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Un anglo ha un dubbio sulla finanza...
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Che cos’è realmente l’economia? Fondamentalmente, è «un bilancio dinamico fra energia prodotta ed energia consumata». E allora, che cos’è la moneta? È solo «uno stadio secondario nel processo economico, dei gettoni... che non ha senso avere, se non ci sono cose da comprare». Di conseguenza, la finanza ha solo un ruolo ausiliario: «L’economia è un’applicazione della fisica, non della finanza». E il debito? «È una pretesa su energia futura». Ordunque, ci sarà mai abbastanza energia fisica per coprire gli enormi indebitamenti che oggi gravano sull’economia globale...?

Benvenuto nell’economia reale, dottor Tim Morgan; la nuda, cruda economia della realtà fisica. Perché se alcuni nostri lettori (di Schiavi delle Banche, ad esempio) possono ritenere quelli di cui sopra quasi dei luoghi comuni, per un finanziere anglosassone rappresentano un vero e proprio «risveglio della coscienza», quasi rivoluzionario. E Tim Morgan è il «capo di ricerca globale» della Tullett Prebon, una delle maggiori finanziarie di brokeraggio monetario, per di più quotata a Londra: dunque la quintessenza della finanza britannica. Forse è un sintomo che, qualcuno nel mondo anglo-sassone dopo un trentennio di orgia speculativa tutta fondata sulla finanza più pura e staccata dal mondo materiale e in spregio alle sue limitazioni concrete, su invenzioni sempre più fantasiose di «creatività» della cosiddetta ingegneria finanziaria; dopo un’inveterata abitudine a pensare che siano «economia» cose come i derivati, le cartolarizzazioni, le quotazioni, i cambi, i rating dei debiti e i tassi LIBOR, di botto ci si accorge di aver sbagliato tutto, di energia consumata (troppa) ed energia prodotta (poca). E che, a forza di profitti monetari, siamo rovinati.

Complimenti a Tim Morgan. E lo si dice senza alcuna ironia: perché solo se queste concezioni passano prima dal mondo anglo-americano e diventano dominanti là, i nostri economisti, politici e eurocrati – in questa periferia culturale, priva di forza intellettuale propria – cominceranno ad adottarle, col consueto ritardo di servi sciocchi. Speriamo.

«Perfect Storm - Energy, Finance and the End of Growth» è il titolo che Morgan ha dato al suo studio: la tempesta perfetta, ci spiega, è dovuta alla convergenza di alcuni fattori letali: l’implosione della bolla- debito più titanica della storia, «l’esperimento disastroso della globalizzazione», la falsificazione dei dati statistici che ha oscurato i trend economici veri, e il costo della produzione dell’energia, che sta superando la quantità di energia prodotta. L’integrale lo potete trovare QUI.

Se le idee di Morgan non sono nuove per noi, le esprime con vivace intelligenza ed una semplicità, che speriamo possa essere accessibile persino ad uno dei nostri politici, persino ad un professore della Bocconi. Ne diamo qualche accenno, nella vaga speranza che venga alle orecchie di costoro.

La globalizzazione: un disastro

«Noi», lo sappiamo già. Vediamo come la spiega Morgan. Mettiamo – dice – che una ditta americana fabbricasse un televisore al costo di 350 dollari, e lo vendesse a 400, facendo un margine di 50 dollari. La stessa ditta, grazie alla globalizzazione, fabbrica ora quel televisore in Cina al costo di 50 dollari, aumentando enormemente il suo profitto. La delocalizzazione delle manifatture, mentre provocava un’emorragia di lavori qualificati in Occidente, ha creato enormi profitti alle ditte, e per conseguenza grandi flussi di cassa che sono stati depositati nelle banche; la retribuzione dei capitali, in Occidente, è aumentata a spese delle retribuzioni del lavoro. Frattanto in Cina, i lavoratori hanno cominciato a guadagnare di più (ancorché molto meno dei loro colleghi occidentali), e invece di spendere i loro nuovi guadagni, li hanno risparmiati: nelle banche.

Risultato: all’Ovest come all’Est, le banche sono (erano) strapiene di soldi. Ciò pone ai banchieri un problema urgente: come investire tutti quei quattrini con buon profitto? Trovarono volonterosi prenditori negli americani (e negli occidentali in genere): che avendo dovuto scambiare i lavori ben pagati con posti a bassi salari, volevano mantenere il loro livello di vita. Non ve lo potete permettere? Vi facciamo un prestito!, annunciava la finanza. Non bastava ancora, troppi i soldi in cassa. Come sappiamo, i banchieri USA hanno ampliato il mercato dei loro debitori, anticipando mutui a categorie sociali che sapevano non essere nemmeno lontanamente in grado di «servire» i ratei del mutuo: tipicamente, finanziavano il SUV al neo-immigrato messicano senza lavoro fisso, e la villetta alla ragazza-madre negra con 3 figli e 800 dollari al mese. I famigerati debitori «subprime».

I banchieri sapevano che questi debitori sarebbero stati presto insolventi. Ma non se ne preoccupavano più, perché avevano trovato il trucco per girare ad altri il rischio di quei mutui: invece di tenerseli nei loro libri contabili, li hanno mescolati a migliaia, macinati e affettati in «titoli» che hanno chiamato «obbligazioni con debito come collaterale» (CDO), che hanno poi spacciato a fondi d’investimento, rifilato a fondi pensione ed altre banche nel mondo, dichiarandoli «investimenti sicuri» – con tanto di rating delle agenzie più prestigiose. Si chiamò «cartolarizzazione» (securitisation) dei debiti. Era un nuovo mestiere per le banche, dice Morgan, che è stato molto facilitato dalla disastrosa abolizione della legge Glass Steagal che vietava alle banche commerciali di fare le banche d’affari: esse non erano più nel business di prestare, ma in quello di confezionatrici di prestiti a pacchi... Ciò parve aumentare i profitti delle banche (e di conseguenza i bonus dei suoi dirigenti), ma era un profitto che avveniva a prezzo dei propri bilanci; e peggio, in quanto questi pacchi di debiti «cartolarizzati» se li vendevano le banche stesse, rempiendosene i forzieri, fuori bilancio.

S’intende che, a causa delle delocalizzazioni, il risparmio dell’Occidente diminuiva, e quello dell’Oriente diventava dominante, ed era offerto in misura sempre maggiore sui «mercati», in cerca di frutti. Alle banche occidentali sembrò che fosse equivalente andare a cercare i capitali da prestare sui mercati internazionali, anziché ottenerli dal risparmio generato nella propria nazione. Invece, si esponevano ad un rischio ulteriore: finanziarsi sui mercati anziché dai risparmiatori depositanti significa esporsi ad improvvise fughe del credito, a volatilità catastrofiche, specie se – come avviene – sui mercati i prestiti sono concessi a breve termine e devono essere continuamente rinnovati.

Soprattutto, i finanzieri ubriachi di bonus dimenticarono quel che avveniva nell’economia reale sottostante: che in America e poco meno in Europa, la produzione di beni fisici stava declinando, mentre i consumi aumentavano, drogati dal credito facile. Guardavano al mondo, i banchieri. Ma «dal punto di vista nazionale, aumentare il consumo mentre cala la produzione è per definizione un processo insostenibile». Bella scoperta, dottor Morgan...

Equivoco deflazione

E i governanti, fra cui vanno compresi i banchieri centrali e gli eurocrati? Videro che per la globalizzazione i prezzi dei prodotti manifatturieri (importati dalla Cina) calavano; nelle università di economia avevano appreso che il declino dei prezzi significa «deflazione»; e dunque si comportarono come se dovessero battere la deflazione: abbassando i tassi d’interesse fino a quasi zero. Anzi, a renderli negativi in termini reali.

Grave errore. L’espansione industriale in Cina (e altri Paesi emergenti) stava aumentando la domanda di materie prime, e dunque il loro prezzo, provocando inflazione, fenomeno già accentuato dal solo fatto di chiedere prestiti per i consumi. Fino al punto che il rincaro delle materie prime ha superato il vantaggio del declino dei prezzi delle merci importate e fabbricate all’estero: ciò che ha finito per frenare la corsa del consumo-a-debito, innescando la crisi attuale.

Ma come ha risposto la teoria liberista al declino delle manifatture in Occidente? Annunciando la nascita della «società dei servizi». Operai licenziati dalle fabbriche, niente paura! Riciclatevi nel settore dei servizi! Il settore terziario, ecco il futuro! Terziario avanzato, come la finanza, il software, il marketing, la creatività! Oppure i «servizi alla persona», in impetuoso sviluppo! Infermieri, badanti, portinai, camerieri, personale alberghiero... Per i finanzieri e gli economisti da loro promossi, che pensano l’economia in termini di moneta, l’un settore vale l’altro. Ma, dice Morgan, «si sarebbe dovuto chiedersi quanto valore reale viene creato facendosi la lavanderia l’uno l’altro, andando più spesso al fast-food o facendo più sedute dalla manicure». Humor britannico.

Gli economisti finanziari hanno dimenticato l’antica distinzione, ben nota agli economisti di ieri, fra «produzione vendibile sul piano mondiale» (che comprende prodotti industriali, estrattivi, agricoli e servizi esportabili) e i «servizi consumabili all’interno», che sono i servizi che i cittadini si prestano a vicenda, e loro volta divisi in servizi privati e in servizi pubblici, forniti dal governo (dai politici). La «produzione esportabile» deve essere competitiva coi prezzi mondiali; i servizi interni, no, possono rincarare perché non hanno concorrenti. E non producono ricchezza.

Tra il 1980, l’economia americana è cresciuta del 128% ($ 8,5 trilioni). Ma di questa espansione, solo il 10% del totale (0,9 trilioni) è dovuto a produzioni esportabili. Il resto, ossia 7,6 trilioni di dollari, è venuto da servizi che gli americani si son prestato l’un l’altro: o come privati (6,4 trilioni) o come governo (1,2 trilioni). Dunque, dalla globalizzazione in poi l’economia USA ha subito un forte dislocamento: dalla produzione di beni ai servizi consumati all’interno. Molti di questi servizi, inoltre, non sono che monetizzazione di attività informali o marginali: la cura dei vecchi o l’allevamento dei figli, prima importanti attività però non monetarie delle donne di casa, sono diventati «marketables», attività oggi pagate a badanti o maestre d’asilo... E sono entrate nel calcolo del Pil.

Nel 1980, in USA, il tasso di consumo privato rispetto alla produzione «globalmente vendibile» era un già allarmante 2,1: 1, ossia: l’americano consumava per 2,1 dollari per ogni dollaro di prodotto vendibile dal paese. Nel 2010, il rapporto è salito a 3,8:1. Ossia per ogni dollaro realmente prodotto, l’americano ne spende 3,8 in consumi. A credito. Non a caso nel 2011 gli USA hanno accusato un deficit di 765 miliardi di dollari (in beni importati), contro solo 187 miliardi di servizi netti esportati. Detto in altro modo, gli americani hanno vissuto e guadagnato moneta facendosi il manicure a vicenda o «lavando i panni l’uno dell’altro».

Lo stesso è avvenuto, in diverse misure, in Europa. La teoria corrente, molto insegnata alla Bocconi, ha insegnato agli economisti tipo Monti a spregiare «le manifatture» (di cui parlava Tremonti), come attività superate e incompetitive, e a credere ad un futuro tutto fatto di «servizi». La Germania s’è tenuta le manifatture, stringendo uno storico patto fra produttori per renderle competitive globalmente; in Italia l’euro forte, le tasse strangolatrici, l’ideologia bocconiana e Mario Monti hanno finito per distruggerle a tappo. Per di più, in Italia, il tutto è aggravato dal fatto che la massima parte dei cosiddetti «servizi» sono i servizi pubblici, che lo Stato dovrebbe fornirci e non ci fornisce, ma per i quali si fa pagare e strapagare, distruggendo ricchezza in quantità titaniche.

Fatto sta che in USA, il paziente esemplare di questa patologia chiamata finanza, il mercato del credito, che era di 29 trilioni nel 2001, è salito a 54 trilioni di dollari dieci anni dopo: +48% anche se si tiene conto dell’inflazione. Per contro, il Pil americano, nello stesso decennio, è cresciuto sì, ma solo a 17,4 trilioni di dollari. Ciò significa che nel 1980 ci volevano 2,95 dollari di nuovo debito per far crescere di 1 dollaro il Pil; oggi, l’americano deve prendere in prestito 5,67 dollari per crearne 1 per il Pil. L’indebitamento dell’americano, nei soli ultimi dieci anni (200-2010) è salito del 52%; e la crescita è dovuta per lo più ai mutui facili, che hanno prodotto una sopravvalutazione drammatica degli immobili – la quale a sua volta ha spinto ad aumentare l’indebitamento, accendendo un’ipoteca sulla casa di cui si stava pagando il mutuo, ossia addizionando debito al debito, e spendendo il denaro così ottenuto i un nuovo SUV della Toyota o Hyundai; per i banchieri, che volentieri concedevano l’ipoteca, erano «attivi» da addizionare ad «attivi»... fino al collasso dell’estate 2007.

In USA il debito pubblico, nel 2007, era ancora il 60% del Pil. Ma il debito privato era già il 300 %. In Italia, come sappiamo, è il contrario: debito privato relativamente basso, debito pubblico immane, oltre il 120 % del Pil, anzi di più se si prendono in conto gli impegni a pagare i fornitori per ora non pagati (70-80) miliardi e a pagare pensionati e pensioni da fondi esausti e svuotati... Fatto è che, in tutto l’Occidente, le torreggianti proporzioni dell’indebitamento sono state mascherate dalle banche dalla «cartolarizzazione» fuori bilancio: titoli cartolarizzati poi detenuti per lo più dalle banche stesse. A questo punto, è bastato il minimo dubbio sulla incapacità di «servire» il debito (ossia di pagare i ratei di interessi; ancor meno di ripagarlo), per bloccare nel terrore i mercati del credito; il valore di quegli «attivi» (costituiti da debito che la ragazze-madre negra) che si alzava, è crollato; e siccome erano il «collaterale» che le banche davano in pegno per indebitarsi, esse mostrarono enormi buchi nei loro bilanci. L’intero sistema era sull’orlo della catastrofe.

A questa situazione, quando cioè esplodono le bolle create da bassi tassi d’interesse, le banche centrali rispondono storicamente abbassando an cora i tassi, sperando di rigonfiare gli attivi e di evitare (meglio: rimandare) la recessione. Questo tentativo è stato fatto, ma s’è interrotto nel 2008-9, perché gli interessi erano ormai sottozero. Allora è avvenuto un altro procedimento, chiamato «trasferimento di attivi tossici». Quando i debiti sono diventati troppo onerosi per i clienti, questi li hanno trasferiti alle banche; quando le banche si sono sovraccaricate di attivi tossici, se li sono accollati gli Stati – ossia li hanno accollati ai contribuenti, a loro insaputa.

A quel punto, non rimane alle Banche Centrali che l’opzione chiamata «Quantitative Easing». Si tratta di stampare moneta. Anzi no, dicono i banchieri centrali, perché la moneta che oggi stampiamo (tipo il trilione di euro all’1% regalato da Draghi alle banche), lo ritireremo e asciugheremo appena l’economia comincerà a riprendersi. Secondo Morgan, la pretesa della Fed, Bank of England e BCE di poter invertire a volontà il quantitive easing, è puro illusionismo.

Quando (non se) nascerà il dubbio su questa magica possibilità, saremo travolti dall’iper-inflazione e collasso monetario finale.

Spero abbiate qualche moneta d’oro da parte, per quei giorni...

Tutta questa rovina ce la siamo procurati – riconosce Morgan – con la nostra ideologia. Siamo noi che abbiamo creato la globalizzazione, cedendo interi settori economici a Paesi emergenti, perché sedotti dalla teoria del «vantaggio competitivo» di Ricardo e Adam Smith, convinti di tener per noi i settori dei servizi avanzati più profittevoli; siamo noi che continuiamo a svenarci per tener fede al libero commercio, mentre altri Paesi emergenti giocano secondo altre regole, proteggendo i loro mercati e sussidiando le loro merci. Ma siamo noi che abbiamo anche sprecato – immobilizzato – enormi capitali nel settore immobiliare (un investimento che non dà frutto, o poco) sottraendoli ad altri investimenti essenziali per accrescere la nostra produttività, le infrastrutture fisiche, virtuali e culturali (istruzione di alto livello, ricerca scientifica): definitiva conferma che l’idea che «i mercati sanno allocare i capitali» meno della volontà politica, è una mascherata. Si aggiunga il rifiuto della selezione e del merito; il crescere di una cultura dei «diritti» sociali insostenibili; l’incontrollato consumismo eccitato da una industria pubblicitaria che vale 470 miliardi di dollari l’anno, senza alcuna preoccupazione di connettere la propensione al consumo con la produzione.

Il costo dell’energia

Abbiamo voluto dimenticare che l’economia è, in ultima analisi, un’applicazione dell’energia, dunque è soggetta alle leggi della fisica – contro le quali la creatività finanziaria, derivati, cartolarizzazioni ed altre diavolerie, non possono nulla.

In che senso? Morgan lo spiega così: mettete un gallone di benzina nella vostra auto, guidate finché il carburante si esaurisce, e poi pagate un tizio che spinga la macchina al punto di partenza. Sono due modi di usare energia. Ma vediamo il costo: un gallone di benzina dà 36,4 kwh. Un’ora di lavoro umano fisico dà tra 74 a 100 watt; per fornire l’equivalente del gallone di carburante, il tizio che spinge l’auto deve lavorare per 364-492 ore. Mettiamo che il tizio sia pagato 8 dollari all’ora per questa dura fatica: costerà 3.300 dollari, mentre un gallone di benzina costa in Usa (beati loro) $ 3,50.

Per diversi millenni la forza è stata fornita da uomini e animali: dunque dall’energia della loro alimentazione. Un miglioramento epocale è avvenuto 9mila anni fa, con l’invenzione dell’agricoltura e la produzione sovrabbondante di granaglie molto energetiche: cosa che ha potuto sottrarre un certo numero di produttori al compito di coltivare, per utilizzarli nella produzione di beni capitali anziché di beni di consumo: dai mulini alle strade, dagli oggetti da guerra e di lusso.

Ma per millenni il surplus energetico da agricoltura è stato estremamente modesto. La rivoluzione energetica, e dunque la nascita dell’economia moderna, è dovuta alla macchina a vapore e ai motori termici che hanno permesso di sfruttare l’energia fossile: producendo un aumento esponenziale del flusso di energia nella società umana, dunque un aumento della popolazione (rimasta stagnante fino al 1600). Sono cambiamenti recenti, di soli 3 secoli fa.

In tutti i secoli precedenti fino al 1750, il consumo di energia era non-commerciabile, quindi non misurabile. Dal 1750, con le macchine a vapore, il consumo energetico (allora da carbone) ammontava all’incirca a 3 milioni di tonnellate di petrolio-equivalente (3 mmtoe). Un secolo dopo, era salita a 52 mmtoe. Ma solo dopo il 18500 il petrolio divenne una componente misurabile dell’energia; nel 1870, era già salita a 142 mmtoe. Nel 1920 si alzò 1000 mmtoe, negli anni ’50 salì a 2000 mmtoe. Bel 2008 ha superato i 10 mila mmtoe.

Come si intravvede, è un aumento esponenziale, dove la curva salita lentamente nei secoli, di botto si verticalizza e tende a raggiungere l’infinito. Parallelamente, la crescita del flusso energetico nella società umana ha aumentato esponenzialmente la popolazione. Fatto che aumenta ancora il consumo energetico.

E la moneta, in tutto questo? La moneta ha una funzione ausiliaria, non primaria: sono dei «gettoni» inventati per gettonare l’economia, renderla misurabile e comprarla: quando paghiamo una merce o un servizio, compriamo con gettoni accettati e riconosciuti il lavoro di qualcuno o di molti, di braccianti per arare il campo, di badanti per la nonna, in ultima analisi compriamo energia. Ossia, nel mondo moderno, da ultimo, energia petrolifera (e in minor misura da carbone, nucleare eccetera).

La finanza ha dimenticato il suo ruolo di ausiliaria, ha imposto la sua ideologia del profitto monetario, e ha creato montagne su montagne di debiti.

Ma che cos’è un debito? È una pretesa su denaro futuro. E siccome il denaro è un «gettone» per ottenere energia, il debito è un diritto di pretendere energia.

La «sostenibilità» della finanza folle, dunque, si riduce a questa domanda: ci sarà nel pianeta abbastanza energia (greggio o altro) da coprire questa immane pretesa, rappresentata dalla crescita esponenziale dei debiti, che tutti ci siamo impegnati a pagare (o che i Governi hanno impegnato noi contribuenti a pagare?).

C’è abbastanza petrolio sul pianeta? Troveremo altre fonti di energia?

Si discute molto se sia già avvenuto il «picco petrolifero», o se mai avverrà. Tim Morgan supera d’un balzo questa discussione, con questo argomento: non c’è dubbio che estrarre materie prime energetiche diventa sempre più difficile, dunque più costoso in termini energetici.

Quanti litri di petrolio ci costa estrarre un litro di greggio? O un metro cubo di gas? Questa equazione si chiama EROEI (Energy Return on Energy Invested). Se lo EROEI è 50:1, che significa che per estrarre 50 unità (litri, metri cubi..) di sostanza energetica ne dobbiamo usare, ossia consumare, 1. Ora, tutto dice che questo rapporto sta peggiorando: scisti bituminosi, estrazioni al Circolo Polare. energia «alternative» di basso rendimento, eccetera aumentano i costi, e dunque l’investimento energetico necessario per estrarre una unità di energia. Ora, anche questo rapporto ha una tendenza esponenziale: solo, al contrario. Mentre la domanda di energia sale esponenzialmente, il rendimento nel produrla cala, altrettanto esponenzialmente, Ovviamente, non c’è alcun senso nel consumare 100 unità per estrarre 100 unità.

Ma il processo diventa «insostenibile» già molto prima. Nel 1990, lo EROEI era 40:1; nel 2010 è sceso a 20:1, ossia consumando una sola unità si ottenevano 40 unità di energetico, ed oggi 20. Già la produzione di energia dalle pale eoliche, nei casi migliori (Mare del Nord), ha un EROEI di 17:1 (con una unità consumata se ne ottengono 17).

Diversi esperti dicono che è vicino, fra un altro decennio, lo EROEI 5:1, ossia che occorrerà consumare una unità per ottenerne solo 5. Il che significa: il prezzo dell’energia assorbirà quasi il 17% del Pil da solo, con un rincaro dei costi energetici del 250%.

Il che significa che siamo tutti fritti. L’EROEI è la «killer equation», l’equazione assassina di tutte le pretese dell’economia finanziaria.

In breve: comunque la mettiamo, i giganteschi debiti prodotti dalla finanza sono pretese su quantità di energia che non ci sono, né ci saranno mai.

Primo corollario: i debiti impossibili non vanno pagati. È inutile farsi imporre austerità dai creditori, visto che già la fisica (l’economia) ce li imporrà. La cosa da fare subito è: ripudiare debiti, sgonfiare i finanzieri, e cominciare a vivere nel mondo della frugalità estrema che ci attende.



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Commenti  

 
# Mitrandir 2013-02-18 10:38
Il concetto di "risorsa naturale" (e quindi risorsa energetica) è variato nel tempo, perché grazie al progresso della scienza e della tecnologia sono diventate risorse delle cose che prima non lo erano.
Ovviamente occorre impegnarsi in buona fede nella ricerca, senza che la politica le attribuisca poteri taumaturgici e senza che i plutocrati la monopolizzino per sfruttarne i risultati a vantaggio di pochissimi e a danno di molti.
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# roberto0 2013-02-18 10:45
Articolo incredibile , Tremonti poteva parlare per due giorni e non sarebbe riuscito a spiegarlo in maniera cosi ' lucida e razionale . Giuro che se la Sardegna diventa indipendente lei sig Blondet sara ' il ministro dell' economia di quello che io spero sara ' un atollo al centro del Meditterraneo .....tanto l ' Italia e ' gia morta
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# pelzen 2013-02-18 12:18
Bellissimo articolo, molto articolato, ma che pone una questione più profonda.
Se questo eccesso di consumo energetico ha prodotto un aumento della popolazione, la difficoltà a continuare a produrre energia condurrà inevitabilmente ad una diminuzione della popolazione: carestie, guerre, povertà, miseria, malattie.
Questo è il futuro che attende i nostri figli? Salvo che non escano nuove forme energetiche (infinite, come le definiva Tesla, e quindi a costo zero) pare proprio di sì.
Però, anche considerando il pensiero di Tesla e sulle sue "invenzioni energetiche", appare chiaro che, come nel caso del petrolio, i costi non saranno mai zero, fatto salvi i costi grezzi di estrazione. E' come il caso dei prestiti bancari: la banca produce profitto su denaro che non detiene o su una piccolissima parte di esso. Oppure ancora, le banche chiedono gli interessi su mutui di immobili il cui valore si è dimezzato (posso al limite capire il rietro del capitale, ma quello sugli interessi è oltremodo criminale). Così quindi nell'800 e parte del 900 il petrolio era estratto a costi irrisori e il costo della materia prima era zero (il petrolio non è stato prodotto dall'uomo), mentre il prezzo alla pompa era enormemente elevato.
E' evidente che se anche l'energia fosse gratuità, nel senso di disponibilità infinità, verrebbe fatta pagare molto più del costo dell'energia necessaria per poterla distribuire. (Chi controlla l'energia controlla il mondo).
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# madmax 2013-02-18 12:25
"Si chiamò «cartolarizzazi one» (securitisation ) dei debiti. Era un nuovo mestiere per le banche, dice Morgan, che è stato molto facilitato dalla disastrosa abolizione della legge Glass Steagal" un atto di bill clinton, uno dei primi se non ricordo male
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# aloisius 2013-02-18 12:29
Speriamo che qualc'uno recepisca, per ora sarà difficile.
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# madmax 2013-02-18 12:43
la spiegazione del dott. morgan mi sembra la nuova versione del 'non si possono costruire ponti perchè sono finiti i chilometri'... siete troppi e consumate troppo è la litania ipnotica dei massoni perlomeno da 50 anni... nel mentre i cinesi stanno costruendo motori magnetici dal rendimento incredibile...
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# ropegara 2013-02-18 15:22
Citazione madmax:
la spiegazione del dott. morgan mi sembra la nuova versione del 'non si possono costruire ponti perchè sono finiti i chilometri'... siete troppi e consumate troppo è la litania ipnotica dei massoni perlomeno da 50 anni... nel mentre i cinesi stanno costruendo motori magnetici dal rendimento incredibile...



I cinesi avranno delle sgradite sorprese, se pensano di dare 3-4 automobili a ogni famiglia, con livelli di consumo occidentali.
Sviluppo, consumi ed espansione infinita, mal si accordano con la nostra intrinseca finitezza di risorse; meglio ricordarlo sempre quando con entusiasmo si vuol vedere a ogni costo il futuro rosa, quando si tratta di nero, che più nero non si può.
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# Mec1961 2013-02-18 12:58
Complimenti.

Ottimo Articolo!
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# mike 2013-02-18 13:45
Se non ci saranno abbastanza risorse energetiche, i "creditori" potrebbero sempre pretendere (con la opportuna cornice giuridica, magari calata dall'altro da qualche organismo sovranazionale) di rendere "schiavo" il debitore, ovvero, per rimanere nella metafora utilizzata nell'articolo, di fargli spingere gratis la macchina, anche se lo sforzo dovesse ucciderlo o impedirgli di vivere dignitosamente.
Speriamo non si arrivi mai a tanto..
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# Maurizio Blondet 2013-02-18 17:48
Rendere "schiavo" il debitore, ovvero, di fargli spingere gratis la macchina, anche se dovesse ucciderlo.
E' esattamente quello che hanno fatto i nostri "politici", TUTTI da Vendola a Berlusca passando per Monti, approvando il fiscal compact. Con cui si sono impegnati a toglierci dalle tasche altri 50 miliardi l'anno (oltre a tutti quelli che rubano).
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# pelzen 2013-02-18 19:23
Esatto...e nessun lecchino giornalista, dal sole24ore a Libero al Giornale e men che meno La Repubblica ne discutono e ne evidenziano la catastrofe. Tutti proni al dibattito delle lavandaie di chi sarà il prossimo eletto.
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# Maxit 2013-02-18 16:46
Ripudio del debito a livello globale cercando di tutelare i piccoli risparmiatori, messa al bando delle banche speculative e loro simili.

Se si vuole si puo' fare...
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# Maurizio Blondet 2013-02-18 17:45
A proposito del debito da non pagare e dell'euro da cui uscire, si veda Loretta Napoleoni, economista "de' sinistra", ma non esattamente come bersani e Vendola....

http://www.youtube.com/watch?v=YF364-Nr5xY
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# renatodrg 2013-02-18 17:17
Interessantissi ma spiegazione Blondet, ma cosa intende per frugalità estrema che ci attende? un periodo temporaneo o sarà un nuovo modo di vivere permanente?
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# EdoardoCas 2013-02-18 19:20
Un Giubileo?
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# Indaco 2013-02-18 20:02
Se fossimo stati intelligenti, avremmo seguito il consiglio di Rubbia e avremmo costruito i reattori autofertilizzan ti al torio. Magari per estrarre idrogeno dall'acqua. Ma il problema è che intelligenti non siamo.(A proposito di Tesla e simili, qualcuno si è mai documentato su Marco Todeschini, grande fisico e credente).
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# cgdv 2013-02-19 08:46
Io ho avuto Marco Todeschini come professore di termodinamica negli anni'50. Era relegato all'Istituto Tecnico P.Paleocapa (Esperia) di Bergamo a causa della componente spirituale nei suoi lavori scientifici, perché "avverso" ad Einstein e perché... diciamo così non era di sinistra e massone. Quindi tutto nella norma, ma lo ho già raccontato sul sito altre volte.
Giulano

p.s. Napolitano è stato chiamato a rapporto da Obama. Evidentemente teme, anche se pur lontanamente, per la quota di contribuzione a nostro carico nel budget.
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# monster76 2013-02-18 20:47
Direttore,
in questo momento vorrei abbracciarla e dirle grazie stringendole la mano!
Forse sto vaneggiando, ma mi piace pensare che in questa sua analisi energia-debito ci sia qualcosa di mio....nel senso che lei ha splendidamente espresso concetti che sono nella mia testa da tempo, e che in passato glieli avevo sottoposti con qualche mail.
Grazie ancora per la sua presenza ed il suo prezioso lavoro....e' confortante che esista, mi creda.
Cordialissimi saluti
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# Catello 2013-02-18 20:50
Questo articolo del signor Morgan è del tutto non condivisibile, alcuni dei problemi elencati sono falsi, come la scarsità di petrolio a basso prezzo di estrazione e il presupposto che stampando moneta si può creare iper inflazione. Molto petrolio è tenuto nascosto o non estratto in misura sufficiente al fine di tener alti i prezzi. Mentre l'iperinflazione in presenza di disoccupazione e giacenze di prodotti invenduti, fa ridere. Altri problemi sono stati voluti e possono essere sempre regolamentati, come la globalizzazione e la speculazione. Infine il debito esiste perché gli Stati e in misura minore anche le banche possono ricevere solo soldi imprestati e mai regalati, nonostante il fatto che la moneta, sia pure in misura diversa appartenga a tutti e quindi è assurdo che gli Stati la prendano a debito da chi la stampa. Infine molti materiali estrattivi possono essere riciclati e la corrente elettrica può essere prodotta in molti modi, che aumenteranno di numero e saranno resi più efficaci in un prossimo futuro.
Naturalmente è anche vero che la popolazione mondiale non possa crescere all'infinito, però proprio in occidente, dove si fanno questi discorsi, stanno nascendo troppo pochi bambini.
Questi articoli servono solo per farci accettare la povertà e l'estinzione come un fatto non evitabile.
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# adolibera 2013-02-18 21:18
ciao a tutti da adolfo

per il momento abbiamo ancora 2-3-4 anni di consumi petroliferi, poi gli americani ci toglieranno anche quello, volenti o nolenti (proni ai droni). i padroni del mondo complici tutti i nostri politici e la UE non andranno mai a piedi sono troppo stanchi. il fatto è che siamo stanchi anche noi... ciao
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# raff 2013-02-18 23:57
Questa riduzione dell'"economia" a mero scambio energetico non mi convince per niente e temo che si voglia introdurre negli scambi un concetto, o meglio una unità di conto, gli EROEI, già tentata con i famosi certificati di emissione CO2.
Stando a quella logica inoltre, poiché il rendimento delle fonti energetiche tradizionali (gas e petrolio) ha quasi raggiunto la parità fra costi e ricavi, l'unica fonte di energia, almeno fra quelle al momento conosciute, in grado di fornire un surplus energetico (e finanziario) sarebbe solo l'energia atomica. C’è qualcuno che ha qualche interesse nel settore?
Per quanto riguarda la perfect storm, più che cercare pseudo supporti scientifici tratti dalla fisica per spiegare fenomeni squisitamente legati all’economia finanziaria, è utile riesaminare le cause e l’origine della crisi del 2007/2008, che oggi appare più chiara, alla luce anche della ricostruzione fatta da Sbancor.
di Sbancor
Sulla scrivania ho tre schermi. Due sono di Bloomberg, il sindaco di New York. Uno manda in continuazione notizie dal mondo, l’altro disegna grafici su qualsiasi mercato, titolo, obbligazione o maledetta carta straccia “subprime” tu abbia in animo di analizzare e nel caso acquistare. Ma adesso non è proprio il caso.
Tenersi liquidi: questa è la parola d’ordine. Comprare, oggi non compra quasi nessuno.Tranne i Sovereign Wealth Funds, dove vengono riciclati i petrodollari russi e arabi oppure i surplus commerciali del Far East.
Sull’altro schermo ho Google Earth. Sulla scrivania due libri: Il canto della missione di John Le Carré, e Hitler di Giuseppe Genna.E’ tutto ciò che mi ha accompagnato in questi mesi di depressione. Qualcuno di voi potrebbe chiedersi cosa c’entrano i computer con i libri e perché stanno tutti sulla mia scrivania. Domanda stupida. Stanno sulla mia scrivania perché fino a un po’ di tempo fa sono stato troppo depresso per spostarli. Ma questa è una risposta stupida quanto la domanda. In realtà libri e computer descrivono la realtà.
Ciò che sta succedendo ora, adesso. E le conclusioni che ne traggo non mi tranquillizzano . Anzi. Sugli schermi vedo innanzitutto la crisi economica. Non sarà la prima e molto probabilmente neanche l’ultima. Eppure guardiamo le Borse mondiali. Dall’inizio dell’anno Shanghai ha perso il 31,96, Francoforte il 18,99 Tokyo il 18,18, Milano il 18%, Honk Kong il 17,85, Parigi il 16,16, Zurigo il 14,85. New York il 14,07, Madrid il 12,60, Londra l’11,69.
Si dice che la crisi è finanziaria e americana, che sono i “subprime” ad avvelenare il sistema. Ma allora perché Shanghai è al – 31,96%? E’ vero, Shanghai era sopravvalutata, lo sapevano tutti. Tranne i risparmiatori cinesi! Se cade la domanda americana, cadranno anche le esportazioni cinesi, e se i cinesi tenteranno di sostituirle con la domanda interna, crescerà l’inflazione, come sta già accadendo. Nessuno è immune dal contagio. Alcuni “catastrofisti storici” pensano che i cinesi incominceranno a sbarazzarsi dei dollari e dei titoli americani denominati in dollari. Per far cosa? Per comprare Euro registrando una perdita di valore di circa 1/3 per ogni dollaro venduto ora? Certo un riequilibrio delle riserve valutarie è possibile.
Gradualmente. Intanto lo yuan è legato al dollaro e gode di una svalutazione competitiva che agevola l’export. Invertire questa tendenza sarebbe folle. Bretton Woods II funziona ancora. Male, ma funziona.
Eppure…
Osserviamo ciò che è accaduto con la fredda lucidità dell’economia – the dismail science diceva Carlyle.
Un settore periferico del mercato dei titoli americano, il più grande del mondo, va in crisi (vedi qui).
La crisi tramite le “cartolarizzazi oni”, cioè la trasformazione dei debiti in titoli, si allarga, prima agli Asset Backed Securities (ABS), poi ai Collateral Debt Obligations (CDO’s). A questo punto la crisi diventa una valanga. Tutti i titoli in cui si suppone la presenza di mutui subprime perdono di valore. Le Agenzie di Rating, i Soloni del pensiero unico economico, vengono prese alla sprovvista. Loro sono abituate a valutare la solvibilità di un debito, cioè la capacità di un creditore a restituirlo, non la volatilità di un titolo, cioè il suo cambiamento di valore sul mercato. Reagiscono ad agosto con l’improntitudin e di chi si è fatto cogliere in fallo. Effettuano un down rating di migliaia di titoli. Le banche che li possiedono non reggono il colpo. Qualcuna fallisce, come la Northern Rock in Inghilterra, prontamente nazionalizzata. Altre vengono salvate dalle banche pubbliche in Germania, altre ancora messe sotto tutela,come Societé Générale in Francia.
In America saltano almeno cinque banche specializzate in mutui casa. Ma non è che l’inizio. Sempre ad agosto l’interbancario inizia a bloccarsi. Che vuol dire? Semplicemente che le banche non si fidano delle altre banche e chiudono i normali canali di finanziamento all’interno del sistema creditizio. Crisi di fiducia che si trasforma immediatamente in crisi di liquidità. Intervengono le Banche Centrali Europee, Americane, Giapponesi e Australiane per fornire liquidità al sistema. E’ un fiume di denaro che si riversa sulle banche. Centinaia di miliardi di dollari ed euro.
Non basta. La crisi si ripete a ottobre, a dicembre, adesso. Le Banche centrali, la FED in testa, incominciano ad accettare titoli “illiquidi” in garanzia. Lo fa anche la BCE, ma non vuole che lo si dica. Sarebbe a dire che le banche prendono denaro a prestito dando in garanzia alle banche centrali carta straccia. Non Basta. La Bear Stearns, una delle più antiche banche d’investimento americane, è sull’orlo del fallimento. La FED interviene, anche se non potrebbe, in quanto i suoi interventi di salvataggio dovrebbero essere limitati alle banche commerciali. Ma Bernanke ha capito che se fallisce Bear Sterns non potrà evitare l’”effetto domino”. Salterà Leheman Brothers e forse qualcun altro.
Il salvatore, come nel 1907, è la J.P. Morgan – Chase. Nel 1907 John Pierpoint Morgan detto “the Magnificent” sventò la crisi e fece piazza pulita dei brokers e dei banchieri che non si sottomettevano al suo potere. Nel 1929 non ci riuscì. E fu la Grande Depressione. Oggi J.P..Morgan-Chase pretende un prezzo assurdo per Bear Stearns: due dollari ad azione. Meno di quanto valgono le proprietà immobiliari e il grattacielo di Bear, in Vanderbilt Avenue. Gli azionisti insorgono. J.P.Morgan senza fare una piega dice che è pronta a pagare cinque volte di più. Il prezzo è giusto. Quale? Bernanke approva entrambi i prezzi. Ne esce con le ossa rotte.
I mercati perdono fiducia anche nella FED. Nuove iniezioni di liquidità. Iniezioni: già, come se fosse coca o eroina. I drogati aumentano sui mercati. E bisogna evitare le crisi di astinenza da dollari o da euro. Le Banche Centrali ormai accettano di tutto in garanzia: CDO’s, ABS, carta straccia. In cambio concedono prestiti al tasso di riferimento o a quello di sconto.
L’ago entra nelle vene finanziarie del sistema dolcemente, quasi senza sprigionare sangue. Quello è riservato ai contribuenti, che dovranno pagare i vizi, assai costosi, dell’aristocraz ia venale che governa il mondo e oggi è in crisi anemica..
Ecco le svalutazioni bancarie dell’ultimo trimestre, in miliardi di euro: UBS 12,12, Citigroup 18,10, Merril Lynch 7,34, Morgan Stanley 2,30, Goldman Sachs 1,91, Credit Suisse 1,82, Deutsche Bank 2,50, Bear Stearns 1,75. Fortis 1,50, Creditagricole 1,15, Società Generale 1,52, Bank of China 0,83.
Perdite di sangue. Emorragie di denaro. Sintomi gravi, ma, temo, non terminali. I vampiri cercano sangue. E prima o poi lo trovano. Gli americani riscoprono J.M. Keynes.
Gli Stati Uniti, primo paese a dover affrontare la recessione, hanno finora deciso per un Economic Stimulus Package su cui il 24 gennaio scorso hanno trovato l’accordo il Partito Democratico e quello Repubblicano. Il piano ha un valore complessivo di 146 miliardi di dollari, pari a circa l’1% del PIL U.S.A. Il piano ovviamente si accompagna agli interventi della FED ,che in cinque mesi ha ribassato di cinque volte il tasso d’interesse sui Fed Funds con un ribasso di 225 punti base e collocandolo quindi al 3%. Ulteriori tagli, forse addirittura per 75 b.p., sono previsti entro circa un mese. Il piano americano anti-crisi dovrebbe riguardare circa 117 milioni di famiglie
Sostanzialmente si basa su:
• Un sussidio fiscale minimo di 300 dollari e massimo di 600 per individui, e fino a 1.200 per le famiglie, con redditi inferiori a 75.000 dollari l’anno per gli individui e 150.000 dollari per le famiglie. La stima dell’amministra zione è che questo programma costerà circa 100 miliardi di dollari.
• Sgravi alle piccole imprese attraverso la deduzione del 50% del valore dei costi sostenuti per nuovi impianti e attrezzature. Le imprese beneficiarie saranno quelle con un reddito inferiore a 800.000 dollari. Il costo di questa parte del piano è pari a 50 miliardi di dollari.
• Innalzamento dei limiti all’acquisto di mutui da parte delle agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac, si tratta di agenzie che operano sul mercato secondario acquistando mutui e rifornendo quindi di liquidità il mercato primario del credito immobiliare.In Italia neppure Turigliatto avrebbe il coraggio di proporlo. Eppure... E’ una goccia d’olio nel mare in tempesta della crisi.
Ma il vero keynesismo americano resta ancora quello militare. Tremila miliardi di dollari: questa è la cifra stimata da Joseph Stiglitz per le avventure belliche americane.
Lui, da buon economista, dice che si tratta di costi. Ma se si trattasse invece di un investimento?
“Ogni crisi è crisi da sovrapproduzion e”, diceva un vecchio economista tedesco (K. Marx). Alla sovrapproduzion e si può reagire sul breve periodo iniettando denaro, disse un economista inglese (J.M. Keynes). Questo può avvenire tramite la spesa pubblica, civile o militare. I modelli econometrici dicono che la seconda è più efficace della prima. Ma che avverrà nel “lungo periodo”? Nel lungo periodo “saremo tutti morti”, secondo Lord Keynes.
Oppure nasceranno nuovi mercati: il ciclo della riproduzione allargata farà un nuovo giro di valzer. La danza diverrà, però, sempre più spettrale, perché se la domanda ancora esiste, (in Cina, in India, in Africa, nella stessa ex URSS…) e si tratta di renderla “aggregata”, cioè pagante, le risorse naturali e la capacità del pianeta di continuare a reggere non lo sono. Con questo modello di sviluppo sono ormai in via di esaurimento.
Ne Marx, ne Keynes lo avevano previsto.
Non solo. Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un “decoupling”, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l’economia mondiale, dovrà esserci anche un “decoupling” politico e militare. Gli USA non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono.
Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri...
***
Guardo Google Earth. Il mappamondo galleggia e poi scende, vertiginoso nelle zoomate. Intravedo la prima linea del fronte di guerra: costeggia i confini della Grande Madre Russia: Bielorussia, Georgia, Ucraina, Armenia, Azerbaijan.
Rivoluzioni Arancioni contro il nazional-bolscevismo di Putin. Qui la NATO vuole creare le sue basi avanzate. Qui passano le pipelines che portano energia all’Europa. Più a Sud l’Iraq.
Se ne è scritto troppo e troppo poco. Mi limiterò a un conto economico: prima delle guerre e dell’embargo, nel 1989, l’Iraq produceva 3 milioni di barili di petrolio al giorno. Oggi ne produce 2 milioni. La Cina consuma 7, 62 milioni di barili al giorno. Un anno fa ne consumava 7,24. Se il milione di barili in meno di produzione irachena fosse disponibile sul mercato, non vi sarebbe ancora squilibrio tra domanda e offerta. Nonostante Cina e India. Quesito: a chi giova la guerra in Iraq: ai rialzisti sul prezzo del greggio o ai ribassisti? Se non sapete rispondere compratevi una calcolatrice. O girate la domanda a un dirigente Exxon o Chevron o Shell, dopo esservi assicurati che abbia fatto il pieno di whisky.
La linea riprende: Iran, Afganistan, Pakistan, Belucistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Khirghisistan. Qui la partita è più dura e più complessa: a fronteggiare la Nato non c’è solo la Russia ma l’intero Gruppo di Shanghai.
E in prospettiva, dunque, la Cina.
Ancora più a Sud il Corno d’Africa e il Congo. Heart of Darkness, fra capi tribali ex socialisti o integralisti musulmani, lottano fra loro per ricchezze che non possiederanno mai, perché già ipotecate dalle grandi compagnie multinazionali. Miniere di diamanti, pozzi di petrolio, coltan, materie prime. Inglesi, francesi, americani, olandesi succhiano l’anima nera dell’Africa.
Vampiri. Ancora Vampiri.
Neanche l’Europa è immune. Non solo a Est, ma anche a Sud. Una linea di guerra passa dal Kossovo, alla Turchia, alla Siria, al Libano, alla Palestina. Ma sembriamo non accorgercene. La stupidità non è un scusa: è un'aggravante.
Mentre a Lisbona il Trattato che costituirà la “Nuova Costituzione Europea”, peraltro non sottoposta a nessun referendum, ci lega sempre di più alle scelte della NATO. Nessuno ha il coraggio di dire che la NATO, dopo la caduta del muro di Berlino, è un “ente inutile”. Continuiamo così.
Vampiri.
L’ultima frontiera si sta creando in America Latina, fra la Colombia e il resto del continente sudamericano. Mentre il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti è la smentita del NAFTA: i capitali e le merci possono circolare liberamente. Gli uomini no.
***
Guardo i libri. Le Carré racconta la “prima guerra mondiale africana” quella che dal Ruanda si è estesa al Kivu, Rpubblica Democratica del Congo. Quella che tutti hanno dimenticato prima ancora che iniziasse.
Genna scrive il primo romanzo su Hitler.
Parlano entrambi del male. Quel male che proviene dal non essere. Buco nero che attrae e distrugge in virtù non della sua forza, ma della sua stupidità e capacità di omologare a se stesso i comportamenti. Lo stesso male che Joseph Conrad (Kurtz) aveva intravisto risalendo il fiume Congo. Non entro nel dibattito letterario su Hitler. Altri l’hanno fatto e meglio di quanto lo possa fare io. Mi limito a notare una frase che mi ha colpito. Descrive il bombardamento di Dresda, la città morta. Duecentomila morti, gran parte bruciati vivi, sciolti dal fosforo a trecento gradi. Conclude rilevando in Sir Winston Churcill “nessuna emozione”.
“La crepa propagata dallo zero umano che combatte si è aperta in sir Winston Churcill. Il principio di simmetria del male. Il gelo. La constatazione del disastro perpetrato. L’inutilità della strage condotta con lucida insensienza. Grava la vittoria postuma di Hitler in tutto ciò”. (p.599)
Curioso. In quasi tutte le recensioni su Hitler, pochissime discutono la durissima implicazione politico-visionaria che ispira il romanzo: la vittoria postuma di Hitler nell’epoca della democrazia rappresentativa . C’è da chiedersi fino a che punto l’insensienza possa diventare stupidità. Forse, come temo, i due termini sono sinonimi.

Pubblicato Aprile 9, 2008 03:38 AM | TrackBack
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# CESCO 2013-02-19 00:02
Un misero ragioniere(tipo fantozzi)avrebb e potuto prevedere il disastro economico che ora stiamo vivendo.Ma i nostri politici non sono stati capaci di vedere lontano più di una spanna dal loro naso? Questo non mi sembra possibile.Allora se così è stato,vuol dire che questi signori politici corrotti che si sono succeduti in questi ultimi anni,devono rispondere di fronte a un tribunale penale per crimini contro i loro popoli.
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# paola massari 2013-02-21 08:42
nel 1992, anno del trattato di Maastricht, dove era appunto contemplata l'entrata in vigore dell'euro, ne parlai con un parente giornalista, e mi disse che saremmo andati incontro ad una miseria mai vista....quindi, lo sapevano eccome cosa stavano facendo, tutti quanti, politici ed economisti,e l'hanno fatto apposta, sic et simpliciter...
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# AlexFocus012 2013-02-19 08:47
Chiedo scusa se faccio un commento "riduttivo" ma nessuno ha mai spiegato a questi "scienziati" della finanza che "economia", in greco, vuol dire circa "gestione della casa"?
Io credo che una madre di famiglia mediamente istruita ed intelligente NON si sarebbe mai permessa nè di pensare nè, tantomeno, di avviare e perpetuare per decenni un mostro di architettura monetario-economico-finanziaria di composizione, dimensione, dannosità pari a quella che hanno messo in piedi (e contro l'evidenza ancora difendono) delle bestie come Bernanke, Bush, Clinton, Obama, Napolitano, Brzezinsky, Kissinger, Trichet, Lagarde, Monti, Draghi, Prodi, Fini, Casini, Giannino, Bersani e via disgustosamente elencando (ci vorrebbero pagine e pagine ma lascio alla memoria del lettore)...
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# Indaco 2013-02-19 12:28
Chi ha notizie su Marco Todeschini e sulle sue teorie le faccia circolare, ne vale la pena (scusate la divagazione e grazie a cgdv).
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# milvus 2013-02-19 22:23
L'ultimo libro di Martin Lousteau, un economista, svela per la prima volta la non accademicità dell'Economia d'oggi, già da tempo non più basata sulle colonne classiche, bensì su pilastri di fango tenero, che alla prima assurda ipotesi possano crollare, prima però le teorie devono bruciare il cervello delle persone.
Lui sostiene che da tempo a questa parte, due più due fa sempre tre, perchè la bocca è loro, di modo che i risultati finali somiglino alla parcella degli avvocati, o vincano o perdano.
L'economista di successo oggi è colui che dice ciò che la gente vuole ascoltare, spesso sciocchezze, ma avvallate accademicamente , possibilmente citando altri nomi di economisti per appoggiare i ragionamenti ma non sia mai appoggiarli alla realtà del quotidiano, l'economista nuovo come nuove sono le sue teorie, è sempre schiavo di un economista già morto, potrà apparire una follia, ma è la base dell'economia moderna.
Lousteau narra varie storie che hanno in comune questo: in una accademia o università famosissima, da dove escono i Noblel per l'Economia, fanno studi su persone che sono gli stessi studenti delle stesse università, gruppi formati da cento individui massimo.
Si studia la loro condotta davanti a fatti economici, transazioni, situazioni tra l'acquirente ed il venditore, inversioni e cose del genere. Poi con i rusultati ottenuti, allestiscono statistiche, che estrapolano e proiettano sulla popolazione, ma non di quella università in quel determinato periodo dell'anno, per l'età media della popolazione, sesso, attitudini, ma ciò che elucubrano li lo applicano qui in Italia, alla nostra realtà oppure alla realtà del lama tibetano che è da una settimana che non mangia.
Di conseguenza le loro conclusioni saranno universali ed atemporali, dopo loro faranno il sonno del giusto, pensando di essere il massimo delle menti.
Certamente il tutto ha una relazione con l'economia classica, come le teorie di questo signore, ma le conclusioni forse derivano da quegli studi fatti, e ciò che appare come vero cambiamento o scoperta è soltanto che sono loro che non sono più sicuri di nulla e nemmeno sanno più qual'è l'obbiettivo che le scienze economiche oramai si prefiggono.
Imporre un pensiero unico non è che ci possa fare tutti uguali, la verità è dunque il punto di incontro delle diverse linee che si proiettano nei diversi piani, a loro volta viste da molteplici angoli, in spazi disuguali e tempi disuguali.
L'opportunità per comprendere la verità è non pensare tutti alla stessa maniera, la giustizia sociale è il premio economico ad uno sforzo fatto dentro una comunità, mentre l'elemosina è sempre ingiusta da qualunque parte la si voglia osservare.
Sarebbe il caso di domandarsi che cosa e perchè poco tempo fa, giusto l'epoca dei genitori, le priorità davano alla vita tutte le speranze, mentre oggi si transita nelle città progredite con la paura di perdere non solo le nostre cose, ma anche la propria vita, allora qualcosa è stato fatto male.
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