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Intervista dello Spiegel al presidente iraniano Ahmadinejad «Noi siamo decisi» (29 05 2006)
Intervista
06/07/2006
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad

Pubblichiamo integralmente la seguente intervista, rilasciata a Teheran ai giornalisti Gerhard Sporl, Stefan Aust e Dieler Bednarz; sulla stampa italiana la stessa ha avuto una scarsissima eco.


Spiegel: Signor presidente, lei è un fan del calcio e lei stesso gioca volentieri al calcio.
Se la nazionale iraniana l'11 giugno gioca in Germania contro il Messico, lei sarà presente nello stadio di Norimberga?


Ahmadinejad: Dipende. In ogni caso vedrò ovviamente la partita, ma se la vedrò a casa davanti alla TV o altrove, non lo so ancora. La mia decisione dipende da molti fattori.


Spiegel: Per esempio?


Ahm: Quanto tempo ho a disposizione, come sono certe relazioni, se ne ho voglia e parecchie altre cose.


Spiegel: in Germania vi è stata molta indignazione quando si venne a sapere che lei forse sarebbe venuto ai campionati mondiali di calcio. Ne è rimasto stupito?


Ahm: No, non è importante, non ho capito come è avvenuto tutto ciò. Per me non aveva alcuna importanza. Non posso capire tutta questa eccitazione.


Spiegel: Ha a che fare con le vostre osservazioni sull'olocausto. Il fatto che il presidente iraniano neghi l'omicidio sistematico dei tedeschi nei confronti degli ebrei, scatena inevitabilmente indignazione.


Ahm: Non comprendo esattamente il nesso e il contesto.


Spiegel: prima lei fa le sue osservazioni sull'olocausto, poi arriva la notizia che lei eventualmente viene in Germania - questo procura eccitazione. Lei ne è stato sorpreso?


Ahm: No, in alcun modo, poiché la rete del sionismo è molto attiva sul piano mondiale, anche
in Europa, perciò non me ne sono stupito. Noi abbiamo visto il popolo tedesco come interlocutore. Con i sionisti non abbiamo nulla a che fare.


Spiegel: In Germania la negazione dell'olocausto è punita. Lei è indifferente davanti all'indignazione nei suoi confronti?


Ahm: Io so che lo Spiegel è una rivista molto rinomata, ma non so se voi avete la possibilità
di pubblicare la verità sull'olocausto. Siete autorizzati a scrivere tutto in merito?


Spiegel: Certamente noi siamo autorizzati a scrivere sulle conoscenze della ricerca storica
negli ultimi 60 anni. Dal nostro punto di vista non vi è alcun dubbio che i tedeschi - purtroppo - hanno la colpa dell'assassinio di 6 milioni di ebrei.


Ahm: Bene, abbiamo quindi stimolato una discussione molto concreta. Poniamo due domande chiare. La prima: l'olocausto si è veramente compiuto? Voi lo affermate. Allora ecco la seconda domanda: Chi ne ha la colpa? La risposta a questa domanda deve essere trovata in Europa e non
in Palestina. E' però del tutto chiaro: se l'olocausto è avvenuto in Europa, allora la risposta deve essere trovata parimenti in Europa e non in Palestina. D'altra parte: se l'olocausto non è avvenuto, perché questo regime di occupazione…
Spiegel:… Lei intende lo Stato di Israele…


Ahm:  Si è imposto? Perché i Paesi europei si sentono obbligati e si impegnano a difendere questo regime? Permettetemi di affrontare un punto ulteriore. Noi siamo dell'opinione che quando un dato storico corrisponde alla verità, questa verità apparirà tanto più alla luce del giorno quanto più
la si ricercherà  e quanto più se ne parlerà.


Spiegel: questo è avvenuto da lungo tempo in Germania.


Ahm: Noi non vogliamo né confermare né negare l'olocausto. Noi siamo contro ogni forma di crimine contro qualsiasi popolo, ma noi vogliamo sapere se questo crimine sia realmente accaduto o no. Se si, allora devono essere puniti quelli che ne sono responsabili e non i palestinesi. Perché non è permesso indagare un fatto che è avvenuto 60 anni fa? Nella fattispecie vi sono altri eventi storici, che in parte sono avvenuti  parecchie migliaia di anni fa, che sono oggetto di una ricerca libera e anche i governi l'appoggiano.


Spiegel: Signor presidente, ci consenta, l'olocausto è avvenuto, ci furono campi di concentramento, ci sono atti sull'annientamento degli ebrei, si sono svolte molte ricerche e non vi è il benché minimo dubbio sull'olocausto e nemmeno sul fatto che tedeschi - lo deploriamo moltissimo - ne siano responsabili. Se possiamo ancora aggiungere una cosa: il destino dei palestinesi è di nuovo una questione del tutto diversa e ci porta nel presente.


Ahm: No, no, le radici del conflitto palestinese devono essere cercate nella storia. L'olocausto e la Palestina sono in rapporto diretto l'uno con l'altro. E se l'olocausto è esistito effettivamente, allora permettete che gruppi non partigiani di tutto il mondo facciano le loro indagini. Perché voi limitate le ricerche ad un gruppo determinato? Io non intendo naturalmente voi, ma i governi europei.


Spiegel: Lei continua a sostenere che l'olocausto è soltanto "un mito"?


Ahm: Accetto qualcosa come verità soltanto quando ne sono veramente convinto.


Spiegel: Anche se tutti gli scienziati occidentali non nutrono alcun dubbio sull'olocausto?


Ahm: In Europa sulla questione vi sono due opinioni. Un gruppo di scienziati o di persone, che perlopiù sono motivate politicamente, dicono che l'olocausto è avvenuto. Poi vi è però il gruppo di quegli scienziati che sostengono una concezione  opposta e sono perciò in massima parte arrestati. Vi deve allora essere un gruppo non partigiano per indagare e prendere una posizione su questo tema molto importante. Giacché la chiarificazione di questo problema contribuisce alla soluzione di problemi mondiali. Sotto il pretesto dell'olocausto avvenne una polarizzazione molto forte e una formazione di fronti a livello mondiale. Sarebbe quindi molto bene se un gruppo internazionale e non partigiano affrontasse la cosa per far chiarezza una volta per tutte. Di solito accade che i governi promuovano e appoggino il lavoro dei ricercatori sugli eventi storici e non li gettino in prigione.


Spiegel: Di chi si tratta, a quali ricercatori pensa?


Ahm: Voi lo sapete meglio di me, voi avete la lista. Sono persone dell'Inghilterra, della Germania, della Francia e dell'Australia.

Spiegel: Probabilmente lei pensa per esempio all'inglese David Irving, al tedesco canadese Ernst Zündel, che è processato a Mannheim e al francese Georges Theil, che tutti quanti negano l'olocausto.


Ahm: Il solo fatto che le mie esternazioni abbiano portato a queste proteste violente, sebbene io non sia europeo, e anche il fatto che io venga confrontato con certe persone nella storia tedesca, indica come nel vostro Paese l'atmosfera per i ricercatori sia conflittuale. Qui in Iran  possono stare tranquilli.


Spiegel: Noi facciamo questo dibattito storico con lei per motivi del tutto attuali. Lei mette in discussione il diritto di Israele all'esistenza?


Ahm: Guardate, le mie concezioni sono assolutamente chiare. Noi diciamo, se l'olocausto è avvenuto allora l'Europa deve tirare le conseguenze e non è la Palestina che ne deve pagare il prezzo. Se non è avvenuto allora gli ebrei devono ritornare là, da dove sono venuti. Io penso che oggi anche il popolo tedesco è prigioniero dell'olocausto. Nella seconda guerra mondiale sono morti 60 milioni di uomini, la seconda guerra mondiale fu un crimine gigantesco. Noi condanniamo tutto ciò, noi siamo contro lo spargimento di sangue, e indipendentemente dal fatto se si tratta di un crimine contro un musulmano o contro un cristiano o contro un ebreo. La questione è: perché fra questi 60 milioni di uomini soltanto gli ebrei sono al centro dell'attenzione?


Spiegel: Non è così. Tutti i popoli sono in lutto per le vittime che la seconda guerra mondiale ha richiesto, tedeschi e russi e polacchi e altri ancora. Tuttavia noi come tedeschi non possiamo liberarci da una colpa speciale, cioè dall'assassinio sistematico degli ebrei. Ma forse dobbiamo passare però ora al prossimo tema.


Ahm: No, vi devo rivolgere una domanda. Quale ruolo ha mai giocato la gioventù attuale nella seconda guerra mondiale?


Spiegel: Nessun ruolo.


Ahm: Perché essa deve avere sentimenti di colpa davanti ai sionisti? Perché i costi per i sionisti devono essere pagati di tasca loro? Se delle persone allora hanno commesso dei crimini dovevano essere portati davanti al tribunale 60 anni fa. Chiuso! Perché oggi il popolo tedesco deve essere annientato per il fatto che nel corso della storia vi fu un gruppo di uomini che hanno fatto
dei crimini nel nome dei tedeschi?


Spiegel: Il popolo tedesco attuale non ne può nulla. Ma vi è una sorta di vergogna collettiva per quelle azioni che i nostri padri e i nostri nonni commisero nel nome tedesco.


Ahm: Come può una persona, che non ha vissuto in quel tempo, essere responsabile giuridicamente?


Spiegel: Non giuridicamente, ma moralmente.


Ahm: Perché mai viene inflitto al popolo tedesco così tanto? Il popolo tedesco non ha nessuna colpa oggi. Perché il popolo tedesco non può avere il diritto di difendersi? Perché vengono sottolineati i crimini di un gruppo con tanta forza, invece di mettere in luce la grande eredità
della cultura tedesca? Perché i tedeschi non devono avere il diritto di manifestare la loro opinione?


Spiegel: Signor presidente siamo senz'altro coscienti che la storia tedesca non è costituita soltanto dai dodici anni del Terzo Reich. Tuttavia dobbiamo accettare che nel nome tedesco sono stati commessi terribili crimini. Anche noi lo pensiamo ed è un grande contributo quello dato dai tedeschi nella storia del dopoguerra, perché essi si sono confrontati criticamente con il passato.


Ahm: siete pronti voi a comunicarlo anche al popolo tedesco?


Spiegel: O sì, lo facciamo.


Ahm: Sareste disposti a permettere che un gruppo non partigiano chieda al popolo tedesco se esso condivide la vostra opinione? Nessun popolo accetta il suo annientamento.


Spiegel: Nel nostro Paese ogni domanda è permessa. Ma naturalmente in Germania vi sono radicali di destra che non soltanto hanno una posizione antisemita, ma sono nemici degli stranieri e noi riteniamo che siano in effetti un pericolo.


Ahm: Ho una domanda per voi. Quanto a lungo le cose devono andare avanti in questo modo? Quanto a lungo voi pensate che il popolo tedesco debba essere ostaggio dei sionisti? Quando finirà questa storia, ci vorranno 20, 50, 1000 anni?


Spiegel: Noi possiamo parlare soltanto per noi. Lo Spiegel  non è ostaggio di nessuno, lo Spiegel non si occupa soltanto del passato tedesco e dei crimini dei tedeschi. Nel conflitto palestinese noi non siamo in modo acritico al fianco di Israele. Tuttavia una cosa teniamo ferma con risolutezza: noi siamo critici, noi siamo indipendenti, tuttavia in ogni caso non permettiamo senza protestare che il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, nel quale vivono molti sopravvissuti dell'olocausto, venga posto in questione.


Ahm: Proprio questo diciamo. Perché voi dovreste sentirvi obbligati nei confronti dei sionisti?
Se vi fu l'olocausto Israele deve stare in Europa e non in Palestina.


Spiegel: Lei vuole 60 anni dopo la fine della guerra trasferire di nuovo tutto un popolo?


Ahm: Cinque milioni di palestinesi sono da 60 anni senza patria. E' strano: da 60 anni pagate risarcimenti a causa dell'olocausto e ancora per 100 anni dovete pagare. Ma perché mai il destino dei palestinesi non è oggetto di discussione?


Spiegel: I palestinesi sono molto appoggiati dagli europei, poiché noi abbiamo anche una responsabilità storica per la pace che deve finalmente ritornare in questa regione. Ma anche lei non ha questa responsabilità?


Ahm: Sì, ma aggressione, occupazione e ripetizione dell'olocausto non portano alla pace.
Noi vogliamo una pace duratura, dobbiamo risolvere il problema alla radice. Mi rallegro del fatto che voi siete uomini onesti e dite di essere obbligati ad appoggiare i sionisti.


Spiegel: Non abbiamo detto questo, signor presidente.


Ahm: Avete detto gli israeliani.


Fine prima parte...



Traduzione dal tedesco è del professor Francesco Coppellotti



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