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Invidia del pene
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Certe volte mi spiace che il mio vecchio apparecchio non prenda bene «La7». Qualche sera fa, una bellona palestrata di nome Ilaria D’Amico aveva riunito un «parterre tutto al femminile» (come dice la pubblicità), ossia un raduno di giornaliste e donne della politica, tutte in carriera, e tutte accomunate dalla loro notorietà, a discutere il tema caldo dopo il caso Marrazzo: «Perchè gli uomini vanno con le trans?».

Interessante fin dalla grammatica: «gli» uomini, perchè le donne in carriera là radunate danno per scontato che «tutti» gli uomini vanno con le trans, ed è sicuramente vero, almeno quelli che loro conoscono. E «le» trans, perchè – essendo stato invitato un certo pugliese omosessuale che non può fare a meno di conciarsi con lustrini, calze a rete, e somministrarsi ormoni femminili per farsi crescere il seno – le donne presenti hanno deciso che è normalissimo, e chiamavano questo tizio «donna».

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«La» trans pugliese invitata ad Exit, in arte Manila Gorio, conduttrice del Torino Film Festival per la sezione «Da Sodoma a Hollywood».

Il dibattito non ha dato molti lumi sulla domanda, com’è inevitabile quando parlano delle donne. «Perchè (le trans) hanno il pene», ha detto la D’amico dalla voce stridula e saccente. Si capiva però che fra quelle signore correva un filo di panico: perchè «gli» uomini si tengono alla larga da noi, donne di successo? Non abbiamo anche noi i seni al silicone e i labbroni al botulino? Non siamo anche noi sessualmente aggressive? La nostra superiorità li rende «vulnerabili»? Cos’hanno «le» trans che noi non abbiamo? «Il pene» non basta come risposta. L’analisi non è progredita molto al di là dei luoghi comuni.

Non ci azzerderemo nemmeno noi a tali analisi più profonde. Ci basta mostrare le partecipanti al dibattito:

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Ilaria D’Amico, la  conduttrice palestrata, ancorchè stridula.

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Conchita De Gregorio, direttrice de L’Unità.

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Maria Latella, giornalista confidente della moglie di Berlusconi, direttrice di «A» (non so cosa sia, forse è il vecchio settimanale «Amica»).


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Onorevole Gabriella Carlucci, attualmente responsabile del PDL per lo spettacolo.


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Onorevole Laura Ravetto, deputato del PDL.

E infine:

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Irene Pivetti, già presidente della Camera dei deputati, già tradizionalista cattolica, ed ora dedita ad una nuova travolgente carriera come vampiro dell’eros

E poi si chiedono: «come mai ‘gli’ uomini vanno con ‘le’ trans»?

Ecco perchè.

Meno per contribuire all’analisi, ma più che altro a futura memoria, riportiamo qui alcune frasi tratte da un saggio di Marcello Veneziani, «La Sconfitta delle Idee»:

«Il soggettivismo, privato di riferimenti a un sistema vitale di idee, si traduce in egocentrismo radicale e nel culto caricaturale dell’anormalità».

«Il predominio dei sensi e delle sensibilità coincide con l’insensatezza, ovvero la mancanza di senso... Questi desideri corrispondono ad una fragilità esistenziale ormai divenuta strutturale, a una incapacità di vivere accettando il limite e la continuità, aggravata da un’istigazione pubblica, climatica, multimediale, all’elusione del limite e alla frattura della continuità».

«Avere idee è un ostacolo alla vita e al successo».

«... Un gigantesco processo è stato messo in moto dalla nostra società, presentato come il frutto della liberazione globale: il soggetto che si libera dalle catene della famiglia, dell’autorità, dei tabù, delle repressioni. Finalmente liberi di vivere la propria condizione vitale, il proprio corpo, la propria sessualità... Questo processo ha generato catastrofi della vita collettiva di cui non abbiamo ancora precsia congnizione... Viviamo in una società di individui che avvertono di essere espropriati di qualcosa, che vivono dolorosamente lo scarto fra la realtà e il desiderio, tra la condizione reale della loro esistenza e la condizione immaginata attraverso il sogno dei media, della fiction, dei modelli imperanti. Il paragone tra la vita reale e il sogno dei modelli irraggiungibili produce sofferenza e insicurezza».



Maurizio Blondet



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