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Basta! Lo dico a voi lettori, ai troppi che mi chiedete un commento sulla dichiarazione dei redditi di Prodi.
Il povero del parlamento: 89.514 euro l’anno.
Maligni, malfidenti! Pettegoli! Anime piccine, pronte a dubitare della frugale austerità di una vita da cattolico adulto, tutta spesa al servizio dello Stato e ai vertici del parastato, incorruttibile esecutore della «Volontà Generale».
Io mi rivolgo a Prodi in ginocchio, pregandolo di perdonarvi: lui santo, lui povero e buono.
Io la difenderò, divina Mortadella, da tutte le malelingue e le invidie.
Solo la prego, la scongiuro: mi dica chi è il suo commercialista.
Bravissimo.
Dove posso trovarlo?
Posso affidare a lui il mio CUD per il mio 730 che, l’assicuro, non è abissalmente lontano dal suo modesto reddito?
Chi è? Il ragionier Visco? Il dottor Padoa Schioppa in persona?
Me lo dica: ma lo dica solo a me. La prego. La scongiuro.
Sì, lo so che lei non rivela a nessuno il nome del suo sacro fiscalista.
Nemmeno ad un amico come Sircana, visto che dichiara 254 mila euro annui, il triplo di lei, benchè l’anno scorso fosse solo un dirigente delle Ferrovie: ecco perché si corrompe e frequenta cattive e costose compagnie!
Ma lei no, lei no, Grande Mortadella.
Lei no! Lei ha passato trenta o quarant’anni ai vertici dell’IRI, dove ha maneggiato migliaia di miliardi: nemmeno una briciola è rimasta attaccata alle sue dita immacolate.
Lei è stato ministro dozzine di volte a cominciare dal 1975: belle paghe d’accordo, ma sappiamo che quel che lei guadagnava la mattina lo aveva già distribuito la sera ai poveri e ai partiti: oh don Bosco del parastato! O madre Teresa delle Partecipazioni.
Mai nulla da parte per sé.
Mai nulla.
Certo, ho visto la casetta di Bologna.
Carina, ampia.
I maligni potrebbero credere che solo di reddito presunto valga la metà di 89 mila euro l’anno.
Ma no, ma no: chi la ama e ha fede in lei, sa che si tratta di un bugigattolo, e forse nemmeno di sua proprietà.
Intestato a sua moglie, forse?
O risulta in affitto a una finanziaria estera?
O del comune di Bologna?
Dov’è il trucco?
Come vede, mi occorre il telefonino del suo bravissimo commercialista.
Anche perché io, che guadagno quasi come lei di pensione dopo 40 anni di giornalismo, sarei grato se volesse aiutarmi a defalcare il reddito presunto del bilocale che abito in periferia, di mia assoluta proprietà.
E la Nomisma, la società di consulenza da lei fondata, e che grazie a lei ha da sempre grassissime consulenze pubbliche?
Ma no, ma no!
Lo so, non è mai stata sua! E produce solo un sacco di spese e di grane.
Lo so, le credo ciecamente: solo mi dia il numero, la prego, del suo commercialista.
Vorrei conoscere i segreti della sua povertà.
Ha forse dilapidato?
Anche lei coi trans?… (Oh, mi perdoni di averlo anche solo pensato!), o con il gioco d’azzardo, come Emilio Fede? Non posso crederlo, lei incorruttibile, lei Robespierre adulto!
Ma allora, mi dica, a che serve farsi assumere dalla Goldman Sachs?
Questo è il vero scandalo: la Goldman Sachs paga i suoi servi «latinos» una miseria, i 14 dollari al giorno che si danno ai raccoglitori messicani di fragole in California.
L’hanno sfruttata, mio immenso benefattore.
L’hanno fatta piangere, tutte quelle ore con la schiena curva sotto il sole a raccogliere fragole per la banca d’affari più ricca del mondo.
Lo so, lo so, schiavisti americani!
E che dire degli schiavisti inglesi, che per tanto tempo l’hanno voluta a tener lezioni alla London School of Economics?
Lo so, era un lavoro gratuito, lei lo faceva per insegnare al mondo le sue dottrine economiche, così originali, così adulte.
Era un apostolato.
Ma io la vedo con gli occhi del cuore, mio amato presidente, apostolo della sinistre, mentre col cappellone di paglia raccoglie il cotone e intona «Banana Boat» con gli altri schiavi negri, per ricacciare la tristezza!
Che bella voce ha, zio Tom!
Ma questo è il destino dei grandi: una vita a sgobbare per loro, e cosa ti resta?
Un pugno di mosche.
Una bicicletta, al massimo.
Sì, è dura la vita per persone oneste come lei.
Per questo le chiedo, in ginocchio, il nome del suo commercialista: perché anch’io voglio diventare onesto.
Cambiare vita.
Voglio essere povero anch’io: ecco perché devo sapere chi le stila la denuncia dei rediti.
Come fa?
Pagamenti estero su estero? Emolumenti istituzionali esentasse? Comodati? Società lussemburghesi? Bandiere ombra?
Me lo dica, me lo confidi, o santo mortadello!
Non lo dirò a nessun altro.
La scongiuro, la imploro.
E se non può, almeno stenda su di me le sue mani sante: mi guarisca dalla scrofola e dalle emorroidi, lei taumaturgo, lei san Filippo Neri del partitismo perfetto, lei santa Rita della Burocrazia e dell'Ulivo!
So che lei può fare miracoli per i suoi cari.
Ne faccia uno anche per me.
Maurizio Blondet
