


Seconda parte dell'intervista, rilasciata a Teheran ai giornalisti Gerhard Sporl, Stefan Aust e Dieler Bednarz; sulla stampa italiana la stessa ha avuto una scarsissima eco.
Spiegel: Signor presidente, noi parliamo dell'olocausto perché noi vogliamo parlare del possibile armamento nucleare dell'Iran - e perciò lei è considerato un pericolo in Occidente.
Ahm: Parecchi gruppi in Occidente amano classificare cose o persone come pericolose. Prego, voi siete liberi di giudicare così come lo ritenete giusto.
Spiegel: Il nocciolo della questione suona: volete armi nucleari per il vostro paese?
Ahm: Permettetemi di provocare una discussione: quanto a lungo, credete, si possa governare il mondo con la retorica di alcune potenze occidentali? Non appena si dice qualcosa contro una persona si scatenano la propaganda e le menzogne, le diffamazioni e i ricatti. Quanto a lungo bisogna andare avanti così?
Spiegel: Noi siamo qui per trovare la verità. Il capo di Stato di un Paese vicino ha detto per esempio allo Spiegel : «They are very keen in building the bomb» E' vero?
Ahm: Considerate che la nostra discussione con voi e con i governi europei si muove però su un piano totalmente diverso, più elevato. Noi troviamo che questo sistema giuridico secondo il quale un paio di Paesi impongono la loro volontà al resto del mondo è discriminante e instabile. 139 Paesi sono membri della IAEA (Autorità internazionale per l'energia atomica) a Vienna, anche noi. Sia lo statuto della IAEA sia il trattato di non proliferazione nucleare, come tutti gli accordi di sicurezza, concedono ai Paesi membri il diritto di disporre del ciclo del combustibile atomico; questo è il diritto legalmente legittimato di ciascun popolo. Inoltre l' IAEA è stata costruita anche per accelerare il disarmo di quelle potenze che disponevano già delle armi atomiche. E ora ecco quello che capita: l'Iran aveva la miglior collaborazione con l'IAEA. Abbiamo avuto più di 2000 ispezioni nei nostri impianti, gli ispettori hanno ricevuto da noi più di 1000 pagine di documenti.
Le loro macchine fotografiche sono installate nei nostri centri nucleari. In tutti i resoconti la IAEA ha sottolineato che non vi sono indizi per irregolarità dell'Iran. Questo è un aspetto del problema.
Spiegel: La IAEA non è del tutto d'accordo con lei su questo punto.
Ahm: L'altra faccia della questione è però: vi sono Paesi che hanno sia l'energia nucleare sia anche le armi nucleari. Essi utilizzano le loro armi nucleari per minacciare altri popoli. Proprio queste potenze dicono che sono preoccupate per l'Iran che devia dall'utilizzo pacifico. Noi diciamo, se queste potenze sono preoccupate possono controllarci. Ma queste potenze dicono: gli iraniani non possono concludere il ciclo nucleare, poiché in questo caso vi sarebbe allora la possibilità che essi devino dall'utilizzo pacifico. Noi diciamo che questi stessi Paesi da lungo tempo hanno deviato dall'utilizzo pacifico. Queste potenze non hanno il diritto di parlare con noi in questo modo. Quest'ordine è ingiusto, non può durare.
Spiegel: Signor presidente la domanda decisiva suona però: come diventa pericoloso il mondo se ancor più Paesi diventano potenze atomiche - se un Paese come l'Iran, il cui presidente lancia minacce, costruisce la bomba in una regione ricca di crisi?
Ahm: Noi siamo fondamentalmente contrari a che vengano ancora costruiti arsenali con armi atomiche. Abbiamo perciò proposto che sia fondata un'organizzazione non partigiana e che le potenze atomiche siano disarmate. Noi non abbiamo bisogno di armi, noi siamo un popolo civilizzato e ricco di cultura, la nostra storia mostra che noi non abbiamo mai attaccato alcun Paese.
Spiegel: L'Iran non ha affatto bisogno della bomba che vuol costruire?
Ahm: E' tuttavia interessante che a suo tempo i Paesi europei volessero concedere tecnologia nucleare al regime dittatoriale dello Scià. Questo regime era pericoloso, tuttavia essi erano pronti a fornirgli la tecnologia atomica. Ma da quando vi è la Repubblica Islamica queste potenze sono contro. Lo sottolineo ancora una volta, noi non abbiamo bisogno di nessuna arma atomica. Poiché noi siamo onesti e agiamo in modo conforme alla legge, ci atteniamo anche a quello che diciamo. Non siamo degli ingannatori. Vogliamo soltanto far valere il nostro legittimo diritto. Inoltre io non ho minacciato nessuno - anche questo fa parte della macchina propagandistica che da voi funziona contro di me.
Spiegel: Non sarebbe allora necessario darsi da fare perché nessuno sia angosciato all'idea che voi potreste produrre armi nucleari da impiegare probabilmente contro Israele, scatenando così eventualmente una guerra mondiale? Signor presidente, lei siede su un barile di polvere.
Ahm: Consentitemi di dire due cose. Nessun popolo della regione è angosciato per noi. E nessuno deve angosciare i popoli. Crediamo che se gli USA e questi due o tre Paesi europei non si immischiassero, i popoli di questa regione vivrebbero insieme in pace, come nei millenni precedenti. Anche Saddam Hussein venne spinto nel 1980 da Paesi in Europa e dall'America
a condurre una guerra contro di noi. In rapporto alla Palestina il nostro punto di vista è chiaro.
Noi diciamo: consentite che i proprietari di questo Paese dicano la loro opinione. Fate parlare gli ebrei, i cristiani e i musulmani. Gli avversari di questa proposta preferiscono la guerra e minacciano la regione. Perché gli USA e questi due o tre Paesi europei sono contrari? Io penso: quelli che mettono in galera i ricercatori sull'olocausto sono per la guerra contro la pace.
Il nostro punto di vista è democratico e pacifico.
Spiegel: I palestinesi però da lungo tempo sono un passo avanti nei suoi confronti; essi riconoscono infatti Israele come fatto, mentre lei vuole continuare a cancellarlo dalla carta geografica.
I palestinesi sono pronti ad una soluzione dei due Stati, mentre lei nega ad Israele il diritto all'esistenza.
Ahm: Voi vi ingannate. Voi avete visto però che il popolo nelle elezioni libere in Palestina ha scelto Hamas. Noi diciamo né voi né noi dovremmo farci portavoce del popolo palestinese. I palestinesi devono essi stessi dire quello che vogliono. E' abituale però in Europa fare un referendum per ogni problema. Si dovrebbe dare anche ai palestinesi l'occasione di esprimere la loro opinione.
Spiegel: I palestinesi hanno il diritto al proprio Stato, ma gli israeliti a nostro avviso hanno un uguale diritto.
Ahm: Da dove sono giunti gli israeliti?
Spiegel: Non dimentichi che se noi volessimo computare da dove gli uomini sono giunti, allora anche gli europei dovrebbero ritornare nell'Africa orientale, da dove tutti gli uomini originariamente provengono.
Ahm: Noi non parliamo degli europei, ma dei palestinesi. I palestinesi erano là in Palestina. Adesso sono diventati cinque milioni di profughi. Non hanno nessun diritto a vivere?
Spiegel: Signor presidente non arriva un bel giorno il momento di dire: il mondo è come è e noi dobbiamo farcela con lo status quo, come esso è? Dopo la guerra contro l'Iraq, l'Iran è però in una situazione favorevole. L'America ha de facto perso la guerra in Iraq. Non è il momento che l'Iran divenga una potenza costruttiva della pace nel Medio Oriente? E questo vuol dire anche che l'Iran
si congedi dai piani atomici e dai discorsi sovversivi?
Ahm: Mi meraviglio; perché voi prendete e difendete fanaticamente la posizione dei politici europei? Siete una rivista e non un governo. Dire che noi dobbiamo accettare il mondo così come è, significa che i vincitori della seconda guerra mondiale restano potenze vincitrici ancora 1000 anni e che il popolo tedesco deve essere annientato ancora 1000 anni. Voi pensate che questa sia
la logica giusta?
Spiegel: No, la logica giusta non è questa e non è nemmeno vera. I tedeschi nell'evoluzione del dopoguerra hanno giocato nel mondo un ruolo modesto, ma importante, non si sentono dal 1945 annientati e privati della loro dignità. Per questo noi siamo troppo autocoscienti. Tuttavia noi vogliamo adesso parlare del compito odierno dell'Iran.
Ahm: Allora noi accetteremmo che ogni giorno i palestinesi vengano uccisi, che muoiano attraverso azioni terroristiche, che le case siano distrutte. Ma consentitemi di parlare sull'Iraq. Noi fummo sempre per la pace e la sicurezza nella regione. I Paesi occidentali hanno armato militarmente per otto anni Saddam nella guerra contro di noi, armi chimiche comprese e lo hanno politicamente appoggiato. Noi eravamo contro Saddam, a causa sua abbiamo subito gravi danni, siamo contenti che sia stato rovesciato. Ma non accettiamo che un Paese venga ingoiato con il pretesto di voler rovesciare Saddam. Sono morti più di 100.000 irakeni, sotto il dominio degli occupanti. Per fortuna non ci sono tedeschi. Noi vogliamo sicurezza in Iraq.
Spiegel: Signor presidente chi è che ingoia l'Iraq? La guerra per gli USA è praticamente perduta.
Se l'Iran cooperasse in maniera costruttiva, forse gli americani ne sarebbero aiutati e potrebbero pensare ad un ritiro.
Ahm: Questo è molto interessante: gli americani occupano il Paese, uccidono uomini, vendono petrolio, e quando hanno perduto, attribuiscono la colpa ad altri. Il popolo irakeno è legato strettamente a noi. Molti uomini dalle due parti del confine sono reciprocamente parenti.
Per migliaia di anni abbiamo vissuto insieme. I nostri luoghi santi sono in Iraq. L'Iraq fu un centro della civiltà esattamente come l'Iran.
Spiegel: Che ne consegue?
Ahm: Abbiamo sempre detto che noi appoggiamo in Iraq il governo eletto dal popolo. Ma dal mio punto di vista gli americani si comportano male. Ci hanno più volte inviato messaggi per chiederci aiuto e collaborazione. Hanno detto che noi dovremmo dialogare sull' Iraq. Anche se il nostro popolo non ha alcuna fiducia negli americani, abbiamo accettato l'offerta e l'abbiamo resa nota in pubblico. Ma l'America si è espressa negativamente, ci ha offeso. Anche adesso diamo il nostro contributo per la sicurezza in Iraq. La condizione per dialogare è che gli americani cambino il modo di comportarsi.
Spiegel: Lei si diverte talvolta a provocare gli americani e il resto del mondo?
Ahm: No, non offendo nessuno. La lettera che ho scritto al signor Bush, era gentile.
Spiegel: non diciamo offendere, ma provocare.
Ahm: No, non ci sentiamo ostili nei confronti di nessuno. Siamo preoccupati per i soldati americani, che muoiono in Iraq. Perché devono perdere là la loro vita? La guerra è assurda. Perché vi è guerra, se vi è anche ragione?
Spiegel: La lettera che lei ha scritto al presidente è anche un gesto nei confronti degli americani, perché si giunga a trattative dirette?
Ahm: In essa abbiamo espresso la nostra posizione in un modo del tutto chiaro, e nella stessa maniera vediamo i problemi del mondo. L'atmosfera politica del mondo è stata contaminata fortemente da alcune potenze, poiché nella loro visione menzogne e inganni sono legittimi.
Nella nostra prospettiva tutto ciò è pessimo. Per noi tutti gli uomini meritano rispetto. Le relazioni devono essere regolate sulla base della giustizia. Se la giustizia domina, domina la pace. Rapporti ingiusti non durano, anche se Ahmadinejad non si esprime contro di essi.
Spiegel: In questa lettera al presidente americano vi è un passaggio sull'11 settembre 2001. Citiamo: "Un'operazione di questo tipo come avrebbe potuto essere pianificata e realizzata senza coordinamento con i servizi segreti e con quelli di sicurezza ovvero se non nel contesto di un'ampia infiltrazione degli stessi?" Nei suoi discorsi vi sono sempre molte insinuazioni. Come mai? La CIA ha dunque dato un contributo affinché Mohammed Atta e gli altri 18 attentatori potessero compiere i loro attentati?
Ahm: No, non ho inteso dire questo. Noi troviamo soltanto che voi dovreste dire chi sono i colpevoli. Voi non dovreste sotto il pretesto dell'11 settembre attaccare militarmente il Medio Oriente. Dovete portare davanti al tribunale i colpevoli. Noi non siamo contrari. Noi condanniamo ogni azione contro uomini innocenti.
Spiegel: In questa lettera lei scrive anche che il liberalismo di marca occidentale è fallito. Come mai sostiene questa tesi?
Ahm: Guardate, voi avete mille definizioni per esempio per il problema palestinese ed anche la democrazia viene definita da voi in modo diverso per ogni conio. Se un fenomeno dipende dall'opinione di molti singoli, che possono interpretarlo a loro piacimento, ciò non è sensato, in questo modo non si possono risolvere i problemi mondiali. Vi è bisogno di un'altra strada.
Noi siamo naturalmente dell'opinione che domini la volontà libera del popolo, ma noi abbiamo bisogno di principi durevoli, che tutti accettano - per esempio la giustizia. In questo l'Iran e l'Occidente sono uniti.
Spiegel: Quale ruolo spetta all'Europa nella soluzione del conflitto atomico e che cosa si attende lei dalla Germania?
Ahm: Noi abbiamo da sempre buone relazioni con l'Europa, in particolare con la Germania.
I due popoli si amano. Noi siamo interessati alla costruzione di queste relazioni. L'Europa ha fatto tre errori nei confronti del nostro popolo. Il primo fu appoggiare il regime dello Scià. Perciò il nostro popolo è deluso e scontento. Peraltro la Francia per aver ospitato l'imam Komeini ha acquisito una posizione particolare, che più tardi ha di nuovo perso. Il secondo errore fu appoggiare Saddam nella guerra contro di noi. La verità è che il nostro popolo aveva atteso di vedere l'Europa al nostro fianco e non contro di sé. Il terzo errore fu il comportamento nella questione nucleare. L'Europa sarà la grande perdente e non otterrà nulla. Noi non lo vogliamo.
Spiegel: Come procede ora il conflitto fra il mondo occidentale e l'Iran?
Ahm: Noi comprendiamo la logica degli americani. Il trionfo della rivoluzione islamica ha causato loro dei danni. Ma noi ci stupiamo del fatto, che parecchi Paesi europei siano contro di noi.
Sulla questione nucleare ho inviato un messaggio e ho chiesto perché gli europei ci traducano le parole degli americani.
Voi sapete che le nostre attività hanno una prospettiva pacifica.
Se gli europei stanno dalla parte dell'Iran, questo è nel loro e nel nostro interesse. Ma se essi si pongono contro di noi, ne hanno solo del danno. Il nostro popolo infatti è forte e deciso.
Gli europei sono sul punto di perdere completamente il loro ruolo nel Medio Oriente e in altre regioni del mondo perdono la loro fama. Si penserà che non siano in grado di risolvere problemi.
Spiegel: Signor presidente, grazie per questo dialogo.