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Bernabei: Italia, il miracolo ucciso dalle lobby
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«Non ho inteso e non intendo fare lo storico». La premessa di Ettore Bernabei è dettata da umiltà, ma anche da consapevolezza: «Non ne ho né la preparazione scientifica né la mentalità filologica». Ma quando parli con lui ti accorgi subito di avere davanti un fiume in piena. Un uomo che nonostante gli anni, ottimamente portati, ha il vivo desiderio di ricordare le ragioni dei fasti del boom economico e, di conseguenza, i motivi per cui da quel momento in poi l’Italia ha inanellato una serie di disavventure e vere e proprie sventure politiche, sociali ed economiche. Argomentazione utilizzate ampiamente nel libro intervista con Pippo Corigliano Italia del "miracolo" e del futuro. E qui vale per intero la premessa: quello di Bernabei non è il racconto di uno storico, ma è un racconto di vita che nasce dall’esperienza di giornalista e manager di primissimo livello; che attinge, come lui stesso tiene a sottolineare, alle frequentazioni e alle confidenze di personaggi come Giovanni Battista Montini, Giovanni Benelli, Agostino Casaroli, per cominciare con gli ecclesiastici; Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Palmiro Togliatti, Giorgio Almirante, Bettino Craxi, Giovanni Malagodi, per concludere con i politici. Ma soprattutto che è animato dal desiderio di «ricordare ai cattolici di questo Paese come siano stati capaci di portarlo in pochi anni al boom economico e al quarto posto fra le economie più industrializzate, senza sposare le logiche economiche del liberismo, con un sano connubio fra contributo pubblico e impegno privato».

Perché questa annotazione specifica sui cattolici?
«Perché i cattolici hanno dimenticato quello di cui sono stati capaci in quegli anni, proprio grazie all’applicazione in politica economica delle logiche sottese alla dottrina sociale della Chiesa. Perché i cattolici sono stati travolti da una certa propaganda "anticattolica" costruita a tavolino e hanno finito per crederci, smettendo di fare politica. Non si può più continuare a fare da supporto alla destra o alla sinistra. I cattolici devono tornare a fare politica in prima persona portando avanti i valori della fede».

Questo come si traduce in politica economica?

«Smettendo di far pagare ai poveri gli errori di strategia economica fatti dai ricchi, come sta avvenendo dall’inizio di questa crisi, frutto di un’ideologia economica che aveva già mostrato il suo fallimento nel ’29. È il momento che quei poveri possano tornare a essere meno poveri rapidamente, che si possa ricostituire la classe media che è stata la nostra forza. Bisogna cominciare a ridare un po’ di speranza alla gente, che non sa più dove battere la testa anche politicamente».

Nel libro lei sostiene che l’attuale prostrazione del Paese, anche dal punto di vista politico, è il frutto di una terza guerra mondiale.

«Una guerra condotta in guanti bianchi, dalla quale il sistema di economia sociale costruito sulla collaborazione fra pubblico e privato, ispirato dal pensiero cattolico, che ci ha dato benessere, ricchezza e libertà, è uscito sconfitto in seguito a una lunga serie di attacchi, condotti dall’ideologia liberista e dalla finanza di speculazione, che ha la sua forza e il motore reale nelle lobby economiche americane e inglesi e che ha avuto in Ronald Reagan e in Margaret Thatcher i suoi paladini. Una terza guerra mondiale che per noi è stata molto più rovinosa della seconda».

Quando è cominciata?

«Qui, senza partire dal principio, bisogna dire che quando De Gasperi aderì all’Alleanza Atlantica, specificò che l’Italia sarebbe stato un Paese fedele al blocco occidentale, ma declinò cortesemente l’invito ad aderire alle grandi organizzazioni lobbistiche angloamericane, convinto di poter attuare una politica di crescita economica e sociale alternativa. De Gasperi era un liberale nel senso tradizionale del termine: conservatore e credente. Dialogando con personaggi illuminati come Montini, comprese che gli ideali economico politici portati avanti dai giovani del gruppo di Camaldoli (i vari Fanfani, La Pira, Dossetti...), fondati in economia non su un mercato che si autoregola, ma sulle teorie di John Maynard Keynes, erano quelli giusti. Non fu semplice far accettare queste teorie nella Dc. La svolta venne dalla segreteria Fanfani fra il 1954 e il 1958, che pose le basi per il boom economico».

Quali erano queste basi?

«Le banche di Stato sostenevano le grandi aziende a partecipazione statale che dovevano fornire a basso costo l’energia, i servizi e gli strumenti necessari alle aziende private, consentendo loro di affrontare la concorrenza di Paesi che possiedono a basso costo quelle materie prime che noi non abbiamo. Questo fu il motore del miracolo economico. E abbiamo dimenticato che a ispirarlo fu un gruppo di economisti e politici cattolici. Tanto che furono proprio gli inglesi a parlare ironicamente di "miracolo" italiano, convinti come erano che i cattolici fossero costituzionalmente incapaci di dare solidità, benessere e libertà ai loro Paesi. Poi, col governo cosiddetto delle "convergenze parallele", diventammo la quarta potenza mondiale superando anche gli inglesi, perché lo stesso Togliatti aveva capito che bisognava utilizzare e appoggiare quel modello di sviluppo».

E la terza guerra mondiale quando è cominciata?

«Quando le potenti lobby economiche che fondano la loro ricchezza e il loro potere sul liberismo hanno compreso che il successo ottenuto dalla politica sociale intrapresa in Italia poteva mettere a rischio i loro interessi mondiali. Allora sono capitati una serie di eventi, dalla morte di Mattei al crollo dell’Olivetti. Allora la rivolta studentesca che in Europa è durata due anni da noi è durata 12 e si è trasformata in contestazione operaia, producendo, nei fatti, una riduzione della capacità produttive e culturali del Paese. Sono partite una serie di iniziative come le campagne sul divorzio e sull’aborto, promosse da lobby anticattoliche, per indebolire lo zoccolo duro del Paese. Poi i grandi attentati, la stagione del terrorismo, lo spostamento della centrale mondiale della droga in Sicilia, poi il giustizialismo per cancellare definitivamente la Dc e i suoi alleati. Le privatizzazioni sono state il definitivo colpo di grazia».

Viene in mente l’attuale caso dell’Ilva di Taranto.

«E dobbiamo pregare che queste ultime nefandezze non siano attuate e l’Ilva torni a essere un’azienda forte e non inquinante».

Tutto questo è accaduto in nome di una logica economica che ci ha condotto alla crisi attuale.

«Questa crisi si è mostrata fin dal principio più grave di quella del ’29, che era già stata una crisi del sistema e non, come si disse, una normale oscillazione ciclica. Nei fatti il liberismo in economia è un’ideologia che conduce ad abbandonare tutte le regole, anche quelle morali. Così i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma questo lo sapevano già a fine ’800 gli economisti più accorti».

Se le chiedessi una ricetta pratica, da dove comincerebbe?

«La grande idea di Fanfani a inizio degli anni ’60 fu quella di aumentare i salari, cioè il potere di acquisto dei prestatori d’opera. Quando arrivai in Rai nel 1961 i sindacati chiesero aumenti del 12%. L’Iri non voleva dare più del 6%. Andai da Fanfani che mi disse di offrire il 20. Così è cominciata la grande stagione della tv che seppe trainare culturalmente il Paese».

Roberto I. Zanini

Fonte > 
Avvenire.it
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Commenti  

 
# gigino 2013-06-11 19:55
Avvenire si è svegliata?
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# amarodestinodeivinti 2013-06-11 22:21
bellissimo articolo !

ma la guerra è persa!
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# DBF 2013-06-12 06:47
“I cattolici devono tornare a fare politica in prima persona portando avanti i valori della fede” (?).
I cattolici non hanno mai smesso di farlo, per cui meglio che affermi «Non ho inteso e non intendo fare lo storico».
Ecco cosa accadde in Italia del miracolo economico: l’homo politicus, avrebbe dovuto e dovrebbe lavorare nell’interesse esclusivo del bene comune. Questo non è stato fatto poiché la partitocrazia fatta nascere dal Concilio Vaticano II° favorì il nepotismo. I partiti si trovarono allora in concorrenza con enormi “balene bianche” che ingoiavano tutto. Nacque la partitocrazia dalla politica che per sopravvivere raccoglieva tessere, voti di scambio, in cambio di raccomandazioni .
Nacque poi così il nepotismo e tutto il resto a cascata che conosciamo. La tendenza al nepotismo individuabile geograficamente , per certi biologi rappresenta la selezione parentale per cui istinto per cui zoologia. Questo metodo non generò integrazione ma sostituzione etnica. “Milano è malata”.
L’Homo oeconomicus a questo punto avanzò indisturbato - mentre il terrorismo sgretolava ancora di più la politica - e contraddistinto dalla razionalità e l’interesse esclusivo per la cura dei suoi interessi, divenne il vero interprete fintamente incontrastato. Attore del capitalismo e del mercantilismo, inconsapevolmen te lavorò prima per se stesso e il bene comune a livello ‘locale’ e poi insaziabile com’era per il bene il bene globale con l’aiuto della grande finanza che prima gli fece assaporare il potere totale per poi incartarlo. Ora l’Homo oeconomicus deve ritornare al suo ruolo con grande sofferenza o peggio suicidandosi, perché la politica è stata autorizzata a riprendere il timone della nave spinta da ‘Eolo’ che vuole la rifondazione del partito d’ispirazione cristiana. Tutti i partiti attualmente sono di ispirazione cristiana per cui si desidera un regime cattolico etimologicament e parlando. Perciò che cosa si vuole fare? Farli morire tutti e ripetere lo stesso ciclo trino visto che il primo - a memoria - ha funzionato benissimo. Chi sarà a fare questo? Gli eredi, i figli, i nipoti, i raccomandati. I servi.
Ecco l'esempio di un cattolico a più di centomila euro un Benedetto il bel pargoletto maligno come nel Conte di Montecristo e con tre figli maligni come lui, on il compito di uccidere l'homo melior e comandare attraverso i servili figlioli prodighi. Leggiamo ad esempio una sua minaccia divina: «Angelo, in greco, vuol dire notizia, segnale, informazione, vuol dire anche postino, messo, messaggero. (…) E noi, di famiglia, siamo “degli Anzolettini” - non degli Angeli, né degli Angioletti, bensì degli Angiolettini siamo - di quelli cioè solo testa e ali che - come il prezzemolo - stanno proprio in Presenza prossimissima di Dio. Mi piace pensare che Gli facciano, perfino, solletico.»
E questi sono i padri dei cattolici devono tornare a fare politica in prima persona portando avanti i valori della fede. E il solletico a Dio ...
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# Luigi 2013-06-12 08:23
Ottima analisi storica! E' esattamente così che è andata. Aggiungerei soltanto che le basi di quello sviluppo del dopoguerra le aveva impiantate il fascismo. L'ENI di Mattei fu lo sviluppo dell'AGIP fascista. L'IRI fu creato negli anni '30. La vera "destra" è antiliberista ed in questo converge con il Cattolicesimo! Spero che leggano l'articolo anche amsicora, Pietro G. Giovanni Silvano e chi la pensa come loro.
Saluti.

Luigi Copertino
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# gigi 2013-06-12 10:31
Se uno vuole spendere bene 50 minuti può guardarsi la parte di Giovanni Guareschi del film del 1963 "La rabbia " (l'altra parte era di Pasolini ).

Si capiscono molte più cose che da questa autodifesa di Bernabei sono ignorate.
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# Gabrile GG 2013-06-12 11:28
Concordo con Luigi Copertino
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# gigi 2013-06-12 13:38
fanfani che offre super aumenti, tanto non usa soldi suoi, la dice lunga sulla moralità del presunto miracolo costruito sulla sabbia.

trasformare le pietre in pane genera dipendenza.
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# betamax 2013-06-14 17:29
Citazione gigi:
fanfani che offre super aumenti, tanto non usa soldi suoi, la dice lunga sulla moralità del presunto miracolo costruito sulla sabbia.


Qui non si tratta di moralità, o perlomeno non mescoliamo il moralismo calvinista con la sana moralità.

E' un fatto o no che l'Italia del dopoguerra ha vissuto 35 anni di crescita a percentuali record a livello mondiale?
(vedi http://gondrano.blogspot.it/search/label/Giuseppe%20Guarino%20%282011%29%20Il%20lungo%20e%20sorprendente%20miracolo%20italiano)
Ciò constatato, come criticare dei politici che hanno tirato fuori dalla miseria della guerra la totalità del popolo italiano? Chiaro che gli italiani hanno lavorato sodo, ma stanno facendo lo stesso anche negli ultimi anni e invece la ricchezza si allontana, per concentrarsi in pochissime mani.
Vedi un po' tu dove c'è un problema di moralità...
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# pier angelo vassallo 2013-06-12 16:59
quello di Bernabei è un ragionamento condivisibile che fa seguito alle sue memorie (in cui denunciava il potere del banchiere Mattioli) - Fanfani, negli anni Trenta, professore della Cattolica e militante fascista, ha posto le basi ideologiche del miracolo economico - in Italia peraltro, dopo il 1929, ci fu un primo miracolo economico, autore Beneduce su orecuso incarico di Mussolini - quello del secondo dopoguerra fu miracolo di segno clerico e cripto-fascista a ben vedere - al proposito vorrei rammentare che nel 1954 Fanfani tentò la costituzione di un centrodestra (soluzione rifiutata dalla stupidità del Msi!)
si spiega così l'odio dei poteri forti contro l'Italia del miracolo cattolico - miracolo non liberista...
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# Roberto Dal Bosco 2013-06-12 22:15
Grande testimonianza. Il succo è: prima si crea un nuovo partito veramente cattolico, prima si esce dalla crisi e si torna alla grande prosperità di un tempo.
Io sposo questa causa con tutto me stesso.
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# western300b 2013-06-13 06:21
Citazione Roberto Dal Bosco:
Grande testimonianza. Il succo è: prima si crea un nuovo partito veramente cattolico, prima si esce dalla crisi e si torna alla grande prosperità di un tempo.
Io sposo questa causa con tutto me stesso.


E allora fatelo...!
Ci sono molte più persone pronte a sposare la causa di quante possiate mai immaginare, e che non aspettano altro. Io per primo.
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# sparafucile 2013-06-18 10:34
Vivevamo nel paradiso (sia pur democristian-consociativo) e non ce ne eravamo accorti ! Bernabei dovrebbe anche citare i rapporti della Corte dei Conti sui bilanci RAI, tanto per illustrare con un esempio il concime che fecondava la presunta applicazione della dottrina sociale cattolica. Nella sua intervista c0'è la consueta e ormai pietosa presunzione dell' "illuminato", colui che sa, che ha fatto il miracolo... In verità Bernabei è sempre stato conosciuto come "fanfaniano" di stretta obbedienza, tanto che alcuni, sentendo sempre parlare del "fanfaniano Bernabei", credevano che "fanfaniano fosse il suo nome. Dopo la caduta di De Gasperi (che peraltro in economia lasciò fare agli Einaudi, i Pella, i Merzagora ecc.) cominciò quella disastrosa politica di indebitamento galoppante che ci ha portati dove oggi ci troviamo.
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