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Il potere occulto dell’alta finanza sul mondo moderno
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Introduzione

Uno storico serio e molto ben documentato specialmente sulle vicende della famiglia Rothschild, Egone Conte Corti[1], scrive che «Gli storiografi hanno fatto una luce assai poco uniforme sugli eventi del XIX secolo. Mentre studi innumerevoli si dedicavano a taluni periodi, episodi o personaggi, altri invece, per ragioni varie, rimanevano trascurati. Fatto quasi incredibile, la famiglia Rothschild, che nel secolo scorso ebbe parte tanto cospicua nella grande politica europea, anzi mondiale, trovasi menzionata appena fuggevolmente, o niente affatto, in ampie e pregevoli opere storiche. Quanto poi alla letteratura specifica intorno a Casa Rothschild, essa si divide in panegirici pagati e scritti nell’interesse della Casa stessa, o libelli carichi di odio» (La famiglia dei Rothschild, Milano, Arnoldo Mondadori, 1938, p. XV — EFFEDIEFFE ristamperà il testo tra qualche mese, nde).

Di qui la necessità di affrontare lo studio della storia di questa famiglia in modo imparziale, con lo stesso spirito con il quale vi si accinse, attorno al 1927, Egone Conte Corti e dal cui libro riprendo molte informazioni che riporto in quest’articolo.

Abbiamo visto nella prima puntata che vi sono alcuni libri ben redatti, ma eccessivamente elogiativi o quasi agiografici della famiglia Rothschild (ad esempio, H. R. Lottman, I Rothschild, storia di una dinastia, Milano, Arnoldo Mondadori, 1994); per quanto riguarda quelli ripieni di pregiudizi e carichi di odio, oggi è molto difficile trovarli. Nel 2015 Pietro Ratto, evitando questi due eccessi, ha scritto un breve e agile libro su questo tema (pubblicato da Arianna Editrice di Bologna), che può essere studiato con profitto e che risulta essere molto bene integrato da quanto aveva già scritto, nel 1927/1928, Egone Conte Corti, che Ratto non cita nella bibliografia del suo libro e che, dunque, presumo non abbia potuto consultare. Dallo studio spassionato di questi due libri si ricava la conoscenza, storicamente oggettiva, della potenza della famiglia Rothschild, che non va né negata né esagerata, ma di cui non si può tacere, se si vuol comprendere quanto accaduto tra l’Ottocento e il Novecento sino a oggi (si veda, ad esempio la lotta che contrappone attualmente il Presidente statunitense Trump al Deep State e alla famiglia Rothschild, proprio in questi mesi del 2020, riguardo ai vaccini visti da quest’ultimi in un’ottica mondialista e trans-umanista).

Gli esordi dei Rothschild

Nello scorso articolo abbiamo visto gli esordi della famiglia Rothschild, partendo dal loro capostipite, Mayer Amschel (1743-1812) sino alla distruzione napoleonica del Banco di San Giorgio di Genova (1797), che era la principale banca concorrente dei Rothschild e alla battaglia di Waterloo (1815), che fu finanziata dai Rothschild di Parigi (per quanto riguardava Napoleone) e dai Rothschild di Londra (per quanto concerneva Wellington).

Occorre aggiungere e precisare che Francoforte sul Meno - la città natale dei Rothschild - occupava un posto preminente tra le grandi città commerciali della Germania. Inoltre la sua posizione, vicina al Reno e ai confini con la Francia e l’Olanda ne aveva fatto la porta del commercio tra la Germania e i Paesi occidentali d’Europa, ma non erano assenti neppure gli scambi commerciali con l’Inghilterra. Francoforte, nel XVIII secolo, contava circa 35 mila abitanti, dei quali un decimo erano ebrei.

Egone Conte Corti scrive: “Gli elementi della stirpe ebraica, di sua natura particolarmente dotata per il commercio e gli affari finanziari, scelsero di preferenza a propria sede questa città [Francoforte, ndr]. Sul finire del medioevo, gli Ebrei godevano inoltre in Francoforte di ampie libertà, e dapprima non si fece ostacolo alla loro immigrazione. Soltanto quando i commercianti non israeliti si accorsero di essere danneggiati dalla concorrenza dei figli d’Israele, molto intraprendenti negli affari, la cittadinanza cristiana, di gran lunga superiore,  per numero, si coalizzò e, nel 1349, acquistò in piena regola il diritto di proprietà sugli Ebrei. Da quel momento inizia a Francoforte un periodo di dure pressioni esercitate sugli Ebrei” (La famiglia dei Rothschild, cit., p. 1).

Nel ghetto di Francoforte vissero, già attorno alla metà del Cinquecento, gli antenati di Mayer Amschel Rothschild, che - come abbiamo visto nella prima parte - pose le fondamenta della futura grandezza della Casa. Egone Conte Corti ci spiega che gli antenati dei Rothschild sarebbero stati gli Elkann o Elchanan, di cui si trova traccia già nel 1585 con “un Isacco Elchanan zum rothen Schild (in tedesco, letteralmente: ‘dalla rossa targa o scudo’). Circa un secolo dopo, Neftali Hirsh[2] zum rothen Schild (“Neftali / Cervo dallo scudo rosso”) lasciò quella casa, ormai cadente, che aveva dato il nome (“Rothen Schild / Rothschild”) alla sua famiglia” (La famiglia dei Rothschild, cit., p. 3).

Inoltre Egone Corti ci descrive ancor meglio la personalità del Principe Guglielmo IX di Hanau di Assia, con il quale Mayer Amschel Rothschild iniziò a fare affari, e, grazie al quale fondò la fortuna della sua famiglia. Egli “è un progressista, che tratta con i frammassoni e pratica piena tolleranza religiosa. Sotto il suo governo gli Ebrei godono d’ogni sorta di libertà” (La famiglia dei Rothschild, cit., p. 8).

Durante l’egemonia napoleonica

I vari re, le diverse dinastie sono passate nel corso di due secoli (Napoleone, i Romanov, gli Asburgo, i Savoia …), ma la famiglia Rothschild è ancora là. Un famoso economista torinese fece uno studio sulle grandi famiglie industriali del Piemonte e ne risultò che, dopo 100 anni, una sola di esse era rimasta ancora in piedi. I Rothschild sono, decisamente, l’eccezione che conferma la regola.

Nell’Ottocento si assiste all’egemonia francese sul continente europeo, però permaneva al tempo stesso quella dell’Inghilterra sui mari. Ora, nel 1800 Mayer Amschel Rothschild “occupava già all’incirca il decimo posto nella graduatoria degli Ebrei facoltosi di Francoforte; tutto, ora, sta nel modo in cui il capo della ditta e i suoi figli affronteranno i burrascosi tempi della guerra. Numerosi concorrenti sono di ricchezza superiore o pari alla loro, hanno da tempo relazioni di affari migliori e sono  in parte Cristiani” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 21).

Tuttavia con l’avvento dell’egemonia napoleonica in Europa, per il Principe Guglielmo IX di Assia e la famiglia Rothschild, la faccenda si fa complicata. Infatti, Napoleone minaccia di invadere quasi tutta l’Europa e quindi anche l’Assia, il che disturberebbe non solo Guglielmo d’Assia ma anche i Rothschild, ai quali egli ricorreva sempre più spesso, chiedendo consigli a Mayer Amschel. Tuttavia, la permanenza dei Rothschild a Kassel presso Guglielmo IX e la preferenza accordata da lui alla Casa Rothschild, cominciò a suscitare l’invidia, la gelosia e l’ostilità contro il nuovo intruso, Mayer Amschel, tra gli Ebrei dimoranti a Kassel” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 28).

Onde evitare guai con l’avvento ormai prossimo di Napoleone in Assia “Mayer Amschel teneva una duplice contabilità: libri destinati a essere presentati a ogni genere d’autorità e al fisco, e libri che riguardavano gli affari segreti e più lucrosi” (Egone Conte Corti, cit., p. 44).

Inoltre Amschel iniziò a rimpiazzare tutti gli altri banchieri che finanziavano il Principe Guglielmo d’Assia, ottenendo la fiducia del Principe e iniziando a diventare non solo il suo banchiere principale, ma anche il suo fiduciario nelle vicende più delicate e compromettenti (cfr. Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 45).

Il Principe d’Assia era molto ricco (e ben guidato da Mayer Amschel) e dopo l’avanzata di Napoleone nelle terre germaniche, molti Prìncipi tedeschi “iniziarono a prendere a prestito denari da Guglielmo IX, giacché, tra spese di guerra e i tributi loro imposti, soffrivano una gravissima penuria di denaro” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 45). I Rothschild iniziarono, così, a finanziare anche la maggior parte di questi sovrani germanici e la loro fortuna fece un grosso balzo avanti. Inoltre “continuavano tra i Rothschild e Guglielmo, non solo gli affari finanziari, ma anche le compravendite di oggetti antichi, solo che le parti erano adesso invertite, era più spesso il Prìncipe a vendere e i Rothschild ad acquistare” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 54).

Guglielmo resta, tuttavia, pur sempre “uno dei Prìncipi più ricchi del tempo. Il denaro resta sempre, come per Mayer Amschel, il suo interesse predominante, così il Rothschild consiglia sempre più il Prìncipe e Guglielmo d’Assia si abitua sempre più a seguire i consigli del Rothschild, e non v’è quasi iniziativa finanziaria importante, che egli prenda senza averlo prima consultato” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 60).

Napoleone resta ancora in sella e siccome con la forza non si può nulla, in Europa, contro di lui, allora il nuovo Ministro degli Affari Esteri dall’Impero Austro-Ungarico, Klemens Metternich, ci prova con la diplomazia. Infatti, Napoleone dal primo matrimonio con Giuseppina non aveva avuto figli. “L’unione con una Principessa imperiale può conferirgli nuovo prestigio esteriore e dargli l’erede agognato. Così Francia e Austria, sino ad allora nemiche, si conciliano mediante un matrimonio combinato, e nel gennaio 1810 la Casa Imperiale d’Austria fa sapere a Napoleone che, se egli chiedesse la mano della Principessina Maria Luisa, la figlia diciottenne dell’Imperatore, la sua richiesta non sarebbe respinta. Il 7 febbraio il contratto nuziale è già firmato” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 61).

Stando così le cose, il Prìncipe d’Assia può sperare di rientrare ben presto anche lui nelle grazie di Napoleone. I Rothschild trassero lezione dalla tattica seguita dal Metternich e iniziarono a fondare la grandezza finanziaria della loro famiglia su diversi matrimoni combinati con altre famiglie di ricchi banchieri israeliti o tra cugini stessi, appartenenti alla medesima famiglia Rothschild.

Dopo il 1810 i Rothschild iniziarono a finanziare anche la Danimarca, facendo ben attenzione a non pestare i piedi a Napoleone. Egone Conte Corti commenta: “Bisogna essere davvero un diplomatico consumato, per continuare a svolgere i propri affari con l’Assia e la Danimarca e intanto non entrare in urto con Napoleone e nemmeno con i sovrani da lui spodestati. Fintantoché splende la stella di Napoleone, i Rothschild si comportano come fossero propensi alla Francia e al suo sovrano, fanno prestiti ai potentati francesi come ai tedeschi, forniscono soldi a nemici e amici” (cit., p. 66).

Tuttavia, anche per Mayer Amschel si avvicinava l’appuntamento con la morte. Napoleone aveva invaso e conquistato mezza Russia ed era giunto sino a Mosca, quando Amschel cadde ammalato, la sera del 19 settembre 1812 si aggravò e morì, senza aver potuto vedere la sconfitta del Còrso e il ritorno di Guglielmo IX sul suo trono d’Assia, ma oramai egli ha “gettato le basi di una potenza mondiale, destinata ad acquistare un’influenza addirittura senza pari sull’Europa intera nella prima metà del secolo XIX” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, cit., p. 82).

L’epoca post-napoleonica

Nel prossimo articolo riprenderemo a scorrere la storia di questa famiglia, alla quale non si può ascrivere tutto il male del mondo, ma della quale non si può far finta di ignorare l’influsso che ha giocato nella storia dell’Europa e del mondo intero durante l’Ottocento e il Novecento.

Il segreto di questa famiglia (che dopo oltre duecento anni è ancora sulla cresta dell’onda, continuando a dirigere l’alta finanza mondiale, assieme ad altre poche famiglie con le quali si è imparentata nel corso dei secoli XVIII - XX) è stato quello di aver prestato denaro ai re di ogni nazione europea, di averli fatti indebitare e poi di aver approfittato di questi crediti per governare indirettamente la scena di questo mondo, tramite i “regnanti” che si erano messi nelle loro mani ed erano governati da loro.

Oggi i Rothschild conducono ancora le danze, infatti, specialmente in occasione dell’epidemia covid/19, assistiamo alla lotta tra due grandi entità che si affrontano per la conduzione del governo del mondo: 1°) da una parte l’alta finanza mondialista (guidata dai Rothschild e Rockefeller), che vorrebbe un unico potere e governo per tutto il mondo, sotto un’unica banca, un unico esercito, un unico tempio universale super-massonico (la Deep Church), una grande dittatura psico/sanitaria tramite la nano-ingegneria eugenetica.

2°) Dall’altra parte si trova la seconda schiera (capitanata da Trump e Putin), che è nazionalista e non mondialista e, quindi, rallenterebbe la velocità della creazione dell’unico governo mondiale, ma che è infeudata (forse suo malgrado e forse - speriamo - potendosene liberare, soprattutto per quanto riguarda Putin) al Giudaismo cabalistico dei Lubavich. Quindi la differenza tra questi due schieramenti non è sostanziale, ma solo accidentale, soprattutto per gli Usa, infatti si tratta di due rami del medesimo Giudaismo postbiblico (uno mondialista e bancario, l’altro nazionalista e cabalistico chassidico), che si spartiranno comunque la torta del mondo. Certamente il primo è più crudele, disumano, ma il secondo, forse, sarebbe costretto dallo Chassidismo lubavich a eseguire un programma che potrebbe costarci, anch’esso, caro.

Per capire meglio il ruolo giuocato dai Rothschild in Europa e poi negli Stati Uniti d’America, dall’Ottocento sino a tutto il Novecento, è bene vedere brevemente uno squarcio di quella che, a partire dal Cinquecento, fu la storia delle piazze principali dell’alta finanza, che si spostarono dall’Olanda (Cinquecento/Seicento) in Inghilterra (Settecento/Ottocento) e poi negli Stati Uniti (Novecento …).

Le grandi tappe dell’alta finanza

Il 29 maggio del 1453 cadde l’Impero romano d’Oriente in mano ai Turchi. Gli Ebrei che erano stati espulsi dalla Spagna (1492), si erano rifugiati a Bisanzio, tra i Musulmani, dando un forte incremento alla marina turca contro l’Europa cristiana. Le operazioni commerciali degli Ebrei in Europa, partirono da Bisanzio (e da Venezia) e fecero di Amsterdam (Olanda e Paesi bassi) la principale “piazza finanziaria” europea per tutto il Cinquecento.

L’Ebraismo da Bisanzio influenzò le accademie rinascimentali toscane (che furono la fucina del neo-paganesimo esoterico, gnostico e cabalistico anticristiano)[3]. Nel 1655 Manasseh ben Israel (uno dei più grandi banchieri d’Amsterdam) ottenne dal puritano Oliver Cromwell che gli Ebrei espulsi dall’Inghilterra nel XIII secolo, in séguito di un caso d’omicidio rituale, fossero riammessi nel Regno Unito, dietro la promessa d’incentivare - tramite la finanza d’Amsterdam - l’economia inglese.

La massoneria britannica divenne, col XVIII secolo, lo strumento dell’espansionismo ebraico-britannico e l’Inghilterra nel Settecento rimpiazzò l’Olanda come prima piazza finanziaria europea. L’alta finanza ebraica si servì prima (Cinquecento/Seicento) dell’Olanda e poi (Settecento/Ottocento) dell’Inghilterra, per combattere la cattolicissima Spagna e toglierle il primato in Europa e nel mondo, esportando, così, l’Illuminismo massonico-britannico in tutta Europa, iniziando dalla Francia (1789). Nel XIX secolo, l’epicentro dell’alta finanza si spostò definitivamente da Amsterdam in Inghilterra (la City di Londra) e poi col XX secolo in America (Wall street a New York), nacque così il mondialismo anglo-americano.

La rivoluzione inglese

Giacomo I Stuart, fattosi anglicano, continuò la politica assolutistica dei Tudor, scontrandosi con il parlamento, perseguitando i Cattolici e inimicandosi i Puritani (un misto di Anabattisti e Calvinisti estremisti), alcuni dei quali fuggirono in America sulla Mayflower (i ‘Padri Pellegrini’). Lo scontro tra parlamento e corona, divenne ancora più violento con Carlo I che sciolse il parlamento. Si arrivò, così, alla rivoluzione (1642) o guerra civile tra i monarchici (per lo più Anglicani) e i repubblicani o seguaci del parlamento (in maggioranza Puritani), quest’ultimi capitanati da Oliviero Cromwell ebbero la meglio e giunsero alla piena vittoria nel 1649 con la decapitazione di Carlo I. Cromwell istituì una dittatura che durò sino alla sua morte (1658), durante la quale concesse libertà di culto alle varie confessioni protestanti (specialmente Anglicani e Puritani), ma non ai Cattolici. Egli ingaggiò una forte concorrenza (che sfociò in guerra) con l’Olanda, per toglierle il predomino commerciale e vi riuscì (rafforzando il potere militare marittimo inglese e quindi anche commerciale). Iniziò, così, il predominio inglese sui mari, la Gran Bretagna divenne, allora, il più grande impero coloniale dell’epoca.

La rivoluzione americana

L’America settentrionale fu colonizzata, inizialmente, da Francia, Olanda e Inghilterra (mentre Spagna e Portogallo avevano colonizzato l’America centro-meridionale). Dopo la “guerra dei sette anni”, la Francia dovette ritirarsi e cedere il Canada all’Inghilterra, che divenne la principale colonizzatrice dell’America del nord. “In America, non si trasferivano più soltanto i dissidenti religiosi, i deportati e gli avventurieri, ma anche persone desiderose di migliorare le loro condizioni di vita, lontani dalle costrizioni della vecchia Europa[4]. Negli Stati Uniti erano molto diffuse le teorie moderatamente illuministiche (a opera di Beniamino Franklin) e numerose erano le logge massoniche. Dopo la “guerra dei sette anni” tra Francia e Inghilterra, quest’ultima che n’era uscita vincitrice, volle aumentare le tasse e impedire che i coloni americani occupassero le terre degli indiani d’America. I coloni statunitensi si ribellarono all’Inghilterra, volendo espandersi verso l’ovest. Nel 1776 l’Inghilterra decretò che i coloni americani erano dei ribelli. Costoro, capitanati da Giorgio Washington, dichiararono il 4 luglio del medesimo anno l’Indipendenza, fondandosi sull’ideale democratico di Tommaso Jefferson secondo il quale: 1°) il potere deriva dal consenso popolare o dei sudditi (democrazia moderna); 2°) la libertà è il valore assoluto e centrale del nuovo Mondo americano.  L’indipendenza dei coloni era, però, una seria e reale minaccia dell’esistenza degli Indiani d’America o Amerindi (che furono poi sterminati). Infatti, con essa “riprese l’occupazione dei territori indiani, che gli Inglesi avevano cercato di bloccare”[5].

Gli Indiani d’America o pellerossa “da millenni abitavano quelle zone, erano popolazioni in prevalenza nomadi, giunte in America dall’Asia attraverso lo stretto di Bering ghiacciato (…). Fiere, orgogliose e rispettose di un loro codice d’onore. (…) È però un dato di fatto che, a differenza di quanto era accaduto nell’America Latina, i coloni americani e il loro governo, non tentarono mai di giungere ad alcuna coesistenza con i pellerossa. Continuarono a cacciarli a viva forza dai loro territori e a isolarli, chiudendoli in apposite riserve[6].

La prossima volta vedremo il ruolo della famiglia Rothschild negli Stati Uniti d’America, dove si trasferirono verso la metà dell’Ottocento e anche il finanziamento decisivo che dettero alla realizzazione dell’unificazione risorgimentale d’Italia, tramite Cavour e Garibaldi.

d. Curzio Nitoglia

Fine Della Seconda Parte

Continua



[1] Egone Conte Corti nacque ad Agram, oggi Zagabria (in Croazia), il 2 aprile del 1886 e morì il 17 settembre del 1953 a Klagenfurt in Carinzia (Austria); egli proveniva da un’antica famiglia aristocratica lombarda, che si schierò con l’Austria-Ungheria quando l’Italia fu unificata, nel 1860; suo padre e il nonno erano stati ufficiali austro-ungarici. Anche Egone lo fu sino al 1918, ossia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Egli ha scritto molto sugli Asburgo e sulle grandi famiglie europee, rimase sempre e profondamente un monarchico legato agli Asburgo, sposò un’ebrea, il che gli causò dei problemi dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938. Egone studiò all’Università di Vienna sotto la guida dello storico Heinrich Sribk. Le sue opere contengono fonti storicamente uniche: poiché varie casate illustri e nobiliari gli concessero di poter consultare i loro archivi di famiglia privati e segreti aperti apposta per lui, data la sua origine nobiliare, che poi furono chiusi di nuovo e, purtroppo, alcuni di essi andarono distrutti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La sua opera sui Rothschild risale al 1927-1928 e fu tradotta e pubblicata in italiano nel 1938. — Effedieffe edizioni la ristamperà in questi prossimi mesi.

[2] Hirsh è un nome di origine germanico/askenazita, che significa “cervo”, la parola “cervo” fu scelta come nome di sostituzione per il personaggio biblico Neftali, che il Patriarca Giacobbe, suo padre, benedisse così: “Neftali è un cervo che si lancia e porta messaggi di felicità” (Gen., XLIX, 21).

[3] Per quanto riguarda l’influsso del giudaismo talmudico sull’umanesimo e il rinascimento cfr. C. Nitoglia, L’Esoterismo. L’auto-divinizzazione dell’uomo e l’unità trascendente delle religioni alla luce della metafisica tradizionale, Verrua Savoia (TO), CLS, 2002, pp. 14-30.

[4] R. De Mattei-E. Nistri-M. Viglione, Alle radici del domani /2. Dall’Umanesimo alla Rivoluzione francese, Milano, AGEDI, 2005, p. 298.

[5] Ibidem, p. 305.

[6] R. De Mattei-E. Nistri-M. Viglione, Alle radici del domani/3. L’Ottocento e il Novecento, Milano, AGEDI, 2005, pp. 212-213.


 
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