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Il realismo dell’Antico Testamento
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Apprezzo molto gli articoli di Blondet, Copertino e Chiari, nella speranza che sia occasione per rafforzare amicizie, e non per incrinarle. Per questo vorrei sottoporre un ragionamento di mediazione, su basi logiche, che tenga insieme tutti.

Non per buonismo, bensì per logica. Avete ragione tutti. E’ bene dividere il campo del ragionamento tra Antico Testamento e Nuovo Testamento, per una ragione altrettanto razionale che poi esporrò.

La fede cattolica deve tenere fermo il dogma che l’Antico Testamento sia ispirato dallo Spirito Santo. Ebbene, a mio avviso, la soluzione alla disputa è già qui, sotto i nostri occhi. Affinchè ci sia ispirazione, si richiede che l’oggetto dell’ispirazione non sia la storicità in quanto tale. Altrimenti non si capisce a che cosa servirebbe l’ispirazione. Se noi vogliamo narrare la storia degli Etruschi, non abbiamo bisogno di ispirazione soprannaturale o di Pentecoste: ci basta riportare delle fonti a nostra disposizione, fonti che vanno dagli elementi orali ai reperti sepolti.

Tucidide era ispirato? Il Centro Documentale di Egittologia è ispirato? In questo senso la sola ispirazione dello Spirito Santo sarebbe quella di farci impegnare per non scrivere deliberatamente il falso, ma in tal caso non sarebbe ispirazione: sarebbero semplici doni dello Spirito Santo uniti al rispetto dell’ottavo comandamento. Dunque è lo stesso significato analitico di ispirazione, a dirci che la Verità del contenuto ispirato non è una adeguazione all’oggetto secondo proprietà storiche. In altri termini, la valenza storica del contenuto ispirato è una proprietà diversa dalle proprietà garantite dall’ispirazione. In caso contrario avremmo che l’ispirazione sarebbe tout court rivelazione: cioè avremmo che l’Antico Testamento dovrebbe essere stato dettato direttamente da Dio o dai suoi angeli, come accade secondo i maomettani nel Corano.

Ma non è così; e non è così per nessuna corrente teologica nella storia del cristianesimo.

Ma allora, se l’ispirazione garantisce la presenza di certe proprietà nella Scrittura e se tra queste proprietà non può esserci direttamente la storicità, di quali proprietà si tratta?

A questo si deve rispondere. Quindi è inutile disputare su altre questioni. Questa è la questione centrale. Il che non vuol dire che non vi sia nessuna storicità nell’Antico Testamento; né che non si mai esistito un Mosè; significa semplicemente che la presenza di storicità nell’Antico Testamento è accidentale rispetto alla proprietà che esso ha in quanto ispirato.

Daccapo, di quali proprietà si tratta?

Proviamo a rispondere a questa domanda. Se rispondiamo a questa domanda salvaguardiamo la realtà ontologica dell’Antico Testamento e la togliamo ad una scienza ipotetica come la storia. L’ispirazione dell’Antico Testamento non può avere per oggetto una scienza ipotetica come la storia o l’archeologia.

Non confondiamo poi questa domanda con Marcione; infatti Marcione è uno storicista ribelle: è solo perché Marcione mantiene a priori la storicità come unico criterio di verità, che si trova poi a dover affermare l’accidentalità dell’Antico Testamento. Il fedele storicista, crede di dare massimamente valore all’oggetto scritturale, ma in realtà lo limita in partenza. Oltretutto, come ricorda Blondet, espone la verifica di Verità delle Scritture al metodo empirista, un metodo che su questo piano gioca in casa. Se poi volessimo tentare di ammettere per assurdo che l’Antico Testamento è semplicemente ispirato anche rispetto alla sua valenza storica, allora avremmo che è epistemologicamente falso: infatti l’esistenza di qualche reperto fossile più antico di 20.000 anni o la sfericità della Terra, lo avrebbe già falsificato.

Noi nel 2010 saremmo già obbligati a dire che, per esempio, su 7.000 elementi storici indicati nell’Antico Testamento, almeno qualche decina si è già dimostrata falsa. E i negatori del Cristianesimo ci domanderebbero: così come avete dovuto lasciar cadere quelle decine di tesi storiche, chi vi dice che non siano false anche le altre? A questo punto non varrebbe appellarsi all’ispirazione, giacchè la presunta ispirazione di oggetto storico non ha impedito che fossero dimostrate false almeno qualche decina di presunte tesi storiche.

Passiamo ora al Nuovo Testamento. Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, la sua storicità va considerata sotto una diversa prospettiva. La storicità del Nuovo Testamento è molto più reale della storicità di un manuale di storia. La storicità del Nuovo Testamento non è accidentale rispetto all’ispirazione. Si tratta di capire il perché.

Il perché è da ricercarsi nel concetto di storicità stesso del Nuovo Testamento: esso è connesso al concetto di Verità e di Verbo. Intanto si osservi che il Nuovo Testamento riporta le affermazioni dirette di Gesù Cristo in modo più o meno sinottico; e siccome Gesù è il Figlio incarnatosi, ogni affermazione proferita non può essere accidentale o ipotetica. Il Nuovo Testamento è semplicemente rivelato, più che ispirato. L’ispirazione ha influito solo su ciò che gli scrittori hanno sentito di ricordare o fissare, ovverosia sulle scelte specifiche di tutto il materiale rivelato agli Apostoli. In secondo luogo si osservi che eventi come la Verginità di Maria o la Resurrezione, sono eventi necessari. Cioè, se anche nessuno fosse stato testimone della Resurrezione, si sarebbe dovuto comunque affermare che esiste un evento storico come la Resurrezione di Cristo. Lo stesso vale per Ascensione e Assunzione. Infatti, se la morte è conseguenza del peccato originale e se Cristo è senza peccato (oltretutto è anche il Redentore) ne segue che la morte non può essere l’ultimo evento storico della storia terrena del Cristo. Lo stesso vale per la Verginità di Maria Santissima e per la sua Assunzione. Ne segue che se qualcuno dimostrasse che esiste il corpo di Gesù sepolto il Palestina, allora Gesù non potrebbe essere il Redentore. In questo caso è quindi impossibile che si possa dimostrare una siffatta cosa, poiché la non esistenza di un fatto storico (resurrezione) farebbe sì che Gesù sia e non sia il Figlio. Noi, faremmo bene a dire che Cristo è risorto perché è il Figlio; non che è il Figlio perché è risorto.

Lo stesso vale per la storicità di tutti i miracoli che ha operato e dei tanti di cui non ci è giunta testimonianza: Gesù aveva la possibilità di operare i miracoli perché era l’incarnazione del Verbo.

Non si devono invertire le premesse con le conclusioni però, altrimenti avremmo che Gesù è Dio a posteriori. Questo sarebbe il metodo di intelligenza della fede di Erode. Insomma, nel Nuovo Testamento la storicità è così unita alla Verità teologica e ontologica che quella storicità è a-priori.

Lo stesso discorso, per le ragioni fin qui viste, non vale però con i fatti dell’Antico Testamento. Trovate un passaggio storico nell’Antico Testamento - storico vuol dire NON pertinente con angeologia, demonologia, cosmologia, antropologia, escatologia o attesa del Messia - che sia tale per cui negandone la storicità si contraddica la dogmatica cattolica. Nessuno. Ed è bene che non ve ne sia nessuno.

Qui, bisogna dirlo, è acuta anche un’altra osservazione di Blondet; si vede che egli analizza le cose sempre anche con uno spirito strategico e cripto-polemologico. Infatti, se noi cattolici insistiamo nel legare l’oggetto dell’ispirazione divina con la grezza storicità dei racconti veterotestamentarii – oltre a commettere un errore logico come visto sopra – ci mettiamo nelle fauci dei lupi: infatti consentiamo ai negatori del cristianesimo di negare la Verità aggirando Cristo e andando direttamente a spolverare sassi nel Mar Morto.

Oggi siamo fortunati perché la giudeo-massoneria si trattiene dall’attaccare il fideismo storicista al 100% per un motivo molto semplice: ci sono di mezzo gli interessi ben più immanenti, politici e storicisti della religione ebraica e del sionismo. Tuttavia vediamo chiaramente come la validità del cristianesimo neotestamentario si stia facendo riassorbire sul piano archeologico: prendiamo i libri del bamboccio kippah-Augias. Questi libri non scalfirebbero minimamente un cristianesimo arroccato sulla metafisica di metodo tomista: prima la Verità di fede fondata su Logos, poi conferma nei fatti e nei tipi umani delle Scritture. Mentre questi atei storici diventano competitivi se noi per primi reputiamo vitali elementi storici che vitali non sono.

Spero di avere suggerito una via utile sulla quale fondare il realismo dell’Antico Testamento, oltre la storicità empirica. Sullo storicismo empirico/archeologico, credo dovremmo dire ai vari scavatori lasciate che i morti seppelliscano i loro morti; meglio, lasciate che i morti riesumino i loro morti.

Non ci interessa ciò che può uscire da qualche scavo. Ciò che esiste e fonda la nostra fede cristiana cattolica non si può trovare o confutare con un badile o con qualche coccio.

Luca Araldi



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