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Stupidità europide, col pilota automatico
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Questo esempio lo devo all’economista Gustavo Piga. Lo copio-incollo direttamente dal suo blog, post del 29 maggio:


«Immaginatevi Obama che va in tv, e annuncia che domani l’Alabama, o il Vermont, dovranno versare una multa pari allo 0,2% del loro PIL statale perché per 3 anni consecutivi non hanno raggiunto il deficit su PIL del 3%?

Ma dai. Mai e poi mai. Perché le unioni di popoli basate sulle punizioni e non sulla solidarietà; le unioni basate sulla contabilità e non su di un progetto ideale… falliscono. Senza se e senza ma.

Lo dico perché alle ore 14 il Commissario Rehn annuncerà cosa fare della famosa multa al Belgio che per il terzo anno consecutivo ha superato il rapporto del 3% del deficit-PIL. E chissà mai perché li avrà superati quei limiti: forse per il salvataggio dell’ennesima banca, dal nome Dexia? O forse a causa della recessione auto-imposta dall’Europa?

Una multa di 750 milioni di euro. Che sarebbe messa in un deposito infruttifero, fino a quando il Belgio non si dovesse ravvedere. Il fior fiore dei giuristi europei sta in questo momento lavorando a costo del contribuente europeo per dimostrare la validità giuridica di una tale decisione.

Bellissimo. In una unione che continua amorire per mancanza di domanda interna ed eccesso dirisparmio, si sta considerando di obbligare un intero Paese a risparmiare per punizione. Speriamo bene che tutti i politici, Letta compreso, europei siano in questo momento attaccati al telefono a ricordare a Rehn che è solo un tecnico e che la Politica, quella con la P maiuscola, spetta a chi rappresenta democraticamente le esigenze delle persone».


Patetico appello: la Politica con la P maiuscola, è proprio quella che l’Europa ha eliminato. Per Politica (con la P maiuscola) s’intende la capacità dei governi di prendere iniziative discrezionali; a questa capacità, i governi europei hanno rinunciato. E non è nemmeno esatto dire che hanno ceduto questo potere (la sovranità) all’entità Europa. No: l’hanno ceduta a dei testi, a dei regolamenti. Come nota l’economista Lordon, «tutta la politica economica europea è stata fissata irrevocabilmente in testi di valore quasi costituzionale». Togliamo il «quasi». Di valore costituzionale, visto che i nostri politici hanno inserito quei testi nella Costituzione nazionale: patto di stabilità, rientro dal debito, l’assurda norma di non superare il 3% di deficit annuo (numero arbitrario) che oggi procura una multa al Belgio (sicché un Paese in crisi viene per giunta costretto a cacciare altri quattrini e immobilizzarli invece di usarli). Non possono far altro che obbedirli.

L’origine di questa patologia democratica dovrebbe essere nota a Piga: fin dal dopoguerra la Comunità Europea è stata costruita apposta per «neutralizzare» la politica, considerata dai banchieri americani che avevano in mano il piano Marshall (Lazard, essenzialmente) la causa delle continue guerre europee. Essi incaricarono il loro delegato, da nessun popolo votato, Jean Monnet, di distribuire gli aiuti del piano Marshall solo a condizione di rinunce alla sovranità. Ma a lungo, questa azione è proceduta surrettiziamente, appoggiata a delegati dei vari Paesi selezionati fra il «europeisti», ossia al corrente del massonico disegno.

L’accelerazione fatale è avvenuta al momento della creazione della moneta unica: per farvi entrare la Germania riunificata (perché era quello lo scopo dell’euro: incatenare il gigante) si sono accettate le sue condizioni. E le condizioni tedesche sono consistite appunto nella «neutralizzazione costituzionale» delle possibilità di una politica congiunturale, ossia di atti di governo sovrani in caso di congiunture di crisi. La Germania non voleva pagare i conti delle cicale, aveva almeno chiaro il suo interesse nazionale. Il suo modello è stato accettato da Francia, Spagna, Italia e tutti gli altri. Ciò che avviene oggi, non ne è che la conseguenza inevitabile.

L’Europa unita è stata voluta così: col pilota automatico innestato. E per impedire che una hostess, un passeggero, uno scimpanzé – insomma chiunque dotato di istinto di sopravvivenza – fosse un giorno tentato di afferrare i comandi, la cabina di pilotaggio è stata concepita senza comandi: la cloche non c’è, le manopole per dare potenza ai motori sono azionate da un altro ente, la Banca Centrale Europea – unica Banca Centrale della storia che è stata privata costituzionalmente del potere di prestatore di ultima istanza.

Ci restano gli strumenti di misura sul cruscotto: così possiamo contemplare, paralizzati dal terrore, l’orizzonte artificiale che ci segnala che stiamo volando fuori assetto, l’altimetro che ci dice che stiamo precipitando a velocità accelerata, e gli avvisatori di stallo e di prossimità del suolo che urlano «pericolo!». Fuor di metafora: vediamo che nei primi tre mesi del 2013 si sono verificati 3500 fallimenti, con un aumento del 12% rispetto allo stesso trimestre dell’anno prima, e altre 23 mila imprese negli stessi tre mesi hanno avviato procedura d’insolvenza o liquidazione volontaria; insomma il motore dell’economia (specie del Nord e Nord Est) sta implodendo per mancanza di credito, tassazione eccessiva (per rientrare nel Patto di Stabilità) e insomma non riceve più carburante. Il segnalatore di calo del Pil si corregge di continuo, mostrando una caduta sempre più verticale: meno 1,3 sul Pil per il 2013 dice il governo, no meno 1,5 dice l’Ocse, e alla fine l’Ocse si fissa: meno 1,8 (1), quasi meno 2, forse alla fine – visto come questo strumento è regolarmente troppo ottimista – meno 2,5. Caduta libera.

Che significa una cosa: riduzione di gettito fiscale, ali appesantite da altri milioni di disoccupati da mantenere con le provvidenze sociali ormai a secco, e rientro nella «procedura per deficit eccessivo» da cui siamo appena usciti, a quanto dice il governo Letta invitandoci ad esultare. «Basta non sforare il 3% per avere nuovi margini di spesa», ci dice il patetico governo: naturalmente però «non nel 2013, dove i margini sono stati mangiati dal pagamento del debito commerciale, quanto nel 2014. Qui c’è un obiettivo di un deficit all’1,8%. La differenza col 2,9 massimo ammesso, è ciò che si può recuperare. Sono i famosi 7-12 miliardi, a seconda delle fonti». Ovviamente, la promessa di un deficit dell’1,8% nel 2014 sarà impossibile; ma per allora l’avremo dimenticata. Saremo tutti morti.

Il fatto è che né Letta né alcun altro può cambiare alcunché; è entrato nella cabina di pilotaggio, ed ha scoperto che non c’è alcuna cloche. E l’autopilota che conduce obbedisce ad un piano di volo fissato 50 anni fa dalle massonerie internazionali, e bloccato per sempre dalla volontà tedesca, che noi abbiamo iscritto nella Costituzione. Tutto quel che può fare il governo è diffondere speranza fra noi passeggeri morituri: l’Europa ci ha promosso, adesso ci darà più flessibilità; aspettiamo a settembre, le elezioni tedesche, vedete la Merkel si sta già ammorbidendo...

Non è vero. Le condizioni che la Germania ha posto non erano negoziabili all’inizio, e non lo saranno in futuro: nemmeno se la Merkel perde le elezioni, nemmeno coi socialisti al governo. Anche loro sono col pilota automatico, e per di più ci guadagnano. A Bruxelles hanno risposto all’ottimismo di Letta chiarendo: l’uscita dalla punizione per deficit eccessivo «non è un giudizio frutto di flessibilità extra. Abbiamo solo applicato il Patto di Stabilità». Ossia ancora una volta, innestato il pilota automatico – quello che ci obbliga, in piena depressione-deflazione, a sottrarre ogni anno un 50 miliardi di euro alle tasche e all’economia italiane, nello sforzo impossibile di riportare il nostro debito pubblico dal 132% attuale al 60 per cento: come vuole la Germania e come abbiamo scolpito nel bronzo costituzionale. E da Bruxelles sono arrivate a Roma le raccomandazioni che accompagnano l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo. «Veri diktat che legheranno le mani al governo», commenta il sito Wall Street Italia. Ma non è una novità: abbiamo ceduto il potere sovrano al pilota automatico, il quale è sorvegliato – non gestito, nemmeno loro possono – da massoncelli di terza categoria come i Barroso, i Rehn, gli Oettinger, Tajani.

S’intende che hanno persino ragione a suggerirci cose che i nostri governi non vogliono fare: riduzione delle spese pubbliche invece che aumento della tassazione, per esempio. Oltre al nodo scorsoio europoide, infatti, restiamo con le nostre immani e incurabili magagne domestiche i nostri vizi interni irrimediabili, perché non c’è alcuna volontà politica di rimediarli.

Un esempio, l’ha raccontato l’economista Giavazzi al Radio 24 qualche giorno fa. Giavazzi era stato incaricato da Corrado Passera, allora ministro dello Sviluppo (sic) nel governo Monti, di spulciare nella spesa pubblica i fondi che potevano essere recuperati o meglio usati. Con poca fatica, Giavazzi – su indicazione della Confindustria – ha mostrato che lo Stato spende inutilmente 10 miliardi di euro in «sussidi e incentivi alle industrie»: anzi i miliardi sono 30, ma almeno 10 servono solo a favorire e tenere in vita aziende decotte. La stessa Confindustria non vuole questi sussidi ed incentivi, e propone di toglierli per avere in cambio una defiscalizzazione delle paghe per i nuovi assunti: ossia una diminuzione del costo del lavoro sui giovani al primo impiego, che favorirebbe le assunzioni. La voce del buonsenso.

Ebbene: il ministro Passera non è riuscito a far passare questa riforma. Perché? «Perché i dirigenti del ministero si sono apposti con successo», ha detto Giavazzi: i dirigenti ministeriali che detengono l’incarico di distribuire i «sussidi ed incentivi alle industrie», si sono opposti perché avrebbero perso la loro poltrona, il loro potere e il loro stipendio da 300 mila euro e più. «Sono dirigenti molto potenti», ha commentato Giavazzi, «ostacoli formidabili all’amministrazione». E sono ancora lì, mentre Passera – dopo il debole e fallito tentativo di disciplinarli – è scomparso dalla scena.

Adesso Alesina e Giavazzi hanno passato la loro analisi al ministro Saccomanni: 50 miliardi di spesa pubblica da riqualificare in investimenti pubblici per dar lavoro alle imprese: farà la fine del tentativo Passera. Questa è l’Italia. Nessuna vera spending review è possibile, perché bisognerebbe cacciare i grand commis che operano nell’ombra per i propri interessi individuali, e che sono inamovibili. E su questo livello «i diktat di Bruxelles» non hanno alcuna influenza. Nemmeno conosciamo i nomi, di questi sabotatori che noi paghiamo così profumatamente. Operano «sotto» il pilota automatico, e sono gli unici ad avere qualche vera leva di potere in mano. Anche questo, però, è un effetto collaterale dell’europeismo come è stato inteso in Italia: cancellata la nozione stessa di «interesse nazionale», non esiste più alcuna istanza che lo difenda, anzi nemmeno che lo esprima e lo formuli. I grand commis, esecutori del supposto interesse nazionale, sono rimasti a fare il loro proprio. In piena irresponsabilità. Le procure che chiudono l’Ilva e silurano i contratti con l’India facendoci gettare a mare 500 milioni di euro, sono un altro esempio di irresponsabilità e incomprensione davanti all’interesse nazionale. Ma appena si gratta, di casi simili se ne trovano a centinaia.

Sicché bisogna premettere: nessuna eventuale ripresa di sovranità porterà il minimo vantaggio a questo Paese, se prima non sarà ripulito da queste concrezioni di parassiti più pericolosi e costosi ancora dei «politici», e che sgavazzano al disotto della «politica» che non esprime più Politica con la P maiuscola. Solo dopo la loro eliminazione, si può tornare a spiegare come e in che senso strappare il pilota automatico che ci sta facendo precipitare.

L’Unione Europea ha tolto alla politica, con la scusa che si abbandonava a spese pubbliche allegre, ogni possibilità di creazione monetaria. Ciò è stato ottenuto con la creazione della Banca Centrale Europea, che tutti (anche i nostri politici) hanno voluto col pilota automatico: ossia totalmente sconnessa dalle politiche di bilancio e fiscali degli Stati membri. I fondatori eurocratici, con tutto il loro liberismo, anno considerato il denaro qualcosa di così sospetto, da dover essere posto sotto severa sorveglianza da parte di un ente su cui gli stati non avevano il diritto nemmeno di criticare. E con l’unico mandato di combattere l’inflazione.

In periodo di deflazione, capite quanto serva il pilota automatico innestato. La neutralizzazione della politica e della sovranità monetaria, scolpita in Costituzione, ha posto tutti gli ingredienti per la Grande Depressione in atto, che è più grande ancora di quella del ’29-39, e che ci siamo tolti i mezzi per contrastare.

Ci siamo cancellati dalla memoria il fatto che è del tutto naturale e legittimo che sia lo Stato ad usare il denaro come leva per l’attività economica, per sovvenire ai bisogni di certi gruppi sociali, per metterne altri a contribuzione del bene comune. La «monetizzazione» oggi demonizzata, è sempre stata la prerogativa che definisce lo Stato in quanto tale. Onnipresente nella storia, quest’atto fondamentale di creazione monetaria è stato utilizzato regolarmente in periodi come quello che attraversiamo. Quando il credito si prosciuga e le banche si ritirano dall’economia perché strapiene di «sofferenze», innescando il circolo vizioso che porta alla sparizione della liquidità e dunque al collasso delle imprese sane, solo lo Stato può «navigare controcorrente» approntando linee difensive contro l’avvitamento del ciclo.

La sua Banca Centrale può accordare prestiti senza limiti alle entità finanziarie che subiscono la svalutazione dei loro investimenti e il ritiro massiccio di capitali. Ad un altro livello, la banca centrale compra gli «attivi a rischio» che il mercato non vuole più, detenuti da banche e imprese. Ciò per evitare la «deflazione da debito» che già il grande economista Irving Fisher indicava come il Male Assoluto. L’uso della Banca Centrale della sua liquidità creata previene la svendita generalizzata degli attivi, dei titoli e degli altri valori in mano ad operatori senza liquidità; svendite che provocherebbero la spirale ribassista spinta, se non contrastata, alla volatilizzazione di ogni investimento, finanziario e reale, – ciò che appunto sta avvenendo in Italia.

La Banca Centrale, infine, può mettere a disposizione del governo sovrano le somme per rilanciare la domanda aggregata, ossia per innescare la crescita e la ripresa economica; così a poco a poco la moneta creata dal nulla e «vuota» si riempie di ricchezza reale prodotta dal lavoro e dalle imprese. Questa era la nozione diffusa e comune che governava gli stati e i governi, prima che si sottoponessero al pilota automatico.

Oggi, i politici si sentono dire che non possono permettersi di spendere un euro in più, e i massoncelli di terzo livello che si sono annidati al vertice dell’eurocrazia, sono lì ad imporre a tutti – a chi lo merita e a chi no – gli automatismi costituzionalizzati. La BCE ha limitato i suoi interventi al minimo prescritto, mentre le economie di sempre più Paesi europei deperivano e i governi venivano più strettamente ammanettati nella cabina di pilotaggio senza cloche.

S’è dimenticato che una Banca Centrale non è limitata da nulla nella sua facoltà di creare denaro, quando un governo si può trovare a corto di fondi e non in grado di salvare la sua economia. È essenziale ricordare come funziona – funzionava – il monopolio della creazione di moneta e come può e deve essere messo al servizio dell’interesse generale, rilanciare l’economia e l’occupazione. Mancando ciò, l’azione dello Stato è inefficace, e si genera «la povertà in mezzo all’abbondanza» già denunciata da Keynes, e che noi vediamo salire attorno a noi. Lo Stato deve (poteva) mettere a disposizione l’insieme delle sue possibilità, compresa la creazione monetaria, al servizio della società nazionale; nessuna realtà concreta giustifica l’obbligo di mantenere i deficit dell’anno entro il 3%. Il deficit non deve conoscere alcuno ostacolo ed alcun limite, che non sia l’adempimento della ragion d’essere stessa dello Stato, ossia il ritorno al pieno impiego (degli impiegabili, non dei fancazzisti).

Questa dottrina è oggi cancellata e condannata alla damnatio memoriae. Oggi, l’Economist può rallegrarsi dei risultati mostruosi della dottrina vigente sull’Europa: si rallegra che in Spagna il costo del lavoro è calato del 7%, che la bilancia dei pagamenti spagnoli è passata da un deficit del 10% nel 2007 a un lieve attivo previsto per il 2013; naturalmente al prezzo di un tasso di disoccupazione astronomico, specie dei giovani, che pare un prezzo degno di esser pagato. Se mai, l’Economist raccomanda un’altra stretta di vite sul deficit pubblico: fra il 2009 e il 2013 è passato dall’11% al 7% del Pil. Non basta ancora; tirate ancora la cinghia, spagnoli, fate la fame, lavorate per 400 euro mensili. E solo allora i «mercati» torneranno a prestarvi i soldi. Che i mercati siano prosciugati in questa fase, e che i soldi debba crearli la BCE, è ovviamente fuori dal pensiero. (On being propped up)

E la Grecia? Secondo l’Economist, «ha fatto meglio del previsto, ma ha ancora molto da fare». È riuscita, la Grecia, ad arrivare ad un eccedente primario (prima dei pagamenti degli interessi) o quasi, ci arriverà nel 2014. Per il 2015, gli ideologi ottimismi prevedono addirittura «un ritorno alla crescita», alimentato secondo loro da un gran rilancio del turismo – come se milioni di turisti avessero voglia di passare le vacanze circondati da affamati – e dall’arrivo di nuovi fondi europei (ah, dunque non è proprio un risanamento naturale) e dalla vendita di monopoli pubblici (i compratori fanno la fila, in Grecia). D’accordo, ciò ha richiesto l’arretramento di un quarto del Pil (-25%), una disoccupazione al 27%, la distruzione di un milione di posti di lavoro (su una popolazione di 11 milioni) nel settore privato... ma che volete. La cura deve continuare. (Up, but not out)

E nessuno che abbia il coraggio di dire quanto questa presentazione dei «risultati» dell’europeismo sia rivoltante: il crollo del costo del lavoro greco è il crollo dei salari e del potere d’acquisto delle famiglie, degli esseri umani, aggravato per giunta dall’enorme disoccupazione (quella giovanile tocca il 64%). La UE adotta uno spaventoso esperimento di regressione sociale, non dissimile da quello del comunismo staliniano contro i coltivatori diretti in Ucraina n egli anni ’30 – al solo scopo di mantenere la Grecia nell’euro. I Paesi «aiutati» sono trattati con la stessa violenza spietata con cui i «fondi avvoltoio» trattano le imprese dissestate che comprano per un boccon di pane.

La UE è divenuto un progetto mostruoso e inumano , un cancro che corrode l’Europa: la cultura che ha prodotto i più pensatori della Politica, da Platone ad Aristotile, da Machiavelli a Carl Schmitt, è oggi in mano a un pilota automatico neutralizzatore della politica, controllato da massoncelli di terza fila. Non s’è mai visto un aereo precipitare da più alte quote.

In Italia, si spiano speranzosi le supposte «aperture» tedesche. È vero che Schaeuble ha cominciato a dire che se si adottasse il modello di welfare americano (ossia la cancellazione dello Stato sociale), in Europa «ci sarebbe la rivoluzione non domani, ma oggi»: senza però negare che la cancellazione dello Stato sociale resta nei progetti di «riforma» tedeschi per l’Europa. Qualche nervosismo su possibili rivolte popolari per le folli e del tutto inutili austerità imposta dalla neutralizzazione tedesca del politico, nonostante tutto, serpeggia. D’improvviso, si attribuiscono a Berlino delle preoccupazioni per l’enorme quantità di giovani disoccupati. Il nostro ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, fa finta di credere che una svolta è alle porte: «Dobbiamo salvare una intera generazione di giovani spaventati. Abbiamo la gioventù meglio istruita della storia, e la stiamo lasciando con le mani in mano...». Parole sante. Ma i fatti? La Merkel ha invitato i ministri europeisti a chiacchierare della disoccupazione giovanile a Berlino, il 3 giugno: la solita riunione europea seguita da annunci. E poi? Ah sì: «La Germania ha intrapreso iniziative per contrastare la disoccupazione nel blocco monetario», ci dicono le agenzie, «stringendo accordi bilaterali con Spagna e Portogallo».

Questo si chiamava, quando la Politica aveva la P maiuscola, Divide et Impera. Berlino rompe il fronte, naturalmente lasciando ostentatamente fuori l’Italia: «Ingovernabile come Romania e Bulgaria» (Oettinger), e «il consolidamento del bilancio deve continuare»: per noi soli, mentre la Francia ha avuto – servile – un allungamento di due anni per rientrare nell’assurdo 3%. È chiaro che per Berlino l’avversario è l’Italia: il solo Paese concorrente davvero, che ha le manifatture e le industrie. Per fortuna, manifatture ed industrie le stiamo obliterando noi stessi, con l’aiuto di magistrati che ci rendono dipendenti dall’acciaio straniero e i governi coi grand commis anonimi intesi a tassare fino alla morte (nostra, non loro). Ci lasceranno andare fuori dall’euro quando avremo strangolato l’ultima industrietta esportatrice nostra.

E non che Schaeuble, nei suoi accordi bilaterali, abbia offerto tanto a Spagna e Portogallo. «Siamo onesti, non c’è soluzione rapida, non c’è alcun grande piano», ha ammesso Werner Hoyer, capo della Banca Europea d’investimenti. Non c’è nulla, a parte un 6 miliardi di fondi europei messi da parte già da prima dai leader europoidi per la disoccupazione giovanile: fondi che cominceranno ad essere sganciati dal 2014, e devono durare fino al 2020. Ma questa elemosina già è bastata perché Rajoy sia andato, scodinzolando, a leccare a mano germanica. E Hollande ha esaltato le «riforme di Schroeder», ossia vorrebbe adottare la riduzioni della Hartz IV per imporle alla Francia, se avesse il coraggio di fare qualunque cosa, questo spettro che fa rimpiangere Sarko.

* * *
 

Intanto gli italioti fanno vincere il PD. Più precisamente: rispetto alle comunali precedenti, gli hanno fatto perdere -43%, ma al Pdl hanno fatto perdere il -65% dei voti. Rispetto alle politiche di tre mesi fa, il Pd «vincitore» ha lasciato per strada 191.032 voti (-41%) e il Pdl, 104 mila (-34%). L’assenteismo alle stelle non induce costoro a demordere o a cambiare; nient’affatto, continueranno a farsi pagare carissimo il puro fatto di assistere impotenti il pilota automatico che ci fa precipitare.

E poi c’è il M5S, la speranza... Bisogna riconoscere che gli americani non avevano perso tempo a prendere le misure della «novità rivoluzionaria» di Grillo e Casaleggio. Come ha rivelato lo spione Bisignani nel suo «L’uomo che sussurrava ai potenti», l’ambasciata Usa aveva convocato Grillo per misurarlo già nel 2008; un invito a pranzo che l’uomo che-non-parla-con- nessuno accolse scodinzolando. Da questo incontro nacque un rapporto dell’ambasciatore Spogli al Dipartimento di Stato, datato 7 marzo 2008. Vi si legge «Molte idee di Grillo sono utopiche e irrealistiche. Ma a dispetto della sua visione politica incoerente, la sua prospettiva dà voce a una parte dell'opinione pubblica non rappresentata altrove. Un’ossessione per la corruzione. Nessuna speranza per l’Italia». Anzi, proprio questo era il titolo che Spgli ha apposto in cima al rapporto: «Nessuna speranza per l’Italia».

Bella sintesi, bisogna ammetterlo. Qualunque cosa pensiate degli yankees.





1) Si noti che questo miserevole risultato (-1,8%) sarebbe ancora peggiore, se non fosse per l’export, che le nostre imprese continuano eroicamente a migliorare nonostante le tasse, le bollette carissime, la burocrazia da desootismo ottomano e i magistrati che pongono tutti gli ostacoli immaginabili: +3%. Esclusivamente alle imprese esportatrici si deve la riduzione del disastro: allora tassiamole!, gridano nei Palazzi. La domanda interna: -2%, gl’investimenti delle imprese: -3,9%, la spesa pubblica per consumi: -1,9. «Per il 2014 l’Ocse si inventa per l’Italia un PIL che cresce dello 0,5% (corretto in 0,4% dopo sole due settimane), con un fantastico+5,2% dell’export che compensa una domanda interna semprein calo». (Gustavo Piga).
2) I tedeschi hanno bisogno di trattenere nella moneta unica il Portogallo, perché questo Paese serio ha davvero voglia di andarsene. Il libro più venduto in Lusitania in questi mesi si intitola «Perché dobbiamo uscire dall’euro», ed è scritto dal professor Joao Ferreira do Amaral, docente all’Instituto Superior de Economia e Gestao (ISEG); un saggio lodato sia dal capo della Suprema Corte lusitana, Luis Antonio Noronha Nascimento come anche il segretario generale del Partito comunista portoghese, Jeronimo de Suosa. Il professore scrive: «nel 1992 il Portogallo si è messo ai piedi di una Commissione Europea che parlava sempre e maggiormente tedesco e rispondeva solo alle richieste di Berlino. Non c’è mai stato un referendum, i cittadini non sono stati consultati. Le elites portoghesi, le quali pensavano di beneficiare dei fondi strutturali europei, hanno così rinunciato alla nostra moneta e sovranità. Il resto è storia». Il libro è al vertice delle classifiche portoghesi; e qual è il libro al vertice delle classaifiche dei più venduti in Italia? «Inferno» di Dan Brown. È detto tutto.

 

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Commenti  

 
# Policarpo 2013-05-30 20:17
L'ultimo parto dell'evoluzione: l'Europiteco (Europitecus Pitecheurensis) .
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# tobia 2013-05-30 20:25
sulla gioventù più istruita della storia ci sarebbe da dire... in ogni caso un popolo che di fronte a milioni di parassiti pubblici con stipendi più o meno alti non si indigna ,non si ribella(io mi riferisco sopratutto alle regioni a nord del Pò le quali sono le più vessate e sfruttate da questi parassiti statali),non diventa da massa atomizzata a popolo con una coscienza identitaria (ha saputo purtroppo creare come suoi rappresentanti la famiglia Bossi...)e comunitaria si merita questa situazione
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# antaratman 2013-05-30 22:54
tobia

Condivido.
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# Lukas 2013-06-01 10:39
Già, lei sig. tobia a ragione. Ad oggi non mi riesce di risolvere il quesito. La gente comune non si indigna non si ribella. La gente comune e qui trovo sia sconcertante non si interroga. Lo squilibrio tra lavoratori se prima era contrassegnato da una crepa appena visibile ora è dilagata in una voragine, un buco nero che ci ha risucchiati. Loro non si toccano, e di rimando asseriscono a propria difesa che i loro contratti sono bloccati. Magari fosse cosi anche per noi, un bel blocco del contratto, un blocco perpetuo dei licenziamenti, un blocco delle ingiustizie e il ripristino del codice di Hammurabi.
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# cangrande 2013-05-30 20:30
Beh.... L'Economist è la voce dei Rothschild...

Sono loro, dai primi dell'800, che portano avanti il piano satanico di distruzione dei popoli...
Altro che BCE, e cazzate varie.. Al vertice (anche della BCE, banca PRIVATISSIMA) ci sono LORO.
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# Pietro G 2013-05-30 22:08
Alla ricostruzione storica manca un tassello importante senza il quale la gente che legge potrebbe porsi la domanda, più che legittima : ma se il costo per la parte Sud dell'Europa e per la Francia ( una moneta forte e rigidità di bilancio scolpita nella pietra),era così alto, perchè questi ultimi hanno accettato l'introduzione della moneta unica? Non mi dite che non avevano previsto le conseguenze, perchè io ricordo bene quei tempi. La verità è che la Francia, ma anche altri Paesi europei, non potevano più accettare, per motivi di orgoglio nazionale, il fatto che la politica finanziaria europa fosse decisa dalla Bundesbank e che agli altri fosse consentito solo adeguarsi oppure svalutare la moneta. Ricordiamoci le tempeste monetarie dei primi anni '90.
Sono d'accordo invece, e lo dico ormai per l'ennesima volta, con la necessità di tagliare la spesa pubblica. Non è importante quale moneta avremo : Euro, EuroSud, Lira, NouvaLira ecc. L'Italia non si può permettere una spesa pubblica da 800 miliardi, punto e a capo.
E qui, purtroppo, comincia la tragedia politica. Esistono partiti, non solo il Pd, le cui clientele elettorali campano con la spesa pubblica. Chiedere a questi di diminuirla significa chiedergli di commettere suicidio politico, specialmente al Sud. Esiste solo una via d'uscita, secondo me : un taglio sostanziale alla spesa pubblica e una diminuzione ancora più sostanziale delle tasse, non importa se si supera il 3% di deficit. Altri 4 o 5 anni di questa recessione e diventeremo un Paese del (nuovo) terzo mondo.
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# Franco_PD 2013-05-31 09:37
L'opinione pubblica fu completamente narcotizzata dai presunti e supposti vantaggi della moneta unica. Gli specchietti per le allodole furono tanti, alcuni effettivamente funzionali (e di reale efficacia) fin da subito. E verificabili. Di fronte agli attuali problemi sono forse scempiaggini, ma dall'immeditato - io che viaggiavo allora parecchio all'estero su scala europea - scoprii quanto fosse pratico, semplice e piacevole utilizzare sempre la stessa moneta. Evitando il taglieggio dei cambiavalute e delle banche. Si era calcolato ufficialmente che un viaggiatore che fosse partito dall'Italia e avesse cambiato moneta ad ogni frontiera in ognuno dei Paesi europei, partendo con trecentomila lire le avrebbe perse tutte solo cambiando tale cifra via via durante il viaggio. Poi arrivarono le corbellerie assolute. Rammento un fine dicitore acculturato tuonare alla tv sulla "trasparenza internazionale" su queste basi: "Ora anche qualsiasi massaia potrà essere informata sui prezzi reali e non farsi ingannare su di essi!" "Sapere quanto costano le zucchine al mercato di Barcellona e quanto qui potrà darle l'idea del valore autentico della merce". E nessuno rise di questa amenità. Con questa grancassa credo che se ALLORA si fosse fatto un referendum sulla moneta unica il sì avrebbe vinto. E i contrari sarebbero stati sbertucciati come delle vecchie e noiose cassandre.
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# Pietro G 2013-05-31 10:55
Dopo tutte le chiacchiere, chi ha veramente profittato della moneta unica è stata la criminalità organizzata che per il riciclaggio dei soldi non più bisogno di cambiarli. La gente si accoge adesso che quello che rimane in Italia dei profitti della mafia, e organizzazioni simili, sono solo le briciole. I miliardi prendono subito la strada per l'estero, Germania e Olanda in particolare (Il capo della polizia tedesca: «La criminalità in Germania si chiama 'ndrangheta» http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_07/alfano-anniversario-morte-mafia-germania_51824e9c-58dc-11e2-b652-002bcc05a702.shtml).
Voglio vedere, di questi tempi, quale direttore di banca alza il telefono e chiama la polizia quando il mafioso gli mette sul tavolo una valigia piena di biglietti da 100 e da 50. E poi, male cha vada, c'è sempre la "pizza connection". In Germania si vedono, di tanto in tanto, pizzerie e locali che fanno affari solo il Sabato e uno, ingenuamente, si domanda come fanno a pagare l'affitto. Fanno benissimo, anzi, sono sicuro che ogni Venerdì portano in banca diverse migliaia di euro, poi acquistano beni pagabili al portatore, i quali, dopo un po', cambiano regolarmente proprietario.
Il governo italiano, invece di andare a Berlino con il cappello in mano a chiedere su può fare un altro po' di debito, dovrebbe andare a reclamare le decine di miliardi che la criminalità italiana ha investito in Germania.
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# pelzen 2013-10-07 01:04
Quello che la gente ha dimenticato, frutto della facilità con cui hanno guadagnato i denari, è che da un giorno all'altro i loro guadagni si sono ridotti del 50%. Vorrei vedere se adesso saprebbero riportare i valori a quelli di allora. Ma ci insegna la storia economica e finanziaria che un ritorno alla lira vorrebbe dire perdere un ulteriore 30/50% del valore e alla fine della giostra avremmo perso in totale quasi il 90% del nostro risparmio.
Grazie a tutti quei bastardi sui quali lancio la mia Pulsa Denura contro loro le loro famiglie e i figli dei loro figli fino alla settima generazione e che possano schiattare per il tempo loro concesso di vivere tra infinite sofferenze e vengano seppelliti in una latrina di maiali.
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# Giovanni Silvano 2013-05-31 12:34
E' andata proprio così, volevano evitare per orgoglio nazionale l'egemonia della Bundesbank, ed adesso si ritrovano l'egemonia della Bce, se non è zuppa è pan bagnato.
Quando un paese è un gigante, puoi voltarlo e rivoltarlo come vuoi, ma è sempre un gigante.
Tutti questi nanerottoli speravano che i Russi tenessero diviso in eterno il gigante con la finzione della DDR, ma obbiettivamente non era una cosa che poteva durare più di quanto è durata.
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# cgdv 2013-05-30 22:33
Caro Blondet secondo me il quadro che hai dipinto è assolutamente ammirevole e veritiero. Lo è soprattutto nello specifico di un concetto che sarà molto difficile leggere in altri autori e che voglio estrarre:

"L’accelerazione fatale è avvenuta al momento della creazione della moneta unica: per farvi entrare la Germania riunificata (perché era quello lo scopo dell’euro: incatenare il gigante) si sono accettate le sue condizioni. E le condizioni tedesche sono consistite appunto nella «neutralizzazio ne costituzionale» delle possibilità di una politica congiunturale, ossia di atti di governo sovrani in caso di congiunture di crisi ecc. ecc."

Questo per me spiega molte cose e nel contempo non mi annacqua la certezza dell'incombere del funesto piano massonico.
Cari saluti.
Giuliano
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# Catello 2013-05-30 22:35
I trattati europei non proibiscono tutti i possibili provvedimenti che può prendere o inventarsi uno Stato per salvarsi. Però per ora in Italia non si può fare nulla perché il premio di maggioranza alla camera è stato assegnato al PD, ancora unito e del tutto sottomesso alla Germania. Combinazione proprio adesso stanno scattando nuove costose difficoltà burocratiche per le attività produttive, dalle nuove norme sulla sicurezza al controllo dei gas dei condizionatori e dei frigoriferi, tutte cose giuste ma intempestive, decise dal malvagio governo precedente, in aggiunta all'aumento programmato dell'IVA, per colpirci anche nel futuro dal passato.
Dispiace che tutto ciò si faccia col consenso di milioni di italiani, ma non possiamo perdere la speranza.
Ci sono almeno tre punti minimi che potrebbe fare l'attuale governo se riusciamo a far capire a tutti che sono legittimi e indispensabili:
• Abbassare di molto le tasse per far aumentare le entrate dal prossimo anno, mentre per quest'anno si può tagliare qualche spreco e vendere qualcosa di inutile.
• Emettere CTZ da 50 euro (come seconda moneta).
• Far comprare i BTP da una banca pubblica.
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# ogogoro 2013-05-30 22:48
Siamo sempre come al solito degli imbecilli-dementi.
Festeggiamo pure le invasioni barbariche del 25 aprile.
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# anse 2013-05-30 23:07
"Sicché bisogna premettere: nessuna eventuale ripresa di sovranità porterà il minimo vantaggio a questo Paese, se prima non sarà ripulito da queste concrezioni di parassiti più pericolosi e costosi ancora dei «politici», e che sgavazzano al disotto della «politica» che non esprime più Politica con la P maiuscola. Solo dopo la loro eliminazione, si può tornare a spiegare come e in che senso strappare il pilota automatico che ci sta facendo precipitare."

GRANDISSIMA VERITA'
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# Giuseppe 2013-05-31 01:36
ricordatevi cosa diceva Jefferson
If you allow bankers and the corportions that grow around them, the control of money, first through deflation and after through inflation, you will find yourself without shelter for your children.
200 anni fa
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# western300b 2013-05-31 08:39
Tutto vero, ma permettetemi una nota di colore rientrando nella metafora:
Nel 1924 sul circuito del Tigullio, Tazio Nuvolari riusci a vincere la gara guidando sui cerchioni, senza seggiolino e senza volante.
Nel 1931, al circuito delle tre province, vinse la gara utilizzando la cinghia dei pantaloni come acceleratore.
Nel '46, su Cisitalia D46, concluse la gara senza volante, piazzandosi al 13° posto.
Rientrando in tema aeronautico, nel 1989 il DC10 United Airlines, riuscì ad atterrare a Siouc City con tutti i sistemi idraulici in avaria (quindi senza comandi e carrello), grazie alla perizia del capt Haynes. L'atterraggio fu disastroso, ma molti passeggeri riuscirono a sopravvivere.
Se avessimo piloti bravi e con la volontà di condurre la macchina a loro affidata, almeno i danni potrebbero essere limitati, nonostante il destino oramai segnato.
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# Lorenzo 2013-05-31 09:08
Io pregavo di poter presentarmi davanti a Dio un poco più orgoglioso del popolo di cui faccio parte.
Ho sempre affermato che gli Italiani fanno i compiti all'ultimo momento , che sono pigri, ma quando i compiti li fanno li fanno meglio di tutti gli altri.
Ora invece prego Dio di uccidere me per salvare mia moglie e i miei figli (so di non essere un giusto, quindi di non meritarmi la sua protezione dalle fiamme che avanzano).
é triste, per unsuperbo atto di empatia penso a Cristo e a come vedra il popolo italiano al suo ritorno....e piango....piango...piango.
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# antaratman 2013-05-31 13:02
Lorenzo

"Ora invece prego Dio di uccidere me per salvare mia moglie e i miei figli (so di non essere un giusto, quindi di non meritarmi la sua protezione dalle fiamme che avanzano).
é triste, per un superbo atto di empatia penso a Cristo e a come vedra il popolo italiano al suo ritorno....e piango....piango...piango".

E’ scritto nel libro dei Proverbi (24,16) che "il giusto pecca sette volte al giorno", quindi non sta a lei giudicarsi, il giudizio spetta solo a DIO , queste sono anche le parole di S.Paolo nella lettera ai Corinzi 1 Cap.4:

[3]A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, [4]perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! [5]Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio".(o il suo biasimo se non si ravvede prima).

"...per un superbo atto di empatia.."
Ecco l'ha detto, il suo post pecca proprio di questo, di superbia, classica trappola demoniaca, poi mi permetta:
ma che razza di uomo è lei che chiede di morire e pianta lì la sua famiglia?
cosa siamo, ancora ai sacrifici umani?
Signor sotutto, pieghi la testa, LEGGA le scritture e chieda perdono per le sue righe che speriamo siano state dettate da un momento di estremo sconforto, e senza ironia!, si prenda un complesso di vitamina B, è un antidepressivo efficace.
Ma sopratutto ABBIA FEDE, senza questa neppure DIO puo' aiutarci.
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# Lorenzo 2013-05-31 15:22
lei ha ragione, ma quanto sconforto nel guardarsi intorno.
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# remox 2013-05-31 10:16
Lo diceva il "buon" Padoa Schioppa (pace all'anima sua): le crisi concentriche costringeranno i governi europei a cedere sovranità. Il disegno era esplicitamente volto a sfruttare le asimmetrie prodotte dall'incontro-scontro fra Francia e Germania (tu rinunci al marco, io acconsento alla tua unificazione) che sarebbero servite a completare il disegno eurocratico. Ognuna delle due parti pensava di avere il bastone del comando in mano: i tedeschi confidando nella ritrovata unità e potenza industriale, tale da poter dettare legge in Europa, e i francesi (seguaci di Monnet) sicuri che le crisi asimmetriche avrebbero costretto tutti a creare " gli stati uniti d'europa".
Ovviamente è dibattito di questi giorni, ma quello che i nostri soloni non hanno previsto è che il "caos" segue proprie linee di dispersione che non è detto siano prevedibili. Personalmente sono convinto che la situazione sfuggirà presto di mano slabbrando questa povera Europa come mai prima. Non ci saranno solo le rivolte politiche, ma le rivolte per il pane. E a queste seguirà inevitabilmente la guerra (verremo invasi sicuro). E solo dopo forse...qualcUNO avrà compassione di noi e verrà a salvarci.
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# Giulio 2013-05-31 10:26
"Il libro più venduto in Lusitania in questi mesi si intitola «Perché dobbiamo uscire dall’euro», ed è scritto dal professor Joao Ferreira do Amaral, docente all’Instituto Superior de Economia e Gestao (ISEG); [...]; e qual è il libro al vertice delle classaifiche dei più venduti in Italia? «Inferno» di Dan Brown. È detto tutto."

Che tristezza, ragazzi.
"Nessuna speranza per l'Italia."
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# giovanni1977 2013-05-31 11:54
consiglio a tutti, per chi ancora non avesse avuto modo di seguirli, i puntuali interventi dell'economista Nino Galloni, oltremodo chiarificatori per comprendere i passaggi che ci hanno condotto a questa follia e che confermano le responsabilità di molti incensati "padri nobili" che hanno biecamente svenduto la nostra povera Italia.
Con affetto a tutta la redazione.

http://www.youtube.com/watch?v=Xe73zmCigoc
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# raff 2013-05-31 22:31
Citazione giovanni1977:
consiglio a tutti, per chi ancora non avesse avuto modo di seguirli, i puntuali interventi dell'economista Nino Galloni, oltremodo chiarificatori per comprendere i passaggi che ci hanno condotto a questa follia e che confermano le responsabilità di molti incensati "padri nobili" che hanno biecamente svenduto la nostra povera Italia.
Con affetto a tutta la redazione.

http://www.youtube.com/watch?v=Xe73zmCigoc


You tube molto interessante!
Dal min. 51.13 e oltre Galloni riprende pari pari la mia proposta di immettere in circolazione buoni spesa per stimolare i consumi discussa qualche tempo fa con Catello. Dall'altra parte Nando Ioppo ripropone in alternativa (o contemporaneame nte), l'emissione di BTP o CTZ, come proposto dallo stesso Catello.
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# 9zZ 2013-05-31 15:59
Un altro ottimo articolo del direttore con una analisi approfondita, ma con una pessima chiusura.
Pessima non nel contenuto (ormai l'hanno capito anche i bambini cosa è Grillo), ma tale in quanto in atri articoli del passato era stato addirittura indicato come possibile voto, così come altri partiti o personaggi.
Caro Direttore, occorre prendere atto della situazione, come appunto Lei fa, ma avere il coraggio delle scelte, che Lei non fa, non vuole fare.
"Il Nord è sull'orlo dell'abisso!" ci grida Confindustria.
Per la verità ci è già affogato dentro. Ma anche questi nemici del popolo, quelli che lo mandano alla rovina parlano di Nord, ben sapendolo essere la sola area presentabile di questo immondo paese creto unito come ben sa dai voleri massonici e satanisti che tanto combatte.
Non pensiamo con questi discorsi alla Lega, creata proprio da Roma con il preciso scopo di gestire e soffocare il vento che in quegli anni spirava.
Oggi occorre perà, come ho scritto sopra, avere il coraggio di prendere delle posizioni chiare e precise.
Questo paese è IRRIFORMABILE sia per le cause esterne ben indicate nell'articolo, sia in primis per quelle interne.
Se si vuole salvare qualcosa, il salvabile, occorre oggi schierarsi chiaramente per la sopravvivenza del Nord, che deve uscire dall'euro, crearsi una sua banca di emissione e riprendere la sua posizione che tanto fastidio da alla Germania.
Per questo, oggi, occorre combattere.
Per noi e per i nostri figli.
Inutile criticare, scrivere, analizzare e via discorrendo.
E' indispensabile creare una linea di pensiero in tal senso, capace di coinvolgere i numerosissimi imprenditori destinati diversamente alla chiusura, quando non al suicidio, per avere i mezzi e la forza necessaria a dare il giro al tavolo.
Altro che choc economico, occorre.
Occorre uno Stato nuovo di zecca, basato su nuovi principi per poter ripartire.
E Lei, caro Direttore, che qualche volta timidamente ha accennato al problema, è la persona giusta per aiutare chi vede questo come l'unico futuro possibile.
E lasciamo solo perdere per cortesia i discorsi sulla solidarietà o l'egoismo.
Noi dal Nord abbiamo già dato.
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# antaratman 2013-05-31 16:29
Citazione Lorenzo:
lei ha ragione, ma quanto sconforto nel guardarsi intorno.


Non lo vede solo lei carissimo, lo vedono
tutti quelli che "hanno occhi per vedere"
ma Cristo non ha bisogno di piagnoni, ma di combattenti. L'arma più forte è la preghiera, la seconda è l'esempio, la terza è la parola che bisogna usare senza paura. Si concentri su questo, e lasci a DIO quello che nè lei, nè io, nè gli altri possono risolvere, altrimenti si scivola nel nefando gnosticismo paolino: l'uomo è Dio.
Dia ai suoi figli l'esempio, già questo è un compito enorme.
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# Sergio64 2013-05-31 17:21
La maggioranza degli italiani vogliono a tutt'oggi restare nell'euro, perché.... sono disinformati!

Ricordo che io stesso nel 2000 (ancora non ero connesso al web, e non leggevo Blondet) ero un euro-entusiasta, di economia ero letteralmente a digiuno.

Come me allora, si trova oggi il 70% degli italiani, che si abbeverano tutte le sere ai nostri squallidi TG e programmi d'approfondimento (nel senso che rendono l'ignoranza diffusa sempre più profonda).

Dovremo evidentemente fare la fine dei milanesi dopo la sconfitta con Federico Barbarossa....
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# Giovanni Silvano 2013-05-31 21:47
La maggioranza degli italiani vuole rimanere nell'Euro perchè sà che in caso di ritorno alla Lira i loro sudati risparmi diverrebbero carta da macero.
Ai risparmiatori fà meno paura un eventuale prelivo forzoso alla cipriota che il ritorno alla Lira.
L'Euro è sempre e comunque la più forte moneta del mondo insieme al Franco svizzero, la nuova Lira sarebbe una moneta da 3° mondo o poco più.

Non è che gli italiani siano disinformati al contrario l'italiano che ha via 4 soldi è fin troppo informato su quello che succederebbe in casa di uscita dall'Euro.
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# raff 2013-05-31 18:10
Nel marzo del 2012 ebbi uno scambio di vedute con un amico economista che è stato per molti anni alto funzionario UE a Bruxelles ed era allora in predicato per entrare nella squadra di Monti, ma che rifiutò per motivi personali.
Ritengo sia giusto, oltreché utile, riportare la lettera di questo amico che illustra un pò il punto di vista degli eurocrati sulla crisi ed in particolare le ragioni della politica di rigore, di indipendenza delle banche centrali e la strategia del governo di rientro del rapporto debito/PIL. Su quest’ultimo punto in particolare, a un anno di distanza, con un debito ben oltre i 2 trilioni e un rapporto oltre il 130% di un PIL in caduta libera, sono cadute tutte le previsioni e le illusioni del governo Monti, ma la politica di rigore è sempre quella: stiamo andando col pilota automatico.

(risposta dell'amico)

Caro Raf,

E' vero che da una trentina d'anni, dai tempi di Reagan e della Thatcher, assistiamo ad un cambiamento dell'orientamento politico prevalente,. Questa ondata conservatrice però si è manifestata soprattutto nell'attacco al ruolo redistributivo dello stato e dei servizi pubblici e, in particolare, ai tassi di imposizione più alti. Questa ondata conservatrice, che ha attecchito purtroppo anche in Italia, ha contribuito allo scandaloso aumento delle diseguaglianze dei redditi che si osserva nei paesi industrializzat i dall'inizio degli anni ottanta (dopo quasi un secolo di riduzioni progressive delle disuguaglianze in quasi tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti e il Regno Unito).
L'andamento della politica monetaria non fa però parte di questo movimento. L'indipendenza delle banche centrali ("divorzio" come la cosa si è chiamata in Italia) è una modifica istituzionale che è stata sostenuta da tutti gli economisti, indipendentemen te dal loro orientamento. In alcuni paesi l'indipendenza della banca centrale era stata introdotta dal primo dopoguerra, in molti altri è stata introdotta dopo l'esperienza delle diverse reazioni ai due aumenti del prezzo del petrolio degli anni settanta e gli ultimi ad accettarla sono stati gli inglesi che l'hanno fatto con Tony Blair nel 1997. La Federal Reserve, ha forse meno indipendenza dal potere politico delle nostre banche centrali. Come vedi, l'ondata conservatrice e liberista che è venuta dal mondo anglosassone non è correlata con la concessione dell'autonomia alle banche centrali.
Il motivo che ha portato al riconoscimento dell'indipendenza delle banche centrali è in parte economico e in parte dettato da considerazioni di organizzazione istituzionale.
Dal punto di vista economico il ragionamento è stato semplice e largamente condiviso:
1. un tasso di inflazione alto non aiuta la crescita, soprattutto perché crea incertezza (senza parlare degli effetti sociali negativi);
2. un tasso di inflazione basso (+/- 2 per cento) è un prerequisito della crescita economica;
3. se ne deduce che mantenere un tasso di inflazione basso non scoraggia la crescita, anzi la aiuta; quindi non c'è "trade off" tra tenere l'inflazione bassa e aiutare la crescita;
4. tassi di interesse reali negativi, sono ottenibili solo quando gli operatori economici non s'aspettano un'accelerazione dell'inflazione; per ottenerli per qualche anno, bisognerebbe avere una inaspettata e forte accelerazione dell'inflazione da un anno all'altro, cosa chiaramente non desiderabile, ne possibile;
5. tassi di interesse negativi sono comunque poco desiderabili dal punto di vista economico perché rischiano di incoraggiare investimenti poco redditizi e bolle speculative;
6. in periodi di crescita "normale" i tassi di interesse sono significativame nte positivi, più o meno in linea con il tasso di crescita della produttività;
7. in periodi in cui si deve ridurre un tasso di inflazione alto, i tassi di interesse reali devono inevitabilmente essere più alti di quelli "normali".
Come ottenere il giusto tasso di inflazione che sostiene la crescita? Con una politica monetaria adeguata, che non "accomodi", come si dice nel gergo, le spinte inflazionistich e interne o esterne. I due aumenti del prezzo del petrolio hanno colpito in maniera più o meno simile tutti i paesi europei. Il tasso di inflazione in Germania e Olanda - con banche centrali indipendenti - non ha mai superato il sei per cento. Nel Regno Unito e in Italia ha superato di parecchio il venti per cento, perché le banche centrali non hanno potuto/voluto dire di no alle richieste dei loro governi. Non è un caso che il "divorzio" italiano sia del 1981, subito dopo il secondo "shock" petrolifero. Gli inglesi hanno avuto maggiori difficoltà ad accettare che uno strumento così importante come la manovra del tasso di interesse fosse sottratto al controllo politico e hanno accettato di rendere la banca centrale indipendente solo alla fine degli anni novanta. Come vedi, si tratta di un problema ben diverso dal cosiddetto "neoliberalismo" di cui tanti parlano.
Negli anni ottanta i tassi di interesse reali sono stati alti in tutti i paesi industrializzat i, soprattutto perché bisognava riportare a valori più normali gli alti tassi di inflazione di tanti paesi. Gli europei hanno dato la colpa degli alti tassi di interesse di quegli anni ai forti deficit di bilancio americani creati dalle riduzioni di tasse di Reagan.
La situazione è poi cambiata radicalmente verso la fine degli anni novanta e all'inizio del secolo attuale. Senza alcun cambiamento istituzionale (nessun "divorzio" è stato annullato), la politica monetaria è diventata espansiva in tutti i paesi industrializzat i. La Federal Reserve e le altre banche centrali hanno tenuto i tassi di interesse molto bassi e creato molta liquidità. Hanno continuato a fare questo per tantissimi anni appoggiandosi sul fatto che l'inflazione era sotto controllo in quasi tutti i paesi. Si è molto discusso del perché di questo comportamento sorprendente delle economie. Tra le cause più probabili si sono indicate l'aumento della produttività dovuto alle nuove tecnologie, un maggiore flessibilità delle economie e soprattutto l'arrivo sui mercati europei e americani di prodotti a basso prezzo provenienti dalla Cina e altri paesi emergenti.
Dove ci sono state anche molte discussioni è sulle conseguenze di questa politica espansionistica . Le banche centrali hanno sempre insistito di aver rispettato la loro missione di controllo del tasso di inflazione. E' un fatto che in questi anni, il tasso di inflazione è rimasto basso e stabile, ma i prezzi delle case sono aumentati fortemente e ci sono state un paio di bolle speculative in borsa. Il tasso di inflazione è il tasso di aumento dei prezzi dei beni e servizi consumati. Molti hanno (giustamente secondo me) fatto osservare che le banche centrali avrebbero dovuto osservare anche l'andamento dei prezzi degli "assets" (case, azioni, opere d'arte e altri beni rifugio) e rendersi conto che la loro politica stava facendo danni. Un altro danno provocato dei bassi tassi di interesse è stato l'aumento dell'indebitamento privato e pubblico. Ma se le banche centrali avessero seguito una politica più prudente sarebbero state crucifisse dalla sinistra (che le avrebbe accusate di essere contro la crescita) e dai commentatori anglosassoni (come Martin Wolf) che vivono in un mondo dove i tassi di interesse a breve termine sono molto più importanti che nell'Europa continentale.
Questo per quanto riguarda la politica monetaria. Lo sviluppo del resto del mondo degli ultimi quindici anni è dovuto invece a fattori diversi: la diminuzione del costo dei trasporti, lo sviluppo incredibile delle telecomunicazio ni e la scelta dell'economia di mercato fatta da tanti paesi dalla Cina al Brasile di Lula e Dilma. Si cominciano a vedere segni che forse perfino l'Africa, fin qui bypassata dalla globalizzazione , potrebbe cominciare a svilupparsi (la dove riescono ad avere regimi un po' meno corrotti).
Ci sono alcuni limiti oggettivi allo sviluppo, per esempio l'esaurimento delle fonti di energia fossile, ma non molti altri; riutilizzare le materie prime contenute nei rifiuti non è molto più difficile che estrarle dallo stato in cui si trovano in natura. Il grosso problema è l'aumento della popolazione mondiale. Chi si preoccupa dei limiti dello sviluppo dovrebbe essere coerente e additare soprattuto questo problema. Il rapporto del Club di Roma è stato un'opera fondamentale, ma è anche vero che, per esempio, le riserve di petrolio oggi conosciute e non ancora sfruttate sono più che doppie di quelle dei tempi del rapporto sui limiti dello sviluppo. I limiti fisici allo sviluppo si vedranno forse tra un paio di secoli e chissà che sviluppi tecnologici avremo nel frattempo. Il problema del riscaldamento globale è più immediato. La mia opinione è che possiamo realisticamente fare ben poco per impedirlo, ma che dovremmo fare tanto di più per preparaci alle conseguenze e aiutare chi ne sarà più colpito (qui in Belgio staremo meglio!).
Grazie per lo studio sui tassi di interesse del debito pubblico italiano. E' utile e corretto, ma non ha nulla a che vedere con il problema dello sforzo necessario per riportare il rapporto debito pubblico/Pil verso il 60%. Lo studio mostra una cosa interessante. Che dal punto di vista della sostenibilità, sarebbe stato sufficiente azzerare il disavanzo dal 2014 o anche dal 2015. Berlusconi e Tremonti però, dopo mesi e anni di inattività, si videro costretti nell'estate dell'anno scorso ad annunciare l'obiettivo ambizioso dell'azzeramento del disavanzo per il 2013 per dare un segnale "forte". Monti ha dovuto riprendere lo stesso obiettivo, perché un allungamento della scadenza avrebbe dato un segnale molto negativo.
La matematica del rientro dal debito è piuttosto semplice. Il governo ha dichiarato di aver preso tutte le misure per azzerare il disavanzo entro il 2013 come promesso. Le previsioni che vedo in giro indicano che, includendo l'aumento dell'IVA già annunciato, non si dovrebbe essere troppo lontani dall'obiettivo, forse si dovrebbe avere ancora nel 2013 un disavanzo pari ad un mezzo punto di PIL. E' comunque ragionevole prevedere che il disavanzo sia azzerato veramente per il 2014. Dopo questa data, bisognerà intervenire per far fronte ad eventuali richieste di questa o quella parte, ma mantenere l'equilibrio di bilancio non dovrebbe essere troppo difficile a condizione di non ricadere in recessione e che i tassi di interesse sul debito pubblico non aumentino.
Possiamo quindi prendere come ipotesi semplificatrice che il bilancio pubblico italiano (concetto "Pubblica amministrazione " utilizzato dalla contabilità nazionale) resti in equilibrio per i prossimi venti anni.
Se questa condizione è rispettata, il rientro del debito pubblico entro il limite del 60 per cento del Pil si raggiunge con una riduzione del rapporto di tre punti all'anno, come dice Martin Wolf, che si ottiene grazie ad una crescita nominale del PIL crescente progressivament e dal 2.6 per cento il primo anno fino al cinque per cento del ventesimo anno.
Non mi sembra che una crescita nominale attorno al tre per cento all'anno nei prossimi cinque/sei anni sia una cosa campata in aria. Con un minimo di fortuna, a partire dal 2014 dovremo riuscire ad avere ben di più! A fine dell'anno scorso girava la storia delle manovre di 45 miliardi all'anno che sarebbero state necessarie all'Italia ogni anno per rientrare nei parametri. Si è trattato di una panzana messa in giro dai nostri diplomatici (chissà se Monti l'aveva richiesto o se era al corrente?) per ingigantire le dimensioni del negoziato da affrontare. Già allora ero esploso di fronte alla passività acritica della maggioranza dei nostri giornalisti.
Partiamo domani per il Canada e rientreremo il 14 aprile (ma avrò sempre accesso agli e-mail).
Ciao,
F...
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# Fischer1 2013-05-31 21:37
Idee molto vecchie e ampiamente fallite. Ormai rigettate quasi dovunque.....
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# Andrea V. 2013-05-31 19:13
"Anzi, proprio questo era il titolo che Spogli ha apposto in cima al rapporto: «Nessuna speranza per l’Italia».

Gli americani sono pragmatici, se dicono che questo paese è finito significa che lo è.
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# renatodrg 2013-05-31 20:17
direttore ottimo l'esempio dell'aereo senza cloche veramente azzeccato come metafora, i due grandi nemici sono l'euro e i gli amministratori burocrati e parassiti dello stato che non vogliono tagli eriforme che li costringerebber o a non arricchirsi piu coi nostri soldi. E' proprio così.
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# Lukas 2013-06-01 18:04
Si veda se non già fatto il buon film...Flight...c'è assonanza.
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# 9zZ 2013-06-01 19:46
Dati dei quali non si parla quasi da nessuna parte, quasi neppure in rete.
La gente non è assolutamente informata di questo.
http://www.scenarieconomici.it/dati-regionali-2012-shock-residuo-fiscale-saldo-attivo-per-95-miliardi-al-nord/
Dopo decenni e decenni di depredazione
siamo a questo punto.
Dobiamo continuare ancora a lungo, anche nella situazione attuale?
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# paolobencovich 2013-06-03 09:52
"La maggioranza degli italiani vuole rimanere nell'Euro..."

Ma questo simili scemenze dove le legge, su "La Repubblica"?
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