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Ghost_Writer
Polanski’s Baby
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Sicuramente in ritardo rispetto a molti lettori, ho visto «L’uomo nell’ombra»,  titolo originale «The Ghost Writer», di Roman Polanski. 

A chi non l’ha ancora visto, lo consiglio. Così  si potrà capire perchè Polanski è agli arresti domiciliari in Svizzera, in attesa di estradizione in USA, del «rapporto sessuale illegale» (così suona l’accusa, non «stupro»)  con una tredicenne nel 1977, benchè la tredicenne di allora, oggi 44enne, volesse rinunciare al processo.  E rischia l’ergastolo.

E’ un film sui poteri occulti americani (meno che occulti per i lettori del nostro sito), delle loro guerre e dei loro crimini. Non racconto la trama, ovviamente. Mi limito a dire che se l’ex-premier britannico incriminato per atrocità (ed extraordinary renditions) è palesemente Tony Blair, la ditta «Haterton», che fornisce l’aerotaxi all’ex premier e lo stesso aereo ai torturatori della CIA, è  insieme la Hallyburton e una qualunque multinazionale del complesso militare industriale USA. 

L’isola dalle spiagge ghiacciate e dalle dune devastate dai venti è palesemente Martah’s Vineyard, l’inospitale isolotto del Massachusetts che i veri potenti dell’America hanno scelto per le loro sfarzose ville di vacanza e per i loro incontri fuori dagli sguardi indiscreti.

L’inquietante, cortese  e spaventoso Paul Emmett, nella sua villa nascosta tra le foreste di Boston, è  un ibrido fra Samuel Huntington (quello dello «scontro di civiltà»), Henry Kissinger e Leo Strauss, il filosofo della menzogna, guida spirituale  dei neocon. La «Arcadia Institution», il selezionatissimo think tank fondato da Emmett, è tutt’insieme il Bilderberg, il Council on Foreign Relations dei Rockefeller, l’Aspen e il Project for a New American Century e il Jewish Institute for National Security Affairs, e forse un altro gruppo più ristretto e segreto, di cui non conosciamo il nome. 

Dico «tutt’insieme» e «ibridi» perchè – come intuisce e fa intuire Polanski –tutte queste entità e tutti i personaggi sono una sola cosa, con un solo scopo, con gli stessi metodi (delinquenziali) per raggiungerlo, ed è inutile fare distinzioni.

Insomma, Polanski è diventato un cospirazionista. Significative le recensioni del film che ne hanno fatto i grandi media americani: melliflue «critiche d’arte», come se si trattasse di giudicare un’opera di fantasia, che sorvolano ostentatamente sul contenuto.

Il New York Times – in un articolo di incredibile doppiezza (Polanski’s Visions of Victimhood) – s’ingegna investigare se e fino a che punto il film è autobiografico, ossia se fa riferimento a qualche momento della vita di Polanski, così esperto del male, ma evita accuratamente la domanda sul contenuto del film: Tony Blair è davvero un burattino della «CIA» o di quel blocco unico e malvagio che nel film convenzionalmente si chiama CIA? Un attorucolo arruolato per impersonare un governante, fungibile, sostituibile ed eliminabile, come tutti i burattini? E’ vero quel che fanno i personaggi del potere americano così trasparentemente dipinti?

Il britannico Guardian lo bolla come «un pamphlet contro Tony Blair», per dovere d’ufficio di difendere un governante «di sinistra».

Solo Gilad Atzmon, l’ammirevole intellettuale ebreo antisionista, esplicita il contenuto: «Il film affronta il più devastante capitolo della nostra storia recente, la trasformazione della democrazia progressista anglo-americana in una macchina per uccidere». (Polanski's Ghost Writer)

E’ ancora Atzmon a notare «la mancanza di certe figure che sono state associate al governo di Tony Blair. Manca lord Bancomat [sir Michael Abraham Levy, il raccoglitore di fondi per il Labour Party, controllore israeliano di Blair, che lo designò come suo «inviato speciale per il Medio Oriente»], manca qualche «Amico di Israele» [gruppi parlamentari così denominati esistono in Inghilterra come in Italia]... Non si fa menzione dei Wolfowitz e dei Perle... Penso che ci sia un limite si quel che possiamo aspettarci da Polanski, un genio cinematografico che ha portato alla vita “il Pianista”».  

Già. Però bisogna accontentarsi. Polanski ha detto già molto, forse troppo. Per questo è dentro.



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