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Pakistan blocca le linee di rifornimento alla NATO in Afghanistan
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Il governo del Pakistan ha chiuso d’improvviso il posto di confine di Torkham, nell’area del Khyber, da cui passa il 70% cento dei rifornimenti alle truppe occidentali impegnate in Afghanistan (1). Il passaggio è bloccato esclusivamente per i materiali NATO, non per il resto del traffico commerciale. Secondo il giornale Dawn, “Oltre venti grandi auto-articolati, fra cui auto-cisterne per carburante, sono fermi alla frontiera da stamattina”.

Il grosso dei rifornimenti militari occidentali viene sbarcato a Karachi,da lì, i materiali sono portati su camion a Peshawar nel Nord, e da lì ancora verso Est, nell’area tribale, fino a Torkham e poi a Kabul. Solo una parte minore dei rifornimenti può passare per un’altra strada, al posto di frontiera di Chaman in Belucistan.

Clicca per ingradire la mappa La decisione pakistana è la risposta all’incursione compiuta giovedì scorso sul suo territorio da forze speciali americane alla ricerca di fantomatici elementi di Al Qaeda. All’alba, piombati in elicottero, i guerrieri dell’Occidente hanno colto nel sonno il villaggio di Jalal Khei, nel sud-Waziristan, nell’area di Angur-Adda, per gli USA “noto santuario di talebani e qaedisti”; secondo la versione USA sono stati accolti da sparatorie, al punto che gli incursori, resisi conto di non avere le forze per condurre rastrellamenti casa per casa, nè appoggio aereo, si sono ritirati senza catturare nemmeno un seguace di bin Laden. Invece secondo i testimoni locali gli abitanti uccisi, venti, per lo più contadini, sono stati ammazzati nel sonno. Fra cui i nove membri di una sola famiglia, i Faujan Wazir: tre uomini, quattro donne e due bambini.

Fatto sta che il governo pakistano ha protestato con l’ambasciatrice Anne Patterson per “la grave violazione del territorio sovrano”. Non è noto se abbia ricordato all’ambasciatrice la frase esalata poche settimane fa da Bush per condannare la reazione russa in Georgia: “Nel 21mo secolo, Stati non violano il territorio di altri Stati”. Persino il ministro della Difesa tedesco Franz Josef Jung, in visita in Pakistan, ha ivitato gli USA a smetterla con le incursioni armate (almeno 13 documentate negli ultimi mesi). “L’integrità territoriale pakistana va rispettata”, ha detto (2).

Migliaia di manifestanti esasperati dall’ultimo massacro hanno invaso la città di Wana, capitale del Sud-Waziristan urlando “morte all’America”. Dunque, ha sancito il governo pakistano, la sola strada carrozzabile su cui passano i rifornimenti alla NATO in Afghanistan non è più sicura. Da qui la chiusura del passo, a tempo indeterminato.

Il che è la pura verità: benchè il Pakistan sia seriamente impegnato nel contrastare i talebani (ha centomila soldati nel Waziristan), poco può fare nel controllo di una così vasta e montagnosa regione. D’altra parte, come ha dichiarato il governatore dell’area (North-West Frontier Province), “il popolo si aspetta che le forze armate del Pakistan si ergano a difesa della sovranità del P?aese”, non a supporto degli americani.

Il nuovo presidente del Pakistan, il discusso vedovo della Bhutto di nome Zardar, detto “Mister 10%”, sarebbe ben disposto a dare una mano agli americani magari dietro pagamento; ma le incursioni USA lo mettono in difficoltà presso l’opinione pubblica.

Così, per il momento, l’unica altra linea di rifornimento per via terrestre su cui la NATO può contare per rifornire i suoi 53 mila uomini in Afghanistan è quella della Russia; come si ricorderà, come gesto di buona volontà Putin, l’aprile scorso, ha consentito l’uso delle vie russe per il trasporto di materiali non-militari.

Ora, dopo le provocazioni del cosiddetto “Occidente” schieratosi a fianco di Saakashvili, Dmitri Rogozin, ambasciatore di Mosca presso la NATO, ha reso nota una lista di aree in cui la cooperazione russa con l’Alleanza è stata congelata. Ha chiarito però che non viene congelato il trasporto di merci NATO in Afghanistan perchè, ha detto, “la posizione della nostra leadership è che i talebani sono un problema comune, ed hanno manifestato ultimamente un’attività massima” (3).

Ma Cheney è atterrato in Georgia a proclamare che essa entrerà nella NATO; poi in Ucraina ad esortare i due litiganti “democratici” Yuschenko e Timoscenko a restare uniti “contro la Russia”.

Il presidente Medvedev ha appena dichiarato che gli USA, inviando aiuti presunti umanitari alla Georgia su “un’intera flotta di navi da guerra” nel porto di Poti sul Mar Nero, conducono un’azione di provocazione. “Come si sentirebbero se mandassimo aiuti ai Caraibi sconvolti dall’uragano, usando la nostra flotta da guerra?”. Siamo vicini al punto in cui il “problema condiviso” dei Talebani comincia a sembrare, a Mosca, più piccolo del problema degli americani nel Mar Nero.

Insomma la geniale strategia USA pare esser quella di occludere anche l’unica via terrestre rimasta per le nostre truppe che abbiamo voluto mandare in Afghanistan. Molti nemici molto onore.

Il generale Jeffrey J. Schloesser, che comanda l’ala combattente NATO in Afghanistan, ha appena dichiarato che le sue truppe stanno conquistando “una lenta vittoria(4), e si è detto certo che il presidente Bush invierà “più truppe e più risorse” per accelerare la lentezza, specie nell’imminenza dell’inverno. Questo si profila rigidissimo nel Paese occupato; e Schloesser ha spiegato che contrariamente agli altri anni, non si aspetta che le azioni militari dei talebani si acquietino d’inverno, quando di solito la neve ostacola le operazioni. Questa sarebbe la lenta vittoria.

A proposito di fantasie: Al Qaeda ha emanato un video con nuove minacce alla Danimarca, la colpevole delle vignette anti-Maometto. Effettivamente, un attentatore suicida s’è fatto esplodere davanti all’ambasciata danese ad Islamabad il 2 giugno scorso (sei morti); il video riprende questo terrorista che rivendica il suo addio, nonchè un importante capo di Al Qaeda, tale Mustafa Abu Al-Yazid: ucciso un mese fa secondo gli americani.

Il redivivo riappare in video, o meglio in un video fatto di spezzoni di video raccolti in varie date. Inutile dire qual è la fonte che ha scoperto quest’ultimo proclama di Al Qaeda: si tratta dell’IntelCenter, il sito dell’israeliano Ben Venzke, che ha di recente inglobato il SITE di Rita Katz, la nota cacciatrice di islamismi sul web (5).




1) Nasrullah Afridi, “Pakistan cuts supply lines to Nato forces”, The International News, Pakistan, 6 settembre 2008.
2) “German defense minister slams US ground strike in Pakistan”, Deutsche Welle, 6 settembre 2008.
3) “Russia won’t block NATO transit to  Afghanistan: envoy”, AFP, 28 agosto 2008.
4)  Robert Burns, “US commander sees a slow win in Afghanistan”, AP, 5 settembre 2008.
5)  Firouz Sedarat, “Al Qaeda  video vows more Denmark attacks”, Daily News  Dubai, 5 settembre 2008.

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