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Il reiki è una tecnica di origine giapponese per ridurre lo stress, rilassarsi e incrementare il proprio grado di benessere fisico e morale.
Benché il reiki non si presenti come un sostituto o un’alternativa rispetto alla medicina tradizionale, è spesso inquadrato fra le «terapie complementari» che affiancano la medicina.
Il nome reiki è anche usato per designare il movimento - in senso lato (giacché non esiste un’organizzazione unitaria) - di coloro che praticano questa tecnica e condividono un certo numero di principi che la sostengono.
La tecnica si basa sull’idea che un’energia (ki) universale (rei) scorre all’interno di tutti gli esseri viventi.
Il flusso di questa energia può essere migliorato - o corretto, in caso di deviazioni - tramite semplici gesti di una persona iniziata al reiki, che appoggia le mani su un’altra persona (o su se stessa), ovvero semplicemente leva le mani in direzione dell’altro, senza toccarlo.
La diffusione del reiki in Occidente è iniziata negli Stati Uniti nel 1938, e ha avuto un notevole successo.
Si calcola che oltre un milione di persone oggi nel mondo si sottopongano regolarmente a sedute di reiki.
Insieme con il successo, si è manifestata anche qualche polemica.
Le diverse scuole, centri, associazioni di reiki non sempre vanno d’accordo fra loro.
Alcuni gruppi sono accusati da altri di chiedere cifre esorbitanti o comunque eccessive. (1)
La storia della nascita del movimento è controversa e soffre la difformità di due distinte narrazioni: una in ambito occidentale, americano-europeo, la cosiddetta «tradizionale», ai confini con la leggenda, senza riscontri storici e con molto incongruenze, diffusa da Hawaio Takata, una donna di origine giapponese ma di nazionalità statunitense e residente alle Hawaii, che guarita da una malattia grazie a trattamenti con Reiki, fu iniziata a master, e diffuse questo metodo di guarigione nelle Hawaii, negli Stati Uniti e finalmente in Europa; l’altra più documentata in ambito giapponese, Paese d’origine del suo iniziatore, Mikao Usui, grazie soprattutto a discepoli europei che hanno voluto investigare sulla storicità del movimento. (2)
Ma cosa è il reiki?
E che tipo di giudizio può e deve avere il cattolico nei confronti dei suoi contenuti dottrinali?
Il presupposto filosofico sotteso è perfettamente consono con i parametri di una corrente mentalità New Age, che suppone una visione panteistica di fondo, facilmente rinvenibile nella convinzione di una «energia» diffusiva presente nell’intero universo e di cui l’uomo sarebbe parte integrante; il punto di incontro delle due energie, Rei e ki, il maschile e il femminile, fa sì che sia originato il «figlio» ad immagine dell’amore nella coppia: Rei, il Cielo, ossia il Padre, si incontra con ki, la Terra, ossia la Madre e si fondono.
Il tutto viene rappresentato con il simbolo della croce costituita dal corpo umano a braccia aperte: il punto d’incontro tra Rei e ki ha luogo all’incrocio dei due bracci, il braccio verticale come energia che scende e che sale si incrocia con il braccio orizzontale in corrispondenza della ghiandola timo, vicino al cuore. (3)
Siamo di fronte ad una sorta di sistema bipolare, composto di un polo maschile (attivo e positivo) e di un polo femminile (passivo, recettivo e negativo), entrambi complementari.
Il benessere della persona dipende dunque dall’equilibrio tra i due poli.
La malattia è causata da una forma di squilibrio del ki dell’individuo, mentre la guarigione consisterà appunto nel ripristino di tale discrepanza di flusso energetico.
Queste posizioni sono chiaramente inconciliabili con l’insegnamento della nostra fede, e, pertanto incompatibili con la visione autentica della realtà, per la quale Dio è completamente altro rispetto al creato e quindi la sua esistenza e la sua verità costituiscono una realtà (anzi la Realtà) autosussistente, Atto Purissimo, distinto da ogni cosa che non sia Lui, causa ed origine di tutto quel che esiste.
Supporre l’esistenza di un flusso energetico omnipervasivo significa ammettere una omogeneità ontologica della creatura con il Creatore, cosa, che - benché sia ritenuta ovvia nelle grandi correnti di pensiero dell’Oriente - è aberrazione alla sana ragione e svilimento della verità su Dio e sulla sua infinita trascendenza.
Dio, per essere tale, non può aver bisogno di essere altro da Sé, ma deve necessariamente esaurire in Se Stesso la sua ragion d’essere ed esistenza.
Questi è il Dio cristiano della Chiesa cattolica.
La sana ragione può e deve riconoscere questa verità ovvia a chi non copra gli occhi del cuore ed il proprio intelletto con le coperte di paludati e vani ragionamenti falsi, contraddistinti da interne incongruenze superate soltanto dal ricorso al sofisma (cioè alla menzogna che si ammanta del vero).
Ma nel Reiki c’è qualcosa di più dannoso ancora.
E’ facile supporre infatti che non ci si trovi di fronte soltanto a falsi irenisti presupposti dottrinali ma finanche ad una sorta di esoterismo magico dannosissimo per la vera spiritualità, capace soltanto di illudere l’uomo in una sorta di autoappagamento del proprio ego frustrato e superbo, incapace (perché non umile) di riconoscere il male che lo corrompe dal di dentro, dal cuore, che ha iniziato a macerare le viscere dello spirito a seguito della caduta originale.
Si consulti al riguardo il valido contributo del GRIS (4), nel quale bene si evidenziano alcuni aspetti comuni ad altre pratiche magico-rituali, la cui precipua caratteristica è quella di «dominare» il reale e di soggiogarlo alle proprie «forze» o energie che dir si voglia.
Occorre a questo punto puntualizzare quanto segue: l’inganno di queste correnti di pensiero risiede fondamentalmente nella pretesa capacità auto-divinizzante posseduta da ogni individuo e radicata nel postulato di una medesima natura di cui ogni essere vivente sarebbe partecipe: quella divina.
L’uomo non abbisogna di redenzione, perché deve solo riscoprire il divino in sé, che ha smarrito in una sorta di quiescenza dello spirito; il risveglio spirituale, la consapevolezza, l’illuminazione è la fine di questo percorso e l’inizio della scoperta della verità.
Questo processo di riscoperta di tale potenzialità nascoste è un’esperienza che l’umanità sta già vivendo ora, e culminerà presto in un futuro di pace e di benessere collettivi.
Questi assiomi soffrono tuttavia, tra le altre incongruità, una duplice debolezza: primo, sono assolutamente non dimostrati né dimostrabili; secondo, sono contraddetti dalla realtà delle cose, la quale, invece, bene è rivelata nella Sacra Scrittura (soprattutto nell’Apocalisse e nei Vangeli), la quale nel predire gli ultimi tempi e ciò che li precederà descriverà perfettamente l’abisso di immoralità, depressione, tristezza, odio ed infelicità (tutti mali derivati dalla perdita della vera fede) in cui è, purtroppo, molto semplice imbattersi oggigiorno.
Cattolici, aprite dunque gli occhi!
Non scavatevi cisterne screpolate dalle quali attingere l’acqua della vita, abbandonando le fonti della vera felicità!
Se si vuole la guarigione totale di tutto quel che si è (corpo, anima e spirito), si deve riconoscere in primo luogo la sovranità infinita di Dio (dell’unico Dio, dell’unica Chiesa), la debolezza e la miseria della propria condizione e la potenza infinita guaritrice dell’unico Signore e Salvatore, Gesù Cristo, nel cui nome ogni ginocchio si piega e si piegherà in eterno.
Stefano Maria Chiari
Note
1) Da http://www.cesnur.org/testi/reiki.htm
2) Da http://www.nonsoloreligione.it/dati/Reiki.ZIP
3) Da http://www.nonsoloreligione.it/dati/Reiki.ZIP
4) http://www.saluzzo.chiesacattolica.it/gris/articoli/relig_mag_nculti/
esot_spirit/file_doc/reiki_praticamagica_49.doc
