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Se un «false flag» diventa un «blowback»
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Ricapitoliamo: mesi fa, il presidente Barak Obama minaccia il regime siriano di Assad: se userà armi chimiche «contro i suoi cittadini», supererà la «linea rossa»: la linea oltre la quale ci sarà l’intervento armato occidentale.

Passa qualche settimana, ed effettivamente varie fonti denunciano che armi chimiche (si parla di gas nervino) sono state usate: il 23 dicembre a Homs e il 20 marzo ad Aleppo. L’Onu allestisce una commissione d’inchiesta.

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Carla del Ponte
  Carla del Ponte
Arriviamo al 5 maggio. Carla del Ponte, la magistrata ticinese, ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia dal 1999 al 2007, che fa parte della suddetta Commissione Onu, dichiara alla Radio Svizzera Italiana: «Stando alle testimonianze che abbiamo raccolto i ribelli hanno usato armi chimiche, facendo ricorso al gas sarin». Viene subito smentita da un allarmatissimo comunicato del Segretariato Onu, ma ormai la frittata è fatta.

La linea rossa è spostata.

È escluso che quella di Carla del Ponte sia una «voce dal sen fuggita»: il personaggio è furbo, freddo rettiliano, controllato in ogni parola, interno ai più importanti gruppi dell’oligarchia mondialista e occidentalista. Par di intuire che, in quelle logge coperte, sia in corso una frattura: chi vuole trascinare l’America nell’intervento armato in Siria (ed ha fornito ai «ribelli» il Sarin per il necessario false flag), e chi si sforza di mandare a monte la trama, e tener fuori Washington dal vespaio siriano.

Grosso modo, si ritiene che la lotta sia in corso nella stessa Amministrazione Usa, con Obama assediato e riluttante all’attacco. Fatto significativo: il 3 maggio, due giorni prima dell’uscita della Del Ponte, un importante personaggio della politica americana se n’è uscito con dichiarazioni simili. Il personaggio è il colonnello Lawrence Wilkerson, che è stato capo dello staff di Colin Powell, quando costui fu segretario di stato dal 2001 al 2005 (e dovette far credere al mondo che Saddam aveva le armi di distruzione di massa). Questo Wilkinson, in una conferenza pubblica, a proposito delle armi chimiche usate in Siria, ha lasciato cadere testualmente le seguenti frasi: «...Può essere una operazione false flag israeliana, può essere stata una delle opposizioni in Siria, può averle effettivamente usate Bashar al Assad (il presidente siriano, ndr), ma non lo sappiamo in base agli indizi che ci sono stati forniti....». (Former Chief of Staff: Syrian Chemical Weapon Narrative Could Be An Israeli False Flag)

Lawrence Wilkerson
  Lawrence Wilkerson
Dichiarazione clamorosa, per più di un motivo. Anzitutto, l’uso dell’espressione «false flag». Dall’11 settembre in poi, nessun personaggio americano che abbia o abbia avuto una qualunque posizione governativa ha mai usato l’espressione «false flag». Il termine è proscritto – non si parla di corda in casa dell’impiccato – censurato e demonizzato come tipica locuzione dal blogger complottisti. Ufficialmente, bisogna escludere la stessa possibilità che degli Stati perfetti come gli Usa o i suoi alleati NATO possano commettere dei false flags. Ancor più positivamente è vietato collegare «false flag» alla parola «Israele»: qui il tabù è assoluto. Ed ora un colonnello vicino a Colin Powell rompe il tabù.

E nemmeno quella di Wilkinson è una voce dal sen fuggita. Forse, nel suo ambiente, è stato letto un piano della Brooking Institution (una storica «fondazione culturale» washingtoniana, che «suggerisce» politiche alla Casa Bianca, fortemente ebraica) che si domandava come indurre la superpotenza americana a scendere in guerra contro Teheran; e si rispondeva con l’idea «provocare l’Iran» con «qualcosa come un Undici Settembre iraniano, in cui l’aereo portasse simboli iraniani (...) Quale presidente americano si tratterrebbe da un’invasione dopo che gli iraniani avessero ucciso migliaia di civili americani con un attentato sul territorio stesso degli Stati Uniti?».

Il «consiglio» è così spudorato, che il lettore potrebbe non crederlo. Ma si trova nero su bianco nel documento della Brookings intitolato «Which Path to Persia?», firmato da noti personaggi della lobby ebraica. Chi ne ha voglia, può rileggerlo da noi tradotto in 4 puntate: Qual è la strada per la Persia? (parte I)

Chi cerca di attrarre il Pentagono in guerra in Siria ha fretta: sul terreno, i cosiddetti ribelli subiscono sconfitte su sconfitte e sono con le spalle al muro, se non gli si affianca il Grande Fratello; come testimonia dal teatro operativo il giornalista Robert Fisk, l’esercito siriano è ben lungi da disintegrarsi come sperato; la coscienza di battersi contro jihadisti stranieri ne ha rafforzato la determinazione: ormai, ha scritto Fisk, «combattono per la Siria, non per Assad. E possono anche vincere. Sulla linea del fronte, l’esercito del regime non è affatto nello stato d’animo della resa, e proclama di non aver bisogno di armi chimiche...».

È a questo punto che Israele interviene direttamente nel conflitto, bombardando con i suoi caccia numerose installazioni militari siriane attorno a Damasco (42 morti civili), ufficialmente perché c’erano dei missili iraniani destinati ad Hezbollah.

Magari anche Israele ha fretta, perché sta nascendo a Washington un nuovo «paradigma»?

Come ci segnala un lettore (grazie!), su Cnn International il capo americano del Council on Foreign Relations, Richard Haas, è saltato sù a dire «che l’America è stata intrappolata per 20 anni in Medio Oriente e che ora è tempo di farla finita e di focalizzarsi sui problemi a casa. L’America deve subito risolvere il problema scuola, infrastrutture, riportare il lavoro e l’immigrazione. Si parla di investimenti nella scuola, perché è il futuro del Paese e non una spesa. Si vuole che le menti brillanti facciano THINGS (merci fisiche) e non DEALS (finanza)... è giunto il momento, condiviso da tutti i CEO americani, che conviene produrre a casa e non più in Asia».

Insomma, c’è chi prova a far fallire i «false flag». Il che significa trasformarli in «blowback».

Blowback significa «ritorno di fiamma»; nelle armi automatiche, è il recupero del gas dell’esplosione per permettere al carrello, col rinculo, di mettere in canna il nuovo proiettile. Ma nel gergo della CIA, indica una conseguenza non voluta di un’operazione coperta andata a male, con sgradevoli risultati per la Ditta e la carriera dei suoi agenti. Tipicamente, un «false flag» di cui si capiscano i veri autori, finisce con un blowback (e licenziamenti, o processo interno seguito da epurazioni, a danno dei veri autori).

Un altro tipico caso di blowback è il seguente: tu prepari con grande dispendio dei «terroristi islamici» per fare attentati a Mosca (poniamo), e invece quelli ti fanno un attentato esplosivo a casa tua, a Boston, poniamo. Spesso, bisogna rimediare in gran fretta eliminando fisicamente i terroristi rivoltati, per far tacere le loro bocche per sempre e «ripulire la scena».

Ebbene – non ci si può credere, eppure pare proprio essere questo il caso dei fratelli ceceni Tsazrnaev, Tamerlan (ucciso) e Dzokar (sopravvissuto) perpetratori dell’attentato islamico nella maratona di Boston.

Lo ha sostenuto Russia Today il 30 aprile scorso, raccontando che il regime georgiano precedente (come si sa ostile a Mosca e aiutato militarmente dagli israeliani) «era coinvolto nell’addestramento di estremisti a cui ha partecipato il principale sospetto dell’attentato a Boston», cioè Tamerlan. Alla vicenda sta investigando l’attuale governo della Georgia (più filo-russo), che – nella persona del primo ministro Bidzina Ivanishvili – ha detto, il 28 aprile, che i servizi di sicurezza georgiano del precedente governo Shaakashvili, avevano preparato gente cecena in funzione anti-russa, per commettere attentati contro interessi russi. E ciò, udite, udite, con il finanziamento «di una fondazione con sede in Usa».

Una fondazione culturale!? Possibile? E quale?

Justin Raimondo (di Infowars) e Wayne Madsen sono concordi nell’additare la «Jamestown Foundation», un’appartata fondazione culturale di Washington che (per Madsen) «è stata a lungo usata per dare uno stipendio a disertori d’alto rango dal blocco sovietico, da Arkadi Shevchenko, ai suoi tempi sottosegretario generale all’Onu, fino a Ion Pacepa, alto dirigente dello spionaggio romeno. I servizi russi FSB (ex Kgb) e SVR sospettano da sempre il Jamestown di fomentare la ribellione in Cecenia, Inguscezia e Caucaso del Nord».

Nel board (direttivo) della meritoria fondazione «culturale» Jamestown siedono Zbig Brzezinsky, storico anti-russo, e Marcia Carlucci, che è moglie di Franck Carlucci, ex alto dirigente della Cia, poi segretario alla Difesa, ed oggi presidente della Carlyle, la società d’affari creata da Bush padre, ormai divenuta multinazionale, specializzata nello spaccio di armamenti e compravendita di ditte di armi. La Jamestown, in Georgia, ha contribuito a fondare una «Georgian International School for Caucasuus Studies», il cui programma aperto è rinfocolare sentimenti anti-russi nel Caucaso, conducendo programmi di studio come il seguente: «Politiche zariste e sovietiche nelle pulizie etniche condotte nel Caucaso del nord nel 19mo e 20mo secolo». Tamerlan Tsarnaev, abitante in Usa, era andato appunto in Georgia per partecipare a simili «corsi di studio».

Tamerlan Tsarnaev
  Tamerlan Tsarnaev
I servizi di Mosca l’avevano notato, e – come ormai sappiamo – avevano segnalato Tamerlan come terrorista pericoloso all’FBI; sappiamo che l’FBI s’era infischiato dell’avvertimento, ed ora capiamo meglio il motivo. Sappiamo anche che dopo l’attentato a Boston, ci sono volute precise indicazioni giunte da Mosca per portare la polizia americana sulle tracce dei fratelli Tsarnaev... il maggiore dei quali è stato poi necessario uccidere prima che parlasse ad un processo (c’è stato un tentativo anche di ammazzare il minore: fallito. Un blowback nel blowback).

Nella formazione di Tamerlan Tsarnaev come terrorista ceceno (pardon, ribelle anti-Putin) entrano anche altre benemerite entità statunitensi, come l’USAID (che Putin ha espulso della federazione russa l’anno scorso) e il Open Society Institute di George Soros.

Scrive Madsen:

«Coopera con la Jamestown, e non solo nelle sue operazioni d’informazione nel Caucaso Sud e Nord, bensì anche in Moldavia, Bielorussia, e negli affari uiguri e uzbechi, l’onnipresente Open Society Institution di George Soros... (...) Il Central Eurasia Project di Soros ha sponsorizzato un insieme di seminari con la Jamestown... Soros e le sue ONG hanno dato il via alla «Rivoluzione delle Rose» che (in Georgia) portò al potere Shaakashvili».

È quel Michail Shaakashvili il quale, con sostegno militare israeliano e l’istigazione americana, nell’agosto 2008 cercò di occupare con i carri armati l’Ossezia del Sud, piccola enclave russofona che si dichiara parte della Federazione Russa e non vuol integrarsi con la Georgia. Le armi giudaiche subirono allora una cocente sconfitta dalla armata russa (ne avevamo parlato diffusamente all’epoca in 3 articoli: qui, qui e qui).

Ma apprendiamo che i tentativi di aizzare i secessionismi anti-Mosca non sono affatto diminuiti. Anzi. Scrive Madsen:

«Nel marzo 2010 la Georgia, con fondi CIA, Soros e MI6 (i servizi britannici) ha organizzato una conferenza intitolata “Nazioni Occultate e Crimini Continui : i circassi e i popoli del Caucaso del Nord tra passato e futuro” (‘Hidden Nations, Enduring Crimes: The Circassians and the People of the North Caucasus Between Past and Future’.): parte dello sforzo di “CIA, Soros e i servizi britannici di sostenere con denaro il secessionismo di minoranze etniche in Russia, compresi circassi, ceceni, ingusci, balkarii, kabardini, abazi tatari, talish e kumiks”».

Tamerlan Tsarnaev aveva appunto partecipato anche alla suddetta conferenza. (Tamerlan Tsarnaev’s links to CIA operations in Caucasus)

E a proposito: pochi giorni fa abbiamo ricordato la forte e antica «amicizia» che la nostra attuale ministra degli esteri Emma Bonino ha con George Soro e la sua Open Society, e come sieda nel Council on Foreign Relation Europe pagato da Soros; il suo sostegno al terrorismo ceceno anti-russo è addirittura un fiore all’occhiello suo, e del partito radicale. Il quale ha subito approfittato del fatto di avere al potere, senza il disturbo di essere votata, la sua Numero Due, per lanciare alla grande la sua campagna di pressione per la legalizzazione dell’eutanasia , anche questa una battaglia molto interessante per Soros.

Hanno anche loro molta fretta. Speriamo in un blowback.



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Commenti  

 
# Nick 2013-05-07 19:04
Profondamente grato per l'articolo. Bravo Blondet!
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# Hildegard 2013-05-07 19:11
"Lo scrittore e ricercatore Trevor Aaronson ha studiato la storia dei complotti del terrore creati dalla FBI, per il suo libro: The Terror Factory (La Fabbrica del terrore) e dei capri espiatori terroristi della FBI ha detto:

'Effettivamente sono quasi del tutto goffi cretini, che non potrebbero nemmeno allacciarsi le scarpe o comprare le stringhe senza il supporto della FBI o la sua investigazione. La FBI impianta le idee, fa i piani, fornisce le armi false e il denaro, crea i tentati atti di terrorismo, fa l’arresto e annuncia la salvezza della nazione.

E’ con questi retroscena che dovremmo considerare i collegamenti tra i due presunti bombaroli di Boston e la FBI.

La madre, del figlio maggiore Tamerlan, ha detto:
'Mio figlio riceveva consulenza dall’FBI da 3-5anni. Sapevano cosa faceva mio figlio, quali azioni e quali siti internet visitava. Venivano a casa; erano soliti venire a parlare con me; erano soliti dirmi che facevano counselling ...'

Il quotidiano russo Izvestia sostiene di essere in possesso di documenti che sono trapelati dal Ministro degli Interni della Repubblica di Georgia, che rivelano che Tamerlan Tsarnaev frequentò seminari in Georgia tra il gennaio e il luglio 2012;

I seminari riguardavano anche una organizzazione nota per essere associata alla Jamestown Foundation e che si chiama Caucasus Fund, fondata dopo i conflitti tra Russia e Georgia nel 2008, con lo scopo di reclutare operativi per la intelligence, che lavorassero nella Russia meridionale.

La famiglia Tsarnaev è di origine cecena e dei separatisti in Cecenia, nel nord del Caucaso avevano combattuto una Guerra segreta per la indipendenza dalla Russia.

La Jamestown Foundation ci porta ad un pezzo grosso della cospirazione globalista: Zbigniew Brzezinski, l’ex consulente della Sicurezza Nazionale del Presidente Carter, co-fondatore con David Rockefeller della Commissione Trilaterale e, per sue affermazioni, l’uomo che portò l’Unione Sovietica nella disastrosa invasione dell’ Afghanistan armando e addestrando i terroristi Afghani a colpire il regime satellite sovietico allora al potere a Kabul.

Questi terroristi di Brzezinski, divennenro famosi con il nome di Mujahedeen/Talebanie gli USA fecero si che Osama bin Laden fosse trasferito in Afghanistan dalla Arabia Saudita, per essere la testa di legno della resistenza contro la invasione sovietica prima che fosse incolpato dell’attentato dell’11 settembre ed usando tutto cio’, quindi, per giustificare la loro stessa invasione dell’Afghanista n.

La Jamestown Foundation fu fondata per sostenere i dissidenti sovietici e quindi nessuna sorpresa che Brzezinski fosse coinvolto, dato il suo odio ossessivo contro la Russia. Brzezinski ha prestato Servizio nel Consiglio di Amministrazione della Jamestown ed ogni cosa che lo vede coinvolto serve gli interessi della cabala globale".

solo un estratto del resto dell'articolo:
http://thelivingspirits.net/php/articolo.php?lingua=ita&id_articolo=671&id_categoria=12&id_sottocategoria=73

tradotto da un testo di David Icke, che immagino qui sia ad alcuni poco gradito ma che sostiene, sul tema, le stesse tesi e ricerche del direttore.
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# Franco_PD 2013-05-07 20:08
Ottima la ricostruzione dello scenario. Ero rimasto francamente perplesso dall'uscita della Del Ponte. Un magistrato cui riservo la più grande considerazione dopo averla vista all'opera ai tempi della guerra nell'ex Jugoslavia. E nelle cui mani non vorrei finire neppure se mi accusassero di complicità nell'uccisione di Giulio Cesare.
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# Lorenzo 2013-05-07 20:21
complimenti e grazie, avevo ancora molte lacune sul caso di boston.
per quanto riguarda i due terroristi ceceni che avesse ragione reimpatriato russo quando disse "i giovani? lasciateli andare in america...torneranno patriottici".
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# zampano 2013-05-07 20:44
Se vuole la Bonino può anche ammazzarsi subito, se ha fretta
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# Gotico 2013-05-07 20:47
No calma

nell'articolo manca un passaggio logico:

come è che dei cagnolini al guinzaglio degli USA
vanno poi a fare un attentato a Boston??

vorrei che fosse spiegato bene questo passaggio...
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# Hildegard 2013-05-07 23:18
Non sono un investigatore nè uno
stratega politico, quindi passo solo una riflessione da quanto ho letto con Icke: quelli che lei chiama 2 cagnolini erano sotto controllo (e io che penso male penso sotto controllo mentale- mind control che non è la psicologia)dei "servizi", come i genitori dei ragazzi dicono...

"gli attacchi inscenati (falsi attacchi) cosiddetti 'false-flag', sono raggruppabili in 3 categorie principali:
1) quando elementi dentro il complesso militare del governo piazzano la bomba e incolpano innocenti capri espiatori
2) quando segretamente creano agenti provocatori che piazzano le bombe
(una specialità della FBI);
3) quando il complesso militare governativo sa di un complotto genuino e consente che questo accada anche quando avrebbe potuto essere fermato.

Con tutto il personale collegato ai militari ed i militari stessi che sono stati ripresi dalle telecamere nei luoghi piu’ significativi, e con addosso zaini prima che scoppiassero le bombe dello zaino a Boston… fate un po’ voi quale delle tre alternative di cui sopra scegliere.

E’ estremamente significativo che uno dei fratelli accusati per gli attacchi di Boston, Tamerlan Tsarnaev, avesse collegamenti con enti di sicurezza come al FBI e la CIA e con agenzie americane di polizia: avrebbe certamente potuto essere in una posizione in cui essere impiegato in una esercitazione o in una faccenda da “agente provocatore”.

La loro madre, Zubeidat Tsarnaeva, ha detto che suo figlio maggiore, Tamerlan, ucciso dalla polizia, era sotto il controllo della FBI."

dall'art tradotto da Iclke di cui sopra
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# Pietro G 2013-05-07 21:48
Il modus operandi di questa gente si ripete da anni sempre uguale, ma nessuno, in Europa ne vuol prendere atto. Il primo punto è di inviduare, nei Paesi che si vuole destabilizzare, le companenti etniche non integrate e non integrabili, operare indottrinamenti o false flags in modo tale da creare tensioni, se non sono già presenti di per se, e poi fornire armi e assistenza per condurre una guerra civile.
Lo si è visto in Medio Oriente, Iraq, Libia, Siria, Libano, nel Caucaso in Cecenia e Daghestan ecc. ecc. E forse, un domani persino nella Russia stessa. La domanda : a chi giova ha una facile risposta, basta vedere, ad esempio, chi si è rafforzato strategicamente dall'esplosione degli stati mediorientali.
E se queste minoranze non sono presenti e si vuole lo stesso destabilizzare l'area? Anche questa domanda ha una facile risposta : le si importa nel Paese facendole passare come arricchimento in una prospettiva di "paradiso" multiculturale. E guai a chi si oppone.
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# tobia 2013-05-07 22:23
ottimo articolo!second o me assistiamo all'interno del campo mondialista alla divisione fra sionisti nazionalisti legati a israele e le cui (s)ragioni devono predominare su tutto e coloro i quali invece sono più propoensi alla creazione di un governo mondiale magari a guida ONU.in ogni caso è paradossale assistere alla ormai palese alleanza israele-occidente-alqaeda in Siria così come è avvenuto in libia.secondo l'escatologia sciita saranno proprio i musulmani sunniti i princiali alleati dll'anticristo e/o forze sataniche alla fine dei tempi.come non vedere uguaglianze fra i talmudisti sempre ligi alla legge ,alla lettera e i salafiti o wahabiti che dell'Islam hanno anch'essi assimilato solo la sharia, la legge,la lettera?sono le due faccie della stessa medaglia:la mente e il braccio...
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# cgdv 2013-05-08 14:28
Bravo Tobia! Forse le cose stanno proprio così. E poi secondo me, la fazione delle 72 che secondo Maometto si salverà, appartiene alla galassia sciita.
Giuliano
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# raff 2013-05-07 23:58
Il ministro della Difesa Mario Mauro ieri ha criticato il governo di Gerusalemme: «Non sono possibili interventi di Israele o di altri in Siria senza un mandato chiaro dell’Onu» ha detto Mauro a Bruxelles per un incontro con la Commissione Esteri-Difesa del Parlamento europeo.

«Non possiamo permetterci di vedere esplodere la Siria, il contesto siriano è di una particolare delicatezza, in particolare per noi italiani che siamo schierati in Unifil con migliaia di uomini. Io quindi sono del tutto contrario a forme di intervento o di complicazione della crisi siriana che prescindano da un mandato chiaro delle istituzioni internazionali e segnatamente dell’Onu»

Audace presa di posizione di un ministro italiano, subito redarguito dal neo ministro degli Esteri Emma Bonino:

(AGI) - Londra, 7 mag. - Sulla Siria spero in una posizione omogenea non solo del governo italiano ma anche dell'Europa". Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino parlando a margine della Conferenza internazionale sulla Somalia in corso a Londra. "Quello che e' certo - ha aggiunto - e' che tutti speriamo in una soluzione politica. perche' non ritengo in vista soluzioni militari possibili, o comunque non nell'immediato. Ma spingere per una soluzione politica significa anche fare in modo che le forze sul terreno siano in qualche modo piu' equilibrate"

Sembra quindi che le contraddizioni interne all'Amministrazione americana si riflettano anche nelle colonie dell'impero.
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# Pietro G 2013-05-08 11:06
Le forze sul terreno devono essere "equilibrate" perché si sta pianificando la partizione (o la spartizione) della Siria. Già ci sono mappe su Google in cui agli alauiti andrebbe la regione costiera, ai sunniti il centro ai curdi la parte Nord e i drusi farebbero da cuscinetto con Israele, che a quel punto si annetterà definitivamente le alture del Golan. E i cristiani? Quelli li stanno buttando fuori dal Paese tra l'indifferenza di tutti, compresa quella del Vescovo di Roma.
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# SART 2013-05-08 08:24
COMPLIMENTI. Articolo favoloso. In particolare per l'augurio finale
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# FOLPON 2013-05-08 13:30
Qual è la strada per la Persia? (parte I)
Viene da chiedersi però una cosa che sfugge all'articolo di Blondet,come mai "gli americani si fermano sempre in Iran?"
ricordate il Presidente Jymmy Carter come si era "impapinato" in Iran negli anni 80,c'era la rivoluzione khomeneista...e Reagan quando c'erano gli ostaggi americani in Iran?Reagan il tatcheriano di ferro non riusci a combinare un granchè ma anche allora minacciava continuamente il regime iraniano...e l'Irangate? certo a quei tempi i regimi islamici servivano come contrapposizion e anti-sovietica agli stati uniti.ma la guerra del golfo e del 1991 poco dopo la caduta del muro e del comunismo,ma vi furono attentati agli stati uniti da parte degli islamici già negli anni 80 quando il muro c'era ancora e anche il comunismo...Bush padre doveva a suo dire mettere buoni tutti i regimi islamici ma non vi riusci dal 1991 in poi..e il suo erede Bush figlio disse che "doveva terminare il compito di suo padre"..ma allora mi chiedo,se la "globalizzazione " ha sostanzialmente impoverito anche gli usa che tra democratici e repubblicani sono stati il vero motore di questo processo tra wto,bildeberg ecc,e se alla fin fine gli stati uniti consapevolmente (penso che Bush sia alcolizzato ma non scemo)sapevano che le guerre all'Islam politico sarebbero costate molto in termini di vite umane e soldi dell'amministrazione ,e se allo stesso tempo anche il "Petrolio" che i no-global nostrani dicevano che gli americani avevano intenzione di accappararsi,al la fin fine non ha fruttato quel che si prevedeva potesse fruttare agli stati uniti,(la crisi petrolifera attuale non è da considerarsi frutto dell'egemonia del mercato americano sul petrolio a rigor di logica)Blondet infatti faceva notare come gli usa si siano concentrati nelle loro azioni armate in paesi tuttavia carenti di quel potenziale (irak,afghanist an) che avrebbero potuto trovare direttamente in arabia saudita,yemen,o man,kuwait ecc...allo stesso tempo perchè non iniziare subito dal 2001 con l'occupazione dell'Iran invece che infangarsi nell'afghanistan e nell'irak?via il dente via il dolore si direbbe...e la corea del nord che sembrava essersi risvegliata poche settimane fa anchessa faceva parte dell'asse del male di george w bush,ma alle minaccie come all'iran non è conseguito niente di veramente serio...allora alla fin fine rimane questo interrogativo perchè l'Iran acerrimo nemico degli usa viene sempre risparmiato?e se esso viene risparmiato che senso hanno avuto questi anni di guerre in mediooriente?

Altro punto,per quanto riguarda l'articolo che condivido però mi discosto un momento dalla citazione sui popoli etnici caucasici che veramente nella storia sono stati perseguitati dal regime zarista ed anche da quello sovietico,basti ricordare il libro i cosacchi di Tolstoy..certo il fatto che questo retrotterra venga strumentalizzat o da poteri estranei ai popoli della terra come Soros è un dato estremamente negativo,ma effettivamente nella storia questi popoli sono stati perseguitati
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# raff 2013-05-08 15:40
Citazione Pietro G:
Le forze sul terreno devono essere "equilibrate" perché si sta pianificando la partizione (o la spartizione) della Siria. Già ci sono mappe su Google in cui agli alauiti andrebbe la regione costiera, ai sunniti il centro ai curdi la parte Nord e i drusi farebbero da cuscinetto con Israele, che a quel punto si annetterà definitivamente le alture del Golan. E i cristiani? Quelli li stanno buttando fuori dal Paese tra l'indifferenza di tutti, compresa quella del Vescovo di Roma.


Questo significa che la Russia ha accettato il piano Yinon per la Siria?
Mi sembra clamoroso!
Il gesuita Vescovo di Roma, per ora, mi sembra che segua le orme tracciate dall'altro gesuita Padre Paolo Dall'Oglio, fortemente impegnato nel promuovere il dialogo ecumenico con l'islam (sunnita) e a combattere duramente contro Assad, che rappresenta ancora l'unità del paese e, paradossalmente , l'unica garanzia per la sopravvivenza della locale comunità cristiana.
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# raff 2013-05-08 17:50
A proposito, a Padre Dall'Oglio, che ha tanto a cuore la "democrazia" tanto denegata da Assad, vorrei suggerire di avviare un dialogo ecumenico con questi gentiluomini, attivisti della libertà e della democrazia in Siria:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=606143939414620&set=a.560474417314906.137301.560463237316024&type=1&ref=nf
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# Pietro G 2013-05-08 17:54
I russi farebbero bene a non accettare alcun piano di spartizione della Siria perché la parte sunnita farà da cerniera tra il Caucaso e il Medio Oriente esportando l'estremismo islamico all'interno della Russia. La spartizione è al livello di proposta ma l'intervento israeliano a favore dei ribelli, e quindi a fianco di Arabia Saudita Qatar e estremisti musulmani, fa capire quale sarebbe il piano a lungo termine : smembramento della Siria, isolamento e possibile attacco all'Iran, indipendenza del Caucaso musulmano e infine smembramento della Russia.
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# raff 2013-05-08 22:25
@Pietro
sono d'accordo sulla tua analisi, fortunatamente i russi sono coscienti del pericolo e ne discutono:

Putin sta presiedendo la seduta del CS della Russia

Tags: Attualita', In Russia, Notizie, Consiglio di sicurezza, Sicurezza, Putin, Russia
Redazione Online
8.05.2013, 17:14


Foto: RIA Novosti
Il tema del discorso del Presidente della Russia Vladimir Putin, durante la visita al Consiglio di Sicurezza della Russia, è la necessità di rinforzare il sistema di sicurezza secondo la direttrice sud. Il Presidente ha prestato una attenzione particolare alla lotta contro il traffico di droga.

Putin ha messo in evidenza che ci sono tutti i motivi di ritenere che nei prossimi tempi la situazione in Afghanistan si aggraverà, i gruppi terroristici internazionali potrebbero spostare le loro attività.

Tale sviluppo della situazione presenta rischi anche per la Russia, in relazione a ciò la Russia deve avere una strategia distinta di azioni che prenda in considerazione diverse varianti dello sviluppo della situazione, ha sottolineato il capo dello Stato.

http://italian.ruvr.ru/2013_05_08/Putin-sta-presiedendo-la-seduta-del-CS-della-Russia/
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# ulisse 2013-05-08 16:35
1)@Franco_PD: "...E nelle cui mani (di Carla Del Ponte) non vorrei finire neppure se mi accusassero di complicità nell'uccisione di Giulio Cesare...". Sono d'accordo: la Del Ponte e i "delpontisti" vogliono imporre il proprio dominio sul mondo, trasformando la storia, in storia criminale, pro domo sua, ovviamente;
2)La Russia è attiva sulla questione siriana: Mercoledì 07 Maggio,a Mosca, è arrivato il Segretario di Stato USA John Kerry, per colloqui al più alto livello, quindi anche con Putin, sulla Siria.
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# Nova 2013-05-08 23:17
Robert Fisk: The Syrian Government Is Winning

Putin keeps John Kerry waiting for THREE HOURS during his visit to Russia for meetings over Syria as relationship between the U.S. and Russia remains frosty.

La Siria di Assad sta vincendo la partita e per questo Israele scatena la sua rabbia coi bombardamenti in aiuto ai ribelli. E dal momento che la Siria sta vincendo Putin, come riferisce il dailymail.co.uk, ha fatto fare a Kerry TRE ore di anticamera quando oggi è stato in visita a Mosca.
Domani ci sarà la spettacolare parata militare davanti al Cremlino in commemorazione della vittoria 1945.
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# cropcircles 2013-05-09 09:36
TROPPO BRAVO!!!!
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# ulisse 2013-05-09 16:07
Mi sono chiesto spesso, in questi anni, da dove venisse a questi personaggi (tra cui la Del Ponte) la superbia di voler sempre trasformare i nemici in criminali. A mio parere, viene dall'ideologia del Sinedrio convocato irregolarmente in seduta notturna, il quale Sinedrio pretende di contestare a Gesù i reati di cui i colpevoli erano proprio i sinedriti, e cioè la ribellione sovversiva e violenta contro Roma. Alla fine, e non a caso, il terrorista assassino Barabba, su richiesta della folla sinedritica, viene graziato al posto di Gesù!
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# cgdv 2013-05-09 21:42
Sembra un caso ma nell'articolo sono citate entrambe le fate giustiziere. La Bonino ha contribuito ad ideare e promuovere il Tribunale Penale Internazionale e la Da Ponte vi si applica come Procuratore od osservatore. Questa ultima per il momento sembra però aver acquistato una maggior obbiettività, forse per lo shock della faccenda Milošević.
In capo a tutto resta però Norimberga.
Giuliano
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# ulisse 2013-05-10 16:33
@cgdv: Pretendere la consegna di Milosevic, e poi lasciare che si suicidi (ammesso che ...),significa che questi personaggi delpontisti hanno una credibilità molto inferiore allo zero. Se è suicidio,il loro reato è "culpa in vigilando", che per un tribunale non è pochissimo: ovviamente, sempreché sia suicidio. Altro che International Jury,e altre pirlate simili: questi signori sono il peggio del peggio della ...fetenzia.
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# Xenson 2013-05-10 20:06
Citazione ulisse:
@cgdv: Pretendere la consegna di Milosevic, e poi lasciare che si suicidi (ammesso che ...),significa che questi personaggi delpontisti hanno una credibilità molto inferiore allo zero. Se è suicidio,il loro reato è "culpa in vigilando", che per un tribunale non è pochissimo: ovviamente, sempreché sia suicidio. Altro che International Jury,e altre pirlate simili: questi signori sono il peggio del peggio della ...fetenzia.


D'accordissimo.
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