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Non c’è più il katechon
Maurizio Blondet
12/11/2007
Le inutili barbarie scoppiate ieri tra Milano e Roma passando per Bergamo

Si vorrebbe parlare d'altro: dopotutto, questo luogo è nato come un sito di analisi internazionale, per contrastare la gabbia di menzogna e demenza in cui ci hanno chiuso dopo l'11 settembre.
Ma nel giorno in cui  l'Italia è messa a ferro e a fuoco da una violenza esercitata non per la liberazione da un potere illegittimo, ma per le squadre di calcio opposte - teppismo senza nome né senso - occorre ripetere (anche se sarà inutile) qual è la causa di tutto.
No, non parlerò delle tifoserie, queste banlieues permanenti che ci umiliano, e che non meritano analisi né sarebbero capaci di ascoltarle.
Prenderò la lettera di un lettore che si definisce «interessato, incazzato, critico, avido di risposte», dunque non totalmente ostile.
Non si offenda il lettore, non ce l'ho con lui personalmente: mettiamo il corpo della sua lettera sul tavolo anatomico per mostrare gli organi malati e che ci fanno malati mortali, tutti noi.
Anche noi siamo su quel tavolo con lui.
Ecco dunque la lettera, con le maiuscole originali:


«... 'E da Tradizione antichissima aveva rivendicato sopra Cesare la legittimità del Suo potere e il Suo potere legittimante'.
Va tutto bene... io andrei anche oltre nel raccontare il non raccontabile di Perugia, e sarei d'accordo con la visione antimodernista... ma, perdonami, bello mio, questa non può passare
.
In "Socci, Fatima e gli idoli di stoppa" hai pubblicato questa frase... é una falsità, rivendicato sopra cesare... chi?
La chiesa?
Gesú lo fece, ma la chiesa Cristiana di Pietro fu utilizzata da Costantino, perdendo ogni carattere della sua Antichissima Tradizione.
Svegliati, quanti ebrei non sarebbero morti se i nomi nei vangeli fossero rimasti originali?
Yeoshua, Kefa, Myriam, Josef ?
Di quale tradizione parli? O permetti a Savino di parlare?
Di quella ebraica negata?
O - scusa il livore manifesto – magari condividi le visioni criminali alla gibson, un altro idiota invasato preconciliare, gli ebrei hanno ucciso Gesu Cristo, che noooooooooooon
era Ebreo all'osso... vero?
Hey...non fraintendiamoci: condividiamo le visioni sullo schifo di societá di oggi, e sulle cause dello schifo che ci circonda, ma fate onore alla vostra intelligenza...
Pietro NON E' IL NUOVO NOME DI CEFA, E' LA TRADUZIONE. LO SAPETE BENE,
GESÚ, nome inesistente, da propaganda... E' LA VERSIONE EDULCORATA ED
INERME PER I ROMANI DEL DEI PRIMI SECOLI, CHE NON DOVEVANO CREDERE IN
UN EBREO MA IN UNA PERSONA SVUOTATA DEL SUO BACKGROUND REGIONALE.
SI CHIAMAVA YEOSHUA.
LA TRADIZIONE GIUDAICA LA NEGATE, MA E' L'UNICA CHE CI SALVERÁ DAL
PAGANESIMO CHE RITORNA, BELLI MIEI.
SENZA SINCERITÁ SULLE PROPRIE TRADIZIONI, NON SI PUÓ ANDARE TROPPO LONTANO


Michelangelo


Ps: Ho paura a dirlo in giro, esattamente come concludi l'articolo su Perugia, ma cavolo, siamo d'accordo, è una società che fa della mancanza di limiti un diritto.
E necessitiamo un ordine, perché sotto sotto, un ordine è necessario: quanto siamo lontani da una nuova deriva fascista?
Pps: Attendo una risposta, per favore, grazie
»


La risposta non piacerà: lei ha completamente equivocato la frase di Savino su cui s'è impuntato, «Da Tradizione antichissima [la Chiesa] aveva rivendicato sopra Cesare la legittimità del Suo potere e il Suo potere legittimante».
Savino non parla del Cesare romano, quello di cui Cristo riconobbe la sfera di legittimità, e in cui tutto il pensiero cattolico, a cominciare  da San Paolo, ha visto il «katechon», la forza civile che «trattiene» l'anticristo, ossia il caos.
Savino parla del «Cesare del XIX secolo», dei poteri statuali massonici e laicisti che nell'800-'900 hanno cambiato la carta d'Europa distruggendo la legittimità civile antica e chiudendo gli europei in un aldiquà zoologico, senza Cielo, di cui viviamo gli esiti finali.
Ha frainteso; e il resto della sua invettiva confusa quanto focosa nasce da errore di comprensione. Non avviene solo a lei.
Avviene a tanti, troppi.
Di fronte a un discorso  appena un po' articolato e complesso, troppi lettori non colgono l'insieme e s'impuntano su una frase.
O su una parola, «negro» anziché «nero», «zingaro» anziché «rom».
Ciò è disperante per chi, come noi, cerca di introdurre nel discorso un po' di cultura e di civiltà, e dosi omeopatiche di idee non conformiste.
L'ignoranza è tale che diventa impossibile comunicare qualcosa di più articolato di uno slogan, o di un SMS.
Alla fine, saremo costretti al silenzio non da un KGB, ma dall'analfabetismo della società intera.
Questa è la prima patologia, e gravissima: lei per esempio s'inalbera per una supposta offesa a Roma, di cui però evidentemente ha un'idea sommaria e imprecisa.
Per mancanza di studio e di approfondimento.
Salto a un'altra sua frase.
Quella sulla «tradizione giudaica che ci salverà dal paganesimo, belli miei».
Non è questione di filo o anti-semitismo, non c'entra.
Quel che la frase rivela è un altro mortale vizio italiano: ci si aspetta la salvezza da «fuori», da «altri».
Tanti italiani si sono aspettati la salvezza dall'Unione Europea (da cui il nostro «europeismo», tanto entusiasta da stupire gli stranieri, quanto sommario e basato sulla non-conoscenza delle oligarchie e lobby che realmente reggono l'Europa).
Altri si aspettano la salvezza dai musulmani, dagli americani, dagli israeliani… da tutti tranne che da se stessi.


E' questo il punto: noi italiani ci esentiamo dal compito di darci da soli una disciplina, un auto-governo, un limite ai nostri vizi e impulsi ciechi da tifoserie.
Non ci diamo alcun compito, nella vita ci accontentiamo di essere quello che già siamo, senza assegnarci alcuno sforzo, alcuna difficoltà.
Aspettiamo il miracolo: da «fuori», da altri.
Pronti come sempre a chiamare lo straniero a governarci, magari in odio a fazioni italiane avverse.
Ciò è indegno, e nient'affatto «romano».
Anche la sua sete d'ordine che pure approvo, caro lettore, viene da debolezza.
Lei dice: «Sotto sotto, un ordine è necessario».
Sono d'accordo: ma è il «sotto sotto» che è sbagliato.
Diciamolo ad alta voce, che un ordine è necessario, che «una società che fa della mancanza di limiti un diritto» (bellissime parole, giustissima analisi) si sta suicidando a forza di idiozia, chiamiamo a raccolta le volontà degli uomini di buona volontà.
Ma ci accontentiamo di dirlo «sotto sotto», e perché?
Perché chi lo dice ad alta voce - come noi da questo sito - viene immediatamente aggredito, «antisemita», «nazista», «reazionario».
E viene aggredito da almeno metà degli italiani, a cui va bene così, che temono di dover rinunciare a qualche «libertà», sessuale o immorale, discotecara o calcistica.
Insomma: non c'è modo di mettersi d'accordo su un minimo «ordine».
Basta tentare di descrivere l'ordine che auspichiamo, esporlo al dibattito, e si ricevono lettere di un certo genere.

Eccone una come esempio: «La  casta dei pidocchi BLONDET/FDF - come tipo di psicopatia mi ricorda vagamente Paolo Guzzanti (il padre dei fratelli Guzzanti), anch'egli dipendente di Berlusconi».
Firmato: jennystefyfrancy
Ora, invito qualche lettore ragionevole, penso ce ne siano, a giudicare se la qualifica di «pidocchi» si attaglia al lavoro che andiamo facendo da anni, ai ragionamenti che andiamo sviluppando contro tutti e tutto, senza mezzi e con fatica personale notevole.
Lavoro da cui sono uscite analisi, libri, un invito permanente a guardare la realtà senza i paraocchi del politicamente corretto, a capirla nella sua complessità.
No, tutto inutile.
Per Jenny-stefy-francy siamo come Paolo Guzzanti, «dipendenti di Berlusconi».
La piccola differenza che Guzzanti è stato messo da Berlusconi a direttore del Giornale a 12 mila euro mensili, e in più gratificato di un seggio senatoriale,  mentre noi fatichiamo a campare, mentre io personalmente ho rinunciato a collaborare alla Padania e al modesto reddito che ne veniva, per cercare di dire la verità come posso, da questo sito, ed EFFEDIEFFE vive vendendo libri che non sono best-seller - tutto questo non dà alcuna credibilità e fiducia a stefy-jenny-francy.
Dietro questa sigla si nasconde, com'è evidente, qualche robottino neocon caricato a molla dalla diffamazione di Chiesa verso di me.
E' gente che questo sito non l'ha mai letto.
Ma Chiesa mi da dell'infiltrato razzista, e tanto basta.
Contro di me, di noi, si può dunque esercitare l'insulto, l'ordine di tacere, la diffamazione.
Non c'è differenza con l'aggressione che altri teppisti, più o meno «neri», hanno fatto a romeni, magari scambiandoli per rom.
Solo che l'aggressione a Blondet è «politicamente corretta» quindi autorizzata, e ci si butta con voluttà e buona coscienza.
Anche i pacifisti più accaniti, in Italia, sono pronti alla sola guerra che in Italia ha il favore delle masse: la guerra civile.
E mi tocca riceverne tante, di queste lettere che sgomentano per quel che rivelano di pressapochismo, ignoranza e cecità, e nessun desiderio di capire.

Scrivo un pezzo in lode di don Benzi, e ricevo una lunghissima spatafiata di un tale che mi dà torto, perché lui va con le prostitute «da vent'anni», con alcune ha avuto anche «l'amore», e don Benzi era suo nemico perché voleva incriminare i clienti, e la prostituzione c'è sempre stata, le prostitute lo fanno di loro volontà…
Un altro mi scrive di non fare il puro sceso dal cielo, sappiamo chi sei…
Nulla sul tragico fatto che una feccia italiota consuma oggi 80 mila prostitute per lo più straniere, portate qui come schiave con l'inganno e la violenza.
Quando c'erano le case chiuse, le prostitute erano 5 mila, e «servivano», diciamo, tutto il Paese maschile.
Erano anche loro, per lo più, povere ragazze: servette messe incinte dal padroncino borghese, rigettate per la «colpa» a fare quel mestiere, mettevano via i soldi per il bambino che avevano affidato a un collegio, alle suore.
Le poverette erano inserite almeno in un ordine, discutibile finchè si vuole, ma sorvegliato; e all'ordine aderivano, mandando i soldi al bambino con sacrificio, perché crescesse migliore.
Come non vedere che oggi la prostituzione è diversa?
Che è la materia prima di un caos criminale, schiavistico e organizzato?
No, chi mi scrive non lo vede: vede soltanto il suo turgore nel basso ventre, è quello la sua guida e il suo argomento.
Ho voglia di andare a puttane, dunque è giusto…


Un altro lettore mi ingiunge di decretare l'ostacismo (io?! Mica sono Giulietto) a Webster Tarpley, perché Tarpley è un infiltrato; infatti sorvola sulle colpe israeliane riguardo l'11 settembre.
Stia attento Blondet!
Il fatto che due persone adulte, le quali convergono sul punto essenziale - l'11 settembre come colpo di Stato - possano discordare sull'analisi eppure essere amiche, aver fiducia l'uno dell'altro, non entra nel discorso semplicistico e settario.
L'idea che quel che serve è radunare genti diverse e diverse volontà attorno a uno scopo comune, è completamente estranea.
Bisogna ostracizzare, ossia dividersi, frazionarsi all'infinito su questo e su quello, con qualunque pretesto.
E' ammesso tra «noi» solo chi la pensa esattamente «come noi»,  senza alcuna libertà.
E' evidente che questo è l'atteggiamento primordiale del totalitarismo.
Con un'aggravante: è un totalitarismo impotente, che non ha forza né potere reale, e si crogiola nella suicida espulsione di «infiltrati», esercitando il sospetto verso i dieci o venti che sono d'accordo.
Così sarà sempre più impotente: i dieci diverranno cinque, quattro, ma sono «dei nostri».
E l'influsso sulla società, diverrà nullo.
Che infinita cretinata, che scoraggiante tifoseria.
Non diversa dalle tifoserie che si scontrano per Lazio e Juve.

Perciò, caro amico della prima lettera, è inutile che si domandi «quanto siamo lontani da una nuova deriva fascista?».
Se per «fascismo» intende qualche tipo d'ordine, vede che una restaurazione dell'ordine è  impossibile in una società disgregata fino a questo punto, dove  anche i puttanieri rivendicano ad alta voce il loro «diritto» a obbedire al loro c…, e dove tutti sono pronti soltanto alla secessione da tutti gli altri, mentre chi sente necessario l'ordine lo fa «sotto sotto», sennò viene aggredito da puttanieri, tifosi, no-global, robot neocomunisti, radical-chic.
E' una società dissociata, che ricorre alla violenza non per ragioni politiche e rispetto di sé, ma per partite di calcio.
Questo è il caos finale, anticristico, senza più freni di nessun katechon.
Inutile sognare una salvazione, da «fuori», dagli ebrei o da chissà chi.
O da Roma antica, o da una Tradizione.
Tutte le tradizioni sono state distrutte.
Sognare, in queste condizioni, è una malattia in più.
La forza morale e intellettuale impone di guardare in faccia la realtà: non c'è più nessun nucleo che non faccia «della mancanza di limiti un diritto», non c'è più nessuna «tradizione» vivente ma solo contraffazioni («padane», camorriste, neocat e neocon, Lubavitcher, Juve contro Lazio, eccetera).
Viviamo nel tempo in cui è stato spazzato via ogni katechon, e dove non c'è alcun ritorno all'ordine possibile.
Troppa inciviltà, troppa ignoranza, per giunta rivendicata, mentre ci si dovrebbe vergognarsene.

Non c'è più nulla «che trattiene» dalla vergognosa discesa.
La forza sta nel prenderne atto senza illusioni, facendo poi il proprio piccolo lavoro contro la violenza anticristica del caos.
Non per «vincere», ma almeno per non contribuirvi, per non esserne complici.

Maurizio Blondet


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