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Non sono su Facebook. Spero nemmeno voi
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Molti lettori mi hanno chiesto se sono io il «Maurizio Blondet» che da qualche giorno ha un profilo su Facebook; qualcuno ha anche ricevuto per mail una mia presunta «offerta di amicizia su Facebook».

Ovviamente no, non sono su Facebook. E no, non cerco amici su questo social network per sfigati. Chiunque capirà che non ne ho bisogno, dato che ho un sito molto frequentato, EFFEDIEFFE, su cui già scrivo, direi, abbastanza.

Su Facebook c’è qualcuno che si spaccia per me, e risponde a mio nome. La mira di questo qualcuno è evidente, come dimostra questo piccolo esempio tratto da quella pagina:

Maurizio Blondet ha scritto > Basta, mi sono rotto i maroni. Vado a sbronzarmi di birra. Viva Israele!

Maurizio Blondet ha scritto > Raccontare barzellette oscene non aiuterà il mondo a disinfettare la piaga dell'ebraismo. Oltre al fatto che i forni crematori sono un'invenzione della vulgata sterminazionista.

E’ chiaro lo scopo e l’origine di questa provocazione: attribuirmi frasi «negazioniste dell’olocausto»  da esibire come prova contro di me in non si sa quale sede. E probabilmente attrarre incauti simpatizzanti e stolti tifosi, che scrivano allo pseudo-Blondet frasi anche più compromettenti, e poi identificarli.

Intravvedo anche un tentativo di identificare e schedare, con questa esca, i nostri lettori abbonati, il che è particolarmente preoccupante.

Esorto tutti i miei lettori a stare alla larga da questo social network: dovrebbero aver capito che Facebook  è un apparato di disinformazione, falsificazione, provocazione e oltrechè di furto di dati privati, di sorveglianza e controllo delle opinioni e delle identità, che consente per di più il «data mining», ossia di costruire , dall’insieme dei dati che gli incauti sfigati danno di sè senza saperlo, un «profilo» completo di ogni persona, dei suoi gusti, tendenze, opinioni politiche e no.

E’ insomma una fonte grezza a disposizione  di interessati di ogni genere, anche del più losco: della pubblicità commerciale come della criminalità organizzata o di servizi segreti ben identificati. I milioni di sfigati che vi partecipano giulivi aiutano le spie non solo gratis, ma rendendole ricche: hanno fatto dei miliardari dei tizi che si chiamano Zuckerberg e Moskovitz ed altri sayanim,  che hanno messo a punto il sistema.

Mark Zuckerberg, il fondatore reso da voi miliardario (voi gli regalate la vostra anima e lui la vende alle «agenzie»), è stato già accusato in passato di aver utilizzato dati a disposizione del social network  di Harvard «per perseguire interessi privati», dando con questo reato inizio alla sua fortuna. Risulta che è stato querelato per furto di proprietà intellettuale, querela che ha tacitato con una transazione per cui ha sborsato 65 milioni di dollari. (In 2004, Mark Zuckerberg Broke Into A Facebook User's Private Email Account)

E’ a un simile personaggio - e a quelli dietro le sue spalle, ancor peggiori di lui - che confidate le opinioni e le scemenze estemporanee che vi vengono in mente, la foto della fidanzata o del vostro matrimonio,  le vostre «amicizie», eccetera. Si può essere più cretini?

Attenti, attenti. Un lettore, che usa Mozilla e un suo plug-in (FlagFox) che mostra l’ubicazione del server di ogni sito con la bandiera nazionale, ha scoperto che il programma di posta che lui usa, IncrediMail, ha il server in un Paese con la bandiera dotata della stella a sei punte. Anche «iMesh», il programma peer-to-peer che lo stesso lettore usava per scaricare mp3,  ha la stessa bandiera. E conclude: «Eliminare iMesh definitivamente dal mio computer è stata una faticaccia, mi sono riempito di spywere e ancora non ci sono riuscito completamente».

Anche chi va su Facebook non riesce a eliminare completamente il proprio account, checchè ne dica Zuckerberg. C’è bisogno di dire di più?



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