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Israele cerca pretesti per sterminare: come volevasi dimostrare
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A fine giugno e fino al 4 luglio, soldati francesi inquadrati nell’Unifil (Forze ONU in Libano) hanno condotto un’esercitazione in due villaggi sciiti del Sud Libano, senza mandato. Hanno perquisito abitazioni, interrogato abitanti per identificare i membri dello Hezbollah, preso fotografie. Lo scenario (o il pretesto) era: un lancio di razzi dall’interno degli insediamenti civili verso Israele, con la Unifil impegnata a difendere Israele.

La popolazione dei due villaggi, Khirbit Silm e Tulin, ha reagito con lanci di pietre e bastonate. L’esercito regolare libanese ha protestato ufficialmente: l’iniziativa dei reparti francesi era avvenuta senza concertazione con l’armata libanese, come definito dal mandato dell’Unifil. Apparentemente, i francesi hanno agito in modo autonomo anche rispetto al comando Unifil.

Il capo di Stato Maggiore libanese ha rivelato che i francesi avevano ricevuto una richiesta dei comandi israeliani perchè perquisissero abitazioni e identificassero i membri di Hezbollah; ed ha ribadito che «la difesa del Libano passa attraverso il coordinamento dellarmata regolare e della resistenza», ossia che l’autodifesa Hezbollah è legittima, data la situazione.

Hervé Morin
   Hervé Morin

Dal canto suo il ministro francese della Difesa, Hervé Morin (ebreo) ha dichiarato di voler modificare le regole d’ingaggio dell’Unifil, aggiungendoci un reparto speciale adatto a compiere perquisizione e confisce di armi della resistenza sciita nelle case private.

I comandi israeliani hano dato manforte ai francesi con una scelta improvvisa: il 7 luglio, hanno mostrato alla stampa foto aeree, mappe e «simulazioni in 3D» che secondo loro dimostrano come Hezbollah abbia trasformato «case, scuole, moschee» in «depositi darmi, centri missilistici, caserme». Ciò allo scopo proclamato, come ha scritto il Jerusalem Post, di «educare la comunità internazionale sul rafforzamento di Hezbollah prima della prossima guerra e sulle conseguenze che tale strategia implica».

Che cosa significa «educare la comunità internazionale alle conseguenze»?

Chiaro: con l’accusa ad Hezbollah di aver ammassato armi in scuole, moschee, case e ospedali, Israele vuol giustificare preventivamente gli attacchi aerei contro obbiettivi civili e i massacri indiscriminati della popolazione nella «prossima guerra».

Il punto è che Tsahal ha compreso che i massacri compiuti a Gaza hanno dato ad Israele un’immagine pessima, e portato al documentato atto di accusa del rapporto Goldstone, seppellito a fatica dalle lobby e dai suoi servitori; in vista della «prossima» guerra in Libano, Israele si prepara l’alibi per i suoi prossimi sterminii di civili: è colpa di Hezbollah, che costringe gli abitanti dei villaggi a fare da scudi umani. Israele vuole colpire solo depositi d’armi e centro missilistici; è per la malvagita di Hezbollah che questi sono situati in scuole, ospedali, case e moschee.

La comunità internazionale, opportunamente «educata» dalle foto aeree e simulazioni 3D, viene preparata ad accettare i massacri israeliani prossimi, e stavolta non si azzardi a protestare.

E’ una tattica che ha funzionato bene già con la sparatoria sulla Mavi Marmara, dove i pacifisti turchi sono diventati in pochi giorni, grazie all’educazione della comunità internazionale, dei terroristi islamici: ammazzabili, anzi ammazzabilissimi.

Lo Stato Maggiore israeliano ha già del resto annunciato che attaccherà «in modo sporoporzionato» i 160 villaggi del sud-Libano dove sostiene che Hezbollah si è fortificata. Non si dica che non ci avevano avvertiti.

Il fatto è che Hezbollah non ha alcuna intenzione di provocare lo scontro con il nemico mille volte superiore in armamenti. Da che cosa nascerà dunque la «prossima guerra» data per certa dai giudei? Ci vuole un pretesto: quale?

Qui soccorre un lancio dell’agenzia cinese Xinhua: «Il capo dei cristiani libanesi e parlamentare, Michel Aoun, ha informato Bashar al-Assad (il capo siriano) e il capo di Hezbollah Nasrallah che una imminente incriminazione del Tribunale Speciale per il Libano sarà seguita da un attacco israeliano».

Il Tribunale Speciale per il Libano è quello creato dall’ONU nel marzo 2009 per processare esecutori e mandanti del mega-attentato che uccise nel 2005 il presidente Rafik Hariri e 22 altre persone. Esso segue ad una corte internazionale che in tutti questi anni ha cercato di incolpare dell’omicidio Hariri i servizi siriani e alcuni militari libanesi che si presumevano al suo servizio; inchiesta finita nella vergogna, quando il procuratrore internazionale Detlev Mehlis (ebreo tedesco) ha dovuto dimettersi sotto l’accusa di aver subornato e intimidito testimoni per ottenere il risultato voluto. (La commission Mehlis discréditée)

Adesso si cambia: il 23 maggio 2009 il settimanale tedesco Der Spiegel ha rivelato le indagini condotte dal Tribunale Internazionale nuovo e rinnovato (lo presiede l’italiano Antonio Cassese) indicano in Hezbollah il colpevole dell'omicidio di Rafiq al-Hariri.

Ecco il Casus Belli: subito il ministro degli Esteri giudeo, Avigdor Lieberman, ha auspicato un mandato di arresto internazionale contro Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah.

«Queste informazioni - ha detto Lieberman - ci confermano con chi abbiamo a che fare; se le conclusioni degli investigatori sono queste, un mandato di arresto internazionale (contro Nasrallah) deve essere emesso immediatamente», ha proseguito, aggiungendo che se le autorità di Beirut non dovessero muoversi «larresto andrebbe eseguito con la forza».

Israele si occuperà di catturare il colpevole con la forza: perchè si sa, quando è in ballo il diritto internazionale, Israele non transige.

Michel Naim Aoun
   Michel Naim Aoun

E’ per questo che Aoun, che ha le sue fonti in Francia, è andato ad avvertire il capo siriano e il capo di Hezbollah di quel che succederà: «Il tribunale speciale accuserà elementi Hezbollah dellassassinio di Hariri, e questo provocherà una crisi interna libanese (il figlio di Hariri, filo-americano, è al governo di coalizione), nonchè una guerra di Israele contro il Libano».

A Nasrallah direttamente, il generale Aoun ha detto: «Ti vogliono ammazzare ancora una volta ed esiste in Libano un gruppo libanese che scommette su una nuova guerra israeliana. Dovresti cambiare le regole del gioco».

Probabilmente per questo Nasrallah ha appena rivelato che alcune delle numerose spie pro-israeliane arrestate in Libano lavoravano «per una ditta di telecomunicazioni legata al Tribunale Speciale... le reti di comunicazione del Tribunale sono infiltrate e manipolate da spie che hanno la possibilità di gestire i dati (intercettazioni) e manipolarli», aggiungendo che il gruppo che punta allo sfascio «si basa su analisi israeliane che giungono al Tribunale Speciale, con incriminazione di testimoni alcuni dei quali risultati falsi».

Da quando Hezbollah partecipa al governo libanese, infatti, numerose spie sono state segnalate ed arrestate debitamente dalla Polizia: uno degli ultimi è un tecnico di telecomunicazioni, Charbel Qazzi, formalmente incriminato di spionaggio per Israele insieme al suo complice, Tarik Rabaa.

Fatto significativo che Aoun, il capo del partito cristiano-maronita alleato politicamente ad Hezbollah, abbia lanciato l’allarme. Anche più significativo è il fatto che tale allarme sia preso per buono e diramato dall’agenzia Xinhua. Pechino sta osservando con crescente allarme l’aggressività israeliana. E teme evidentemente la volontà israeliana di approfittare della «prossima» guerra in Libano per estendere l’attacco all’Iran, suo notevole fornitore energetico. Lebanese Christian leader warns Hezbollah chief of Israeli attack)




Un recente incontro tra
Nasrallah, Assad e Ahmadinejad



D’altra parte, Israele ha fretta: l’accordo sul nucleare iraniano ottenuto da Turchia e Brasile a Teheran, è stato fatto fallire dagli USA, ma con fatica. Ahmadinejad ha recentemente detto di non ritenerlo ancora morto. In ogni caso indica che un accordo è possibile, e che l’Iran è disposto a seguire le regole del nucleare civile. Sicchè Washington non avrebbe più pretesti per mantenere e indurire le sanzioni contro Teheran come gli ingiunge Israele; dunque occorre passare ai fatti compiuti prima che sia troppo tardi per eliminare, a cominciare da Hezbollah, anche quel lontano nemico di Israele…

L’accusa formale del Tribunale Speciale, ossia l’innesco del massacro,  è attesa per l’autunno.

Dopo queste doverose precisazioni, si potrà leggere con vero godimento il pezzo che Fiamma Nirenstein ha pubblicato sul giornale, e che diamo qui in calce. Nella foga di servire come propagandista israeliana, la signora si scopre e dice troppo: già piange preventivamente sui «corpi degli infelici abitanti dei 160 villaggi sciiti» che Israele sarà costretta a sterminare perchè dietro a loro ci sono i missili Hezbollah...


In Libano si prepara la guerra: la farà Hezbollah in nome dell'Iran


«Al nord: appena accadde, precisamente quattro anni fa ieri, noi giornalisti partimmo uno a uno verso il confine settentrionale. Viaggiavamo lenti oltre la valle del Giordano lungo una strada su cui già rollavano in file insuperabili i carri armati e mezzi corazzati di vario genere. Oltre Kiriat Shmone. Nella cittadina di Metulla, dove i carri armati occupavano la parte suburbana che bordeggiava con il Libano, verdeggiante, morbido, ma irto di postazioni di Hezbollah, chi fece in tempo prenotò una stanza nell’albergo locale. Io trovai posto poco lontano in un bed and breakfast senza rifugio, ma con una buona colazione. Era iniziata una guerra che non è mai finita se non nel suo aspetto più evidente, quello dei razzi che piovevano su Israele e che ci scoppiavano fra i piedi, facendo crateri nelle strade di comunicazione, distruggendo case e scuole fino ad Acco e a Haifa, incendiando i boschi di conifere orgoglio di Israele. Un ranger che mi guidò in jeep fra gli alberi in fiamme, bloccò l’auto mentre piovevano i missili per tirare fuori dalla cenere un piccolo camaleonte. A un paio di centinaia di metri da noi, una schiera di soldati delle riserve fu annientata da un solo razzo. Quella guerra prosegue sotterranea da allora, sotto la cenere adesso cova un Hezbollah irrobustito ed eccitato dal successo, proprio come i suoi mentori iraniani; gli Hezbollah sono ormai parte determinante del governo libanese, inseriti in una rete di sostegno che allena un terzo dei suoi uomini a Teheran e gli fornisce, tramite la Siria, missili di ultima generazione a breve e a lunga gittata.

Ci sarà presto una guerra che potrebbe coinvolgere tutto il Medio Oriente, anticamera dello scontro nucleare con l’Iran? Diversivo perché Israele debba difendersi mentre le centrali iraniane, come ha detto il presidente russo Medvedev, sono quasi arrivate al loro scopo? La risposta è: ci sono evidenti, palesi preparativi di guerra. È chiaro che Hezbollah è l’arma più acuminata di un Iran che ripone la sua forza egemonica nell’odio antisraeliano, e che lo accenderà come uno zolfanello al momento opportuno. Quando Nasrallah rapì Ehud Goldwasser e Eldad Regev e uccise altri tre soldati di ronda lungo il confine, non si aspettava che Israele avrebbe reagito distruggendo nei primi 36 minuti di scontro novanta obiettivi designati, ovvero tutti i missili di lunga gittata. Tutto può accadere. E gli ultimi giorni suggeriscono un surriscaldamento. L’ultimo allarme consta di una dichiarazione dello sceicco Nabil Kauk, capo Hezbollah del fronte meridionale: «Abbiamo pronta una lista di obiettivi che verranno colpiti immediatamente in tutta Israele» ha detto. Come dire: i missili a lunga gittata sono pronti.

È la risposta a un’inedita scelta di Israele: il disvelamento delle intenzioni del nemico secondo fonti proprie. L’ha fatto mercoledì il colonnello Ronen Marley mostrando mappe, foto aeree, simulazioni in 3D della cittadina libanese di El Khiam, quattro chilometri dal confine, 25mila abitanti. Si vede come case, moschee, scuole, siano state trasformate in depositi d’armi, centri missilistici, caserme, centri di comando, e come febbrilmente si lavori, sempre in casa di civili, a strutture belliche di vario tipo. Si tratta di uno dei 160 piccoli paesi del sud del Libano trasformati in casematte e bunker, una scelta che sostituisce quella precedente alla seconda guerra del Libano di collocare soprattutto nei boschi (le «riserve naturali») i centri nevralgici degli hezbollah. La presenza nell’area al sud del fiume Litani dei 13mila uomini dell’Unifil che dal 2006 avrebbero dovuto impedire il riarmo e il posizionamento al sud degli hezbollah, ne ha di fatto spostato la forza nei villaggi dove Unifil non può entrare secondo le regole d’ingaggio, se non autorizzata dall’esercito libanese. Nel 2006 gli Hezbollah avevano 14mila combattenti e oggi ne hanno 30mila, avevano 15mila missili e oggi invece 40mila a breve e medio raggio, oltre a centinaia a lungo raggio forniti recentemente dalla Siria, 300 chilometri per il tipo Scud e la stessa gittata per gli M600, che hanno un diametro di 600 millimetri e possono portare testate fino a 500 chili di esplosivo e di chissà quale altra invenzione aggressiva. Ed è chiaro che la prossima guerra si misurerà sulla quantità di esplosivo rovesciata sul nemico.

Per Israele è stata una mossa rischiosa, che scopre meccanismi e fonti di informazione, mostrare i suoi reperti al mondo: gli Hezbollah ora possono prendere le loro precauzioni. Proprio dalla temerarietà dell’esercito capiamo quanto sia diventato urgente mostrare al mondo cosa sta succedendo con Nasrallah, lo sceicco che non è secondo a nessuno nel condannare a morte Israele, che somiglia a Hitler e a Ahmadinejad quando dice che bisogna liberarsi degli ebrei perché sono «assetati di sangue e di denaro». Da quando le forze islamiste impegnano il mondo in una guerra d’odio che utilizza villaggi, moschee, bambini, navi come la Marmara e quella libica adesso in rotta verso Gaza per inchiodare Israele in uno scontro con terroristi travestiti da civili, o civili costretti dai terroristi a fare da scudi umani, Israele ha avuto addosso tutta l’opinione pubblica internazionale che l’ha accusata di uso sproporzionato e illegittimo della forza militare. Contro civili appunto.

Adesso gli Hezbollah preparano il maggiore di tutti gli scenari di questa rappresentazione, sapendo che una campagna di delegittimazione colpisce molto più duro di un missile. Ma i missili non mancheranno, difesi dai corpi degli infelici abitanti dei 160 villaggi sciiti. L’ultimo accordo fra Iran e Siria parla di una fabbrica di M600 finanziata dagli ayatollah in territorio siriano: Assad se ne può tenere la metà, ma deve consegnare il resto agli Hezbollah. La fonte è francese, Intelligence on line, e in genere è affidabile».


(Fiamma Nirenstein)

 

Dall’attacco preventivo alla lacrima preventiva.


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