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Ora il mal d’euro attacca la Francia. Occhio, Bersani
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Francois Hollande è in piena depressione. Ha recentemente confidato a Le Monde: «Esercitare il potere, oggi, è molto duro. Non cè più alcuna indulgenza, nessun rispetto... ». Sondaggi a picco, disoccupazione alle stelle, e un governo scelto da Hollande che persino Libération, il giornale della sinistra intelligente, chiama «di dilettanti». Pochissimi mesi dopo la vittoria elettorale che ha portato le sinistre al governo in Francia, questo dovrebbe insegnare qualcosa a Bersani, che vuol portare le sinistre al governo a Roma, e ce la farà non per suoi meriti, ma per volatilizzazione dell’avversario di centro-destra.

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Hollande ha «fatto qualcosa di sinistra», che si sta rimangiando sotto la pressione dei «mercati». Il prelievo fiscale del 75% sui ricchi? Tranquilli, sarà provvisorio. L’abbassamento della età della pensione a 60 anni, quando tutti i Paesi europei la alzano? «Riguarda pochissimi lavoratori». Cosa resta del programma gauchiste? Ah sì, il matrimonio fra omosex, grande argomento per dare l’impressione del cambiamento; eppure anche quello incontra inattese resistenze nella società e persino nei sindaci, che dovrebbero sposare i gay (1).

Il guaio, come ripetono ad Hollande gli aedi del mercato, è la «perdita di competitività» del Paese. La graduatoria stilata dal World Economic Forum (ossia uno dei centri del pensiero unico economico) ha fatto scendere la Francia dal 15mo al 20mo posto (la Germania è al sesto, il Regno Unito all’ottavo). L’export è caduto a picco, anche verso gli altri Stati della zona euro. Il numero delle aziende francesi che esportano è calato del 15%. Per conseguenza, il deficit commerciale è salito a 70 miliardi (la Germania ha un attivo di 150). Settecentomila posti di lavoro nella manifattura sono scomparsi nel decennio passato.

I «fondamentali» della Francia si degradano. La Standard & Poor’s ha declassato le grandi banche francese, fra cui BNP Paribas, in vista di «una correzione del mercato immobiliare», lo scoppio di una bolla cioè.

Siccome la spesa pubblica francese è del 56% del prodotto interno lordo – il Paese è dunque troppo «socialista» – , e il debito pubblico sta salendo al 90%, tutti dicono ad Hollande: taglia la spesa pubblica. Chi glielo sta dicendo? La Merkel, l’OCSE, la Commissione Europea, la BCE, il FMI e – fatto più doloroso – un «amico» socialista: Gerard Schroeder, che da cancelliere «di sinistra» ha ridotto i salari tedeschi con un accordo storico coi sindacati. Fai come me, ha detto ad Hollande. (Les bons conseils de Schröder à Hollande)

Anzi, Schroeder ha detto di peggio. In un convegno il 29 ottobre scorso, a Berlino, ha detto: «, il problema più grande sta in Spagna e Italia, ma anchelo dico con discrezionein Francia. Questo potrebbe diventare un problema non minore».

Questa valutazione a Berlino mette i brividi, e non solo ad Hollande. Perché la Francia è, o si crede, il secondo «pilastro dell’Europa» a fianco del potente pilastro tedesco. Ossia il governo che dovrà contribuire di più, dopo i tedeschi, ai vari fondi di salvataggio che la UE e la BCE se Spagna e Italia collassano negli stessi guai in cui si è inabissata la Grecia, coi «mercati» che non fanno più credito. Sono centinaia di miliardi di euro.

Ora, Berlino dubita del pilastro parigino. Ad alta voce, e i «mercati» se ne sono accorti. È la fine della «relazione speciale» franco-tedesca che risale a De Gaulle ed Adenauer, la spallata che rischia di emarginare la Francia tra i mediterranei cicale del Sud? Non ancora, ma è già un colpo. Forse è la reazione della Merkel ai tentativi di Hollande di storcerle il braccio, obbligandola a pagare il conto della «Europa più solidale» di qualche settimana fa. Certo è che la relazione speciale è molto scossa, e la Germania non fa più finta che la Francia sia sua pari. E s’è tolta i guanti di velluto.

La EADS, il colossale conglomerato aeronautico franco-tedesco, stava per fondersi con la British Aerspace: ne sarebbe nato un titano pari alla Boeing. Ma la Merkel ha posto il veto, perché le fabbriche tedesche del conglomerato EADS non avevano niente da guadagnarci. Una umiliazione che ha colpito Hollande in piena faccia.

Hollande ha chiesto a Louis Gallois (l’ex capo di EADS) un progetto per ridare alla Francia la mitica «competitività perduta» e calmare i mercati. Ancor prima che il rapporto Gallois diventasse pubblico, Hollande ha fatto sapere che non applicherà la sua raccomandazione principale: un taglio di 30 miliardi di euro ai costi sociale sui salari (l’altra raccomandazione è un taglio di 50 miliardi sulla spesa pubblica, con snellimento degli statali). Ciò che ha permesso al Financial Times di titolare: «France, reluctant to reform» – tanto per dare un’altra allerta ai «mercati» che devono comprare il debito pubblico francese. (France: Reluctant to reform)

I quali mercati, dopo essere stati calmati dagli annunci di Draghi («la BCE farà di tutto per salvare l’euro», la promessa di comprare i titoli pubblici di Spagna e Italia senza limiti precostituiti), stanno di nuovo dando segni di inquietudine. Molti speculatori sono stati di nuovo attratti nel mercato dei debiti europei, rassicurati dal fatto che, alla fine, la BCE gli avrebbe ricomprato i titoli. Altri, i fondi hedge specialmente, che puntavano sul ribasso (facendo «short» sui titoli europei) hanno dovuto coprirsi e farsi «long» a credito, con perdite sanguinose. Ora, il gioco s’è fatto più rischioso. E i mercati si chiedono se, in fondo, Draghi il bazooka ce l’ha davvero. E – terribile a dirsi – se Draghi ha abbastanza mezzi per intervenire se la speculazione dubita della tenuta della Francia.

Sì, Spagna e Italia sono riuscite ancora una volta a gabellare 420 miliardi di titoli del debito, hanno trovato compratori. Ma ora lo spread dei bonos spagnoli a dieci anni è salito di 22 punti-base, quello italiano di 13, quello portoghese di 47.

Ed anche lo spread della Francia, su quello tedesco, si è divaricato di 10 punti. Orrore, orrore. La Francia è vulnerabile.

E qui Bersani farà bene a imparare la lezione. Ha già dichiarato che, quando (per scomparsa dell’avversario) vincerà le elezioni, instaurerà un governo «di sinistra» ma «sulla traccia segnata da Monti». Hollande dovrebbe insegnargli quello che avviene ad un governo «di sinistra» ma ossequioso all’euro, alla BCE, a Berlino e alla Commissione Europea, al globalismo e al pensiero unico economico.

Perché la diagnosi del pensiero unico è vera solo a metà: sì, la Francia non è abbastanza competitiva. Oggi, il costo del lavoro francese è di 34,2 euro l’ora. Ma ha davvero senso ridurlo ai 30,1 euro orari della Germania, quando in Europa è stata lasciata di fatto entrare la Polonia dove il costo del lavoro è 7,1 euro, e presto la Bulgaria dove il lavoro costa 3,5 euro? E dove le imprese tedesche delocalizzano alla grande? È «questa «Europa dei burocrati dementi e dell’egemonia tedesca che un governo di sinistra dovrebbe mettere sotto accusa, invece di ossequiarla».

Sì, è vero, i «fondamentali» della Francia sono in degrado da dieci anni. Ma qual è la causa? L’Euro «tedesco», troppo forte, che la rende meno competitiva.

Lo dimostra il deficit commerciale francese: oggi è a 70 miliardi, come abbiamo detto. Ma cinque anni fa, era la metà. E dieci anni fa – al momento dellentrata nelleuro – era in pareggio. Ossia la Francia esportava quanto importava.

È evidente che l’Euro è tubercolosi che usura e indebolisce l’economia francese. Quel che accade, è ciò che era prevedibile a qualunque osservatore economico che non fosse ipnotizzato dal pensiero unico globalista, né adoratore dell’eurocrazia: è la malattia dell’Euro che si trasmette dai «deboli» ai forti. Prima la Grecia. Poi la Spagna. Poi l’Italia. E, inevitabilmente, tocca alla Francia.

Il motivo del contagio? È lo stesso «vantaggio» presunto dell’Euro, che è anche l’unico fino ad ora: la possibilità per Stati e privati di indebitarsi a tassi bassissimi, ossia «tedeschi». Se avessero avuto ancora la loro moneta, il credito rincarante li avrebbe avvertititi, Stati e cittadini dei Paesi deboli, a non esagerare. Invece con l’euro è venuta la facilità eccessiva di credito, che ha mancato di mandare i segnali giusti a Stati e privati, che si sono indebitati troppo e allegramente, convinti che la pacchia sarebbe stata eterna. È il caso di ricordare che, solo tre anni fa, i mercati prestavano alla Grecia al 2% per il titolo a due anni. A maggio 2010, i «mercati» chiedevano alla Grecia il 18%; ad oggi, la Grecia è disperata, e dopo aver bruciato 200 miliardi di «salvataggi», ne ha bisogno di un terzo. Una volta che i «mercati» si sono accorti che l’Europa (la Germania) non avrebbe aiutato la Grecia di fatto avallandone il debito, hanno chiesto sempre di più per comprare il debito degli altri Paesi che giudicavano fragili: Portogallo e Irlanda, la Spagna con la sua bolla immobiliare, l’indebitatissima Italia...

E adesso, guardano alla Francia e ai suoi «fondamentali» in degrado. In fondo, questo effetto contagio s’era già visto negli Stati Uniti: le bancarotte dei debitori «subprime» (a cui le banche avevano fatto mutui impagabili, per poi rifilarli ad ignari investitori sotto forma di «obbligazioni collateralizzate») si sono presto estese ai debitori «prime», solvibili – rendendoli insolventi. E gli interventi delle Banche Centrali premute dai loro banchieri, hanno fatto peggio. L’audace piano Draghi (o bluff Draghi), compresi i mille miliardi prestati alle banche, non si sono trasferiti nell’economia reale. Anzi, essa ha in fondo accelerato la dinamica del contagio dalla «periferia» al «nucleo».

È così che succede, inevitabilmente, quando la politica non mette regole e freni alla finanza, quando per di più – come in Europa – i politici hanno accettato di cedere la sovranità sulla loro moneta, la capacità di svalutarla – e di stamparne tanta da coprire i loro titoli di debito, se occorre. Il risultato è che oggi viviamo in un mondo sovra-indebitato, che lo diventa ogni giorno di più: sempre più mendicanti-Stati stendono il cappello al «mercato», chiedendo la carità di un prestito. E oggi, però, i mercati assistono agghiacciati ad una rapida crescita del «debito non produttivo»: una cosa è chiedere soldi a prestito per comprare (un’azienda) nuovi macchinari in vista di alti profitti, o per gli Stati per rilanciare l’economia e la ricchezza prodotta; un’altra è chiederli a prestito esclusivamente per pagare interessi sui debiti già contratti. Questa del «debito improduttivo» in crescita in Europa è una fase pericolosissima per tutto il sistema globale. Fino a scuotere l’indebolito «pilastro europeo» di Parigi.

Che cosa ci si aspettava da Hollande in questa situazione? Da un governo «di sinistra» vocalmente poco amico dei capitalisti? Come minimo, la messa in discussione dell’Euro troppo forte, egemonizzato dalla Germania; lo svincolamento dai lacci e freni con l’eurocrazia e la BCE stanno impedendo ai popoli di divincolarsi dal destino di austerità perenne, iper-tassazione eterna, disoccupazione strutturale e declino permanente in cui li hanno cacciati – con l’avallo dei nostri governanti. Come massimo, la Francia potrebbe uscire dall’euro – acquistando di colpo la «competitività» perduta. Un nuovo franco svalutato del 10% sull’euro già basterebbe ad evitare di tagliare i salari per imitare la Germania, e a riassorbire parte dei disoccupati. (Pour redevenir compétitif, sortons de l'euro)

Dopotutto, la Francia ha ancora molti punti di forza. Una industria turistica che è la più grande d’Europa, e che la moneta svalutata rilancerebbe. Costi energetici bassi, grazie alle sue centrali atomiche (non dovrebbe comprare petrolio con moneta svalutata). Ha alcune grandi imprese globali. Ha eccezionali infrastrutture (fra l’altro, migliaia di chilometri di TGV). Una burocrazia preparata, onesta e dedicata alla patria (lo «Stato amministrativo» è ben governante), e ben poco pletorica. È fra i primi dieci Paesi preferiti dagli investitori per farvi investimenti diretti dall’estero, surclassando in questo persino la Germania. Tutte le cose, fra parentesi, che mancano all’Italia e mancheranno a Bersani, come sono già mancate a Berlusconi.

Hollande che ha fatto invece? Qualcosa di sinistra, ma sbagliata: tassare i ricchi li ha fatti fuggire a fare i contribuenti in Belgio e Londra, calare l’età pensionabile è insostenibile, e le nozze gay, lasciamo perdere. E lasciarsi dare lezioni dai tedeschi. Ma attenzione: Hollande ha davanti cinque anni di tempo per attuare e cambiare politiche. Il presidente francese, una volta all’Eliseo, è inamovibile. Come ha detto Emmanuel Todd, «fra cinque anni, Hollande sarà un nano o un gigante».

Bersani, una volta portate le «sinistre» (cosiddette) al governo, non avrà tutto quel tempo davanti. E cosa pensate che farà? Se Hollande che è un «enarque» non ha sfidato il pensiero unico e la dogmatica europeista, figurarsi se lo farà il figlio del benzinaio di Bettola. Detto fra noi: avete mai sentito parlare del programma di Bersani, se va al governo? Bersani fa lo sguardo obliquo che gli conosciamo: un programma vero, non ce l’ha. Al massimo, una «carta di intenti». (Carta intenti PD)

Piena di slogan, tipo: «contrastare la precarietà rovesciando le scelte della destra», «politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile» (quali?), e «sanità, istruzione, sicurezza e ambiente sono campi dove non ci dev’essere il povero né il ricco». Insomma la solita fraseologia delle buone intenzioni stataliste.

Una sola cosa è certa nel non-programma di Bersani: «Un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e l’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari»: insomma, traduco, una patrimoniale da far scricchiolare i denti. E siccome i «grandi patrimoni» sono già da tempo fuggiti in Liechtenstein, Lussemburgo o Costa Azzurra, o nelle banche tedesche, la patrimoniale sarà sulle case borghesi e sui conti correnti. Ma nessun taglio alle caste grasse e inadempienti (votano a sinistra); la patrimoniale è la sola, unica idea del PD. Per il resto, «seguire la traccia indicata da Monti», ossia più forti dosi della cura che ha aggravato la malattia, per salvare l’Euro.

E cos’altro? Ah sì, le nozze gay. Ma teniamoci incollati all’euro, mi raccomando; ed ossequiamo Draghi, Monti, Van Rompuy, la Cancelliera: siamo «moderati», noi ex-comunisti. Ex? Mai stati comunisti, noi. Siamo grigiocrati. Siamo ragionevoli. Vogliamo piacere ai mercati, mica sfidarli.

Poi, pochi mesi dopo la vittoria, Bersani sarà di umore depresso come Hollande. Crollerà nei sondaggi e l’economia andrà sempre più a fondo. Vendola lo terrà appeso ad un filo. «Eh, non c’è più indulgenza per chi governa, non più rispetto».



1
) Persino la classe degli intellettuali avanzati e laici non ne può più: «Ma perché gli omosessuali tengono tanto al matrimonio, in una società dove il matrimonio è a tal punto in calo?» (Elie Ariès). «Perché tutti i giorni c’è sui giornali un articolo su questo tema?» (Gerard Desnos). «Si sono misurate le conseguenze? Io penso di no« (Bastienou Carcajou) (Le mariage gay, entre overdose médiatique et problème de société).


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Commenti  

 
# Franco_PD 2012-11-03 11:11
Mah, io mi aspetto molto dalla calata numerosa dei grillini. Piccoli elefanti incapaci nella cristalleria butteranno tutto in caciara e manderanno la legislatura in vacca molto rapidamente. Oppure scopriranno quanto è bello allungare le gambe sotto la tavola imbandita. Non dovranno neppure togliersi la camicia (spesso rossa o nera) di quelli che li hanno preceduti sulle stesse sedie. In entrambi i casi sarà un vero spettacolo.
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# Scipio emiliano 2012-11-03 14:10
Ah certo, perche' si sono visti statisti di spessore nella cosiddetta seconda repubblica. Cosa stiamo comparando? i Burlesquoni? i Fini, i Bersani-liberalizzazion e, il Culandra Vendola o gli Azzurro Caltagirone?
Saranno pure elefanti, ma almeno ci togliamo le iene e gli avvoltoi che hanno devastato l'Italia
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# Franco_PD 2012-11-03 16:44
Di tutto questo si è già parlato, Scipio (sull'importanza strategica della sostituzione di vecchi arnesi con i nuovi) ma non mi dire che ti aspetti spessore dalla masnada di incapaci che sono dietro l'angolo. Ma li hai mai sentiti? Mai conosciuti? Sono una banda di "bravi tosi" (bravi ragazzi) che delle malizie della politica nulla sanno e l'unico loro pregio - spero almeno - è l'onestà presunta. Ma non stiamo parlando di partecipare a riunioni di condominio, quanto invece a sedute parlamentari. Grillo - non per nulla - ha proibito loro di offrirsi ai media dopo le figure da perecottari che hanno indistintamente fatto. La politica è una cosa seria, e da loro solo Grillo ha imparato a farla discretamente. Ma va bene lo stesso, se il fine è far cadere il circo osceno. Quanto a diversi dei nomi che tu fai, è gente che la politica la sa fare benissimo. Purtroppo la fanno solo per loro stessi e non per gli italiani.
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# Maurizio Blondet 2012-11-03 23:19
Sono perfettamente d'accordo. I grillini sono un nulla, e non combineranno nulla. Servono solo come sciacquone, per evacuare l'eccesso di materiali fecali che ingorga le Camere.

Maurizio Blondet
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# nicolas 2012-11-05 10:42
Mi si consenta qualche aggiuntina "sostanziosa "sulla reale funzione di Grillo (suo malgrado?)
Ho dato un'occhiatina al preogramma poliTIco ed economico del M5S e quello che più mi ha impressionato è la totale assenza dell'argomento "EURO" e una denuncia delle rendite feudali intoccabili da secoli senza far capire il metodo di smantellamento delle consorterie stagionate.
Il punto più preoccupante è,a mio avviso, la sacralità che si attribuisce alla magistratura,ob iettivamente equa ed imparziale come ben sappiamo, con le sue sentenze.
La somma di questi punti mi sa tanto di un prossimo regime che va oltre il regime di polizia fiscale. Mi sembra che ci toccherà una politica di stampo marxista-stalinista in salsa italica. Certo non abbiamo la Siberia, per cui i dissidenti avranno un trattamento, come dire?, più "caloroso".

In attesa di rilegger accuratamente il programma non mi sembra di aver scorto una sezione sulla politica estera
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# italiano borbonico 2012-11-03 11:38
Magistrale!
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# gianfranco56IT 2012-11-03 12:06
Tutto perfetto, come sempre.
C'è solo un punto critico-almeno per me -che vorrei evidenziare.

Lei scrive:
"Se avessero avuto ancora la loro moneta, il credito rincarante li avrebbe avvertititi, Stati e cittadini dei Paesi deboli, a non esagerare."

Ne dubito molto.

L'€uro è stato introdotto nel 2002.

In quell'anno il debito pubblico è già pari a 1.368.897 milioni di €.
(Fonte: http://www.irpef.info/testi/debito.html )

Come si spiega?

Probabilmente che l'Italia è governata (dal dopoguerra fino ad ora) da una classe dirigente non all'altezza.
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# Maurizio Blondet 2012-11-03 14:51
Il segnale sarebbe servito ad altri popoli e politici, non ai nostri. Il popolo italiano è, storicamente, incapace di autogoverno. Questo è il motivo per cui si è sempre fatto occupare, presto o tardi, da stranieri, spesso chiamandoli perchè eliminassero i loro nemici interni nell'eterna guerra civile che è la "politica italiana". E' una dura e triste verità che andrebbe accettata una volta per tutte.
Oggi, siccome l'occupazione militare di territori italiani non è più politicamente corretta, gli italiani sono stati da troppo tempo "indipendenti", ossia lasciati a governarsi da sé: ciò ha prodotto una marcescenza senza fine delle istituzioni (cambiate da gruppi d'interesse speciale, o sequestrate nell'interesse di caste - come la magistratura), e poi per conseguenza degli individui.
Sarebbe gran tempo che venisse una nuova occupazione straniera. Ora si cerca di farlo con l'Europa, ossia con i tedeschi, ma non direttamente, bensì con delegati come Monti. Il guaio è che non basta: anche Monti è italiano, ossia incapace politicamente di governo.

Maurizio Blondet
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# Franco_PD 2012-11-03 16:44
Ragionamento finissimo!
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# pelzen 2012-11-04 01:54
Beh...sì, vero, ma solo in parte, poiché il vero elemento politico disgregante non furono le diverse monarchie che si susseguirono in Italia, ma l'imperante dominio della chiesa che unificava ed allo stesso tempo divideva e lì dove si accumulava l'elemento di stabilità subentrava la disgregazione ecclesiastica. Ed anche se gli abitanti di questa penisola, nel corso dei secoli, hanno subito educazione e socialità diversa, essi furono uniti e compatti tanto da dominare il mondo un tempo conosciuto.
Ogni gregge ha bisogno del suo pastore e dei suoi cani.
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# Pietro G 2012-11-03 12:21
Bersani ha due punti chiari del programma di governo, il primo, come dice giustamente l'articolo, è la nuova patrimoniale che sarà estesa a tutti i possessori di case e che, dopo l'enorme aumento delle tasse di Monti, sarà un vero e proprio esproprio proletario. Il secondo punto è "l'operazione Bertolt Brecht" (che disse : il Comitato Centrale si è riunito ed ha deciso di eleggere un nuovo popolo) cioè la cittadinaza facile per tutti gli immigrati (e quindi il diritto di voto per tutti) e la loro inclusione definitiva nelle clientele elettorali della sinistra. Il resto è la solita solfa.
Quanto all'euro, è giusto spostare la responsabilità della crisi dalla costruzione, sbagliata, di una moneta unica per economie totalmente differenti, alla sventurata politica monetaria fatta dai Paesi mediterranei con i nuovi, bassissimi, tassi di interesse. In effetti, c'era la possibilità di modernizzare l'apparato produttivo e di fare riforme economiche che avrebbero permesso di aumentare produttività generale dell'ecvonomia e quindi il potere d'acquisto di tutti. Non si è fato niente e questa responsabilità se la devono assumere in primo luogo Berlusconi e Tremonti (per i quali ho votato).
Occorre anche ricordare a quelli che dicono alla Francia di ritornare al Franco che una delle ragioni, se non la principale, per cui Mitterand ha fatto di tutto per introdurre una moneta unica è il fatto che la politica monetaria del continente, prima dell'euro, la gestivano i Paesi con moneta forte, i primo luogo la Germania e svalutare la moneta nazionale nei confronti del Marco tedesco era considerata una umiliazione per l'orgoglio francese. Un ritorno alle monete nazionali significa quindi, più o meno, rimpiazzare la BCE con la Bundesbank.
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# Franco_PD 2012-11-03 13:53
Stupenda la citazione di Brecht. Assolutamente corretta anche la descrizione delle manovre che sono alle viste per accaparrarsi (a sinistra) il voto degli immigrati neo-italiani. Ho dei dubbi però sul successo di questa operazione: sospetto che tenderanno a creare dei propri raggruppamenti etnici o religiosi. Mi piacerebbe leggere al riguardo commenti e valutazioni di qualcuno più esperto di me sul tema.
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# Sergio64 2012-11-03 12:49
Niente da fare, dovremo toccare il fondo.

E il prevedebile successo di Grillo avrà una sola conseguenza: Il Monti-Bis.

In tal caso vorrei imitare la scelta di Sant'Antonio Abate: ritirarmi in un deserto.

Suggerimenti?
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# Dany Zenobi 2012-11-05 00:20
Aì, rimani in Italia, che fra un po' sarà desertificata non solo economicamente ma pure nel suo animo generoso e nel suo spirito innovatore che ci ha da sempre contraddistinto .
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# milvus 2012-11-03 13:22
Hollande ha detto la verità, ha fotografato una situazione Shockkante per un presidente eletto sovranamente. Non mi piace l'osservatore economico a posteriori Todd, giacchè i nuclei dell'incertezza attualmente sono due, in ogni nazione: governi-risparmiatori vs banchieri- analisti economici, il tutto a fronte del debito. La Francia stà vivendo, e pagando cara l'incertezza falsa cucita adosso ad Hollande, contro la certa arroganza dei vari "bersaniani".
La Francia paga e non ha i vantaggi del buon pagatore, l'Italia non paga, abbassa il prezzo dei buoni ed aumenta gli interessi, si fa pure pubblicità con le nozze gay, e non è un paese ad alto rischio?
Vorrei vedere se arriva Hitler-bis e straccia tutti quei buoni su cui scommettono di continuo i "fondi avvoltoio". Povera Francia, si è ridotta a "scommettere" sui gays.
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# Maurizio Blondet 2012-11-03 23:12
Ma cosa diavolo sta dicendo? Il suo intervento è incoerente e senza senso.

Maurizio Blondet
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# Kasse 2012-11-03 13:22
Il direttore ha dimenticato di citare nel programma di sinistra la legge per la sacralizzazione penale dell'olocausto, che peraltro è già pronta...
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# Luigi 2012-11-03 14:16
Caro Blondet,
personalmente sono ormai rassegnato. Non voterò certo a destra - questa destra! – forse mi asterrò. Ieri è morto Pino Rauti. Tra il '78 e l'82, gli anni del mio liceo classico, sono stato, all'interno del MSI-FdG, un rautiano perché il vecchio Pino, a differenza di Almirante e Fini, era l'interlocutore di noi giovani "fascisti rossi e tradizionalisti " della Nuova Destra di Marco Tarchi e dei Campo Hobbit. Giovani che sognavano un mondo nel quale la Tradizione si coniugasse con la giustizia sociale e la nazione, secondo quanto aveva già provato a fare il fascismo. Noi volevano riproporre l’esperimento aggiornandolo a quella che era la nostra realtà epocale, quindi senza inutili e ridicoli “ducismi” o velleitari “golpismi” ma, al contrario, conquistando la mentalità diffusa, in particolare quella giovanile, mediante convegni, congressi, iniziative editoriali, feste politiche, musica alternativa, pubblicazioni di riviste giornali, onde diffondere la nostra cultura non conformista. C’era molto entusiasmo e giovanile coraggio. Forse è stata una illusione ma senza dubbio coltivata in buona fede, con sincerità e soprattutto con cuore aperto senza ambiguità politicanti. Caratteristiche , queste, che invece non avevano né Almirante né il suo delfino Gianfranco Fini, per i quali la destra doveva essere solo “law and order”, rispettabilità borghese doppiopettista, liberal-autoritaria e conservatrice, e doveva, in quegli stessi anni, guardare a Reagan ed alla Thachter in nome del solo anticomunismo e della “Civiltà Occidentale”. Naturalmente, nella destra di Almirante e Fini, dell’anticapita lismo del fascismo neanche l’ombra. La destra doppiopettista di Almirante e Fini non attingeva, certo, ad autori come Ezra Pound, José Antonio, Evola, Mordini, Sorel, Panunzio, Costamagna, Gentile, Schmitt, Michels, Sombart, al sindacalismo rivoluzionario, ma neanche ai documenti del magistero sociale come quelli di un Pio XI che condannano l’”imperialismo internazionale del denaro”. La destra almirantiana era solo qualunquismo anticomunista e borghese. Credo che nessuno possa smentire questa analisi alla luce degli esiti prima del Msi finiano, poi di AN ed oggi del FLI. Almirante e Fini fecero di tutto, riuscendovi, per frenare e distruggere quel movimento giovanile di cultura non conformista coagulatosi intorno alle esperienze dei campo hobbit tra il ’77 e l’82, impedendo allo stesso di radicarsi nella società, nei media, nella scuola, nelle università, nei posti dove, elaborandosi la cultura, si può influenzare anche la politica. La scomparsa di Rauti è un altro indizio della fine di un'epoca. Quella che è seguita, ossia l’attuale, è peggiore del peggio. Non mi dare dell'apocalittico ma se domani crollasse in modo improvviso, anche se tragico, questo sistema di globalismo liberista, ne gioirei. La sinistra – hai ragione – vincerà ma abdicherà al neoliberismo perché vi ha già abdicato culturalmente. Ti faccio un esempio. Su Il Messaggero di oggi 3/11, ossia su un quotidiano che fa riferimento all’area di opinione del centro-sinistra, è apparso un articolo di Marco Ferrante sulle Province assolutamente irritante per chi come lo scrivente lavora in una di esse. In detto articolo si è fatta una spudorata pubblicità ad un think tank liberista come il “Bruno Leoni”, riportando i dati di uno studio elaborato dal medesimo, dati del tutto aleatori e discutibili. In questo studio è affermato che dalla riforma appena varata dal governo Monti il personale dipendente non sarebbe toccato. La realtà è ben altra. Il decreto del governo sulle Province prevede, per il personale delle stesse, la messa in mobilità (ossia due anni a stipendio ridotto e poi il licenziamento) delle unità che risulteranno in esubero rispetto alla rideterminazion e delle dotazioni organiche da effettuarsi entro il prossimo aprile. Dal momento che in tutti i comparti della pubblica amministrazione , centrale e locale, le manovre del governo tecnocratico di Monti stanno profilando ingenti esuberi (4.000 solo all'Inps e diverse migliaia nei Ministeri) è del tutto evidente che, nonostante le calmieranti rassicurazioni di Patroni Griffi e della Cancellieri, si punta, un passo alla volta e nel vergognoso silenzio dei sindacati (non è con lo sciopero di un giorno che ci si oppone, ci vorrebbe lo sciopero ad oltranza: come quello che auspicavano i “sindacalisti rivoluzionari”) , ai licenziamenti di massa nel pubblico impiego, secondo la fallimentare (il suo fallimento è stato certificato persino dal suo inventore, Blanchard) dottrina liberista della cosiddetta "austerità espansiva". Se Monti può parlare della "maturità" del popolo italiano che, passivamente, non reagisce alle sue politiche da massacro sociale, la colpa è soprattutto degli organi di stampa, che gli tengono bordone con pezzi come quelli di Ferrante. Mai che si possa leggere sulla stampa nazionale pezzi che diano spazio a tesi economiche alternative a quelle neoliberiste. Mai che un quotidiano o un giornalista abbiano il coraggio di dare spazio a chi nella statizzazione della banche centrali, compresa la BCE in relazione ad un eventuale Stato federale europeo, indica la via di uscita, keynesiana, dalla crisi, per monetizzare gratuitamente il debito pubblico senza sottostare al ricatto usuraico dei "mercati". Di solito a queste tesi i pennivendoli nostrani replicano, o fanno replicare gli economisti liberisti, con lo spauracchio dell'inflazione. Esistono studi scientifici che dimostrano che l'inflazione non è automatica conseguenza dell'aumento di liquidità e, comunque, che è un male più socialmente tollerabile del male presente ossia della deflazione che provoca disoccupazione. Uno Stato a moneta sovrana - come dovrebbe essere nella normalità delle cose ma non è nell'Europa bancocratica - sostenendo, con la monetizzazione gratuita del debito pubblico, la domanda aggregata, incentiva gli investimenti sia pubblici che privati, riassorbe la disoccupazione, ed alla fine consente anche di ridurre le tasse. Il mercato da solo, l'esperienza storica lo dimostra, non funziona, nè economicamente nè socialmente. Il fascismo, che in questo si poneva sull’onda delle politiche della destra antiliberale ottocentesca (Bismarck, Cortès, Disraeli, etc.) anticipatrice dello Stato sociale novecentesco, lo aveva capito ed aveva insegnato ad un Roosevelt la via del “New Deal”, ossia la “Terza Via”. Ma la stampa nazionale, compresa quella di “sinistra”, su tutto questo, osserva il più austero silenzio. Posso farti una domanda, visto che sei stato per una vita un valente giornalista? Ma davvero il livello, persino culturale e forse antropologico, dei nostri giornalisti è così basso? Capisco perfettamente il “tengo famiglia” ma, perdinci, almeno un po’ di dignità!
Cari saluti.
Luigi Copertino
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# Franco_PD 2012-11-03 17:10
Non ho nulla contro Copertino ma essendo stato nel Partito con incarichi anche di responsabilità e per un quarto di secolo non ho mai apprezzato le posizioni di Rauti, e soprattutto quelle della sua area, che pure ho frequentato a lungo. La loro arroganza anche COMPORTAMENTALE era inaccettabile, il loro voler stupire ad ogni costo, il distinguersi anche nel loro stesso ambiente, il gusto per un settarismo elitario e presuntuoso nulla aveva a che vedere con un Movimento privo assolutamente di "classi". Niente da dire sul profilo culturale di parecchi di loro, ma rammento ancora - tra l'altro - l'irriconoscenza di chi venne tirato fuori letteralmente dai guai dal MSI. Almirante riuscì a tenere la Fiamma bene accesa nei suoi anni, e - lo si è visto - non appena Rauti l'ebbe in mano cominciò ad estinguersi. Di Fini è meglio non parlare affatto per ovvie ragioni (di decenza), ma enfatizzare un ambientino che fu spesso pronto ad ammiccare verso certe posizioni inaccettabilmen te non ortodosse (in qualsiasi senso) è fare un torto alla realtà delle cose come furono realmente. E ricordiamoci anche (e qui non dico altro) che se tanti giovani NON PRESERO certe derive eversive e poiticamente suicide questo non fu dovuto certo al Rauti e ai suoi accoliti, ma ad Almirante e a chi credeva in lui. E tutto questo detto non da un affabulatore di sacrestia, ma da chi la pistola ce l'aveva sul serio (un bel revolver, pure, chissà i questurini dopo avermelo sequestrato che fine gli avranno fatto fare...).
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# antonello pagani 2012-11-04 09:27
Non sia così pessimista, caro Luigi...almeno Paragone sta mettendo a disposizione spazio Keynesiano, anche se con poca possibilità di approfondimento data la struttura della trasmissione ...
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# amsicora 2012-11-04 18:15
licenziamenti di massa nel pubblico impiego???

non esageriamo, non licenziano nemmeno poliziotti condannati per omicidio,figura ti...
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# pelzen 2012-11-05 01:35
E' interessante notare come sia passata nel silenzio la manovra ultima di declassare alcune questure riducendo, sembra, il numero dei poliziotti. Il sindacato di Polizia ha rilasciato un'intervista a Radio24 molto interessante.
Peccato che non abbia sottolineato una cosa che tutti noi sappiamo: la costituzione a Vicenza del centro di controllo della EuroGendFor.
Sono iniziate le manovre vere e forse è il caso di cominciare a stringere i ranghi e serrare le fila.
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# Giovanni Silvano 2012-11-03 14:40
Mah, sicuramente la Francia non è l'Italia nè la Spagna, tuttavia qualche aggiustamento anche i francesi lo devono fare, e forse un governo socialista in Francia con l'aria che tira sui mercati non è tanto opportuno in questo momento.
Sarkosy sarebbe stato più accetto sicuramente.
Per l'Italia il discorso è opposto il centrodesta non è più opportuno.

Quest'anno la Germania si riprende in mano il record mondiale all'esportazione dopo la parentesi cinese, dell'anno scorso e l'attivo non è di 150 miliardi, ma fra i 170 ed i 200.

Per cui il discorso della bilancia commerciale francese in passivo di 70 non significa molto, al di là dei surplus tedeschi e cinesi, tutti gli altri sono in passivo, la Francia non fa eccezione, e nonostante l'ottavo posto in competitività del Regno Unito, il medesimo denuncia lo stesso deficit commerciale della Francia, per cui non riesco a vedere dove sta questa fantomatica competitività inglese.
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# milvus 2012-11-03 17:10
Si è privatizzato sovvenzionando il pubblico: perso. La politica energetica, perso. La situazione Treni, persa (TAV No- TAV). Educazione scolastica statale, perso e sempre peggio. Austostrade, perso ( da Mentone già c'è differenza).
La Giustizia con il caso Berlusconi, perso. La sicurezza , perso. ILVA, perso. ALFA, perso. BCE, perso. Concordia, tanto per fare un giro, perso. Libertà, perso. Sogni condivisi, persi ( da lettura del dott. Copertino). Alitalia, perso. Chi non ha mai perso sono Loro, vincono persino le elezioni, guadagnano soldi a palate, programmano manco fossero Bill Gates o Steve Jobs, ma non essendo loro, sono macchine che fabbriccano concime.
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# nicolas 2012-11-03 18:52
Parlare di politica, elezioni e programmi dei partiti è come parlare del fumo oramai. Il fumo in tutte le sue accezioni.
Il fumo che produce l'arrosto il cui odore fa sperare al popolino che prima o poi anch'esso banchetterà della leccornìa. L'arrosto per il momento rimane prerogativa esclusiva delle caste.
Poi esiste un altro tipo di fumo,attualment e in forme pittosto variegate, che obnubila la mente e produce quella sorta di mini-estasi che ti inebetisce al punto che diventi, tuo malgrado, filosofo. Filosofo nel senso di prendere con filofofia gli orribili accadimenti e tirare a campare perchè ogni impresa ti appare assai ardua.
Il fumo dell'arrosto è prodotto in dosi massicce dalla televisione : coi suoi programmi ti da la sensazione che sta per giungere il tuo quarto d'ora di celebrità con tutto quel che consegue in fatto di successo e denari.
Il sistema dei parttiti con annessi sindacati provvede con le sue liturgie fatte di parole, formule (magiche), riti e neologismi che inebriano il candido popolino assetato di cultura politica.
E come assimila il popolino! E' gratificante assistere alle dispute tra fruitori di tivù il giorno dopo aver assorbito le trasmissioni di Santoro Floris e compagnia fumigante. Roba che ormai di calcio non se ne parla quasi più . C'e più adrenalina nelle arene santoriane. Lì si trovano i nuovi gladiatori.
Il tempo,intanto, scorre imperterrito
Passano gli anni, i lustri eccc. e noi si parla (si ciarla) di riforme elettorali, il centro della destra che che è più obbliquo di quello della sinistra e si ricordano i bei tempi della bicamerale quando il baffino accuto ed intelligente di D'Alema proruppe sulla scena politica con intenzioni forti e risolutive per la governabilità del paese.
A noi che si comincia ad avere una certa età non ci rimane che constatare che anche i politici di una volta, come il cibo. le stagioni, i colonneli erano di gran lunga migliori. Togliatti, Amendola Fanfani il povero Moro,Donat-Cattin Cossiga, Craxi davano perlomeno l'impressione di essere "uomini". Gli attuali: Bersani Vendola Di Pietro . Fini Casini , Bocchino con il FLI, UDC, il PD (IL PARTITO DELLA SINISTRA CHE TUTELA GLI OPERAI E LA GGGENTE CHE ANCORA CE CREDE!)AN la destra che fu. Sembra una ciofeca omogenea ed inestricabile,
Non ci resta che piangere a noi che,ahinoi si ha una maggior percezione degli eventi e
cognizioni della realtà.
Constatare che in ,ogni caso, qualcosa eppur si muove: la forte astensione ed il grillismo avanzante. Mettiamoci alla finestra.
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# Nieuport 2012-11-03 19:47
Dice Luigi Copertino:
“Esistono studi scientifici che dimostrano che l'inflazione non è automatica conseguenza dell'aumento di liquidità e, comunque, che è un male più socialmente tollerabile del male presente ossia della deflazione che provoca disoccupazione.”
Esatto. O, come è stato detto al convegno sulla Modern Money Theory organizzato da Paolo Barnard a Rimini il 20-21 ottobre:
Cosa è meglio? Inflazione al 2% e disoccupazione al 10%, o inflazione al 10% e disoccupazione al 2%?
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# monte.gr 2012-11-05 15:37
Che lei sappia, sono state fatti dei video ufficiali dell'incontro? Purtroppo non ho potuto partecipare
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# Catello 2012-11-04 00:12
La sensazione è che la Francia stia sprecando le sue grandi potenzialità foraggiando in deficit una spesa piuttosto improduttiva. Il risultato è quello di aumentare le importazioni industriali.
La collaborazione con l'Italia sarebbe stata strategica per entrambe nel campo dell'innovazione tecnologica. Era iniziata con le centrali nucleari e poteva proseguire in mille modi. Il referendum sul nucleare l'ha bloccata e poi la conseguente guerra alla Libia per prendersi il petrolio la ha finita di rovinare.
Ci vuole calma, impegno, pazienza e collaborazione, fiducia in tutti e benevolenza a tutti i livelli per uscire da una tempesta.
Invece in Europa ci stiamo dividendo tra gli Stati e all'interno di ognuno, e in Italia i partiti settari, che seminano odio, stanno avanzando.
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# cgdv 2012-11-04 00:25
Durante il primo settennato di Mitterand, a seguito delle elezioni legislative del giugno 1981 i socialisti ottennero la maggioranza assoluta ed il governo del primo ministro Pierre Mouroy si "arricchì" anche di quattro ministri comunisti con incarichi secondari. In quei primi anni '80 mi recavo spesso in Francia per lavoro e dall'entusiasmo iniziale ho sentito le stesse persone maledire il fatto di essersi lasciati stordire dalle sirene della sinistra.
Ho quindi ascoltato opinioni spontanee da me non richieste, che mi sembrarono sorprendenti conoscendo la ben nota predisposizione francese all'autoelogio. Viceversa non mi sembrava sorprendente che sperimentando le idee della sinistra, chi vi era cascato recriminasse sulla sua stupidità.
Pertanto a parte la bellissima scrittura ed i contenuti dell'articolo, sono propenso a non credere di dover subire "l'arguto piacentino" in veste di Presidente del Consiglio. Infatti è molto probabile che proprio a causa della "depressione" di Hollande susseguente ai suoi stessi provvedimenti, chi dirige la banda preferisca in Italia una riedizione di Monti piuttosto che una riedizione del progressismo cattocomunista + Vendola.
Giuliano
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# Gilles 2012-11-04 09:46
I grillini saranno anche il nulla, ma meglio un nulla mediamente con trenta anni di meno sulle spalle, senza pregiudizi e collusioni con il lercio della politica, piuttosto che questi di adesso. Del resto sono convinto che se affidassimo i posti della politica a caso con una specie di lotteria, forse avremmo migliori probabilità di trovare gente capace e con senso pratico, piuttosto che dei “tecnici” esperti, come quelli attuali. A Copertino, con il quale sono quasi sempre d’accordo, pur provenendo da tutt’altro percorso, dico che, per assurdo, quando in Italia lo Stato controllava direttamente o indirettamente il 60% dell’economia, e quindi dei posti di lavoro facendone peraltro merce di scambio con voti e raccomandazioni , si poteva contare almeno su un moderato benessere. Questo però non ha impedito che, anche all’epoca, vi fosse un conflitto sociale tenuto in piedi artificiosament e, anche se allora basato soprattutto su ideologie, invece di adesso, basato soprattutto su contrapposizion i per interessi economici. tra categorie sociali. Queste divisoni classiste sono il problema dell’Italia, rispetto alla Francia, dove c’è un maggiore senso civico e si riconoscono maggiormente i valori della convivenza e del bene comune. L’Italia continua ad andare avanti, da sempre, con le separazioni e le divisioni basate soprattutto sull’ignoranza e sull’assenza di partecipazione. Ma non credo che l’italiano medio sia peggiore degli altri, oggi magari è più ignorante e abulico, dopo secoli di oppressione culturale e sociale, più o meno latente, da parte dello Stato e della Chiesa. Vorrei vedere chiunque, dopo una storia recente come quella che abbiamo avuto noi, a fare di meglio.
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# raff 2012-11-04 10:36
gianfranco56IT ha scritto:

“L'€uro è stato introdotto nel 2002.
In quell'anno il debito pubblico è già pari a 1.368.897 milioni di €.
(Fonte: http://www.irpef.info/testi/debito.html )
Come si spiega?”

Bella domanda!

Per capirlo è utile esaminare l'andamento e la distribuzione del debito pubblico italiano dal 1861, anno di fondazione dello stato italiano, fino al 2007, che si può trovare qui ( tavola 2 e seguenti, pagine 37-38 e 39 del pdf):

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_31/QEF_31.pdf

Si nota subito che dal 1861 fino al 1940 (inizio della 2^ GM) il debito pubblico ha un andamento altalenante in crescita o diminuzione a seconda dei cicli e degli eventi politici ed economici, a dimostrazione che il debito pubblico è ancora lo strumento operativo della politica nazionale dei vari governi e ad essa strettamente connesso. La politica controlla la finanza.
Dalla fine della guerra e dell’occupazion e alleata e con la formazione della repubblica a partire dagli anni 1946/48, ma ancor più a partire dal 1981, anno del divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro, il debito pubblico ha un deciso balzo in avanti e inizia la sua ininterrotta crescita che lo porterà, in un crescendo rossiniano, a raggiungere la mostruosa cifra di 1.598,9 miliardi di euro nel 2007.

Incapacità della classe dirigente? Colpa dei politici ? Nient’affatto. E’ cambiato il paradigma! Non è più la politica che controlla la finanza, ma è la finanza che dirige la politica. Con gli accordi di Bretton Woods e la supremazia del dollaro il sistema monetario della FED e la finanza speculativa di matrice anglosassone diventano i modelli universali di gestione dell’economia.
Come funziona questo sistema della Federal Reserve? Ce lo spiega in maniera semplice e chiara, ma soprattutto vera, proprio un americano:

“ Come viene creato il denaro? Se rivolgete questa domanda alle persone medie per strada, la maggior parte di loro non ne ha idea. Questo è piuttosto strano, perché tutti noi usiamo il denaro costantemente. Si potrebbe pensare che sarebbe naturale per tutti noi sapere da dove proviene. Allora da dove proviene il denaro?

Un sacco di gente suppone che il governo federale crei i nostri soldi, ma non è così. Se il governo federale potesse semplicemente stampare e spendere di più ogni volta che vuole, il nostro debito nazionale sarebbe pari a zero. Invece, il nostro debito nazionale ha raggiunto ormai quasi 16 trilioni di dollari. Allora perché il nostro governo (o qualsiasi altro governo sovrano se è per questo) deve prendere soldi a prestito da qualcuno? Questa è una domanda molto buona.

La verità è che, in teoria, il governo americano non ha bisogno di prendere in prestito un solo centesimo da nessuno. Ma sotto il sistema della Federal Reserve, il governo statunitense si è sottomesso volutamente ad un sistema finanziario in cui deve costantemente prendere in prestito somme di denaro sempre maggiori. In realtà, è così che funziona nella stragrande maggioranza dei paesi del pianeta. in questo momento. Come vedrete, questo tipo di sistema non è sostenibile e i problemi strutturali causati da tale sistema sono al centro dei nostri odierni problemi di debito.

Allora da dove proviene il denaro? Negli Stati Uniti, proviene dalla Federal Reserve.

Quando il governo degli Stati Uniti decide che vuole spendere un altro miliardo di dollari che non ha, non stampa un miliardo di dollari.

Piuttosto, il governo degli Stati Uniti crea un mucchio di buoni del tesoro statunitensi (debito) e li versa alla Federal Reserve.

La Federal Reserve crea un miliardo di dollari dal nulla e li scambia con le obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti.

Allora perché il governo degli Stati Uniti fa tutta questa fatica? Perché il governo degli Stati Uniti non crea i soldi da solo?

Queste sono domande molto buone.

Uno dei motivi principali per cui il nostro sistema è strutturato in questo modo è che così le persone benestanti possono diventare ancora più ricche per prestare denaro al governo degli Stati Uniti e ad altri governi nazionali.

Ad esempio, l’anno scorso il governo Usa ha speso oltre 454 miliardi di dollari solo di interessi sul debito nazionale.

Nel corso dei secoli, gli ultra-ricchi hanno scoperto che prestare ai governi nazionali è un affare molto, molto redditizio.

Le obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti, che la Federal Reserve riceve in cambio del denaro che ha creato dal nulla, vengono vendute all’asta attraverso il sistema della Federal Reserve.

Ma aspettate.

C’è un problema.

Poiché il governo USA deve pagare gli interessi sulle obbligazioni del Tesoro, l’ammontare del debito che è stato creato da questa transazione è superiore alla somma di denaro che è stato creato.

Allora, il governo degli Stati Uniti dove prenderà i soldi per pagare il debito?

Ebbene, l’idea è che possiamo ottenere denaro che scorre attraverso l’economia molto, molto velocemente e tassarlo ad un tasso abbastanza alto da permettere al governo di riscuotere tasse sufficienti a pagare il debito.

Ma questo non accade mai in realtà, vero?

E anche i creatori della Federal Reserve l’hanno capito. Hanno capito che il governo americano non avrebbe avuto abbastanza soldi per far funzionare l’amministrazio ne e contemporaneame nte onorare il debito nazionale. Sapevano che il governo americano avrebbe dovuto chiedere in prestito ancora più soldi nel tentativo di tenere il passo con il gioco.

Questo è il motivo per cui io chiamo la Federal Reserve una macchina del debito perpetuo. La Federal Reserve è stata creata per intrappolare il governo degli Stati Uniti in una spirale di espansione infinita del debito alla quale non c’è scampo.

E la Federal Reserve sta facendo un ottimo lavoro riguardo a quello per cui è stata progettata. Oggi, il debito nazionale degli Stati Uniti è più di 5000 volte più grande di quanto lo fosse quando la Federal Reserve è stata creata.

Un altro modo in cui il denaro nasce nella nostra economia è attraverso il processo della riserva frazionaria bancaria.

Originariamente ho tratto la seguente spiegazione semplificata del sistema bancario a riserva frazionaria dal sito web della Federal Reserve Bank di New York , ma poi è stata cancellata. Ma io continuo a pensare che sia utile per comprendere le basi del funzionamento della riserva frazionaria bancaria ….

“Se la riserva obbligatoria è del 10%, per esempio, una banca che riceve un deposito di 100 dollari può prestare 90 dollari di quel deposito. Se poi chi prende il prestito firma un assegno a qualcuno che poi deposita i 90 dollari, la banca che riceve quel deposito può prestare 81 dollari . Mentre il processo continua, il sistema bancario puo espandere il deposito iniziale di 100 dollari fino ad un massimo di 1.000 dollari (100 + 90 + 81 + 72,90 dollari … = 1.000 dollari).”

Quando mettete i vostri soldi in banca, non restano lì. La banca mantiene a disposizione solo una quantità di denaro relativamente piccola per soddisfare le richieste di ritiro dei titolari di conti. Se tutti noi ci recassimo presso le banche in questo momento e chiedessimo i nostri soldi, questo creerebbe un grosso problema.

Se io metto 100 dollari in banca e la banca presta a voi 90 di quei dollari, sembra come se ci fossero 190 dollari in circolazione. Io ho “100 dollari” sul mio conto in banca e voi disponete di “90 dollari” che avete appena preso in prestito.

Il nuovo debito che avete contratto (90 dollari) ha “creato” altri soldi. Ma naturalmente finirete per pagare più di 90 dollari alla banca, in questo modo è stato creato un debito maggiore della quantità di denaro che è stato creato.

E questo è uno dei grossi problemi con il nostro sistema finanziario. E ‘stato progettato in modo che la quantità di debito e la somma di denaro siano perennemente in espansione, e la quantità di debito creato sia sempre maggiore della quantità di denaro che viene creato.

Quindi c’è da meravigliarsi se la nostra società è sommersa da quasi 55 trilioni di dollari di debito totale in questo momento?

Un sistema finanziario basato sul debito non è sostenibile per natura perché creerà sempre bolle di debito che inevitabilmente scoppieranno.

Iniziate a capire perché tanti americani dicono che dobbiamo abolire il sistema della Federal Reserve ?

I nostri padri fondatori non volevano che il nostro sistema finanziario funzionasse in questo modo.

Secondo l’ articolo I, sezione 8 della Costituzione degli Stati Uniti, si suppone che il Congresso degli Stati Uniti abbia il potere di “battere moneta, regolarne il valore, anche delle monete estere, e fissare lo Standard dei Pesi e delle Misure”.

Allora perché questa autorità è stata conferita ad un istituto privato che è dominato dalle grandi banche di Wall Street e che ha effettivamente sostenuto in tribunale che “non è un’agenzia” del governo federale?

Thomas Jefferson una volta disse che se avesse potuto aggiungere solo un’altra modifica alla Costituzione degli Stati Uniti sarebbe stato un divieto per tutti i prestiti del governo ….

Vorrei che fosse possibile aggiungere un solo emendamento alla nostra Costituzione. Sarei disposto ad affidarmi solo a quello per ricondurre il potere del governo federale agli autentici principi della sua Costituzione; voglio dire un articolo aggiuntivo, che togliesse al governo federale il potere di indebitamento.

Ma invece, siamo diventati schiavi di un sistema in cui il debito pubblico crea in realtà i nostri soldi.

Il debitore è servo del creditore, e abbiamo permesso al nostro governo di renderci schiavi per un importo di quasi 16 trilioni di dollari.

Ci sono alternative a questo sistema. Le cose non devono funzionare in questo modo.

Purtroppo, la stragrande maggioranza dei nostri politici ritiene che la Federal Reserve sia buona per l’America e rifiutano ostinatamente di fare qualcosa per cambiare lo status quo.

Quindi, se siete in attesa di “soluzioni” a questi problemi a livello nazionale, aspetterete molto a lungo.

I problemi del debito che gli Stati Uniti e l’Europa stanno vivendo non sono nati per caso. Sono il risultato di problemi fondamentali strutturali del sistema finanziario.

Un debito basato su sistema finanziario fallirà sempre nel lungo periodo. Purtroppo, la maggior parte degli americani ancora non lo capisce e così arriveremo tutti a subirne le conseguenze."

Fonte: The Economic Collapse 26 Giugno 2012
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# Catello 2012-11-04 11:00
OT
Tutti ammettono che c'è stato un errore sul conteggio del valore dell'euro in lire al momento del cambio e si parla di 300 lire in più che sono state pagate per ogni euro. Ma allora le banche italiane al popolo italiano hanno consegnato o accreditato nei conti il 15% di euro in meno, per un totale del 15% della massa monetaria cambiata. Supponendo ad esempio che questa sia stata di 1000 MLD di euro, risulta che la BCE attraverso le banche ha consegnato al popolo italiano 150 miliardi di euro in meno del dovuto.
Basta allora una legge italiana che attribuisca questo presunto credito del popolo italiano nei confronti della BCE allo Stato italiano, e che quest'ultimo apra un contenzioso nei confronti della BCE affinché essa faccia ciò che non ha fatto allora, cioè che paghi, stampandola dal nulla, o come vuole, la differenza rivalutata (supponiamo di 200 MLD) che non hapagato allora e la consegni allo Stato italiano; anche semplicemente sottraendola dal debito attuale dello Stato italiano nei confronti della BCE. Verremo così a risparmiare gli interessi di tale differenza che attualmente stiamo pagando alla BCE su tale cifra ( di 200 MLD o quello che è). E anche il debito pubblico italiano sul PIL ne risulterebbe abbassato.
Si tratta semplicemente di recuperare un credito dovuto ad un errore materiale, e pertanto non conta lo statuto della BCE, e neppure contano i trattati firmati finora dall'Italia, o il fatto che l'Italia allora abbia accettato per sbaglio o tradimento una cifra inferiore a quella che, rifacendo i conti oggi, risulta che allora era dovuta. Se era dovuta allora, rimane dovuta oggi. Ci vuole solo una Corte internazionale riconosciuta che la quantifichi e la consideri come dovuta.
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# raff 2012-11-04 16:10
Effettivamente risulterebbe un ammanco.

Analizzando la serie storica del debito pubblico riportata sulla tavola 2 nel pdf del già citato sito della Banca d'Italia:

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_31/QEF_31.pdf

si può notare che la massa monetaria M1 (moneta e depositi, a gennaio 2002 ancora in lire), era, al cambio di 1936,27, di 150,18 miliardi di euro equivalenti, di cui 138,62 miliardi di raccolta postale.

Nel 2003 la stessa massa monetaria, si riduce a 112,30 mld con una contrazione netta di 37,88 mld e nel contempo si riduce anche la raccolta postale da 138,62 a 75,94 mld, con una contrazione di 62,68 mld.

Una tale contrazione, evidentemente forzosa, della massa monetaria non sarebbe stata tollerabile dal sistema economico, per cui, a fronte della mancanza di moneta, si rileva un incremento ingiustificato di prestiti che passano da 70,91 a 111,54 mld, con un incremento di 40,63 mld.

Domanda: chi ha fatto sparire dal circolante 37,88 mld e dalla raccolta postale ben 62,68 mld? e chi e a quale titolo sono stati contratti prestiti aggiuntivi per 40,63 mld?

Chiederlo alla BCE non serve a niente, al contrario bisognerebbe invitare quei governanti italiani che hanno fatto queste operazioni a chiarirne il senso e le finalità.

Dopodiché, se si registra il dolo, spedirli direttamente all'hotel Regina (Coeli).
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# Catello 2012-11-04 21:57
Caro Raf. Io mi riferivo al tasso di cambio lira/euro determinato dal Consiglio europeo in base ai valori sul mercato delle divise nazionali al 31 dicembre 1998, che per la lira è stato fissato a 1936,27. L'euro come moneta elettronica è poi entrato in vigore dal 1° gennaio 1999 e sotto forma di monete e banconote, a partire dal 1° gennaio 2002.
Molti dicono che la lira è stata sottostimata e che in realtà un euro valeva almeno trecento lire in meno. Il fatto che durante il 2002 in pochi mesi si è verificato in Italia un aumento dei prezzi che, sulla base non delle statistiche sull'inflazione, ma dell'esperienza della gente, ha portato quasi a comprare con un euro ciò che prima si comprava con 1000 lire, può essere dovuto al fatto che in realtà il valore d'acquisto dell'euro fosse di poco più di mille lire fin dall'inizio. E quindi anche il rapporto di cambio sarebbe dovuto essere quello, ed un euro si sarebbe dovuto comprare con poco più di mille lire. Se ciò è vero è chiaro che col cambio lira/euro la ricchezza monetaria degli italiani si è quasi dimezzata.
Governo Prodi (18.05.1996 - 9.10.1998)
Governo O"Alema (27.10.1998 - 18.12.1999)
Governo Berlusconi ( maggio 2001 - maggio 2006)
Commissione Prodi (16 settembre 1999 - 31 ottobre 2004)
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# raff 2012-11-05 01:25
Caro Catello sono d'accordo con te che il cambio lira/euro è stato manipolato nel 1998 a tutto svantaggio della lira.
Volevo solo segnalare un altro fatto, cioè la scomparsa di 62,68 mld dalla raccolta postale e il contemporaneo incremento anomalo di 40,63 mld di prestiti nel passaggio dalla circolazione monetaria della lira a quella dell'euro fra il 2002 e il 2003.

E' apparentemente una anomalia che richiede un approfondimento e l'individuazione delle reali operazioni contabili effettuate in quel periodo.

Così a occhio e croce, la faccenda puzza
un pò di manipolazione, se non di truffa bancaria vera e propria ad opera dei politici allora al governo (chi erano? Prodi, Amato, Ciampi, D'Alema...Boh!).

L'adeguamento dei prezzi al controvalore reale dell'euro a 1000 lire successivo alla sua introduzione nel 2002, potrebbe (ma non è certo) aver determinato una minore domanda di circolante, ma non spiega comunque né la contrazione della raccolta postale, né l'anomalo incremento dei prestiti.
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# Catello 2012-11-06 08:10
Un ammanco è possibile, però bisogna considerare che dopo la tremenda fregatura del cambio lira/euro ci siamo trovati tutti con un quantitativo di euro insufficiente.
Allora i poveri, che in questa società occidentale, disegnata dall'egoismo di chi comanda il denaro, sono parzialmente tutelati, e sono gli unici che non hanno debiti e che hanno qualche risparmio postale, a fronte di un progressivo raddoppio dei prezzi, per mangiare hanno dovuto consumare una parte dei loro risparmi, e ciò spiegherebbe la forte diminuzione dei depositi postali.
Viceversa i ricchi onesti, nel disegno di chi comanda il denaro, sono spinti a farsi in quattro, per creare una ricchezza da depredare, guadagnando molto più dei poveri, ma sono tassati a sangue, e pertanto non riescono a far fronte alle loro spese, dovute al loro ruolo sociale (come ad esempio la ristrutturazion e delle aziende, delle case e dei palazzi ereditati, che hanno mantenuto in proprietà, liquidando gli altri eredi più poveri) e continuando ad aiutare chi possono, sono pieni di debiti. Quindi a fronte di incassi inizialmente dimezzati, prima del raddoppio dei prezzi, e, dopo il raddoppio dei prezzi, diminuiti in volume, per scarsità di moneta circolante, hanno dovuto richiedere alle banche altri prestiti, e ciò spiegherebbe l'anomalo incremento dei prestiti bancari.
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# pelzen 2012-11-05 01:53
Non sono così esperto come nelle vostre esposizioni, ma è sufficiente fare un passo indietro nel tempo (2001/2002) e verificare il denaro prima e dopo.
La mia teoria è semplice, a dicembre 2001 avevamo 1milione di lire al 1é gennaio con il cambio e con le variazioni di prezzo reale erano diventate 500.000 lire. In una semplice notte c'è stata una svalutazione del 50%, ma tutti i lazzaroni dell'epoca e di oggi continuano ad affermare che altrimenti avremmo sofferto di più. Io non ci credo.
Il ritorno eventuale alla lira, produrrebbe sicuramente una ulteriore svalutazione di un altro 50%. con perdita secca di tutto il capitale se paragonato a quello del dicembre 2001 e se si mantengono gli attuali paradigmi: banca d'Italia in mano ad una banda di usurai cialtroni.
Questa è realtà pratica...
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# raff 2012-11-05 17:53
Per la precisione, l'ammanco in questione fu determinato dalla decisione del governo di "privatizzare" la Cassa Depositi e Prestiti.

"La raccolta postale, è composta da conti correnti postali intestati a soggetti privati, libretti postali e buoni postali. I libretti e i buoni postali
sono inclusi nel debito pubblico
in quanto passività della
Cassa depositi e prestiti fino alla sua trasformazione in società per azioni avvenuta nel dicembre 2003.

A partire da quella data sono confluiti nel debito pubblico i soli buoni postali indicati nella legge n. 269 del 2003 (cfr. Banca d’Italia, Bollettino Economico, n. 42 del 2004)."

In pratica il tradizionale risparmio della massaia, da sempre incoraggiato e garantito dallo Stato, rappresentato dal libretto di risparmio postale, è stato trasformato all'improvviso in deposito bancario e in attività della Cassa Depositi e Prestiti "privata".

Perciò rimane la domanda che fine hanno fatto quei 62,68 mld del popolo, dove sono andati a finire? a cosa sono serviti?

Privatizzare ciò che era privato era giusto? Era legale? Quel che è certo è che, come al solito sono andati a colpire la parte più debole della popolazione, di cui non conosceremo mai la reazione e gli effetti.
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# milvus 2012-11-04 11:12
Onestamente ammetto che la critica è stata espressa in maniera incorente e confusa, per scarsa conoscenza in materia macroeconomica, mi assumo la responsabilità: troppi "conflitti globali" dalla difficile soluzione.
Attenedoci al fatto, penso che Hollande faccia ciò che crede conveniente per la sua nazione, potrà sbagliare oppure no, questo può capitare a chiunque governi, dato che oggi scarseggino le idee.
Credo di capire che la fase della Crescita auspicata da Monti e la Merkel sia finita e si stia preparando il vero sviluppo economico che da certezze ai cittadini non a breve termine, come può farlo un governo di tecnici, ma ad orizzonti più ampi, dato che l'occupazione e l'inflazione, elemmenti soggettivi che potrebbero riguardarci, non hanno più un punto di riferimento sulla Crescita, elemento oggettivo del fatto in quanto tale.
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# gianfranco56IT 2012-11-04 11:37
@raff,
Caro amico, ti ringrazio per la risposta, tuttavia c'è qualcosa che non torna.
Sintetizzo per comodità:
fino ad un certo punto tu dici: " La politica controlla la finanza" dopo di che, "cambia il paradigma" ovvero sembrerebbe il contrario e, cioè, che la finanza controlla la politica.
Ma, se stanno così le cose, non sono forse i politici incapaci?
Questa visione astratta della finanza non mi soddisfa per nulla.
Dietro la finanza, se mi consenti,ci sono gli uomini.
Dietro la speculazione finanziaria di banche e fondi ecc,ecc sempre gli uomini ci sono.
Io mi chiedo: si può invertire questo sistema di finanza speculativa?
Si potrebbe ma, per citare il direttore, l'italia è ingovernabile.
Dalla tua splendida ed esauriente spiegazione del debito USA ed Italiano, sembra che esso aumenti da solo per mano di spiriti.
Mi dispiace ma non sono d'accordo.
Dietro al sistema o dentro il medesimo, ci sono sempre gli uomini.
E, se gli uomini sono marci, marcio risulterà il sistema.
La cronaca di tutti i giorni è sotto gli occhi di tutti.
Detto questo, io non sono un economista e dunque non posso proporre delle ricette.
C'è chi ha proposto di tassare le operazioni finanziari di breve termine.
La risposta è stata che così facendo gli investitori prendono altre strade.
Chi se ne frega dico io.
Almeno questa sarebbe una decisione della politica.
Staremo a vedere.
Cordiali saluti.
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# raff 2012-11-04 18:57
@gianfranco56IT

" "La politica controlla la finanza" dopo di che, "cambia il paradigma" ovvero sembrerebbe il contrario e, cioè, che la finanza controlla la politica.
Ma, se stanno così le cose, non sono forse i politici incapaci?"

No! Perché il paradigma cambia dopo che abbiamo perso la guerra e siamo stati occupati dagli alleati con l'accordo e la collaborazione di una parte della popolazione. Fra l'altro gli americani, con la complicità di alcuni nostri politici (liberali e atlantisti), sono stati gli autori della ricostruzione del sistema monetario italiano filtrato attraverso il passaggio dalle am-lire.
Vedi questa interessante intervista del nostro Direttore a Marco Saba:

http://www.youtube.com/watch?v=4qo0m1yXsso

Per quanto riguarda il debito, non aumenta per lo scherzo di qualche spiritello, ma semplicemente per un fatto matematico.
Infatti un debito di 100 euro, alla scadenza diventa di 100+3 per l'interesse dovuto, diciamo al 3%. I 3 euro aggiuntivi, che non esistono nella massa monetaria attuale, devono essere creati ex novo dalla Banca Centrale che li "presta" allo stato, il quale, non producendo più la moneta in proprio, si indebita di ulteriori 3 euri, incrementando sia il debito complessivo dello stato, che la massa monetaria in circolazione.
Questo vale per quegli stati che hanno ancora la sovranità monetaria e una propria Banca centrale come gli USA, il Giappone, UK ecc.
Diversa e ancor più grave è la situazione dell'eurozona, dal momento che la BCE non è autorizzata a "stampare" moneta, cioè a comprare direttamente dagli stati i titoli di debito, costringe questi ultimi ad approvvigionars i di moneta offrendo i propri titoli di debito sul mercato (secondario), dove i tassi di interesse sono da "spread" e non da Banca Centrale.
Il risultato è che la massa monetaria non cresce, ma il debito incrementa a livelli esponenziali.
Che in tutte queste cose ci siano in fondo le opere e l'attività di uomini in carne e ossa, con tutti i loro pregi e difetti, è indiscutibile.
Resta tuttavia il fatto che i sistemi e le strutture sociali condizionano inevitabilmente le scelte e le azioni umane.
Prendi ad esempio il caso di Berlusconi, che dopo aver concluso in pompa magna un accordo di partenariato con il colonnello Gheddafi, subisce il ricatto del Quirinale (il difensore dell'art. 11 della Costituzione) e accetta la partecipazione dell'Italia all'aggressione della NATO alla Libia, rimanendo presidente del consiglio dei ministri.
Ma tant'è come disse un noto mafioso in un celebre film, gli uomini si suddividono in uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaqquaraquà.
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# pelzen 2012-11-05 01:57
Mi piacerebbe sapere che e quale fu, nella realtà del tempio massonico, questo ricatto di napoletame...
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# ggallo 2012-11-04 16:47
Buongiorno a tutti,
non credete che tutto questo modo di dipingere l'attuale classe politica, o meglio l'ovile politico, non sia la miglior campagna elettorale per l'ormai glorioso senatore Monti? Che si stia preparando per il secondo mandato senza neanche passare dalle elezioni?...
Maggiore sarà l'astensione, minore sarà lo sforzo per "guidare" i carrozzoni rimasti in piedi per un ulteriore quinquennio di necessario governo tecnico! Di 5 anni già anche la Merkel parla.
Che ne pensa direttore?
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# ulisse 2012-11-04 16:55
@cgdv: "...non... subire l'arguto piacentino in veste di Presidente del Consiglio. Infatti è molto probabile che proprio a causa della depressione di Hollande susseguente ai suoi stessi provvedimenti,c hi dirige la banda preferisca in Italia una riedizione di Monti piuttosto che una riedizione del progressismo cattocomunista + Vendola...".
Concordo con cgdv: i posti liberi dopo le elezioni saranno ...ai tavoli. Ignoro se lo statista di Bettola pensi di andare a fare il Presidente di qualcosa, né mi interessa entrare nella di lui inutilmente spaziosa testa, ma una cosa é certa: le tasse aumenteranno, e i posti liberi saranno quelli ...in piedi: Vice-Presidente del Consiglio é il massimo a cui potrà aspirare lo statista di cui sopra. Quirinale (Draghi), e Palazzo Chigi (Monti) sono già prenotati.
L'assoluzione di Vendola? Propedeutica all'ammorbidimento.E poi a Vendola lasceranno volentieri i matrimoni e le adozioni per i gay.
Amen!
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# giannizzero 2012-11-04 17:08
Anche alla mia amata Austria, da un annetto, le si è allargato lo spread. ('sto spread è come lo prostata). Altro segno che l'euro va bene solo per la Germania e il Lussemburgo.
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# Dany Zenobi 2012-11-05 01:47
Povera Francia: per cercare la rielezione Sarkò l'ha costretta a fare la seconda gamba dell'euro senza averne la forza, ne le caratteristiche , tentando la carta della "grandeur" sempre cara ai cugini d'oltralpe.

Pur avendo una valida burocrazia e un tessuto industriale di tutto rispetto, alla Francia mancano troppe cose per essere davvero "grandeur" o "uber alles". Ne cito solo alcune delle + importanti per brevità:

1) export trainato da prodotti di qualità altamente avanzati di elettrotecnica e meccanica, che occorrono per costruire tutti gli altri prodotti e dunque per realizzare le fabbriche di tutto il mondo (l'elettronica, appannaggio di USA/Giappone x la progettazione e paesi asiatici per la costruzione, a confronto non vale altrettanto). A latere poi c'è tutto l'indotto di qualità al servizio di questi 2 settori di punta: formazione, ricerca, sostegno politico, finanza.

2) settore bancario e assicurativo con elevata liquidità e mediamente non così speculativo come quello delle banche francesi o della city; che investe molto in assets reali o titoli di stato.

3) Francoforte (e non la City) vero alter ego di wall street in chiave europea, dove risiedono le teste pensanti e i boss dell'alta finanza d'europa; quelli che anno creato davvero l'europa ed emesso l'euro imponendo/comprando i tassi di concambio a loro più favorevoli (in germania non c'è stato nessun aumento di prezzo dei prodotti al passaggio marco/euro, come invece successe massimamente in Italia (raddoppio dei prezzi) e in varia misura agli altri paesi della neo unione monetaria; questo ha impoverito di colpo i mercati interni e dunque la struttura industriale di interi paesi, a tutto vantaggio dei tedeschi).

4) mentre gli altri paesi soffrivano piuttosto un impoverimento del mercato interno grazie al punto 3) la Germania aveva la ex DDR come nuovo mercato/nazione da ricostruire daccapo.
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# nicolas 2012-11-05 15:14
"Francoforte (e non la City) vero alter ego di wall street in chiave europea, dove risiedono le teste pensanti e i boss dell'alta finanza d'europa; quelli che anno creato davvero l'europa ed emesso l'euro imponendo/comprando i tassi di concambio a loro più favorevoli (in germania non c'è stato nessun aumento di prezzo dei prodotti al passaggio marco/euro, come invece successe massimamente in Italia (raddoppio dei prezzi) e in varia misura agli altri paesi della neo unione monetaria; questo ha impoverito di colpo i mercati interni e dunque la struttura industriale di interi paesi, a tutto vantaggio dei tedeschi). "

L'euro è una creatura diabolica pertorita dalle menti che dirigono il gioco delle monete a livello mondiale . Superfluo rimenzionarle, basta ricordarsi che comunque la 'unica base reale è a Londra e Wall Sttreet in attesa di ufficializzare la nuova sede,con lavori in fase avanzatissima, a Tel Aviv.
LA Germania, funge in questa operazione da Kapo'. Nel senso vero della parola perchè è una prigioniera con privilegi dell'euro. I tedeschi ,riporto le notizie ufficiose di un mio cugino ivi residente, non se la passano così bene a livello di pensionati e della base operaia più numerosa, quella meno abbiente. Insomma l'euro, per gli europei, è una sorta di strumento di guerra dichiarata all'Europa da parte del triangolo scaleno famigerato Londra- usraele senza dichiarazione. Una guerra sporca ,vile ma che ha forse il pregio,per il momento, di non aver creato spargimenti di sangue e distruzioni tipiche delle guerre convenzionali cui eravamo abituati.
Poichè ho un debole, ormai cronicizzato, per il Berlusca ,debbo dire che quando questi diede del Kapo' a Tale Schultz non sbagliava di molto visto che il nome mi sembra un tantino "deutsch".
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# Der Beobachter 2012-11-05 21:22
in germania non c'è stato nessun aumento di prezzo dei prodotti al passaggio marco/euro

non e' proprio vero. anche qui l'aumento di prezzo c'e' stato, solo... meno evidente per una questione visiva legata allo stesso valore decimale d-mark - euro.
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# Catello 2012-11-06 12:06
Ho saputo a quei tempi da un mio amico che vive in Germania che alla compagna tedesca che voleva comprare un'auto in contanti, l' hanno praticamente obbligata a comprarla a rate. Questo aumento indotto della massa monetaria circolante a debito potrebbe aver provocato un aumento dei prezzi, fin quasi a far confondere l'euro col vecchio marco.
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# pelzen 2012-11-05 12:49
Udite! Udite!
Dal tempio della massoneria mondiale (la lurida Albione) sgorga un avviso e chi ha orecchi per intendere intenda: cancellare il debito con un colpo di spugna. Questa la proposta "provocatoria" di un giornalista inglese: http://it.finance.yahoo.com/notizie/inghilterra-vuole-cancellare-il-debito-pubblico.html

Anche il Fiancial Times sembra valutare questo "suggerimento" popolare.
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# gianfranco56IT 2012-11-05 16:12
@raff,
"Resta tuttavia il fatto che i sistemi e le strutture sociali condizionano inevitabilmente le scelte e le azioni umane."
Sarà anche vero ma fino ad un certo punto.
Craxi a Sigonella - solo per citare un caso - non è certo il pavido Berlusconi.

"L'essere umano è l'essere sociale" Dalema Dixit... è quanto di più sinistroso si possa sentire!!!

Ma quì sconfineremmo nella filosofia.
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# raff 2012-11-05 18:37
Citazione gianfranco56IT:
@raff,
"Resta tuttavia il fatto che i sistemi e le strutture sociali condizionano inevitabilmente le scelte e le azioni umane."
Sarà anche vero ma fino ad un certo punto.
Craxi a Sigonella - solo per citare un caso - non è certo il pavido Berlusconi.

"L'essere umano è l'essere sociale" Dalema Dixit... è quanto di più sinistroso si possa sentire!!!

Ma quì sconfineremmo nella filosofia.


In realtà il concetto risale ad Aristotele che definì l'uomo uno zoon politikon, un animale politico e non era di sinistra.
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# raff 2012-11-05 18:50
@ gianfranco56IT

Certamente Craxi a Sigonella ebbe un comportamento diverso e lo pagò duramente. Sicuramente aveva una diversa collocazione nella classificazione del mafioso.
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