* Laici e diaconi vi sostituiranno nella divulgazione della Mia Parola, se i vostri cuori non torneranno a rivolgersi a Me.
Ascoltate, figli Miei adorati, questo Mio richiamo d’Amore, perché vi voglio salvi e santi.”
 
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# Alexi 2013-01-08 16:55
Non mi sento di poter dare consigli ad una persona così intelligente e salda nella fede come Stefano, anzi posso solo ringraziarlo e ringraziare il direttore per aver condiviso una lettera così piena di insegnamenti e spunti di riflessione.

Sono sicuro che Gesù ha già tracciato il tuo solco Stefano, basta "solo" che tu affida completamente la tua vita a Lui e troverai il tuo posto nella Sua vigna!

Se posso però, più che un consiglio la mia è una speranza, che tu scelga la vocazione sacerdotale, con il tuo carisma saresti un grande tesoro per qualsiasi parrocchia!
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# Matita Rossa 2013-01-08 17:45
La cosa che più mi addolora è che le vocazioni oggi debbano subire senza riparo il "nubifrocio universale" che si sta abbattendo sulla Chiesa, così chiamato da don Ariel Levi di Gualdo nel suo volume "E satana si fece trino", dove dice tra l'altro:

«Se davvero vogliamo affrontare questo problema drammatico, dobbiamo partire da un triste dato di fatto: oggi, all’interno del clero secolare e religioso maschile, il numero degli omosessuali è spaventosamente alto e si divide tra gay praticanti e gay repressi; i secondi più attivi dei primi nell’esercizio della loro logorante omosessualità psicologica. Gli omosessuali per carattere psichico repressi nel corpo, sono di gran lunga peggiori di coloro che praticano l’omosessualità fisica, causando da sempre all’interno della Chiesa dei danni talora enormi talora irreparabili, puntando sempre e di rigore a piazzarsi nei posti più alti e nei ruoli-chiave di governo, per meglio rafforzare una lobby molto potente e solidale al suo interno, retta su criteri pornocratici». (Cit. pag, 207).


Quelle canzoncine chiesastiche cantate quotidianamente mattina, mezzogiorno e sera (per essere poi imposte in parrocchia) sono la più compiuta espressione comunicativa delle checche da seminario, opera davvero diabolica visto che basta ascoltarle una sola volta per non togliersele più dalla testa.

Considerarle come una "penitenza" per accedere al sacerdozio mi pare un inutile fatalismo, mi sembra un arrendersi a quella gravissima malattia della Chiesa, oltre che un'impresa titanica e fondamentalment e irrealizzabile per uno che non è checca e verrà ossessivamente controllato e continuamente vagliato dalla cricca delle checche. Che a fine anno emetteranno quelle comiche e grottesche "relazioni" che severamente condannano quel seminarista che "non partecipa molto al canto".
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# steveds 2013-01-08 18:14
Mi sento estremamente coinvolto dal racconto di questo ragazzo, forse perchè nel mio piccolo anch'io provo sentimenti simili, pur non intraprendendo il già di per se' difficile percorso della vocazione; sento intorno a me persone vicine solo fisicamente, ma in realtà così lontane...
Avrei così tanto bisogno di passare del tempo con persone tanto più degne di me, per migliorare come persona, per imparare a correggere le mie inclinazioni, per contemplare degnamente il Padre Nostro che è nei cieli...
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# Mec1961 2013-01-08 18:59
Caro Stefano,


solo due parole per dirti che dal tono della tua seconda lettera ho capito che sei sulla strada buona. Ora ti serve l'aiuto di Dio per cui ti consiglio di perseverare nella preghiera. Ti ricordero' anche nelle mie preghiere comprendendo che la tua lotta sara' dura e andra' a buon fine solo se riceverai un copioso aiuto della provvidenza. I tempi in cui ci troviamo a vivere sono quelli che sono e gli ambienti ecclesiastici sono oggi piuttosto insidiosi. Stai attento pero' anche alle insidie di segno opposto a quelle che ti mettono in imbarazzo, massima attenzione percio' a non cedere alla superbia spirituale.

Che Dio ti doni accanto alla perseveranza anche la prudenza e l'equilibrio.

Un "cugino" del terzo ordine domenicano.
Fra' Michele o.p.
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# edmond11 2013-01-10 12:34
Grazie fra Michele

sì, sono consapevole del rischio, ben più invadente, pericoloso e insidioso, della superbia spirituale. Bisogna vegliare sempre.

Ammiro molto, sebbene lo conosca poco, l'ordine domenicano, in particolare padre francois-marie dermine, presidente del gris, che ho ascoltato in molte conferenze.

Forza e coraggio!

Stefano
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# Cisco85 2013-01-08 19:24
Se la vocazione è di spiritualità francescana secondo me l'unica opzione sono i francescani dell'Immacolata; andare in altri lidi oggi come oggi sarebbe temerario.

1 lettera Giovanni 2,27
Ma voi fate sì che l'unzione che avete da Lui ricevuta, rimanga in voi; e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma siccome la Sua unzione v'insegna tutte le cose ed è verace e non menzognera, rimanete in Lui, come ella vi ha insegnato.
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# littoria3 2013-01-08 20:13
Che dire... diversi mesi addietro vengo chiamato da Don Elias della Fraternità Sacerdotale San Pio X di Albano, per fare un 'blitz' presso un Istituto Religioso fuori Roma, sulla via Aurelia (Aurelia Antica), altezza Castel di Giudo. Aveva bisogno di aiuto per far uscire (scappare - fuggire),da quell'Istituto 'Religioso', due ragazzi spagnoli che lo avevano contattato appunto per andarsene da lì e poi accoglierli presso di loro ad Albano e ritornare alle proprie famiglie. Ho potuto constatare, il livore profuso dal 'Direttore' (almeno credo), che uscito furioso dal fabbricato, ha inveito contro i due giovani che erano appena saliti sulla mia auto con i loro bagagli, dopo che io avevo atteso fuori dai cancelli, il momento giusto per entrare velocemente e portarli via di là. Questo 'signore', tenendo aperto lo sportello, mi obbligava a stare fermo e non poter partire, li minacciava chiedendo di ritrarre tutte le loro accuse fatte nei confronti dei 'metodi' usati in quell'Istituto ecc., subito dopo i primi 'lai' in italiano, continuò inperterrito a declamare furiosamente, ma in Latino e per lungo tempo contro i due ragazzi. Al che mi stufai di quella situazione, scesi dalla mia automobile e lo affrontai,chiud endo lo sportello, questo 'signore' mi minacciò perche io ero sul suo territorio e io gli risposi, che i due ragazzi invece erano sul mio territorio (l'automobile) e percui sarei uscito immediatamente dal suo territorio....Così e velocemente frastornati dal quel 'casino',lasciammo immediatamente quell'Istituto Religioso e appena usciti, i ragazzi vollero recitare una decina del Rosario, cosa che feci anche io, rigorosamente in Latino.
Per tutto il tempo del viaggio verso Albano, i due ragazzi, non facevano che ringraziarci per averli aiutati ad uscire (scappare - fuggire) da quell'inferno, raccontandoci cose che a mè sembrano ancora oggi inverosimili per i trattamenti e i metodi ed insegnamenti di un Istituto Religuioso del Vaticano.
Percui a Stefano, sconsiglio di presentarsi in quell'Istituto Religioso del Vaticano, infatti a detta dei due ragazzi spagnoli, da lì nei nesi prima ne erano scappati già altri sette (7), per gli stessi motivi, loro erano soltanto gli ultimi.
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# aloisius 2013-01-08 20:34
Citazione Maurizio Blondet:
Si metta lei, "Signal", a mettere in piedi un ordine guerriero...così smetterà di dire sciocchezze. Almeno spero.

Blondet


Concordo!
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# piero vassallo 2013-01-08 21:22
rivolgiti a padre Lanzetta dei francescani dell'Immacolata. Gli ordini francescani sono in estinzione, fulminati dalla banalità e dalla miscredenza...
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# Lucio 2013-01-08 21:27
a Stefano sfugge, che ai tempi di san Francesco la dottrina era cattolica. Cosa che non è più stata dopo il concilio vaticano II.
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# enricog 2013-01-08 23:59
Mi spiace ma non sono d'accordo.

Ammiro molto la radicalità con cui Stefano sta cercando la via della santità (che è la via maestra che dovremmo cercare tutti, sulle orme di Gesù) ma dissento da alcuni commenti come questo che definiscono il cattolicesimo come una dottrina del passato.
Bene fa ad accogliere anche le brutture e le superficialità di certe Messe, sapendo che Gesù accetta anche questo perchè ci ama per primo e di un amore infinito.
Io mi ritengo indegnamente un cattolico praticante, con molti limiti e contraddizioni e fortunato di appartenere ad una comunità parrocchiale presso la quale il 20 gennaio prossimo ricorrono i 10 anni di Adorazione Eucaristica Perpetua, giorno e notte.

10 anni in cui ad ogni ora, chiunque ha potuto incontrare Gesù Eucaristia perchè nella cappellina dell'Adorazione c'è sempre qualcuno che a turno, adora Gesù e dà a tante persone anche provenienti da lontano, la possibilità di un incontro personale, intimo, avvolto nel silenzio.

A Stefano assicuro una preghiera perchè sappia perseverare e non usi troppo la testa in questa sua decisione (anche se sembra che l'abbia già presa) ma bensì sappia guardare al quotidiano, alle cose della vita, con gli occhi del cuore.

Perchè è il modo innocente dei bambini (e lo fu anche di San Francesco) di guardare il mondo: con meraviglia, con stupore, guardando estasiati la luna piena, un fiore, un insetto. E sappiamo cosa disse Gesù: "lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perchè a chi è come loro appartiene il Regno di Dio."

Voglio concludere riportando un intervento del Santo Padre del 2 settembre scorso:

“Lasciamoci riempire di nuovo di questa gioia: dov’è un popolo al quale Dio è così vicino come il nostro Dio lo è a noi? Così vicino da essere uno di noi, da toccarmi dal di dentro.

Sì, da entrare dentro di me nella santa eucaristia.

Un pensiero perfino sconcertante. Su questo processo, san Bonaventura ha utilizzato, una volta, nelle sue preghiere di comunione, una formulazione che scuote, quasi spaventa.

Egli dice: mio Signore, come ha potuto venirti in mente di entrare nella sporca latrina del mio corpo?

Sì, lui entra dentro la nostra miseria, lo fa con consapevolezza e lo fa per compenetrarci, per pulirci e per rinnovarci, affinché, attraverso di noi, in noi, la verità sia nel mondo e si realizzi la salvezza.

Chiediamo al Signore perdono per la nostra indifferenza, per la nostra miseria che ci fa pensare solo a noi stessi, per il nostro egoismo che non cerca la verità, ma che segue la propria abitudine, e che forse spesso fa sembrare il cristianesimo solo come un sistema di abitudini.

Chiediamogli che egli entri, con potenza, nelle nostre anime, che si faccia presente in noi e attraverso di noi – e che così la gioia nasca anche in noi: Dio è qui, e mi ama, è la nostra salvezza!

Laudetur Jesus Christus !
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# edmond11 2013-01-10 12:27
Amen!
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# mauro73 2013-01-08 23:40
Caro Stefano,
Le tue parole brillano e mi fanno sentire "piccolo piccolo" nella mia mediocrità! Gesù Cristo patì per diffondere il messaggiio di Dio... Tu stai patendo per riscoprirlo e ristabilirlo. Che la tua missione sia anche quella di mettere un pò di ordine all'interno della Chiesa? Personalmente, nel mio piccolo, sto tentando di farlo quotidianamente nel mondo civile, tu provvedi in quello ecclesiale. C'è un gran bisogno di spiritualità e purtroppo questo bisogno viene espresso male dall'uomo che, in fondo in fondo, è come un bambino! Quando ha bisogno di affetto, di conforto e di amore non te lo chiede esplicitamente ma si limita talvolta a degli atteggiamenti incomprensibili ! Tu saprai interpretarli. A mio avviso la Chiesa, per catturare più fedeli, dovrebbe essere meno politica e più coraggiosa! Specialmente in questo momento avrebbe un gran "successo". "che IL VOSTRO PARLARE SIA SI SI , NO NO. TUTTO IL RESTO PROVIENE DAL MALIGNO" ed è questo che manca alla Chiesa di oggi. Percorri la tua strada spirituale, credici, rafforzati e aiuta la Chesa di oggi.
Con stima
Mauro (peccatore convertito)
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# edmond11 2013-01-10 12:25
Ciao Mauro,
forza e coraggio! Mi viene in mente quando il Signore ha moltiplicato pane e pesci. Erano in pochi davanti a una moltitudine di persone e le ceste erano vuote. Eppure il Signore ha detto: "Dategli voi stessi da mangiare". Anche noi a volte restiamo incerti: "Ma Signore, non abbiamo che cinque pani e due pesci". Ma bisogna affidarsi fino in fondo, in ogni piccola azione quotidiana. Siamo strumento suoi. Non c'è bisogno di andare in città a comprare altro pane e altro pesce: c'è solo bisogno di fede.
E' vero, noi siamo servi inutili. Però abbiamo una speranza grande che ci precede e deve darci fiducia e coraggio.
Grazie dell'incoraggiamento , ti incoraggio a mia volta. Andiamo avanti!

Pace e bene

Stefano
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# milvus 2013-01-08 23:46
Questa lettera la leggeranno i preti, ma dovrebbero leggerla anche gli economisti bocconiani ultraprofession isti plurilaureati ed i loro complici politici che dal 1929 non riescono a capire come sia possibile non trovare vie d'uscita per risolvere le crisi: nemmeno il populismo inflitto dopo il CVII alla Chiesa, teorizzando che avrebbe contribuito assieme allo Stato ad aumentare, migliorare la distribuzione di beni e ricchezze, nonostante tutto la gente non è contenta, è infelice eppure certe formule hanno migliorato la qualità della vita, aumentato i servizi, in piena regola "libertè, fraternitè, egalitè".
Tutti dovremmo essere felici perchè siamo tutti più uguali. Se c'è qualcosa che ci rende veramente felici è essere diversi, sapere che siamo in tanti i migliori, coloro che hanno più spiritualità degli altri, altrimenti grideremo egalitè, no? Arrivato in convento, ha creduto trovarsi con tanti altri diversi, migliori, con il dono prezioso della spiritualità, invece, anche li è arrivata la legalità, fraternità e l'uguaglianza.
La premessa degli economisti è appiattimento e compressione della vita sociale, lavoro per tutti, invece è tutto ciò che l'umanità non cerca, perchè crea ribellione ed amarezza. La felicità delle persone è nella ricerca più che nell'arrivo, ancor di più se in quel luogo già ci sono altri felici. Il piacere di ciò che vi è in un posto spirituale, già ci fa sentire diversi.
La spiritualità è la connessione della mente con l'essere, con quella parte del sè che vive solo nel presente, nell'ora e adesso, vivere del passato o del futuro, crea solo ansie e conflitti a tutti i livelli della vita.
Molto indovinato il consiglio di Fra Michele, sopratutto di non cadere nella superbia spirituale, che è una forma di conflitto: poteva stare assieme ai ragazzi a vedere i fuochi d'artificio, lumi per illuminati spirituali.
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# paolaerre46 2013-01-09 00:02
Che cosa sia diventata la Chiesa (purtroppo) non fa più notizia e nemmeno stupore. E' il risultato di un capillare lavoro iniziato secoli fa dalla Massoneria. E'inutile farne su questo giornale la storia perchè chi vi scrive lo sa benissimo. Adesso, l'unica cosa da fare è stringere i denti, resistere e - se va avanti così - tra poco prepararsi pure al martirio. In altri tempi Stefano non avrebbe avuto dubbi. Oggi ne ha e meno male, ma attenzione a non fare dei dubbi il suo stile di vita. Ho visto più di una persona "macerarsi nei dubbi'' ... fino a tarda età e non esere mai stati capaci di prendere una decisione né sacerdoti né sposi. Dio dice nell'Apocalisse: magari voi foste caldi o freddi, voi non siete né caldi né freddi, voi siste tiepidi e i tiepidi Io li vomiterò dalla mia bocca. Stefano mi pare che Dio ti abbia dato tanto, non puoi esitare perché hai incontrato una Chiesa che non ti convince. Mi sembra di sentire un bambino che per giustificarsi dà la colpa agli altri. Cambia comunità, dici che sono due anni che vai da quei frati, bene, forse è il caso cambiare. Pensa a quanti cristiani, specie in questi ultimi tempi - sono stati massacrati, in India, in Pakistan, in Turchia ... Andavano a Messa lo stesso anche se sapevano che era pericoloso, che avrebbero potuto morire. Non avevano il problema dei canti o della chitarra scordata, andavano e basta perché sapevano che lì c'era Dio. Dio quando dà tanto, chiede tanto, coraggio Stefano, ama Dio e testimoniaLo ovunque. A proposito i Frati francescani sono anche in Terra Santa, non solo in montagna.
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# Sir Gawain 2013-01-09 00:43
Caro Stefano, ti capisco bene e mi sento molto vicino a te.
In Garfagnana, a Minucciano (LU), c'è un eremo (Eremo della Beata Vergine del Soccorso) dove vivono tre monaci benedettini (milanesi...); vale senz'altro la pena fare una chiacchierata con loro.
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# marconista 2013-01-09 06:19
Un racconto interessante, pieno di particolari perfettamente verosimili. Degne di nota sono anche le riflessioni di ordine generale a margine della storia.
Tuttavia non riesco a togliermi dalla mente l'impressione che si tratti di una "narrazione edificante" (magari assemblata con pezzi di storie ed esperienze vere).
Se sbaglio perdonatemi...
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# cgdv 2013-01-09 09:23
Ancora oggi, il popolo più semplice non gradisce le oramai vecchie "innovazioni" ed appena possibile lo manifesta. Per esempio, in occasione delle sagre popolari in onore di Santi o più spesso della Vergine nelle chiesette montane a loro dedicate, ho udito qualche volta le donne esigere di cantare tradizionalment e in latino specialmente i Vespri.
Cosa si può dire quindi a chi ha una vocazione come quella di Stefano se non: forza e coraggio anche per noi!
Giuliano
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# Pietro G 2013-01-09 09:25
Dopo aver letto la lettera e i commenti sono sempre più convinto che occorre una riforma del clero e l'abolizione dell'obbligo del celibato. La vita monacale deve essere riservata ai pochi che veramente si sentono di fare questa scelta di rinuncia delle cose del mondo e non deve essere l'unica via per servire Dio.
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# struki 2013-01-09 09:52
Caro Stefano , a Dumenza sopra Luino c'è il monastero della S.S. Trinità, sono Benedettini e sembrano seri.
Mentre a Induno Olona (VA) tutte le domeniche alle 17 puoi seguire la messa antica rito ambrosiano.
Buona Fortuna
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# l.saletti 2013-01-09 09:53
Direttore, Stefano,
Che belle parole ci avete regalato!
Stefano, prosegui fermo nel tuo cammino.
Altri, senza saio, cercano di riportare i valori cristiani autentici nel mondo, attraverso il loro impegno nella vita professionale.
A me viene da pensare che e' lecito avere gruppi "pizza e Vangelo", purché non siano gli unici ed alle spalle abbiamo un'esperienza di Fede autentica, ancorata ai valori veri.
Il nostro mondo é come se fosse fatto a cerchi concentrici.... Piu' ci si allontana dal centro piú i colori sbiadiscono... La nostra sfida é invece quella di mantenere i colori del centro vivi e fare in modo che questi diano sempre piú colore alla periferia.
Il tempo é adesso.
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# Annhilus 2013-01-09 13:59
A me viene da pensare che seppur
lecito è demenziale!

Ad ogni modo se è lecito pizza e Vangelo, io vorrei lanciare anche Vangelo e sarsiccia, Vangelo e porchetta,
e perchè no??? Tango e Vangelo,
Vangelo e campionato, Birra e Vangelo, Vangelo e salame ed infine ma non ultimo, Vangelo e gnocchi... al giovedi!!!!

Ma insomma la volete capire che siete diventati dei saltimbanchi? Degli intrattenitori di bassa lega, degli animatori da stabilimento balneare con la scusa della catechesi?


Mi piacerebbe molto avere da Lei, una bella spiegazione sulle "opportunità pastorali" sulla "fruttificazione spirituale" e sul fondamento biblico e teologico dell'accostamento "pizza e Vangelo" nonchè sulla testimonianza militante dei pizzaevangelizz ati, anzi se mi convince fondo il gruppo Vangelo e tartufo ma lo fondo coi cerchi concentrici e i colori a sfumare sia chiaro tenendo bene in saturazione i colori della periferia
tartufata e neo-evangelizzata, magari raccolgo la sfida e ci metto pure l'olio d'oliva extra-vergine!!!!

ahahahahahahah

andè a lavurà vaaaaa.....
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# ulisse 2013-01-09 11:03
C'è dell'altro! Le Chiese sono (semi)vuote, la vita parrocchiale (quel che ne rimane) è nelle mani di signore attempate che guatano torvamente chiunque entri in Chiesa, anche per la S.Messa. I preti sono vestiti non da preti. E fin qui credo che siamo d'accordo, perchè sono cose che tutti vediamo.
Io però ho una teoria personale: lungi dal preoccupare, questa situazione, a mio parere, non è affatto sgradita ai preti, che così lavorano meno, e possono dedicarsi ai propri personalissimi hobbies: comunicazioni sociali, TV. Ma soprattutto, questa situazione non sembra dispiacere ai preti, perchè in pochi comandano di più che se fossero in molti, e poi si sentono (senza esserlo) insostituibili, e insindacabili.
PS: A commento della storia di Stefano, vorrei osservare che una persona atea come la madre di Stefano io non l'ho mai incontrata, certo per una mia scarsa perspicacia, o ...per sfortuna.
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# crystalfamily 2013-01-09 11:29
Anch'io stesso consiglio di Gianluca. Fraternità Sacerdotale S.Pio X a Rimini o Albano Laziale ed esercizi spirituali di S. Ignazio che si tengono anche nella sede della Fraternità a Montalenghe vicino Torino (da Milano non è lontanissimo). Poi voglio quì fornirti dei links: quello della FSSPX http://www.sanpiox.it/public/ e quello di un blog in cui intervengono ragazzi di buona volontà che si sforzano di aggrapparsi alla Tradizione e alla purezza di quanto insegnato da Gesù http://www.facebook.com/groups/296579487085510/414894891920635/?notif_t=group_comment_reply#!/groups/138828392835880/
Ciao Stefano
che Dio ti benedica e ti illumini sempre.
Con affetto
Stefania
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# Pennabianca 2013-01-09 12:34
Caro Direttore, sono di Roma. La ringrazio sempre di tutto e mi permetto di suggerire al giovane Stefano di contattare Mons. Angelo De Donatis, già padre Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore della Basilica di San Marco di Roma (Piazza di San Marco, 52 00186 Roma tel. 06 6795205). A Lei Gent.mo Sig. Blondet suggerisco di assistere, se può, a qualche Funzione Religiosa di Don Angelo, ogni domenica alle 19.00 dice Messa a San Marco. La Chiesa è accanto a P.zza Venezia, attaccata a Palazzo Venezia. Con i migliori auguri, Mauro Castellani da Roma. (mauropennabian )
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# codino 2013-01-09 12:38
Mi piacerebbe conoscere Stefano.

STEFANO, se ti va, contattami alla mia email: pfpalmisano@tis cali.it - la settimana prossima sarò a Milano, quindi se ne hai voglia mi farebbe piacere raggiungerti e conoscerti.
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# crystalfamily 2013-01-09 12:53
I disagi che avverti coincidono esattamente con i frutti negativi del post CVII perciò....vale il mio primo messaggio per te che però...ancora non vedo pubblicato
Stefania
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# crystalfamily 2013-01-09 13:07
caro stefano, accettare questi obbrobri non è assolutamente una "penitenza", questi sono lupi travestiti da agnelli o peggio ancora pastori, tu sei una pecorella onesta e non puoi assoggettarti a questi che sono veri e propri eretici o in alcuni casi direttamente infiltrati dalla massoneria per distruggere la Chiesa (lo testimoniano anche i frati francescani dell'Immacolata, non "solo" i lefebvriani!).
Un conto è la santità personale, accettare dei superiori che so, bugiardi, golosi o incontinenti è un conto, un altro è accettare offese dirette a distruggerei tesori spirituali della chiesa come la sana dottrina o liturgia, queste sono offese che NON vanno tollerate, non è santità ma debolezza. Bisogna denunciarle con coraggio e combatterle per affrettare il giorno in cui saranno debellate dal Corpo mistico (da cui sono già spiritualmente "fuori" in realtà....!).
I lefebvriani non sono assolutamente fuori e non hanno costruitito nessuna casa alternativa, continuano solo a fare le stesse cose di TUTTE le generazioni di cristiani cattolici di sempre. Nemmeno il Papa ha mai detto che sono fuori dalla Chiesa, la prego si informi meglio. Al massimo non sono "canonicamente inquadrati", ma persino in Vaticano non osano certo dire che siano eretici o scismatici, sarebbe proprio il bue che dice cornuto all'asino!!

luceriflessa
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# ansgario 2013-01-09 13:13
Caro Stefano,
mentre leggevo la tua lettera provavo stupore e simpatia. Sì, perché a lungo nella mia vita ho coltivato i tuoi stessi ideali di vita consacrata e ho riconosciuto nel tuo percorso e nelle osservazioni che muovi alla vita ecclesiale gran parte della mia vita e dei miei stessi pensieri. Ho conosciuto i francescani della mia città fin da bambino, tra i quali il mio confessore ordinario, che talvolta leggeva distrattamente il giornale mentre mi ascoltava, ma non ho mai provato attrattiva verso il francescanesimo , quanto piuttosto verso il monachesimo benedettino. Dopo anni travagliati di discernimento e di esperienze sbagliate, ho capito che non ero vocato alla vita religiosa ed ora sono felicemente sposato. Benchè sia passato tanto tempo da allora, ho mantenuto il cuore attento e vigile alla chiamata alla santificazione e alle problematiche che ti interessano e dopo qualche giorno, scontento dei commenti di altri lettori, mi sono deciso a dire il mio parere, da anziano bacucco.
Non mi sono più trovato d'accordo con te quando, verso la fine della corrispondenza con Blondet dici di avere finalmente capito: che se il Signore si degnava farsi pane e vino in quel contesto, allora bisognava che tu accettassi la realtà della Chiesa di oggi, così com'è. Hai detto che come il Signore accettava per amore questa umiliazione, così avresti dovuto fare tu. Questa "visione" ti appagava più di tutto il canto gregoriano. Del resto dici che San Francesco ha riparato la casa del Signore, ma non ne ha voluto costruire un'altra. Per questo dici di scartare decisamente i Lefebvriani. Da queste affermazioni e dallo svarione teologico di Gesù che si fa pane, credo di avere intuito alcune cose che, se mi permetti, senza volerti offendere, sono un vero capitombolo di logica. Anzitutto mi sembra che tu sia attratto più da modelli moralistici che da esigenze veritative. Ci si consacra per seguire Gesù che è modello di vita perché è la Verità. Tu hai scoperto che tante cose non funzionano nella Chiesa del postconcilio e le hai attribuite alla fissazione della pastoralità e all'antropocentrism o. Cio' è vero nella misura in cui questi aspetti sono effetto e non causa dell'apostasia generale. Temo che l'affezione e la consuetudine che hai per gli ambienti francescani non ti aiutino ad andare fino in fondo alla questione per constatare che la sorgente dei mali della Chiesa di oggi è la mancanza di fede, in senso dottrinale. Gli studi che hai fatto possono aiutarti a renderti conto dell'enorme allontanamento dalla retta fede di sempre. E' un argomento tabù che non si vorrebbe mai affrontare, ma bisogna avere il coraggio di spaventarsi e soffrire per vederlo. Il discorso su Gesù che accetta di essere presente in questo contesto non basta per giustificarne l'abbraccio. Gesù ha accettato anche di farsi crocifiggere un tempo e ancora oggi, a causa della validità dei sacramenti degli ortodossi eretici e scismatici, accetta di farsi presente nella loro Eucaristìa. Entrare in un ordine religioso decadente, pensando di santificarsi nell'obbedienza a superiori di dubbie intenzioni, fidandosi solo della grazia e della propria buona volontà è temerario. San Benedetto chiamava il monastero "Scuola di servizio al Signore". Occorre seguire un maestro fidato in una comunità che garantisca con la rettitudine di fede e di esperienza la via sicura. Oggi non vedo queste condizioni da nessuna parte nella Chiesa conciliare. Quel che è peggio, e mi pare non sia ancora stato notato, mi sembra che tu sia in realtà molto solo in questa avventura. Il fatto stesso che, nonostante le tue frequentazioni religiose, tu ti rivolga al pubblico di un giornale è semplicemente sconvolgente e la dice lunga. Ho provato simpatia per te, ma consentimi, anche molta trepidazione. Sei colto, intelligente e navigato, ma hai ancora delle zone oscurate dall'ingenuità e forse dalla paura e dall'isolamento. Senza pretesa di saperne più degli altri, aggiungo che san Francesco, come tutti quelli che hanno contribuito a rinnovare la Chiesa, ha capito che le cose cambiano dall'alto e non dal basso come paradossalmente si vorrebbe far credere oggi. Mi spiego meglio: Solo chi ha autorità sugli altri può operare efficacemente e rettamente. Per questo Francesco si è fatto riconoscere dall'Autorità suprema del Papa ed è diventato autorità per gli altri. Se avesse voluto partire dal basso avrebbe fatto come Pietro Valdo o, al più, come San Giovanni Gualberto che era entrato in un monastero benedettino corrotto. Dopo un po' se ne dovette andare e mettersi in proprio fondando una nuova congregazione. Altrettanto San Francesco: poteva entrare tra i monaci di san Pietro ad Assisi, ma ha fondato un ordine nuovo. Non credo che nella situazione di smarrimento in cui ti trovi, sia questa la tua vocazione. E' troppo prematuro. Voglio solo dire di cambiare aria, di guardarti attorno e di approfondire il discorso della verità di fede, oggi compromesse. Diversamente, diventeresti complice di inganni.
Intanto contituiamo a pregare.
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# edmond11 2013-01-10 12:12
Grazie delle belle parole e della risposta attenta. Mi apro totalmente nei suoi confronti e le chiedo: che cosa dovrei fare?
Io sono un giovane qualsiasi. Non ho potere, non ho forza. Non sono nessuno e non conosco nessuno. E' vero, soffro di questa solitudine. Più volte, in refettorio, mangiando con gli altri frati, mi sono accorto che in due anni non ho mai incontrato qualcuno a cui sentissi di assomigliare. Le storie degli altri frati sono tutte molto diverse dalla mia, almeno quelle che ho conosciuto fino ad oggi. Canzoncine e dolciumi a parte, i frati mi sembrano molto più umili, semplici e piacevoli di me. Nonostante tutto, rimangono "minori", anche se brindano o guardano un filmettino idiota. Da questo punto di vista li ammiro e mi chiedo: sarò mai capace di tanta semplice umiltà?

La critica ai costumi, agli esperimenti pastorali, alle carenze liturgiche, non può in alcun modo giustificare una rottura. Se lo facessi, diventerei complice dell'autore dell'inganno. Devo imparare piuttosto a starci dentro, rimanere fedele. Senza cadere né in un eccesso né nell'altro: né corrompere la mia intenzione né mettere il talento sottoterra.

Cambiare percorso, cercare e scegliere un Ordine o una comunità più in linea con la mia idea di Chiesa e di vita religiosa, non sarebbe segno di un modello moralistico più che di un'esigenza di verità?

I frati minori sono presenti in tantissimi luoghi, hanno conventi sparsi in mezzo mondo e sono ben incastonati nel cuore della Chiesa. Raggiungono potenzialmente, ancora oggi, moltissime persone. Rinunciare a stare insieme a loro, significa rinunciare a stare nella compagnia di cui parlava Enrico G. nel commento pubblicato dal Direttore Blondet, in favore di un cammino di solo perfezionamento personale. Su san Francesco si dicono tante cose, si cerca di tirarlo un po' da tutte le parti, ma una cosa è certa: non ha agito in polemica con la Chiesa, non ha fondato un Ordine puntando il dito sui difetti clericali del suo tempo. Non ha rifiutato altre strade, perché quelle che c'erano non erano abastanza degne di lui. Non si trova nulla di questo nella sua testimonianza e nella sua vita. Quando san Francesco incontrava un prete simoniaco per la strada, non gli puntava il dito addosso né cambiava direzione, ma gli baciava le mani.

Quello che voglio dire è che ciò che mi ha spinto a fare questo cammino non è stata l'esigenza di condurre una vita cristiana perfetta e coerente. Questo ideale dovrebbe riguardare tutti i cristiani, laici o consacrati che siano. Il motivo per cui ho messo in discussione la mia vita, aprendomi alla possibilità della consacrazione, è in realtà l'esigenza di stare insieme agli altri, di mettermi a servizio, di dare anche io il mio piccolo contributo. Qualunque esso sia. Padre Pio è stato perseguitato tutta la vita dall'interno della Chiesa, eppure non permetteva a nessuno di mettere in discussione la Chiesa al punto di rinnegarla. Da lui, da questo splendido santo che il Signore ci ha donato, ho moltissimo da imparare. La sua testimonianza è stata tale per la fedeltà, la sopportazione e l'umiltà.

Io voglio stare con gli altri, non per fuggire la solitudine, ma perché mi sento amato e voglio restituire questo dono. Tutto qui. Non ci si consacra per seguire Gesù come modello di vita, ma si segue Gesù come modello di vita per mettersi a servizio del prossimo e del Vangelo. Lo scopo del cammino è la carità, la comunione, l'incontro, il confronto, lo stare insieme, il raccogliere.

Leggevo "l'Imitazione di Cristo" e tra le prime righe mi hanno colpito molto queste parole: "A che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci?"

Forse dobbiamo tutti, io per primo, mettere in discussione noi stessi più che gli altri, e se qualcosa intorno a noi non funziona non usare questa scusa per gettare la spugna.

Pace e bene

Stefano
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# Zacalufla 2013-01-09 13:26
Sono vicino a Stefano con la preghiera e con lo spirito. La via indicata da nostro Signore è irta di ostacoli, spesso quasi insuperabile, ma Stefano l'ha intravista bene. Quanto alle difficoltà lo stesso San Francesco incontrò chiusure e amarezze nella sua stessa famiglia, in Assisi, in Umbria. Era preso per pazzo. Voglio quindi dire che l'attuale contesto sociale è messo malissimo, ma solo facendo luce nelle tenebre può arrivare qualcosa di buono e di migliore per tutti. L'esempio e la virtù affiorano sempre e comunque.
Quanto alla riforma del clero nel senso, tra l'altro, dell'abolizione del celibato, vorrei sommessamente chiedere senza alcuna vis polemica cosa centri questo tema adesso con i magnifici interventi di Stefano e di Maurizio.Dallo spessore spirituale intenso.
Luciano.
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# edmond11 2013-01-10 12:13
Grazie Luciano, sento la tua vicinanza e ricambio la preghiera.

Pace e bene

Stefano
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# Dawid 2013-01-09 14:20
SUGGERISCO AL CARO AMICO STEFANO DI TRASCORRERE UN PERIODO PRESSO LA CASA DELLA POVERA GENTE A SPELLO DA MADALEINE HOLOUIGUE.
PARLI CON QUELLA DONNA, LE POTREBBE ESSERE MOLTO UTILE.
www.maddalenadispello.com

UN GRANDE AUGURIO PERCHè TU POSSA ESSERE VERO AGLI OCCHI DI DIO, DI TE STESSO E DEGLI UOMINI.
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# onofrioalvise 2013-01-09 14:59
Caro Stefano,
grazie per la tua testimonianza.Sta' attaccato a Maria con la preghiera quotidiana del rosario e Lei ti condurrà a Gesù ("odigitria").E non disperare.
Un abbracccio,preg o per te.
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# VALFRED 2013-01-09 16:19
Bellissima la lettera di Stefano.

Molto interessante, se pur completamente diversa, anche la lettera di un ragazzo "inquisito" nell'inchiesta su Stormfront".

è pubblicata sul blog di Andrea Carancini:

http://andreacarancini.blogspot.it/2013/01/maurizio-dangelo-uno-dei-perquisiti-di.html

vorrei che la Redazione di Effedieffe la leggesse per eventualmente segnalarla al Direttore Blondet.
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# raff 2013-01-09 16:27
Grazie Stefano per la bellissima testimonianza. Mi ha colpito molto l'immagine di tua madre, con la quale mi sono identificato.
Anch'io, ogni tanto entro in chiesa, mi siedo negli angoli più nascosti, in fondo e, come un mendicante, aspetto. Che cosa? non so! Un segno forse, o un invito.
Non sono un "ateo devoto", mi ritengo piuttosto un "credente senza fede".
Credo in Dio, perché la ragione mi dice che Dio esiste e non può non esistere, credo perciò nella mia mente, ma non basta, la fede è un’altra cosa. La fede è credere all’incredibile è credere all’impossibile , perché tutto è possibile a Dio. Nelle manifestazioni di fede, lo stesso linguaggio appare contraddittorio e gli ossimori perdono di significato ed assumono il carattere della preghiera, come nella sublime preghiera di S.Bernardo alla Vergine Maria con la quale Dante inizia il XXXIII Canto del Paradiso,

"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura."

La fede è visione mistica di Dio che va oltre i limiti della mente, che è in sé incapace di penetrare il mistero divino e di superare i limiti della razionalità umana, come ci ricorda lo stesso San Bonaventura:

“La beatitudine non è che il Bene sommo. E poiché il sommo Bene è sopra di noi, nessuno può giungere alla beatitudine se non trascende se stesso, non corporalmente ma spiritualmente. MA NON POSSIAMO ELEVARCI SOPRA DI NOI STESSI SE NON INTERVIENE UNA FORZA SUPERIORE. Quantunque vi siano in noi delle disposizioni favorevoli ad ascendere, a nulla valgono senza l’aiuto della GRAZIA DIVINA.” (S.Bonaventura -” Itinerario della mente in Dio”).

Perciò Stefano, tu che hai avuto in dono la “chiamata” segui la via del Signore e affidati a Lui.

A Enrico G vorrei ricordare che, se la Tariqah è la Realizzazione del sé, non basta la bellezza del Dhikr o riuscire a “scalare” tutte le stazioni e raggiungere il Tasawwuf, come non è sufficiente il fanah fi shaykh, l’annullamento nel maestro e neppure il fanah fi Illah, l’annullamento in Dio, se non c’è la GRAZIA, Grazia che discende dall’Alto, da Dio stesso con il Sacrificio del Figlio, nostro Signore Gesù Cristo. (Senza di Lui noi non andiamo da nessuna parte!)
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# edmond11 2013-01-10 11:18
Leggiti il testo intitolato "la mistica sapienza" di san Bonaventura, uno dei miei preferiti.

Grazie raff, pace e bene

Stefano
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# paolaerre46 2013-01-09 16:56
Ho letto il commento poco sopra di chi pensa che possa trattarsi di una lettera "pecostruita''. Devo dire che benchè abbia già inviato un commento, ne vorrei fare un altro. Come quel lettore, anche io ho avuto un dubbio sulla autenticità di quella lettera.Per questi motivi: due anni (con frequentazione molto intensa) per capire che quella comunità non faceva per lui; poi, per diventare Sacerdote bisogna o entrare in seminario, o iscriversi ad una Facoltà Teologica, il che comporta 5 anni di studio "tosto'', lo so perchè da laica l'ho fatto, e Stefano non ci ha neanche pensato. E' possibile frequentare la Facoltà anche da uditore, ma se fai gli esami poi te li tengono buoni. La retta è molto bassa e - nel caso - ti aiutano anche. Stefano dice di esere laureato, quindi non avrebbe dovuto essere difficile per lui pensarci. In conclusione ha perso due anni, e poi si mette al computer per lamentarsi. Mah...
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# edmond11 2013-01-10 11:17
Cara Paola, non ho scritto nella mia lettera che dopo due anni ho capito che quella comunità non fa per me. Anzi, non ho mai pensato, né ora né in passato, di cambiarla, di cercarne un'altra. Su questo sono molto fermo.
Il cammino di discernimento dura in effetti da due anni: è uno standard stabilito dalla "animazione vocazionale" dei frati minori. Un anno di accompagnamento , poi 8 mesi "seguimi", poi incontri mirati con psicologi, qualche ritiro, e infine l'accoglienza. E solo dopo tutto questo percorso, arriva il "postulato". Funziona così. Per alcuni dura anche di più. Inoltre, stanno pensando di raddoppiare il tempo anche del postulato: due anni minimo. A mio modo di vedere, questi tempi sempre più lunghi, rischiano soltanto di demoralizzare e sconfortare maggiormente quei pochi giovani che decidono di mettere in discussione la propria vita. Qualcuno mi dirà che se c'è dietro una vocazione, il tempo non conta, anzi, è un modo di mettere alla prova l'autenticità di tale presunta vocazione. Non sono d'accordo: il tempo della prova è necessario, certo, ma non può essere di quattro o cinque anni prima di entrare in noviziato. Non ha senso. Inoltre, la media di chi fa questo cammino oggi si aggira sui trentadue anni. Dal noviziato poi alla professione solenne passano altri cinque o sei anni, minimo. Quindi, alla fine, tutto il percorso dura una decina di anni.

In secondo luogo, ci tengo a chiarire che io non voglio diventare Sacerdote. Non è per questo che sono in cammino. Non l'ho mai detto né scritto. Io voglio diventare semplicemente frate. Sono due cose diverse.
Infatti pur sapendo della possibilità di frequentare una Facoltà Teologica o entrare in seminario, non mi sono mai interessato. Non è la mia vocazione.

Infine, non credo di aver perso due anni. Anzi, mi sembra di non aver mai vissuto prima di questi ultimi due anni.

Pace e bene

Stefano
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# Rosetta M. 2013-01-09 17:08
Io vado un pò fuori dal coro e dalle lodi a Stefano.Ho riletto la sua lettera e se in un primo momento mi ha suscitato le stesse emozioni lette nelle numerose risposte,in un secondo e più ponderato momento ho sentito una punta di angustia e di dispiacere di cui provo a farne capire le ragioni.Vedi Stefano tu hai fatto un quadro più o meno veritiero dello stato in cui versa la Chiesa, ma questo quadro non trovo che sia corretto che lo dipinga tu, non è consono alla strada che vuoi intraprendere, così come mi appare stonata e tinteggiata di vanagloria la ripetizione di essere un peccatore convertito, stessa cosa per il fastidio che lamenti per le canzonette, le pizze evangeliche e i filmetti beceri di fine anno usati come intervalli tra lodi e vespri.Io ti inviterei a cambiare visuale, mettiti in fondo a tutto e guarda Cristo. Lui non si è posto riguardi a venirti a cercare nella cloaca di una discoteca, tra imbelli vuoti e indifferenti,se gnati dalla lussuria e dal peccato di ignavia. Cristo non si sofferma a valutare se è il caso di rinnovare ogni giorno il Suo sacrificio sugli altari del mondo, a farsi toccare da mani pedofile,metter e sulla lingua di bocche blasfeme, entrare in corpi putrefatti dal peccato.Cristo ama. Se tu vuoi diventare uomo di Dio, guarda solo ed esclusivamente a Lui, amalo, servilo come puoi,sacrificat i per Lui, indossa il cilicio, mortifica la carne, rinuncia al fumo, digiuna e guarda fisso alla croce. Quando nel tuo cuore avrai solo Lui, quando nel tuo corpo avrai il Suo corpo,e negli occhi il Suo sguardo tutto il resto sparirà e ci sarà solo il desiderio di compiacerlo ed amarlo. E allora avrai la capacità di amare come Lui ama.Amerai la suorina chitarromunita, il fraticello post moderno ed ecumenico, il monaco freddo e apatico, le canzonette frivole e amerai la Chiesa sposa di Cristo e quindi amabile solo per questo. E l'abbraccerai pieno di commozione anche se le sue piaghe purulente faranno colare pus sulle tue vesti, e i bubboni pestilenziali ti scoppieranno tra le mani e il puzzo ti darà nausea. Amerai la Chiesa come Cristo amava la sinagoga,e avrai pena e pietà per i peccatori e offrirai olocausti e sacrifici per la loro salvezza, perchè avrai a cuore solo quella.E quando avrai raggiunto questo stadio di amore fiammeggiante, preparati a vivere l'abbandono, il silenzio di Dio, il dubbio, l'aridità solo così saprai di essere a tua volta amato da Colui che ora ti sta plasmando. Ama Dio, solo Lui e tutto il resto ti verrà dato in abbondanza, anche la capacità di attirare anime che non verranno a te per ciò che sei, ma solo se in te vedranno il riflesso di Dio. Tutto il resto è pula!
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# edmond11 2013-01-10 11:00
Grazie Rosetta delle tue parole, mi piace tantissimo quello che hai scritto perché è vero. Questa lettera è stata per me uno sfogo. Non so se ho fatto bene o male. Probabilmente ho esagerato (ma potevo anche dire di peggio). Mi porto dietro ancora l'uomo vecchio che protesta e dissente, che vorrebbe decidere da sé cosa è giusto e cosa è sbagliato, che scarica il proprio disagio sugli altri. Ma ti assicuro che questo non vuol dire che non riesca a vedere chiaramente i miei limiti e la mia pochezza. I frati minori mi sopportano e sono certamente più umili di me. Nemmeno a me piace parlar male della Chiesa e dei suoi figli, e dopo che l'ho fatto una sensazione di disagio ancora più sottile e profonda mi pervade l'anima.

Per essere davvero cristiani secondo me bisogna convertirsi tutti i giorni, e non tutti i giorni io riesco a convertirmi fino in fondo. Non tutti i giorni riesco a vedere quello che hai descritto tu nel tuo commento, sebbene sia l'unica cosa che davvero conta e abbia senso.
Sono dentro una lotta, una lotta che combatto innanzitutto con me stesso.
Se leggi lo scambio di mail con il Direttore Blondet, alla fine ci arrivo anche io. Alla fine, in quella settimana di "deserto" a mangiare e cantare canzoncine, mi sono convertito. Prima ero una specie di protestante, nel senso stretto del termine, cioé di uno che anziché abbassarsi in adorazione si erge al di sopra degli altri e punta il dito, protesta, giudica. Un fariseo. Rileggendo le pagine del mio diario di quei giorni, emerge ancor più chiaramente. Non stavo bene, ero furente, instabile, nervoso. L'ultimo giorno, quando ho capito che il problema non erano le canzoncine e nemmeno la scarsa tensione ascetica, ma io e la mia incapacità di vedere il Signore risorto in mezzo a noi, allora mi sono sentito liberato. Liberato da me stesso. E ho cantato.

E' già capitato tante volte, e tutte le volte è una grazia. Tutte le volte è commozione e stupore. Alla fine mi accorgo che per coprire la mia incapacità, la mia mancanza di umiltà e se vogliamo anche di fede, cado nella tentazione di trasformarmi in un nuovo Giovanni Battista, che non sono, uno cioé che grida nel deserto, ma che, a differenza di Giovanni Battista, è incapace di dire "lui deve crescere e io diminuire".

Posso dirti però, davvero e con sincerità, che se rimango sul cammino,se sono riuscito per la prima volta nella mia vita ad essere costante e in qualche modo fedele in qualcosa, non è certo per merito mio e della mia forza di volontà, né tantomeno perché sono un santo. Tutto il contrario. E' perché il Signore mi ama e ogni volta si fa carico di tutto il peggio di me. Su questo si fonda tutta la mia speranza: sono un "salvato" o come dico nella lettera un "peccatore convertito". Fosse dipeso da me, avrei già mollato.

Esattamente come dici tu: "Lui non si è posto riguardi a venirti a cercare nella cloaca di una discoteca, tra imbelli vuoti e indifferenti,se gnati dalla lussuria e dal peccato di ignavia. Cristo non si sofferma a valutare se è il caso di rinnovare ogni giorno il Suo sacrificio sugli altari del mondo, a farsi toccare da mani pedofile,metter e sulla lingua di bocche blasfeme, entrare in corpi putrefatti dal peccato.Cristo ama."

Pace e bene

Stefano
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# enricog 2013-01-10 11:58
Grazie Rosetta. Penso che questo sia davvero l'atteggiamento giusto di chi vuol seguire davvero Gesù!
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# Franco Damiani 2013-01-09 20:13
Caro Stefano, chi ha costruito un'altra " casa del Signore" non sono i "lefebvriani", che hanno continuato ad abitare quella di sempre, ma i modernisti...
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# EMERICH 2013-01-10 09:41
Citazione Franco Damiani:
Caro Stefano, chi ha costruito un'altra " casa del Signore" non sono i "lefebvriani", che hanno continuato ad abitare quella di sempre, ma i modernisti...

Il commento più sintetico è quello che condivido di più , a costo di scandalizzare gli "ortodossi" : quanto a Stefano , posso solo dirgli di seguire la sua vocazione e non disperderla , avvisandolo però da amico che gli faranno passare le pene dell' inferno proprio i cosiddetti "confratelli"...a meno che non scelga un'altro Ordine , come i Benedettini di Norcia segnalati anche da annhilus , o i Francescani dell 'Immacolata , per non parlare dei Certosini , l' Ordine raccontato nel grande film "Il Grande Silenzio" , che , se non sbaglio , conserva lo splendido motto " Stat crux , dum vulvitur orbis" , la croce è ferma mentre il mondo gira .
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# flaviofabbri 2013-01-10 14:16
Caro Stefano,
grazie per aver condiviso la tua esperienza vocazionale. Neanche a me piacciono le canzoncine e pur essendo anch'io un "convertito" non sento il bisogno di importmele.
Saprai sicuramente che quella che hai incontrato non e' l'unica "spiritualita'" possibile.
Io ho trovato molto conforto nel dialogo con un Frate Domenicano che puoi contattare direttamente dal sito http://www.amicidomenicani.it (non farti ingannare dal nome, non ha niente a che fare con "pizza e Vangelo" o cose del genere: si tratta di un docente di teologia morale che risponde alle domande dei lettori).
Il dialogo con lui e' necessariamente stringato, data la numerosita' delle richieste che riceve. Tuttavia questa essenzialita' e' forse quello di cui hai bisongo, anche per non indugiare troppo in discussioni magari importanti ma che non aiutano il tuo cammino.
Sono sicuro che sapra' consigliarti saggiamente sulla strada da intraprendere. In ogni caso non farti scrupolo se non ti senti attratto nemmeno da questo tipo di spiritualita' (benche' di segno nettamente opposto a quello che hai raccontato) e continua la tua ricerca confidando in Dio e avendo pazienza.
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# Militiaceleste1 2013-01-10 14:29
CARO STEFANO,
la Sua testimonianza è molto significativa. Non serve aggiungere altri complimenti; mi scuso per la banalità,elenca ndo pure io dei piccoli suggerimenti:
1)meditare sulle regole del discernimento presenti negli esercizi di S.Ignazio, punti 323, 324 ecc. Se Lei entra in questo o in quell'altra Ordine, pensi, sarà più o meno inquieto? Se pensa di sposarsi, si immagina più o meno inquieto?
QUOD INQUIETAT NON EST A DEO;
quindi, consideri le esperienze precedenti come del "materiale" cui il Signore darà la giusta "forma";
2) alla faccia della spiritualità fiacca post CVII, chieda la mediazione, oltre che della Madre del Buon Consiglio, anche delle anime del Purgatorio e degli angeli custodi.
2) c'entrano poco con i francescani, ma altri ordini religiosi mi pare abbiano conservato un pò di rigore, i trappisti, forse i benedettini, però è solo per sentito dire;
3) la spiritualità dell'Opus Dei si è conservata rigorosa, non lo dico per sentito dire. Un segnale: la tante calunnie che si dicono sull'Opus Dei. Periodicamente: non nota qualcosa di stonato? So che molti amici tradizionalisti mi contraddiranno.
Hanno notato che certe parti del cattolicesimo de-virilizzato, non ascetico e femmineo di oggi MAI o quasi mai sono attaccati dai Mass- Media?
4) tornando alle regole di S.IGNAZIO, MAI, dico MAI, PRENDERE UNA DECISIONE IMPORTANTE IN UN MOMENTO DI DESOLAZIONE.
Chiedo di nuovo scusa per le banalità; ringraziamo il Direttore Blondet che ci ha dato insegnamenti in tema di spiritualità virile, lotta ascetica.
VIVERE A PROPRIO GUSTO E' DA PLEBEI
MILITIA EST VITA SUPER TERRAM ecc.
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# alphiere12 2013-01-10 19:10
Se il Direttore lo reputa opportuno, faccai avere a Stefano la mai mail.
Sto in contatto con vecchio frate eremita, miracolato da Padre Pio negli anni '50, ex dei Frati Minori di Terra Santa. Lasciò l'Ordine, con il permesseo dei superiori, poiché stava morendo di tubercolosi. Ripeto, dopo ciò è stato miracolato da Padre Pio. Ha fondato una congregazione di Eremiti. Ha avuto delle persone con lui, per certi periodi, però, per una serie di circostanze, sono anni che è solo. Prega e spera che, la sua opera, comunque, continuerà dopo la sua morte. Ed è certo che, prima di allora, troverà chi la continuerà.
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# tobia 2013-01-10 20:07
il problema, secondo il mio umile parere(spero naturalmente di non urtare o offendere nessuno),al di là del caso specifico di Stefano(che Dio lo possa guidare)è capire fino a che punto oggi la chiesa cattolica possa ancora essere definita una organizzazione (mi si passi il termine)tradizi onale o non invece qualcosa d'altro.Addirittura ,sapendo che la controiniziazio ne,l'antitradizione utilizza come supporto sempre forme religiose o spirituali decadute e degradate la chiesa cattolica dopo il concilio vaticano secondo ha subito,a mio parere, questa involuzione.dal cambiamento della liturgia(il prete da le spalle a Dio...fa venire i brividi questo fatto!),alle parole d'ordine della chiesa atuale :sembra di sentire i padri fondatori dell'ONU,i fautori del governo mondiale controiniziatic o,la chiesa cattolica può ancora essere considerata una organizzazione tradizionale?qualche mese fà ho assistito a una messa in un convento francescano acui è seguito il pranzo.Ho dei parenti che sono francescani laici.sono rimasto allibito:prima le chitarre durante la messa a cui è seguito una invocazione con la parola Shalom ripetuta infinitamente e una richiesta di benedizione al popolo d'israele(non ho capito se si intendeva il popolo ebraico della bibbia o i sionisti attuali)prima che finisse la messa.durante il pranzo oltre ad avere visto frati insieme a ragazze allo stesso tavolo,non ho ascoltato ai vari tavoli un solo discorso avente come tema Dio o la religione:tutti discorsi futili.in campo islamico il wahabismo e il salafismo sono i supporti dell'antitradizione, degarazioni ,inversioni sataniche della religione musulmana
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# milvus 2013-01-10 20:50
Rileggendo passi dell'esposto, non trovo la lettera poco genuina, le parole del ragazzo possono apparire comprensibiliss ime, ciò che è contraddittorio è il mondo fuori del convento, in cui sembra "tutto vada bene" ma a nessuno sembra di esistere, poichè il "tutto" sono gli altri e non lui, la sua serenità, il suo benessere personale.
"...Ormai laureato e già impiegato...come responsabile..." : insoddisfazione nel lavoro, che è mezzo di sostentamento ma anche, e sopratutto, una modalità attraverso cui la persona individuo si realizza.
I filmetti sconci: certo in un ambiente dove regna il voto di castità dovrebbero essere sostituiti, come la tv, da azioni di grande cameratismo, magari raccontare le avventure amorose o i particolari piccanti, per comprendere la provenienza dei disordini sessuali imperanti e sublimarli. Ogni sera dopo cena riunirsi tutti e parlare, anzichè vedere roba preconfezionata , per prepararsi meglio ad accettare nel percorso vocazionale la castità. Il silenzio su certi argomenti, crea strappi, incomprensioni e confonde, mentre la comunicazione vocale tra gli ospiti, cattura la curiosità del gruppo, giacchè la castità scelta dai frati, io credo sia lo stesso espressione di vita sessuale ed affettiva, che viene sospesa, come dono prezioso ad un amore superiore. Rinuncia che non vuol dire non sentire o desiderare, ma controllare gli impulsi e sublimarli affinchè lo spirito tenda ad un bene infinito ed eterno. Rinunciare al sesso non deve creare problemi a scambiarsi confidenze o vedere films dove chi il sesso lo pratica, altrimenti più che scelta diventa una anomalia psichica davvero. D'altra parte, se i "padroni" del luogo si sono adeguati a vivere il presente così, anche gli altri hanno il diritto di lavorare in un posto sereno, non turbato da giudizi moralistici e colpevolizzanti . Credo che ci sia sua mamma a boicottare l'autenticità della scelta che starà per fare...
"...Sono cresciuto...." La maggior parte di loro fuma le canne la sera come passatempo...mondo dal quale provengo ed al quale prima della conversione assomigliavo..."
Discutibile! Ci sono laureati, che quando riescono a dare un esame difficile per vastità, volumi da mandare a mente, difficoltà di associazione dei temi, oggetti, abitudini, necessità vincolate al quotidiano vivere, passano in un piano di seconda importanza, addirittura dimenticate, o si desidera essere a Cervinia, soli, non si sente fame, sonno, sono momenti di ansia produttiva.
Non trovo il senso logico di possedere una laurea per poi fumare canne, o fare quello che qui si descrive quale fosse un passsaporto al rispetto altrui o a più considerazione da parte delle persone o del datore di lavoro.
Credo invece che sia una maniera per omologare, schiavizzare a vita, compromettersi la salute, rovinare il presupposto finanziario nazionale ed una delle ragioni per le quali i politici e gli impresari hanno portato via il lavoro in Asia o altrove, per diminuirne i costi. Il danno che procura il "fumo", anche delle sigarette, le paga la società, gli azionisti guadagnano ed i buoni si creano dal nulla, mercificando un modello di persone che a lungo andare si sente alla stregua di un animale, fuori dal progetto partecipativo, fa come dice lei, quello che gli pare, non si sposa, diventando asociale, fa quello che può e che lo standar pubblicitario gli dice di fare.
Questo ignobile giochetto ha costretto la Madre Chiesa a trasformarsi in una "comunità di recupero", anzichè in luogo di gioia, di pizze e Vangelo, perchè no?, dove vengono accolti tutti i figli di Maria Vergine. Quindi non è la chiesa che non va, è lo Stato che dopo il Duce non ha più politici ma corrotti e corruttori.
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# lollus 2013-01-11 01:23
Grazie signor Stefano, spero che scriverà ancora. Se permette gradirei un paio di indirizzi di conventi nel Palatinato meridionale per chiedere se posso passarci una settimana.
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# cicogna 2013-01-13 16:58
Caro Stefano,
ho fatto un'altra strada e non posso quindi dire molto sul seguire la vocazione di servire Dio nel sacerdozio. Quello che tu scrivi riassume con delicatezza, tra l'altro, quello che so, ho visto, conosco essendo da sempre nel mondo cattolico.
Posso però aggiungere una cosa, che a me ha sconcertato. Quando ho fatto presente a qualche sacerdote che forse pastoralmente si stava (stavano) sbagliando tutto, mi sono sentito rispondere che 'loro' facevano tutto il possibile ed al meglio. Un Concilio, tra l'altro, aveva indicato chiaramente la strada che oggi la Chiesa percorre ergo la verità -pastorale- è con loro ergo se oggi è così è Dio che vuole così.
Far presente che forse la pastorale è radicalmente sbagliata e forse nasce da un 'cristianesimo adulto' che sbaglia tutto, è sempre tempo perso. Un sorrisetto di 'chi sa e ha la vera, adulta fede' appare sulle labbra dell'interlocutore.
Cercare di far capire che la pastorale è un fatto umano, mosso da -pretesa- conoscenza antropologica, psicologia, pedagogica e dottrinale quindi può essere rivista e corretta come tutte le cose umane è fatica sprecata. Infatti No, non è così: è Dio che NON VUOLE. Questa convinzione, che se andrai a provocare potrai verificare, è, oltre che certamente modernista ed eretica fin nella punteggiatura, paurosamente accusatrice di Dio. O, come dicono, profetica: 'si vede che, oggi, Dio non vuole più questo'.
Ti chiudono la bocca e ti gettano nella disperazione di un, secondo loro, Dio che sta lasciando l'uomo.
Un suggerimento: cerca i Frati Francescani dell'Immacolata, credo che lì troverai quello che stai cercando. E lo troverai anche in fretta.
Ave Maria
Aldo Grieco
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# samuelezerbini 2013-01-14 13:18
Ho sottoposto la lettera ad alcune persone di cui mi fido e a cui vorrei somigliare, per fede, per devozione e per amore di Cristo. Mi hanno dato una risposta che ho trovato dura ma limpida, la posto qui sotto. Mi pare però che con alcune risposte, caro Stefano, già tu abbia risposto ad alcune delle questioni che ti vengono poste. MI sembra, in generale, che tutto ruoti attorno all'umiltà e all'amore. Io pregherò -indegno- per te, e mi affido anche alle tue preghiere. Pace e bene.
Samuele

.........ho appena appreso dalla sua trasmissione, che trasmette in diretta radio anche questa telefonata, che un pericoloso violentatore di donne sole, è appena evaso dalle locali carceri ed è stato segnalato in zona. Questi,- è stato detto - è un appassionato ascoltatore delle sue trasmissioni e non ne perde nemmeno una, cosi' gli voglio dire di vergognarsi di questa sua condotta riprovevole, che lo critico tantissimo dal più profondo del cuore e che mi fa tanta paura perchè io, che abito in via tal dei tali n° x scala a, piano 6 interno 9 sono sola e le porte non si chiudono a chiave perchè hanno la serratura rotta.......

........e così, il nostro "peccatore convertito" ha ribrezzo della "pizza e vangelo", dei film insipidi, degli allegri fraticelli, delle insulse mostre fotografiche con didascalia sui vari "credo", dei..,dei...,dei.., etc. e si crogiola nell'osservare una meravigliosa luna piena dai silenzi di un chiostro di un ospitale "convento all'acqua di rose" mentre accarezza il vizio del fumo dal quale non ha ancora avuto la forza di distaccarsi perchè, tutto sommato, è piacevole e, magari, in un altro convento la regola non l'avrebbe permesso, e mentre fa ciò si sente in dovere di criticare gli altri fraticelli che non fanno la stessa cosa, ossia non godono dello spettacolo della luna e si perdono ad osservare un prodotto dell'ingegno umano (fuochi d'artificio, botti, etc.). E' uno spreco di soldi, dice, quasi parafrasando quel tipo che sbottava contro una donna perchè accarezzava i piedi di..versandovi olio preziosissimo profumato.
Conosce perfettamente, il nostro inseguitore di vento, quale è la strada per raggiungere ciò che dice di volere.
Ne conosce i luoghi, le modalità e l'itinerario, tanto che sembra ammetta candidamente "....mi toccherà rivestirmi di umiltà ed accettare.....", ma non ne ha la voglia e si trastulla a criticare gli altri, a giocare con i propri sentimenti, a passare il tempo nella pseudoindignazi one piangendosi piacevolmente addosso e, così, cosa ti combina?
Combina che autorevoli pensatori quali Blondel lo accarezzino, dicano "...poverino...", lo incoraggino a continuare a dibattersi in questo suo stato comatoso sul letto dell'indecisione, apparentemente non accorgendosi che, in realtà, è questo ciò che vuole. Così, meraviglia delle meraviglie, gli propinano risposte di persone che in un modo o in un altro hanno aderito a questa richiesta, costruendo in tal modo una "mostra" sui vari "credo" (simile a quella da lui criticata e vista da pochi villici e diversi obbligati con pulmann), però senza foto, senza didascalie del Card. Marini, bensì con altre parole, altri soggetti sempre appartenenti ad altre religioni che, molto sottilmente, subdolamente, in maniera tendenziosa e quasi impercettibile si comportano come le sirene di Ulisse agitando le loro grazie e magari conquistando qualche adepto sicuro di essere legato saldamente al palo della nave ma, aimè aveva i legacci troppo molli.
Devo continuare?

Mi piacerebbe pensare che questo "peccatore convertito" sia frutto di fantasia e faccia parte di un progetto con finalità sicuramente nobile e della quale ritengo Blondel sinceramente capace ma che, al momento mi sfugge.
Tuttavia ho il convincimento che questi sia un personaggio vero ed esistente perchè, se non altro, la mia esperienza di lavoro, mi assicura che la verità supera di gran lunga qualsiasi fantasia.
Così sono costretto ad ammettere che questo personaggio esiste, in maniera piu' o meno accentuata nella quasi totalità di noi. Questa considerazione ho avuto modo di farla poco fa, prima di inviarti la presente che avevo appena terminata, nel recitare i Vespri (oggi, come sai è domenica e festa del Battesimo di Gesù) meditando una frase del Vangelo (Giovanni.12,43 )
Lì per lì ho istintivamente pensato che era una frase appropriata per il nostro "amico", lui sì che rispecchia quei personaggi!
Poi ho realizzato che era capitato a me di leggerla oggi, quindi qualcuno aveva a me parlato e non ad altri o per conto di altri .
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# edmond11 2013-01-15 16:29
Caro Samuele...

Ci sono alcune cose del tuo intervento che non ho capito. La prima riguarda il paragrafo che sembra tratto da una trasmissione radio nella quale si parla di un evaso violentatore di donne. Che attinenza ha con l'argomento?

Inoltre ti ringrazio di aver proposto la mia lettera ad alcune persone di cui ti fidi e di aver riportato il loro anonimo commento. Ho letto con attenzione tutte le loro parole. Sicuramente c'è qualcosa di vero: la mia lettera è stata uno sfogo, imprudente e immaturo quanto vogliamo. Mi sono esposto parecchio, attirandomi forse l'ira di qualcuno. Pazienza.

D'altronde il problema esiste e basta dare un'occhiata alla realtà dei fatti, ai numeri, alle dinamiche. I religiosi in Italia si sono più che dimezzati negli ultimi decenni e le statistiche tendono a scendere senza dare segni di ripresa. I frati minori chiudono uno o due conventi all'anno solo nella mia regione. Negli ultimi tre anni, ripeto, non c'è stato nessun nuovo postulante in tutta la Lombardia. Se io dovessi ritirarmi, anche quest'anno la cifra resterebbe zero. Zero all'anno non è una cifra bassa: è zero. Cioè, nessuno.

Ora. Certamente sono stato imprudente nello scrivere la mia lettera. Forse è un rigurgito dell'uomo vecchio che ancora è presente in me. Ed è anche vero che non mi sono tolto in vizio della sigaretta. Ma non credo che dipingermi come un Giuda o un fariseo non serva granché, se non forse a nascondere la polvere sotto al tappeto e giustificare se stessi.

Comunque sono un ragazzo vero, in carne ed ossa e anche in spirito. La mia lettera non è un esperimento del Direttore Blondet. Tale sospetto è forse segno di un atteggiamento in generale diffidente, e già la dice lunga a mio modo di vedere.

Pace e bene

Stefano
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# sempreio 2013-01-18 20:30
Caro Stefano,
la vocazione è un Dono di Dio, devi accettarla e soprattutto portarla avanti: maturerete insieme.
A santa Faustina, Gesù Misericordioso insegna che i consacrati reggono la Chiesa.
Belle le indicazioni di Enrico, a me sono servite, specie quella sul “compagnonaggio ” e sul significato arabo del termine Misericordia (grazie Enrico, grazie Maurizio).
Stefano all’inizio ci sono le “prove”, a volte vere e proprie provocazioni. Aiutano anche te a conoscere te stesso e a capire cosa devi migliorare di te stesso, per essere più misericordioso con te stesso e con gli altri.
C’è da condividere il dolore delle persone che frequenti, che può manifestarsi ai tuoi occhi come miseria, ma ognuno ha la propria storia, che dobbiamo rispettare. Stai tranquillo, Gesù, si ricorda di tutti e provvede a tutti.
Se stai male puoi leggere il Salmo 26 e puoi trovare sollievo, studiando il Getsemani di Gesù: condividere il dolore di Colui che ha condiviso con noi e condivide ancora.
Ti consiglio di diffidare di te stesso, perché l’ego è una brutta bestia che si camuffa sempre con un vestito nuovo, per non farsi riconoscere e commina sempre guai.
Per adesso ti sta filo da torcere, credimi è il tuo ego a farti soffrire e non le miserie del tuo prossimo, chiedi, nella preghiera, a Dio di aiutarti.
Noi dobbiamo sempre amare e se ci esercitiamo quotidianamente nella misericordia, poi la riceviamo nel giorno del nostro giudizio personale.
Ti consiglio di avere una devozione che ti accompagnanper la vita. Ottima quella a Gesù Misericordioso di Santa Faustina Kowalska, leggi il suo Diario, per me è una seconda Bibbia, c’è tutto ciò che ti puo servire.
Canzonette da oratorio? A me alcune piacciono ed altre no. Bellissima per esempio “Adoro Te” e se quando la canto, mi vengono gli occhi a cuoricini, che ci posso fare? Spero che chi mi vede in quel momento compatisca il mio cuore che si scioglie in quella canzone….
Hai capito l’antifona Stefano? Qui l’imperativo è Amare, la legge suprema è Amare.
Credere in Gesù Cristo e amare…Il resto è un particolare: tu, io, ognuno di noi, siamo un particolare, nel contesto della redenzione umana.
Ciao e Gesù sia con te e con tutti noi.
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# edmond11 2013-01-19 11:23
Grazie mille "sempreio" delle belle ed edificanti parole. Che dire? Hai certamente ragione, su tutto.
La difficoltà maggiore per un giovane che si mette su un cammino di conversione prima e di discernimento poi è la battaglia con il suo ego e con il mondo. Dico "il suo ego e il mondo" perché le due componenti si alimentano a vicenda. Non demonizzo né l'una né l'altra, bensì credo che vadano ordinate in una nuova vita. E la difficoltà sta nel fatto che il nuovo ordine, spirituale, prevede mortificazione e perseveranza, fedeltà e umiltà, fede e speranza. E' normale cadere, siamo umani. Anche Pietro è stato infedele e a volte ha messo se stesso davanti al Signore. Tutte le volte è stato Gesù a rimettere le cose a posto.
Naturalmente, io non ho parlato nella mia lettera delle difficoltà e delle gioie più profonde del mio cammino: non è questo forse il contesto più adatto, o forse non è ancora il momento. Mi sono limitato a voler descrivere un aspetto, forse tra quelli più superficiali, ma che a parer mio allontana molti giovani anche solo dal farsi domande.
Non conosco il canto "adoro te". Ho cercato su youtube e ne ho trovati alcuni che personalmente non mi piacciono.
Ti suggerisco questo: "Adoro te devote". Canto gregoriano e testo di san Tommaso d'Aquino.

http://www.youtube.com/watch?v=DjCY14annhA

Pace e bene

Stefano
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# stivintrigo82 2013-01-29 09:56
Pio XII: non lamento, ma azione. su caro mio omonimo, sursum corda.
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