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Sull’euro, strani movimenti
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L’euro sarà raddoppiato: quello nuovo, stampato dalla Banca Centrale Tedesca, sarà la moneta di Germania. Olanda e suoi satelliti nordici dalle finanze solide. L’euro attuale, rimarrà la moneta di tutti gli altri.

L’ha detto Frits Bolkenstein parlando alla tv olandese: «È tempo di portare ordine nel caos». Ora, Bolkenstein non è l’ultimo arrivato: è stato commissario europeo per il mercato interno, autore della famigerata «direttiva Bolkenstein» sulla liberalizzazione dei servizi nell’area euro, che permetteva ad imprese di uno Stato della UE di assumere lavoratori di un altro Stato della medesima UE, dove i salari erano più bassi, usando le norme vigenti nel Paese di provenienza; ciò avrebbe portato ad una spietata concorrenza dei salari europei verso il basso: vaste proteste sindacali hanno corretto ed edulcorato la direttiva, fino alla sua relativa inapplicazione.

Nella chiacchierata in tv, Bolkenstein ha giustificato l’eventuale nascita del nuovo euro Made in Germany con «la necessità degli Stati più degni di credito nella UE di proteggere la loro posizione finanziaria nella situazione di un’altra crisi finanziaria, che in massima parte ha ancora da avvenire». Ha aggiunto che la Francia non sarà invitata ad entrare nell’euro-VIP, perché – ha detto – «è mal governata e praticamente in bancarotta». Parigi sarà lasciata cadere nell’inferno finanziario dei paesi Periferici, che si troveranno con un euro svalutato...

Non è chiaro se Bolkenstein ha riecheggiato, da insider (tra l’altro è stato dirigente della Shell per 15 anni) un progetto in riservata discussione nei salotti segreti di Bruxelles, o ha parlato di testa sua improvvisando. È singolare che i media europei non abbiano dato peso alla cosa. I soli a prenderla sul serio sono stati i media russi – Pravda e Rossyskaya Gazeta – mettendo in rilievo il pericolo per le riserve russe di Stato: il 40-45% sono in euro, e questo monte di valuta subirebbe un netto deprezzamento dall’introduzione della nuova moneta super-forte. Da ciò, inviti al governo moscovita ad alleggerire la sua esposizione nella moneta europea.

Gli stessi giornali russi però ricordano certi aspetti, diciamo così balzani, delle passate uscite di Bolkentein: dichiarazioni frementi e fuori misura contro l’entrata della Turchia nella Ue, «perché l’Europa verrebbe islamizzata»; o l’invito urgente, nel 2010, agli «ebrei che vivo nei Paesi Bassi» ad emigrare in Israele o USA, perché «in Olanda non c’è futuro per chi agisce da ebreo e ha l’aspetto di ebreo, dato il crescente numero di immigrati musulmani che odiano gli ebrei»; senza perder l’occasione per precisare che anche nella Chiesa protestante olandese l’antisemitismo «non è meno diffuso che tra gli islamici». Ciò, a suo tempo, ha indotto vari politici locali a farsi domande (ad alta voce) sulla salute mentale di Bolkenstein. (Europe to introduce second euro?)

Ma forse «c’è del metodo in questa follia», per parafrasare Shakespeare. Solo ieri i ministri delle Finanze dei 27 membri della UE hanno stabilito il principio che, quando una banca fallisce in Europa, a pagare siano gli azionisti, ma anche i titolari di depositi presso quella banca, privati ed imprese»: il Trattamento Cipro allargato a tutta l’area europea, il prelievo forzoso dei depositi (e ci avevano assicurato che no, quella era un’eccezione irripetibile...).

Come commenta l’amico Eugenio Benetazzo, «Finisce l’era del tutto sicuro e garantito sempre e comunque ed inizia l’epoca delle assunzioni di responsabilità diretta da parte dei piccoli risparmiatori ed investitori che si dovranno far carico di monitorare e giudicare l’operato della banca su cui hanno deciso di puntare, pena il rischio oggettivo di incorrere in ingenti perdite su prodotti bancari un tempo tutelati e garantiti dallo Stato».

Marine Le Pen ha appena annunciato esplicitamente e pubblicamente che la Francia «uscirà dall’euro» se il suo Front National dovesse vincere le elezioni. E la cosa non appare più irrealistica: solo una settimana fa, in una votazione suppletiva, il FN ha sbaragliato i socialisti in un loro feudo, Villeneuve-sur-Lot: 46% dei suffragi. Pare insomma che il Front abbia sfondato «il soffitto di vetro» che gli impediva, da trent’anni, di superare uno dei due partiti il gollista o il socialista, che si sono sempre divisi il potere con tanto di «conventio ad excludendum» – la promessa di non fare mai un governo associandosi il FN – come richiesto dal Grande Oriente di Francia. Ai tempi, Mitterrand e Chirac giurarono davanti ai grembiulini. Quei tempi sono passati, Marine Le Pen ha stabilito buoni rapporti con esponenti israeliani, nel segno del comune anti-islamismo.

L’uscita di Marine sul ritorno al franco non è improvvisata. Il Front ha adottato il progetto elaborato dal professor Jacques Sapir, economista da noi spesso citato, e dal suo gruppo all’Ecole des Hautes Etudes di Parigi: una precisa valutazione sulla convenienza che Francia, Spagna e Italia hanno ad uscire dall’euro, e sulle fasi di una uscita ordinata, prima che la de-industrializzazione e la disoccupazione di massa diventino irreversibili. Secondo lo studio del gruppo Sapir, il neo-marco si rivaluterebbe del 15%, e il neo-franco si svaluterebbe del 20; percentuali tollerabili.

«L’euro cesserà di esistere nel momento che la Francia ne uscirà, ed è questa la nostra incredibile forza», ha detto Marine Le Pen: «Che cosa faranno, ci manderanno i carri armati?». I carri armati no: ma lo sdoppiamento dell’euro in due, l’euro tedesco e l’euro ClubMed annunciato da Bolkenstein, può essere la risposta che gli eurocrati tengono in serbo nel caso estremo: dal loro punto di vista meglio due euro che nessun euro, possono mantenere il controllo, mantenere la loro presa sulla BCE e fingere la continuità.

In Francia, c’è un sentimento che può portare molti voti al FN; la detestazione per il presidente della Commissione, il noto José Manuel Barroso, è ormai bipartisan e travolgente: persino il settimanale europeista Marianne lo mette nel novero degli «affossatori dell’idea europea», e fa i conti di quel che ha portato l’obbedienza pronta cieca e assoluta all’eurocrazia: 3,2 milioni di disoccupati, numero che non si riesce a far calare; il 40%, di lunga durata. Il debito pubblico che prosegue la traiettoria in salita, ed ha raggiunto 1477,2 miliardi , il 91% del Pil, crescendo di 37,3 miliardi di euro al trimestre; il deficit pubblico che si allarga ed ormai tocca il 4%. «Ciò fa svanire la nostre speranze d’investimento (per la famosa crescita, ndr). Non c’è denaro in cassa». Dovunque in Europa domina uno stato d’animo che viene definito «tetania», e nella società «un’atmosfera sociale fondata sull’inerzia, il pessimismo del meno peggio, il lasciar fare per i comportamenti più egoisti e distruttivi» : in breve, «il degrado dell’energia vitale del corpo sociale, l’asfissia della vita» (sembra la descrizione dell’Italia...). Nessuna prospettiva se non austerità e miseria a scadenza indefinita. Si giunge a temere «la dissoluzione della Francia»; in un’Europa dove « sono più di 26 milioni a cercare lavoro», i 27 capi di stato e di governo nell’ultima riunione hanno promesso 6 miliardi di euro da qui al 2015: «cifra ridicolmente limitata». (La France est-elle menacée de dissolution?)

La Germania: espandere la leadership in Europa

Questo è stato il tema principale di un singolare seminario di strategia militare (eh sì, avete letto bene) organizzato dal Collegio Federale per gli Studi sulla Sicurezza (Bundesakademie für Sicherheitspolitik – BASK), descritto come «uno dei primari think tank per la politica militare» a Berlino, un centro studi del governo. Sono intervenuti ministri, industriali, direttori di giornali, generali e banchieri, fra cui spicca Klaus Peter Mueller, presidente della Commerzbank e da sempre promotore «di una intensificata collaborazione tra il settore economico e il settore militare».

Tra i temi discussi come detto, c’è stato: come espandere la leadership tedesca in Europa; come proteggere le forniture di materie prime all’industria germanica; e la «implementazione globale degli interessi tedeschi». Si è parlato anche di «missioni di forze speciali», di «guerre di droni», «assassinii mirati», pericolo islamico eccetera.

Armin Papperger, presidente della metallurgica e fabbrica d’armamenti Rheinmetall, ha dichiarato che «vanno facilitati gli scambi di personale fra le aziende e le forze armate»; il ministro della Difesa Thomas de Maizière l’ha energicamente appoggiato, aggiungendo che dalla «circolazione di talenti» fra i due settori «dipende il futuro della Germania». Erano presenti il ministro degli Esteri Guido Westerwelle (FDP), e il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble (CDU).

Wolfgang Ischinger, direttore globale per le relazioni con gli Stati del Gruppo Allianz, s’è espresso a favore di un intervento armato in Siria a fianco degli insorti. Klaus-Dieter Frankenberger, giornalista principe della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha propugnato più stretti legami militari con gli Usa allo scopo di «ostacolare l’ascesa di una Cina troppo dinamica»; lo stesso personaggio ha illustrato nella sua relazione come «per la sua responsabilità come leader», la Germania deve esercitare sui Paesi del Sud-Europa, tipicamente la Grecia, «sotto tutela» nei conti; solo questo, secondo Frankenberger, renderà l’Europa in grado di vincere nella lotta competitiva «contro le sfide del 21° secolo». (Leading Power Germany)



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Commenti  

 
# Pietro G 2013-07-02 08:18
-In Europa non è mai stato sicuro niente. I trattati sono stati tutti violati, la regola della BCE di non finanziare gli stati idem, le regole per l'ingresso nella UE sono state dimenticate per far posto alla Turchia ecc. ecc.
-Bolkenstein parla ovviamente del piano B, quello che è nel cassetto da tempo perchè a Berlino giudicano che la mancanza di competitività dei Paesi mediterranei più la Francia cominci a diventare strutturale e non più congiunturale.
-La rivoluzione per la destra europea verrà con il successo di Marine Le Pen. In Francia la minaccia più grave è il declino e l'esplosione sociale dovuta ai milioni di immigrati che non si sono integrati, non la dissoluzione, almeno non ora.
-Molto interessante è l'articolo sul convegno di strategia e politica estera tedesca. I temi discussi (accesso alle materie prime e possibile esaurimento delle stesse, Cina, migrazioni, trasformazini globali ecc.) sono attuali, anche se alcune proposte, come quella di armare i ribelli siriani, sono in contraddizione con le minacce (terrorismo islamico, attacchi alla rete e criminalità organizzata) che si vogliono affrontare.
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# raff 2013-07-02 17:01
Citazione Pietro G:
-Molto interessante è l'articolo sul convegno di strategia e politica estera tedesca. I temi discussi (accesso alle materie prime e possibile esaurimento delle stesse, Cina, migrazioni, trasformazini globali ecc.) sono attuali, anche se alcune proposte, come quella di armare i ribelli siriani, sono in contraddizione con le minacce (terrorismo islamico, attacchi alla rete e criminalità organizzata) che si vogliono affrontare.


Non c'è nessuna contraddizione nell'armare i "ribelli" siriani. E' una decisione che risponde a due esigenze ineludibili, sia della Germania che di questa Europa:

1.- coordinare con gli USA la strategia di attacco al bastione Russia/Cina, che passa per la sconfitta di Siria/Iran/Hetzbollah, (vedi l'intervista a Alexandr Dugin, min 8.40: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=eX8dPuzDa9I)

2.- Ad un certo grado di espansione, alla Germania (come agli USA del resto), dopo aver conquistato i mercati europei, manovrando l'euro, si pone il problema dell'accesso alle fonti di materie prime (energetiche in primis) e ai mercati di sbocco (ad est), in una sorta di nuovo "lebensraum", ma in posizione sub-egemonica, rispetto all'impero americano e al suo modello di warfare.
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# Pietro G 2013-07-02 20:07
Appunto, sub-egemonica.
Noto però che di questi temi in Italia non se ne parla nemmeno. Qui sono tutti presi dai problemi del Berlusca, Renzi ecc. ecc.
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# Sven81 2013-07-02 20:37
In piena linea con le teorie esposte da TAUFER nel suo commento dei convegni cattolici sulle dottrine geopolitiche di Halford McKinder..

Ho letto con interesse le sue documentate spiegazioni e i richiami a McKinder.TI ringrazio per la segnalazione di DUGIN, che non conosco affatto..Leggo che dovrebbe essere legato all'estrema destra russa. L'unione euroasiatica viene menzionata da TAUFER e l'accerchiamento dell'Heartland altrettanto. TAUFER (del quale so pochissimo e su Youtube c'è un unico ottimo contenuto) quando si riferisce al potere russo dice che "dietro" a Putin ci sono forze delle quali si sa poco. Una domanda, visto che è difficile capire di fatti del genere: DUGIN o PUTIN, nel loro nazionalismo (anche se mi pare di capire abbiano punti di discordia) sono vicini alla Chiesa Ortodossa?E quanto?
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# raff 2013-07-03 08:41
Citazione Sven81:
In piena linea con le teorie esposte da TAUFER nel suo commento dei convegni cattolici sulle dottrine geopolitiche di Halford McKinder..

Ho letto con interesse le sue documentate spiegazioni e i richiami a McKinder.TI ringrazio per la segnalazione di DUGIN, che non conosco affatto..Leggo che dovrebbe essere legato all'estrema destra russa. L'unione euroasiatica viene menzionata da TAUFER e l'accerchiamento dell'Heartland altrettanto. TAUFER (del quale so pochissimo e su Youtube c'è un unico ottimo contenuto) quando si riferisce al potere russo dice che "dietro" a Putin ci sono forze delle quali si sa poco. Una domanda, visto che è difficile capire di fatti del genere: DUGIN o PUTIN, nel loro nazionalismo (anche se mi pare di capire abbiano punti di discordia) sono vicini alla Chiesa Ortodossa?E quanto?


Per tua informazione ti segnalo questo commento al testo di Dugin dal titolo "La Quarta Teoria Politica". La quarta teoria politica va contro tre dei più importanti paradigmi (teorie politiche) del secolo scorso, ovvero Liberalismo, Marxismo (inclusi Comunismo e Socialismo) e Fascismo (incluso il Nazionalsociali smo). In una lotta lunga un secolo, il liberalismo ha vinto e sconfitto le altre due teorie ("Fine della Storia"). La Quarta Teoria (o meglio, il paradigma) si propone di superarlo e sotterrarlo. L'obiettivo di Dugin non è presentare una teoria che rimpiazzi le altre tre, ma piuttosto di gettare le basi per la creazione e lo sviluppo di una nuova visione. Questa nuova teoria non si propone di spiegare come funziona il mondo, ma vuole cambiarlo. Vuole ispirare una crociata contro il liberalismo occidentale, quello che la seconda guerra mondiale fece nei confronti del nazismo. In altre parole, non è tanto una teoria ma piuttosto una dottrina di lotta, una chiamata alla ricostruzione del nostro mondo.

E' più importante il nemico che l’amico, sceglilo con cura perché tale scelta influenzerà le tue decisioni, ha detto Carl Schmitt, mentore di Dugin. Il nemico numero uno di Dugin è il liberalismo, che egli definisce una forma di darwinismo sociale in cui i più ricchi sopravvivono e si sviluppano, mentre il resto dell'umanità soffre e muore fisicamente e spiritualmente.

Il liberalismo è il male più grosso dei nostri tempi, perché è inevitabile, a partire dagli anni '90 esso è un'imposizione che non abbiamo scelto secondo Dugin. Il liberalismo, e la libertà che esso sostiene di promuovere, portano ad una distruzione sociale; liberano l'uomo dalla famiglia, dallo stato, dalla sua identità sessuale e persino dalla sua umanità. Il liberalismo finirà per portare alla sostituzione dell'uomo da parte di cyborg geneticamente modificati.

Il Quarto Paradigma dovrebbe incorporare le migliori caratteristiche dei suoi tre predecessori e tralasciarne i difetti. Così, dovremmo rifiutare il principio marxista del materialismo storico e dell'ineluttabilità del progresso, l'economicismo o la credenza nella supremazia delle scienze economiche, l' anti-spiritualità ed anti-etnicità, mentre la sua critica al capitalismo dovrebbe essere considerata, come pure il mito del ritorno al Paradiso Perduto del lavoro creativo.

Dugin è pronto a prendere in considerazione i punti migliori di fascismo e nazionalsociali smo e per questo viene a volte impropriamente chiamato nazista dai critici ingiusti, un errore, poiché è assolutamente non razzista. Nel suo libro predica contro il razzismo, non solo contro il razzismo biologico e volgare del Terzo Reich, ma contro il razzismo di questa depressa civiltà, quello della moda e del glamour, l'esclusione razzista politicamente corretta. Togliendo al Nazionalsociali smo la sua componente razzista, questa teoria politica è "salva" e si potrebbero riconsiderare i suoi aspetti positivi. Un aspetto positivo è l'amore per la gente, per il popolo, l'amore erotico per gli uomini e le donne che lo costituiscono, l'etnocentrismo, l'accettazione delle etnie nel loro ambiente come un fatto storico.
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# Franco_PD 2013-07-02 08:33
Stupendo articolo, veramente: chiarissimo ed esauriente. Un immediato e triste commento: come era diversa la vecchia Germania dalla nuova. Il vecchio Reich - imperiale - aveva evidentemente lo spirito sottolineato da Blondet di "associare popoli diversi per un grande progetto comune". Quello di oggi - che Reich non è - ha solo velleità non imperiali ma imperialiste di botteguccia nazionale.
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# gustavo d 2013-07-02 08:33
Eh no! Ci siamo giocati la nostra dignità di popolo in quel famoso 8 settembre per non ritrovarci i tedeschi in casa nostra a spadroneggiare ( salvo poi sostituirli con i "liberatori") e ora ce li ritroviamo come tutori? Per di più ci lasciano in questa valle di lacrime con l'euro, le basi Nato e frotte di "migranti" allo sbaraglio? Con i nostri politici a gestire il tutto? No,no, altro che Grillo, la prossima volta sostengo un partito militarizzato.
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# Scipio emiliano 2013-07-02 08:34
Sebbene io preferisca una moneta italiana, la divisione dell'area Euro in due sarebbe salutare per l'Italia. Non capisco perche' il direttore parli di affossamento del Club Med, dato che uno dei principali motivi della recessione italiana e' una moneta non rappresentativa dell'economia italiana. Quanto all'assuzione di responsabilita' dei piccoli risparmiatori e' una mascalzonata da ladri se non si ripristina il Glass-Steagal act.
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# Maurizio Blondet 2013-07-02 11:19
Blondet: segue
....a lanciare l'idea. "Fuori la Germania dall'euro", fu il titolo del mio articolo dove spiegavo il perché-
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# gustavo d 2013-07-02 11:32
Caro Scipio, ci lasciano con questo euro così com'è con tanto di parametri da rispettare e tutto il resto, in balia del mercato, senza neanche l'ombra della fideiussione tedesca. Loro si sganciano e a noi ci lasciano impatanati nella palude, dalla quale ci dovremo salvare senza protezioni con gli altri "pezzenti" d'europa che ci trascinano giù con loro e la Francia che ci prende a calci per salvarsi da sola.
Almeno così ho capito io.
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# Scipio emiliano 2013-07-02 12:21
Concordo con te che dovremmo riprenderci la sovranita' monetaria, ma cmq una scelta del genere almeno permetterebbe una ripresa del mercato interno. Ora non si puo' fare altro che austerita' per non comprare le carabattole crucche deprezzate e conseguentement e aumentare il debito privato interno. Considerando che a parte la Germania e i suoi cagnolini che quando pare loro se ne fregano dei parametri europei, nessuno vuole questi parametri. Insomma se inizialmente la Germania ci costringe, sara' piu' difficile un domani avere ascendenza sui 'porci' del sud.
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# raff 2013-07-02 17:12
Citazione Scipio emiliano:
Concordo con te che dovremmo riprenderci la sovranita' monetaria, ma cmq una scelta del genere almeno permetterebbe una ripresa del mercato interno. Ora non si puo' fare altro che austerita' per non comprare le carabattole crucche deprezzate e conseguentement e aumentare il debito privato interno.


Altro che carabattole crucche! Ho visto ora ora passare un tronfio italiota alla guida di una fiammante mercedes classe S, dal "modico" prezzo di 88.500 euri, pari a 4 volte e mezzo la pensione annua di mia zia.
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# Franco_PD 2013-07-02 18:51
Comprai anche io un macchinone anni fa (quando il fisco non si era ancora deciso a farmi un mazzo così) e comprai italiano. Mi seccava l'arroganza e la supponenza crucca - intanto - dei venditori anche se erano italiani. Nel contempo rimasi perplesso dai loro equivalenti venditori del prodotto italiano...che non volevano credere che scegliessi il "loro" prodotto (giuro che era così!). Ma...il lavoro italiano prima di tutto (tradizione di famiglia, mica si scherza!). Quando andai a rivenderla - perfetta - poco mancò che mi chiedessero dei soldi per riprenderla indietro. Altra cosa invece se avessi scelto Made in Wurstel...
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# maxcaveva 2013-07-02 08:53
da 'mein' a 'unser' Kampf???

sito prezioso effedieffe, sia per gli editori che per i direttori, redattori, traduttori e i.... commentatori.
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# antaratman 2013-07-03 14:09
maxcaveva

da 'mein' a 'unser' Kampf???


La definizione più esatta in assoluto.
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# publied 2013-07-02 09:55
secondo me, ma potrei sbagliarmi, quando si comincia a parlare di un pericolo 'Cina troppo dinamica' vuol dire che è già troppo tardi.
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# Franco_PD 2013-07-02 09:58
Astuti, può darsi che lascino il personaggio citato (e sembra screditato) esprimersi, per vedere quale sia la reazione della gente. Se non capisco male comunque non se lo fila nessuno. Il succo di tutto mi sembra sia la ricerca - nelle stanze segrete - di una via d'uscita "onorevole" dall'euro. Salvando poltrone, facce, carriere e privilegi. Direi però che la memoria antica delle genti - quella dell'adagio "salvare la capra e i cavoli" - non sia porpriamente a favore di simile operazione.
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# 9zZ 2013-07-02 10:09
Sempre più urgente ed indispensabile la divisione dell'italia.
Non si può trasformare una delle zone più produttive al mondo in una terra pre-sahariana.
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# tobia 2013-07-02 12:48
sebbene possa sembrare ,ed è ,fantapolitica l'unica soluzione ragionevole per l'Italia sarebbe la sua divisione:un nord produttivo legato alla Germania,un centro e un sud i quali con una moneta svalutata potrebbero e dovrebbero atrrarre ,se ne fossero capaci,turisti e capitali da altre zone del mondo.l'italia unita con la medesima moneta e lo stesso stato rischia solo di far precipitare anche il nord produttivo al livello del sud italia o della grecia
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# Pietro G 2013-07-02 15:39
Il problema della divisione dell'Italia è che ognuno vorrebbe mettere i futuri confini a Sud di casa sua. Forse la divisione in macroregioni sarebbe più realistica anche rimane il problema : che fare del Sud.
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# Vitoparisi3 2013-07-02 12:53
La Francia, proibendo il simbolo mariano che è il chador, ha segato il ramo sul quale stava seduta; la distruzione delle proprie radici porta all'essiccazione ed alla morte; porta alla miseria spirituale e materiale.
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# matilde 2013-07-02 13:19
Grazie del interessante articolo. Casualmente...del tutto casualmente...il Parlamento europeo ha appena tolto l'immunità parlamentare a Marine Le Pen, avampando la solita scusa idiota che sia stato perchè lei ha paragonato le preghiere islamiche per le strade di Francia a "una occupazione".
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# Franco_PD 2013-07-02 14:21
Che cari! Fecero lo stesso tiro a suo padre, per aver detto a suo tempo una cosa che qui non riferisco, e che giuro sull'elenco telefonico di non condividere affatto (sapete com'è...coi tempi che corrono...).
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# gjovi 2013-07-02 14:15
Penso anch'io che sia una soluzione ( di compromesso ) plausibile. Dovranno presdisporre di un sacco di dettagli tecnici. I furbi che hanno portato i soldi in svizzera, che cambio avranno?
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# milvus 2013-07-02 14:58
E' onesta l'analisi che fa il famoso urbanista catalano Jordi Borja che sostiene il conservatorismo oggi una catastrofe sulla disgrazia. Egli dice che l'urbanistica come disciplina richiede formazione e mentalità di sinistra e di destra, ed in questa crisi europea dell'euro ha acquisito l'importanza e la forza che aveva perso, per gli spagnoli dai tempi di Franco, per noi dai tempi di Mussolini, anche se in questo sito lo si ripete da anni. Onestamente Grillo nelle Piazze del Vday lo ha detto, già prima che scoppiasse la bolla immobiliare spagnola, da dove è partita la colpa di gran parte delle nazioni che oggi la Germania castiga, e a buon diritto. I movimenti vari, le aurore, le primavere, il M5S, la protesta arancione, sono assembramenti urbani di gente che pretende ascolto in quanto società moderna europea e non, ma che rappresenta Resistenza e quindi diritto alle città, sebbene sia una equazione impossibile portarsi dal segno- al segno+ in fattori di competitività economica, governi democratici, partecipazione cittadina, cosesione sociale, sostenibilità ambientale e ne scaturisce la Resistenza sociale.
A suo tempo sotto influenze americane, i governi europei viddero un business nella speculazione edilizia ed immobiliare, furono costruite moltissime abitazioni sotto l'euro ed ovunque, a casaccio, anche obbrobi, dicevano che questa è crescita vera, sviluppo, impiego e flusso di capitali. Nel 2009 la Banca Mondiale raccomandò la deregulation dell'urbanistica affinchè ci fosse molta costruzione ed il risultato fu crisi nera in ogni senso, ma sopratutto in quelle zone o quartieri abbandonati e a mezzo fare, formando la bolla immobiliare come regressione sociale, danneggiando i milioni di poveri mentre i benficiati mai castigati. Tale bolla sviluppò mentalità speculativa in certi settori dei comuni delle regioni, anche se non fu globale, iniziò in Spagna, e le banche iniziarono a fallire per l'euforia dell'euro, da irresponsabili diedero loro segni di economie false, finte. L'idea mitica della casa, del buon lavoro e del guadagno che permetta l'acquisto di una casa prima e di investire nel mattone in ulteriori case come bene rifugio speculativo fece aumentare i prezzi e guadagnare piccoli risparmiatori, la Spagna in particolare tra il 1997 ed il 2007 edificò per Inghileterra, Francia e Germania messe assieme, le banche entrarono in tilt, vollero che la gente le restituisse , ma dato che valevano meno, incassarono il debito al valore iniziale. La gente si ritrovò senza lavoro, senza credito, e senza casa che erano ipoteche con cui le banche pretesero un equilibrio nei bilanci.
Questo perchè con l'euro gli interessi furono esigui come tassi, ma i governi furono complici e deboli e solo per questo si normalizzarono i tassi di interesse, a basse ipoteche, non si fecero politiche adeguate per profittare onestamente delle plusvalenze urbane, si permisero operazioni senza domanda solvente, si pianificarono falsità per facilitare questo selvaggio genere di urbanizzazione, ma con la complicità comunale e regionale dei governi. Il fenomeno non fu globale perchè i fatti di America Latina, che hanno doppia moneta locale e dollaro, nonostante spazi immensi edificabili, alla soglia dei Mondiali 2013 c'è gente che vive in baracche, per il fatto che li, con la doppia moneta e l'esplosione sociale i poveri non possono occupare case vuote. La protesta in tal senso, è disarticolata perchè i poveri non hanno l'internet e per solidarietà lo devono fare coloro che stanno meglio. In Europa la piattaforma delle moderne Resistenze esclude i partiti politici ( Grillo) che nella protesta non hanno nessun ruolo, come non lo hanno i sindacati, allora il diritto alla città diventa diritto come somma dei diritti alla casa, al lavoro in mobilità, alla salute, allo status giuridico, all'educazione, alla creazione di spazi che riconoscano il conflitto per negazione dei governi ( in Francia le banliens).
L'urbanistica obsoleta diceva che il diritto alla casa era priorità ma tale diritto doveva essere accompagnato alla somma dei diritti elencati prima. Quindi l'urbanistica ha avuto in questi anni un ruolo politico che non dovrebbe, è la politica, è di sinistra, mentre la speculazione è di destra. L'urbanistica nasce come disciplina da eseguire con ordine nel territorio, offrire dignità a chi non può e quindi funge da riduttore delle disuguaglianze sociali, poi deve avere l'onestà intellettuale ( quella del Dux) della visione lucida del come si trasforma l'Urbis. Invece all'infuori della Germania, in Europa c'è chi ancora non ha una qualità di vita dignitosa. Questi movimenti sociali a differenza degli anni 70-80-90 hanno incorporato postulati che nascono dall'urbanistica e se la politica non interpreta la faccenda, sparisce.
In democrazia se sparisce un partito ne appare un altro, forse anche peggio e "conservatore" che non rischierà niente, e non potrà prendere decisioni drastiche perchè il cittadino oltre a non voler complicarsi la vita, non sa dove andrà a parare.
Questo ha segnato la morte della sinistra, in Francia, Germania ed Inghilterra, c'è e cerca l'appoggio della classe media, lasciando fuori poveri e giovani fannulloni. In Grecia facendo pubblicità contro i mezzi comunicativi la hanno portata al caos ed ha permesso di fare tagli su tagli come moratorie del debito pubblico, che non è un programma rivoluzionario è solo un voler accettare passivamente che la popolazione non vuole impoverire, un conservatorismo catastrofico . I politici si ostinano a non voler sentire le resistenze, l'azione, criticano da seduti e non uniscono l'azione cittadina dei giovani alla loro critica, questo toglie la speranza. Lo stato impedisce, si continua a confondere destra e sinistra, ricorrendo a soluzioni confederali per chiusura mentale.
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# cgdv 2013-07-02 18:40
Mi viene in mente (scioccamente) che qualora, in base a quanto scritto nell'articolo, dovesse esserci propinato il doppio Euro forse sarebbe l'occasione per l'Italia di riprendersi la sua sovranità monetaria così come propone Marine Le Pen per la Francia. In quei frangenti i politici al governo ed in Parlamento avranno l'opportunità di mostrare di non essere solo inutili traditori del popolo, seduti lì per i propri conti e per quelli di chi ben sappiamo. In particolare i seguaci di Grillo, i berlusconiani e quelli della Lega non potrebbero più esimersi dal proporlo e realizzarlo.
Tuttavia scommetto che se mai verrà questo momento ci ciucceremo l'Euro dei poveri.
Qui nessuno ha avuto per padre Jean Marie ma bensì molti più o meno metaforicamente il diavolo.
Giuliano
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# Andrea V. 2013-07-02 19:03
faccio fatica a credere che la Gwermania farà un euro forte lasciando fuori la Francia.

Vedremo.
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# Der Beobachter 2013-07-02 19:32
Del cognome Bolkenstein mi inquieta la seconda meta'...
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# markus.mann 2013-07-02 21:00
Scordiamoci, nel caso si attui l'euro bizona, che le lobby ci permettano per atto di pura cortesia la separazione tra banche d'affari e da risparmio.
Idem per il ricorso alla svalutazione competitiva, troppi galli in un pollaio e il trucco funziona solo se è un governo solo a disporlo (e a beneficiarne). A questo punto il ritorno alle valute nazionali sarebbe la cosa più ovvia, ma temo per noi non risolutiva: qualcuno è forse disposto a credere che la ipotetica Banca d'Italia sovrana sulla futura Lira, cederebbe le sue quote allo Stato per patriottismo? La truffa del signoraggio bancario continuerebbe peggio di prima, senza più i tedeschi a imporre limiti alla stampa di cartamoneta.
In sintesi, credo che distruzione per implosione dell'attuale capitalismo da rapina potrebbe aprire scenari interessanti, se al momento opportuno avessimo in sella una classe dirigente all'altezza.
Purtroppo sappiamo che non è così, Letta e c. sono nell'imbarazzante attesa di capire chi la spunterà tra le forze in campo, per poi offrire i loro servigi (ovvero le nostre parti più sacre) allo squalo vincitore.
Soluzioni? Se fosse lecito sperare, lo farei in un nuovo Rinascimento italiano.
Ma ricordo anche che la mia cara nonna, buonanima, mi diceva sempre: "Chi vive sperando, muore ca..ndo".
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# wasa 2013-07-03 07:34
l' idea che improvvisamente il "lepenismo" sia stato sdoganato dalla cupola ma-son-giudaica francese ( come indica anche l' appoggio di sapir) non ci dovrebbe far troppo illudere.
Molto probabilmente siamo davanti ad un piano alternativo dello stesso "sistema" e per gli stessi " scopi" .
A me pare infatti che ,salvo miracoli, siamo comunque fottuti :-(
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# antaratman 2013-07-03 15:00
De Maiziére fino a pochi giorni fa stava su un sedia molto traballante: alcuni politici ne avevano chiesto le dimissioni.
La causa? I droni.
http://www.internazionale.it/superblog/alessio-marchionna/2013/06/04/lo-scandalo-dei-droni-tedeschi/

Ma non è solo questo.
L' AFRICOM ha i suoi uffici a Stoccarda e la sede operativa a Ramstein, da dove decollano i droni americani per le "missioni esplorative" in Africa, tornano alla base con tutte le informazioni dove e chi colpire con esatta precisione, il pilota cha aziona dagli USA il drone lo fa ripartire per uccidere e a missione compiuta ritorna alla sede di Ramstein, ovvero in Germania.
La domanda che è stata sollevata dal perlamento tedesco, ma anche da molti cittadini, è "fino a che punto la nazione sia complice di questi omicidi discrezionali". Questi fatti dimostrano quanto la loro posizione sia già sub-egemonica nei riguardi degli USA, tant'è vero che vogliono armare ancora i ribelli in Siria fiancheggiando gli Usraeliani, infine business is business.
Quel che succederà in Europa è facilmente intuibile, ma sicuramente stiamo andando dritti verso il terzo conflitto mondiale, per un consolidamento dei blocchi in funzione antiegemonica non c'è più tempo. A questo proposito:
www. chiesaviva.org N° 462 luglio-agosto 2013.(il riferimento alla seconda metà del XX secolo non è da prendersi alla lettera, poiché il tempo non esiste, ma è abbastanza indicativo per far capire che decade più, decade meno, non siamo lontani dalla distruzione finale).
Con o senza euro svalutato.
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# antaratman 2013-07-03 16:25
Dimenticavo: riguardo ai programmi di intelligence secretati, tra cui l'intercettazione telefonica tra Stati Uniti ed Unione Europea riguardante metadata, il PRISM, Tempora e programmi di sorveglianza Internet, la Germania pare sia stata la più colpita in Europa.
Da parte della Merkel solo un silenzio assordante, certe amicizie sono pericolose o vogliamo chiamarle sottomissioni. Comunque l'affaire Snowden
è poco chiara, difficile credere che tutto sia avvenuto per sua iniziativa, sa tanto di monito, ma le opzioni sono tante.
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# BULEGH 2013-07-03 18:12
Non ho ancora letto ne quest'articolo, ne i suoi commenti (ne chiedo venia), ma non esito a spararla la mia ... visto il cognome del citato mister BingoStein, che il vero problema katz-politico dell'odierna (e sempiterna europa?) NON è di natura monetaria bensì di genesi antropologica ... insomma avete capito oppure no?
Quando si è schiavi, servi, lustraculo, sudici SUDDITI di PADRONI STRANIERI, specie se di lati/longitudine NATO-canagliesca ... insomma il problema NON è l'euro tedesco o altrimenti nordico, bensì che cosa?
La viltà, l'ignavia? L'indifferenza o la VIGLIACCHERIA che da sempre (alcuni secoli) caratterizza le popolazioni europee?
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# raff 2013-07-03 18:26
Alberto Bagnai, l'economista, sostiene che "L'euro non è una moneta, l'euro è un metodo di governo!". Se fosse così, ed è molto probabile che lo sia, la rottura dell'euro significherebbe anche la rottura dell'Europa e del progetto (massonico) europeo. Non mi sembra che questa classe politica europea completamente asservita, manifesti la ben che minima intenzione di mettere in discussione questo progetto. Quel che probabilmente faranno sarà concedere qualche piccolo margine di manovra ai governi maggiormente in crisi per evitare spiacevoli agitazioni sociali. Questa politica è già in opera come dimostrano i salti di gioia del pupazzetto Letta per aver ottenuto l'"autorizzazione" a sforare (di poco) i vincoli di bilancio.
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# milvus 2013-07-04 17:18
Pochi giorni or sono c'è stato un referendum popolare a livello cittadino sulla chiusura degli asili per i piccoli. Dopo per le strade principali una manifestazione-protesta delle mamme. Queste sono le conseguenze gravissime dell'aver voluto nella festa dell'euro concepire l'urbanistica per assicurarsi un reddito speculativo del suolo, ed ora non ci sono soldi nemmeno per acquistare i banchi di scuola ed il materiale. Ai tempi della lira Grillo diceva che gli asili e le materne di Reggio Emilia erano il fiore all'occhiello mondiale, adesso...
Le abitazioni, gli asili o le scuole si costruiscono per le città democratiche per garantire la partecipazione di quelle persone o organizzazioni implicate nelle politiche urbane, senza discriminazioni . L'urbanistica è una funzione pubblica che ha l'obbligo e deve garantire la difesa dei diriti ed interessi della comunità che ne ha la proprietà. Elitismi o esclusioni, no.
La legge, una legge, non è politica, è la città la costruzione culturale più importante dell'uomo, che si converte in espressioni leggibili dei suoi principi, dei suoi saperi e dei suoi simboli, in un dato spazio.
Vasco Rossi ha cantato quattro serate, un megaevento possibile perchè le infrastrutture come prodotto del nuovo obiettivo delle politiche urbane, sono adatte( compreso l'uso dei parchi giardini e boschi adiacenti per mangiare e fare i propri bisogni), ma ha priorizzato politiche urbane dei governi lovali promuovendo il territorio attaverso logiche impresariali. L'urbanistica globalizzata associa il settore privato con il pubblico: lui ha cantato allo Stadio comunale Dall'Ara ma i pulmann erano privati il tutto per attirare consumatori e finanziare lo sviluppo urbano generando vantaggi competitivi, nonchè rendere attraente la città. Ciò che forse ha reso possibile la chiusura di certi asili o certe scuole, è l'impatto regressivo sull'educazione che l'urbanistica globalizzata impresariale offre e senza che il cittadino possa controllare i fondi pubblici ed il loro destino. Se la moneta è unica, tanto peggio.
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# milvus 2013-07-06 22:02
Lo sdoppiamento dell'euro in due tipi sarebbe una risposta diversa a obiettivi e realtà circa uguali.
La BCE tradizionale emette euro e li contrappone a lavoro, la BCE II, emette euro clubmed e li contrappone a chissà cosa. Due banche centrali? tantovale fare come la Francia e ritornare come prima a stamparsi i soldi, perchè le leggi che le regolerebbero potrebbero decidere le percentuali e le politiche delle tre scimmiette sagge: non vedo, non parlo, non ascolto, ricevo solo depositi. Poi la parità tra euro tedesco ed euro clubmed potrebbe essere data dal Mercato libero. La Germania non affoga in un bicchier d'acqua, a grandi mali grandi rimedi.
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